Ma che du ball!

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La grande bruttezza
da Pavia, Mimmo Damiani

Scusate la volgarità, ma leggendo di questa ennesima e pluridecennale discussione riguardante il rilancio di Pavia, ho sentito nascere dentro di me il sincero e pavesissimo: “ma che du ball!”.
Adesso la parole chiave è Bellezza. Prima era sviluppo, prima ancora eccellenza, sinergia, deregulation, ecc.
Ma l’approccio e il ragionamento più o meno son sempre quelli.
Lo dico con affetto verso i proponenti ma sono circa trent’anni che, a turno, l’editorialista, il magnifico rettore, l’industriale, il politico, l’intellettuale, il cittadino impegnato ci narrano la stessa storia risolutiva del nostro divenire. Che in realtà è una indigeribile zuppa alla pavese fatta sempre degli stessi ingredienti: come attrarre i turisti da Milano, i longobardi sconosciuti da far conoscere, la città romanica da valorizzare, l’essenziale è fare rete, scienza e cibo e i 3 territori, la convegnistica salvifica, il polo sanitario di eccellenza senza indotto, le start up, le aree dismesse, l’Innovation transfer, il centro storico da tutelare, i ragazzi senza ritegno da educare, il degrado che avanza, la mafia che è anche qui, i lacci e lacciuoli, io che non riesco a dormire di notte però lui affitta in nero agli studenti, la panacea della semplificazione, eccetera, eccetera. Sentiamo da 30 anni davvero più o meno i soliti discorsi. Stimo sovente chi li formula ma a 61 anni compiuti la sensazione che provo è quella dell’ incipit : “ma che du ball!”.
Mi permetto quindi un umile proposta: smettiamola con queste inutili riflessioni generiche, intellettualistiche, autocompiacenti, troppo colte, troppo sociologiche, troppo trite e ritrite.
Ragioniamo su cose precise, concrete, semplici.
Raduniamo la famosa Rete, che più o meno è sempre quella da trent’anni, e decidiamo almeno tre cose da qui alla fine dell’anno 2016. Ad esempio: “Cosa fare dell’ex Arsenale” vera grande sfida alle nostra capacità, intelligenza e voglia di futuro; “Dove costruire un bel cesso per quelli che alla movida gli scappa” ; “Come demolire oppure far rivivere quel cavolo di Idroscalo che è sempre lì come segno di impotenza collettiva, chiuso dal 1942”.
Poi il prossimo anno altre tre cose: stessa spiaggia, stessa Rete, stesse cose precise.
Altrimenti anche questa ennesima discussione sulla bellezza (che interessa solo i soliti noti) non è altro che in realtà la grande bruttezza che avanza inesorabile, fatta di inutile intelligenza, inutile competenza, inutile sapienza ed inutile, anche se forse sincero, amore per Pavia.
Probabilmente sbaglio. Ma lo dovevo dire.

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