Azzurra nostalgia

by

Mastronardi e Pallavicini, il narratore e il paroliere

Lucio Mastronardi è autore di romanzi come il Maestro di Vigevano; Vito Pallavicini ha scritto canzoni come Azzurro per Celentano o Ghiaccio bollente per Toni Dallara o le Mille bolle blu per Mina. Entrambi sono vigevanesi. Un libro di Adriano C. Ballone ora ne racconta la comune vita «nelle stesse strade e negli stessi bar». Venerdì 30 settembre, presso la libreria Feltrinelli di Pavia in via XX Settembre 21, alle ore 17.30 Maria Antonietta Grignani (Università di Pavia) conversa con l’autore in occasione dell’uscita di Azzurra nostalgia (edizioni Effigie).

«A chi può può venire in testa di perder anni inseguendo la biografia di Lucio Mastronardi, uno dei molti scrittori dimenticati e in terra sua ancor meno capito che amato? Perché sia venuto in testa a me, non lo so. O forse lo so bene. Vengo da quella terra: le radici non le perdi mai neppur quando credi di reciderle. Prima o poi forano la terra, rispuntano».
Le radici, appunto. Adriano Ballone di mestiere è storico e biografo. Dopo aver lavorato a lungo a Roma, oggi vive a Torino, ma è di Cassolnovo: «Ricordo un fine pomeriggio del settembre ’63», riferisce Ballone introducendo Azzurra nostalgia – ora in libreria, edito da Effigie – e «forse lì stanno le radici di questo libro. Al bar Sociale mia madre s’era seduta riluttante più per la paura di spendere troppo che per la vergogna, c’era mio padre, c’ero io. Era un congedo: per un po’ di mesi non avrei più annusato quell’aria che mi ritorna struggente nella memoria. La sera di tardo settembre da queste parti con la luce di sbieco ha colore di nebbiolina brumata delle risaie a termine, senza più rane né zanzaroni. Sul cielo della piazza il garrulo vociare delle rondini, rondini vere, non rondoni, non ancora in partenza. Sulla piazza l’animazione di sempre nelle sere dopo il lavoro, gente stanca ma animosa, biciclette e biciclette e biciclette, qualche auto, la 600 nostra, bianco mortificato. E mio padre che mi segnala un tizio che mi sembrò brutto, piccolotto, ingrugnito, non curato nel vestire, che salutò mio padre con gesto non distratto. “È il giornalista che scrive le canzonette…” spiegò a mia madre. Parlava in continuazione, con lunghi silenzi, in vigevanese e guardava attorno, a prendersi consensi».
Lucio Mastronardi fa il maestro elementare e lo scrittore di romanzi diventati cult oggi (ad esempio Il maestro di Vigevano) e Vito Pallavicini scrive canzonette che ancora cantiamo e che riempiono la pubblicità (Azzurro ad esempio). Che hanno a che spartire questi due? Forse nulla. Forse molto. In comune hanno la stessa città di origine, quella Vigevano, città di provincia allora ignota ai più, che per alcune fortunate circostanze diventa, come dice Giorgio Bocca, una «città campione».
Lo scrittore e il paroliere, Mastronardi e Pallavicini quella città la vivono nelle stesse strade e negli stessi bar. E negli stessi anni: tra la fine della guerra e la fine dei Settanta, anni nei quali l’Italia, “miracolosamente” (ma in verità per merito della sua gente), esce all’improvviso dal suo “medioevo” e si proietta in un futuro post-capitalistico: si passa dalla bici all’auto, dalla matita alla biro, dalla latrina nel cortile al bagno vicino alla cucina. È così veloce il cambiamento che pochi hanno tempo e modo di comprendere cosa stia succedendo: Vito, nel suo piccolo, il cambiamento lo provoca, lo colora; Lucio, nel suo piccolo, lo studia, lo interroga, trova la parole giuste per raccontarlo. Oggi ci aiutano a capire cosa significhi «cambiamento» e con quale malessere tutti quanti lo viviamo, allora e oggi: di molte parole siamo debitori nei loro riguardi. Attraverso uno scavo rigoroso sulle fonti e tra le memorie, Adriano C. Ballone ha indagato in quella trasformazione da un angolo visuale del tutto nuovo: usando la biografia di due nomi illustri, nemici-amici, ci restituisce con un linguaggio rapido e intenso il romanzo, l’affresco di una stagione vivace, quasi caotica, prudente e permalosa eppure vitale, dentro a un periodo storico dal quale ancora traiamo linfa e suggestioni e che, di tanto in tanto, torna con il sapore di un’intensa, mastronardiana, nostalgia. Che spesso si tinge d’azzurro, come nelle canzoni di Vito.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: