NO e poi NO

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Riforma costituzionale. Walter Veltri replica a Luis Alberto Orellana

Il 5 settembre scorso l’amico senatore Luis Alberto Orellana – favorevole a questa riforma costituzionale – ci ha inoltrato un suo ampio commento ad alcuni passi di quanto, su direfarebaciare, il 3 maggio ha scritto Walter Veltri. Al referendum, Veltri, come il sottoscritto, voterà NO. Di seguito la replica di Walter a Luis. (G. G.)

Caro Luis Alberto,
non entro nel merito delle considerazioni che hai fatto sui singoli aspetti del mio articolo. Posso soltanto invitare i cittadini, per farsi un’autonoma opinione, a leggere la riforma e se non hanno voglia o tempo potrebbero limitarsi a leggere l’art. 70 dell’attuale testo per confrontarlo con analogo articolo della riforma. Possono così rendersi immediatamente conto della chiarezza, semplicità e comprensibilità dell’attuale Costituzione rispetto all’incomprensibilità, alla poca chiarezza della riforma. Però devo fare alcune puntualizzazioni.

1) so benissimo che la legge elettorale Italicum non è compresa nella riforma ma, opinione diffusa, con essa è intimamente connessa in quanto con l’Italicum viene eletta la sola Camera dei Deputati e ribadisco assegna la maggioranza del 55% del Parlamento alla lista che al ballottaggio ha prevalso pur avendo ottenuto al primo turno soltanto il 25% o addirittura il 20% dei voti. Insomma, la lista nettamente minoritaria nel Paese si ritrova maggioritaria in Parlamento. Dalla sua approvazione siamo stati bombardati dai commenti entusiasti da parte della maggioranza. È stata definita la migliore legge elettorale: avrebbe consentito di sapere il nome del vincitore la sera stessa delle elezioni, sarebbe stata la panacea a tutti i mali del Paese e ci avrebbe condotto verso il “sol dell’avvenire”. Era una legge talmente perfetta che ora tutti chiedono di cambiarla. È diventata orfana, non ha più un padre. Persino il padre della riforma costituzionale, come sostiene Renzi, l’ex Presidente Napolitano è contrario. Anche tu hai cambiato idea?

2) la lentezza nell’approvare le leggi non deriva dal bicameralismo perfetto ma dalla coesione politica della maggioranza. In 17 giorni è stata approvata la legge Fornero, in pochissimi giorni venivano approvate le leggi ad personam di Berlusconi e i partiti quando si debbono assegnare dei soldi trovano l’accordo in poche ore. Ti do i dati del Senato, che certamente tu conosci, sull’approvazione delle leggi: quelle di iniziative governativa,che sono l’88%, vengono approvate in 45 giorni al Senato e 35 alla Camera. Invece quando nella maggioranza non c’è l’accordo le leggi o vengono insabbiate o passano anni per essere approvate. Il Parlamento da anni, nonostante i ripetuti richiami dell’ONU, non riesce a recepire nel nostro ordinamento il reato di tortura. Ti ricordo che al Senato, di cui tu sei un componente, giace da tre anni la legge sull’omofobia e stiamo assistendo in questi giorni al balletto tra i partiti di maggioranza sulla legge della prescrizione. Ti ricordo ancora che con il bicameralismo perfetto, di cui non sono un nostalgico, in passato sono state approvate riforme (quelle sì hanno modernizzato il paese sul piano dei diritti civili).

3) nel mio articolo le percentuali da raggiungere nelle diverse votazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica sono riportate correttamente mentre, com’è facilmente intuibile, c’è stato un errore materiale nei numeri indicati. Ma quel che conta è la sostanza. La maggioranza può eleggere da sola il Presidente della Repubblica . Ti invito a rileggere le motivazione della sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato il “Porcellum” proprio sull’elezione degli organi di garanzia: «il premio di maggioranza provocherebbe una alterazione degli equilibri istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria del premio sarebbe in grado di eleggere gli organi di garanzia che, tra l’altro, restano in carica per un tempo più lungo della legislatura».

4) la “clausola di supremazia” dello Stato rispetto alle Regioni non è stata introdotta per tutelare l’unità giuridica o economica della Repubblica oppure per la tutela dell’interesse nazionale ma semplicemente si è voluto chiudere la bocca ai cittadini che legittimamente e democraticamente protestano contro la realizzazione di grandi infrastrutture dannose, inutili, costose, devastanti per i territori: TAV, inceneritori (la legge “Sblocca Italia” ne prevede 16!) o un domani il famigerato Ponte sullo Stretto o magari centrali nucleari. Anche tu sei favorevole alla costruzione di queste opere?

5) concludi il tuo intervento accusandomi di demagogia per avere richiamato i valori della Resistenza. Ti rispondo con un’affermazione di Carlo Smuraglia Presidente dell’ANPI: «ci schieriamo sul referendum perché nel nostro statuto c’è come obiettivo la difesa della Costituzione e questa è una riforma che vuole stravolgere il suo spirito».

Termino con il ricordare che in questa battaglia referendaria io mi troverò a fianco dell’ANPI, CGIL, ARCI, Giustizia e Libertà, Libera e tutte le moltissime associazioni che hanno aderito al comitato per il no oltre agli 11 Presidenti emeriti della Corte Costituzionale. Tu invece sarai in compagnia dell’Ambasciatore americano, della Confindustria, delle agenzie di rating, di Marchionne e via elencando. Insomma una bella compagnia.

Walter Veltri

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2 Risposte to “NO e poi NO”

  1. giuseppe Says:

    ben detto si vede la differenza da chi la politica la pratica dome diritto civile e da chi invece la pratica usando la retorica.

  2. Sulla riforma ci si confronta sul merito | Luis Alberto Orellana Says:

    […] dopo è arrivata la replica di Veltri https://sconfinamento.wordpress.com/2016/09/21/no-e-poi-no/ e poi la mia contro-replica: […]

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