Dalla parte delle ragazzine

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di Mauro Vanetti

La vicenda di Antonio Ricci è nota (il pediatra è accusato di molestie a sfondo sessuale su una minore) e ci ha lasciati increduli. Ma a tratti, paiono anche più incredibili taluni commenti che ne sono seguiti. Ben lo rimarca questa lucida lettera di Mauro Vanetti al quotidiano locale.

Chi di fronte al caso di Antonio Ricci invoca castrazioni e lapidazioni evidentemente si pone fuori dalla civiltà. E su questo c’è poco da aggiungere. 
Sono però turbato anche dalle reazioni di segno opposto, ossia dall’innocentismo a priori, che usa motivazioni lombrosiane del tipo «Era così gentile», «Era così competente», «Era il segretario del PD».
A quanto vedo una parte consistente della Pavia benpensante (cito ad esempio la lettera abominevole di un famoso professore pubblicata da questo giornale) appartiene a questa scuola di pensiero. Come niente fosse si esterna pubblicamente, addirittura scrivendo alla stampa, la convinzione priva di alcun fondamento razionale che la ragazzina non sia vittima ma carnefice. Siccome l’accusato fa parte di un entourage “per bene”, si cercano accanitamente interpretazioni assolutorie di messaggi in chat che, se corrispondenti a quanto riportato, a qualunque persona civile paiono inaccettabili.
Siamo insomma di solito al solito meccanismo per cui una donna o una ragazza o una bambina vittima di abusi sessuali deve essere sempre screditata o perlomeno la sua parola deve sempre essere messa in forte dubbio. Stupisce che proprio quella parte di città che si riempie la bocca di progressismo e diritti civili sia su questo tema ancora così arretrata.
Prima di parlare e scrivere, forse bisognerebbe pensare alla ragazzina e ai suoi familiari. Certo, non sappiamo neanche come si chiamano. Certo, magari sono persone umili e fuori dal giro dei laureati e dei politicanti. Certo, è solo una minorenne che non fa parte del mondo degli adulti che contano, che si incontrano ai convegni, alle cene, alle manifestazioni politiche e culturali.
Per me essere di sinistra vuol dire stare istintivamente dalla parte del più debole, anche se non ho il suo numero di telefono in rubrica, o perlomeno essere disposto ad ascoltare pure la sua versione dei fatti.
Un po’ di rispetto e compostezza sarebbe auspicabile, se non ci si vuole poi stupire, da bravi borghesi che leggono giornali di centrosinistra e regalano mimose l’8 Marzo, che in Italia le vittime di stupri e molestie tacciano quasi sempre.

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