Olimpiadi: o Roma o Marte

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Olimpiadi 2024 a Roma? No, grazie! E nemmeno a Milano…
di Paolo Ferloni

La candidatura di Roma ad ospitare le Olimpiadi fra otto anni, nel 2024, è purtroppo ancora in discussione, nonostante sia stata oggetto di numerosi interventi, anche sulla stampa, in cui furono e sono esposti argomenti che dimostrano quanto Roma e l’Italia siano impreparate e inadeguate al grande evento, e quanto l’iniziativa sia antieconomica, irrazionale e sconveniente, o meglio conveniente (forse) soltanto a chi l’avanza. Sicché si merita una ferma e motivata opposizione.
Purtroppo è dal 2014 che il partito o casta dei sostenitori dell’aberrante proposta insiste e non demorde anzi continua imperterrito le proprie manovre senza aver mai risposto con argomenti seri, veri e incontrovertibili alle critiche e domande di chi si oppone, in particolare dei cittadini romani.
E che molti romani siano contrari si era già ben capito – chi vuole intendere, intenda – durante la propaganda elettorale nelle settimane prima delle elezioni amministrative e del ballottaggio del 19 Giugno 2016, quando appunto il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Presidente del CONI Giovanni Malagò e il candidato del PD, Roberto Giachetti, avevano sperato che il dichiararsi a favore dei Giochi a Roma per il 2024 potesse raddrizzare le malaugurate sorti del PD nella competizione con Virginia Raggi, la candidata-sindaco del M5S che si era schierata contro le Olimpiadi già dal 24 Giugno 2015, quando era semplice consigliere comunale e la Giunta guidata da Ignazio Marino aveva fatto approvare la candidatura a maggioranza. Il coro di grandi giornali nazionali e televisioni pubbliche e private, tutti schierati pro-candidatura in appoggio a Giachetti, non riuscì, nonostante l’enfasi, a convincere i romani.
Ora che l’avv. Raggi è stata eletta sindaco, ed il suo assessore all’urbanistica è un urbanista esperto e competente come Paolo Berdini, i fautori delle Olimpiadi del 2024 non sembrano in vena di maggior serietà, e col favore della risonanza mediatica dell’evento di Rio e della stampa italiana per lo più conformista, stanno ancora cercando di far passare ad ogni costo la pretesa candidatura, forse perché ciò che pensano i cittadini a loro non interessa. A loro interessa costruire a Tor Vergata 17000 o anche solo 8000 nuovi alloggi, con impianti nuovi che dopo i Giochi diventino inutili; e recitare una litania di preventivi sottodimensionati facendo passare inosservata una serie di omissioni sottintese e di previsioni di servizi inesistenti e irrealizzabili.
Le Olimpiadi del 2024 e lo sport per loro sono soltanto un pretesto, che tutt’al più possono far passare per “popolare”: quello che costoro cercano di ottenere ad ogni costo sono i sugosi affari prevedibili per chi si aggiudicherebbe gli appalti per muovere terra e costruire gli edifici necessari nella periferia romana, opere fallite come quelle di Tor Vergata nemmeno terminate per i campionati mondiali di nuoto del 2009. Ovvio che tra i principali sostenitori vi sia la famiglia Caltagirone, del gruppo Caltagirone attivo nei settori di grandi lavori, cemento, immobiliare, finanziario e dell’editoria e che il Messaggero sostenga a spada tratta le Olimpiadi a Roma nel 2024 e stia facendo opposizione alla nuova maggioranza in Comune di Roma.
Delle Olimpiadi di Atene fu detto giustamente che gli organizzatori e il Governo greco fecero «il passo più lungo della gamba». Il “Corriere dello Sport” (8 agosto 2014) informava che dopo 10 anni risulta «abbandonata o a pezzi la metà degli impianti costruiti per i Giochi del 2004 (costati 10 miliardi di euro). Senza un progetto di riutilizzo, la crisi economica ha mandato tutto in malora». E – senza ridere — chi pensa che l’Italia sarebbe pronta a fare meglio della Grecia?
Anche a Londra nel 2012 i costi lievitarono in misura esagerata, fino a risultare, con 15 miliardi di dollari, i più costosi Giochi estivi in assoluto (Oxford Olimpic Study, 1° luglio 2016). C’è di peggio: secondo questo studio, le Olimpiadi in generale sono risultate il grande evento che di solito sfonda di più i tetti di bilencio calcolati dagli organizzatori, e quindi che presenta il massimo rischio finanziario tra i mega-eventi mondiali.
Se non basta la contrarietà dei cittadini di Roma, si può pensare che anche gli altri italiani meno faciloni, nella presente congiuntura economica del Paese, non vedano bene un Governo che si arroghi il diritto di far partecipare la nazione nel 2024 ad un’avventura economica imprevedibile e irresponsabile, e ciò al principale scopo di foraggiare un certo numero di amici degli amici dietro il paravento, un tempo più nobile e meno sospettato di imbrogli, dello sport e dei giovani. Si festeggino gli atleti italiani e le medaglie meritate in Brasile nell’agosto 2016, ma si ritiri la dannosa e improvvida candidatura di Roma per il 2024.
Infine una nota sorridente per lo spirito faceto di Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, che ha perso una buona occasione di tacere nei giorni scorsi: ha detto che per le Olimpiadi si potrebbe candidare Milano nel 2028 o nel 2032, anni in cui la sua età sarà ormai nella settantina avanzata, e forse egli potrebbe non essere in condizione di dar contributi utili né alla Regione né al successo di Giochi olimpici. Per il momento, ci basterebbe invece che fosse in grado di dire qualcosa di intelligente sul riuso dell’area EXPO a vantaggio dei cittadini lombardi.

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