Ehi, bellezza…

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da Pavia, Mimmo Damiani

Tre concittadini (di cui uno conosco bene e stimo profondamente: Marco Anselmetti) mi citano riguardo una mia lettera sul tema “Pavia e la Bellezza” che, giusto per sintetizzare, affermava che si tratta di un dibattito ascoltato già da 30 anni e quindi – al di là delle nobili intenzioni dei proponenti – probabilmente inutile, riguardo l’obiettivo di far crescer la bellezza. Anzi potrebbe essere l’ennesima auto-compiacente riflessione che poi lascerà le cose brutte come sono.
Ringrazio delle riflessioni i concittadini da cui si impara sempre ad ascoltare.
Riconfermo però la mia proposta. Cessiamo il dibattito e raduniamo la rete (è quella lì che tutti sappiamo: Istituzioni, terzo settore, imprese, ecc.) e decidiamo in tempi ragionevoli qualcosa che aggiunga bellezza alla bellezza originaria di cui – con gran fortuna – faccio parte.
Però decidiamo e soprattutto decidiamo valorizzando l’intelligenza collettiva generata dai cittadini interessati. Io ho fatto tre proposte ma van benissimo anche altre. Purché si veda l’esito prima di morire imbruttiti dal tempo e dai dibattiti sulla bellezza della bellezza.
In sintesi le mie banali proposte da deliberare a breve sarebbero:
1) I piscioni della movida. Va bene che il problema della movida non è solo la pipì. Però un po’ lo è. Cosa ci vuole a costruire un Vespasiano in centro (che già c’era tra l’altro in P.zza Cavagneria nell’epoca storica). Facciamolo bello, coi murales, la musica, ecc. Non ci vuole tanto. Non servono editorialisti, sociologi, teologi, ecc. Servono due idraulici e l’autorizzazione del Comune. Morta lì.
2) L’ Idroscalo, ovvero il marchio dell’impotenza collettiva. Il posto è chiuso dal 1942. Ripeto 1942. Io non ero ancora nato. Adesso mi avvio verso le esequie e il problema dell’idroscalo è ancora qui. Mino Milani aveva proposto di farne il museo del fiume. Qualche mese fa un gruppo di studenti di farne un luogo di ritrovo, ecc. Ma, partendo dal ‘42, credo che forse – al di là del dibattito sulla bellezza – una qualche urgenza di soluzione si imponga.
3) L’Arsenale, la vera grande sfida ad una idea di futuro di Pavia. Ne parla anche Bettinelli nel suo saluto, come opportunità persa. In realtà non è ancora persa. Da oltre due anni sono state fatte varie iniziative di progettazione partecipata per definirne il riuso da parte dei cittadini e oltre 3.000 pavesi in primavera sono andati a visitarlo. Le proposte sono lì. Belle, intelligenti, fattibili e formalizzate. Si aspetta che il Demanio risponda e che il Sindaco De Paoli valorizzi. Nel frattempo il Comune è stato bravo a portare a casa con Regione e Ministero la possibilità di destinarne una parte ad archivio, tenendo quindi in caldo le varie possibilità. Ora, ad essere sinceri, più che un archivio storico della memoria collettiva sarà per il 90% un deposito di carte che nessuno sa più dove mettere. Però va bene lo stesso. Anche se, delle centinaia di pavesi che “Arsenale Creativo” ha coinvolto nella progettazione partecipata nemmeno uno, dico uno, gli è venuto in mente che per coltivare la bellezza di Pavia all’ Arsenale, serviva un archivio o deposito di carte. Ciò premesso, tornando a bomba: Quando facciamo un bel Consiglio Comunale Aperto sul futuro dell’ Arsenale?, Quando e come diamo spazio e valore all’intelligenza collettiva dei cittadini proponenti un futuro dell’ Arsenale? Non è ora di tradurre l’idea di bellezza in progetti operativi fatti di spazi, prospettive, colori, odori, profumi e animazione?
E così, passo dopo passo, ovviamente avendo una visione generale del tutto, potremo aggiungere bellezza alla bellezza originaria. Poi i prossimi anni stessa spiaggia, stessa Rete e stesse cose precise che, ovviamente, richiedono precise responsabilità.
Magari la “Provincia Pavese” perderà copie perché il dibattito sulla bellezza si arena di fronte alle mani callose di idraulici e muratori e cuochi, però saremo più felici (e belli) tutti, compresi i giornalisti e il direttore del giornale e il Sindaco.

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Una Risposta to “Ehi, bellezza…”

  1. Luigi Camillo Molina Says:

    Per Damiani che stimo.
    Atteso che l’attuale Amministrazione di Pavia nulla ha offerto di meglio rispetto al passato amministrativo; anzi, e’ composta da una serie di ” cuor di leone ” che non vedono l’ora di chiudere questa loro esperienza piu’ per immagine personale che per capacita’ e dignita’ politiche conclamate, ritengo che, oggi piu’ che mai, si debba sconfessare una volta per tutte l’idea di ” attuazione del bello, del funzionale collettivo, degli spazi condivisi, delle aree per la socializzazione, dei graffiti e delle idee innovative ” in difetto di idonee risorse tese a dar spazio alle idee. Chi piu’, chi meno, tutti abbiamo idee e tutti vorremmo una Citta’ diversa, in corsa per il proprio recupero, la propria immagine, le economie indotte, i servizi adeguati e tanto altro. Basta con le utopie ! Decenni di opinionisti e di teorici dell’Urbe ci hanno insegnato che le parole, le fantasie e le utopie lasciano sempre il tempo che trovano. Vogliamo cambiare la Citta? Servono quattrini ! Purtroppo, in difetto di risorse restano solo le idee; troppo poco per cambiare la Citta’. E le risorse si generano con la credibilita’, il coraggio, le conoscenze, l’intraprendenza, la flessibilita’. Cio’ significa competere per vincere, per affermarsi, per emergere. Oggi, Pavia e’ nelle mani di modesti gregari, senza alcuna possibilita’ di dare un volto dignitoso a questa Citta’ che langue nell’indifferenza e nel torpore dei suoi cittadini da ben quarant’anni !
    Luigi C. Molina

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