Zerovirgola

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di Mimmo Damiani

Sono stato a Roma al funerale di Pannella. Ho visto tanti vecchi compagni, tanti occhi gonfi, tanta gente normale. Dalle finestre applaudivano al passaggio della bara. Il vento sventolava le bandiere tibetane, gli striscioni dei Rom e dei detenuti di Rebibbia. Poi musica, abbracci ed amicizia.
Ho ascoltato un caldo e sincero commemorare da parte di tanti che hanno vissuto con Marco le sue battaglie. La Bonino ha anche lamentato giustamente l’ipocrisia di chi ha celebrato Pannella da morto ma mai aiutato da vivo.
Tornando a casa in treno ho sentito che chi ne parlava diceva «…e si, però la Bonino ha ragione». Stessa riflessione ho sentito in questi giorni al lavoro e poi al bar ed anche da mia zia al telefono. Insomma tutti a sottolineare questa evidente ipocrisia.
Ora è abbastanza normale che i politici abbiano questo viziaccio. Fa parte un po’ – diciamo così – del loro mestiere. Ne siamo abituati. Purtroppo.
Però mi sembra che da gran parte di coloro che la menano con questa storia dell’ipocrisia, venga a galla quell’antico male italico di fare il “mea culpa” battendo il petto, ma sempre e solo il petto dell’altro lì vicino.
In questi oltre sessant’anni di esistenza del più longevo partito nazionale, ovvero il Partito Radicale, ad iscriversi ( secondo la logica “o lo scegli o lo sciogli”) è stato lo zero virgola dei cittadini. Stesso zero virgola sono coloro che hanno fatto banchetti per raccogliere firme, ancora meno coloro che hanno fatto qualche giorno di digiuno in appoggio alle sue battaglie (fanno eccezione solo i carcerati). Sempre zero virgola coloro che hanno versato soldi per le cause o partecipato alle tante iniziative in giro per il mondo. Se guardiamo poi alle percentuali dei voti ai radicali sono quasi sempre state collocate, nelle classifiche elettorali, alla triste voce di “Altri”. Mediamente il 97/98% degli elettori hanno sempre bellamente e allegramente preferito i soliti noti.
Ora, per noi che, umilmente e magari malamente, abbiamo fatto parte di questo zero virgola, devo dire che, sinceramente, questo diffuso consenso sulla tesi dell’ipocrisia ci fa davvero girare un po’ le palle. E secondo me gli girano anche al caro vecchio Marco che ci ascolta da lassù, là dove finalmente sono beati gli ultimi che son diventati i primi.

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