Basta un NO

by

di Edoardo Gandini*

È giunta l’ultima, ennesima, dichiarazione con la quale Renzi conferma di puntare ai voti di centrodestra.
Sulla prima pagina di “basta un sì”, il sito di propaganda di governo, campeggia il logo del fu Pdl e un pezzo sui “punti in comune” tra la riforma costituzionale Renzi-Verdini-Boschi e il programma berlusconiano del 2013.
Allora, mentre il Pd si presentava al popolo promettendo il “rispetto dei principi della Costituzione”, il Pdl dichiarava di voler aggredire nuovamente la Carta.
Sì, nuovamente, perché, come sappiamo, nel 2006 il popolo italiano si espresse e rispedì al mittente la riforma Costituzionale di Berlusconi.
Renzi che, per la cronaca, nel 2006 stava a capo del comitato toscano per il No, adesso, in crisi di voti, dichiara finalmente di aver varato una riforma di destra.
Ciò premesso, di quali analogie si tratta?
1) La riforma del 2006 prevedeva un Senato federale, forse irrealizzabile, ma eletto a suffragio universale con voto diretto. Invece, la riforma Renzi-Verdini-Boschi toglie al popolo il diritto di voto per il Senato e lo rende un ente eletto dalle segreterie regionali dei soli partiti maggiori ma che legifererà ancora su gran parte delle leggi e soprattutto sui diritti dei cittadini (future revisioni costituzionali e leggi costituzionali);
2) La riforma del 2006 riduceva i parlamentari proporzionalmente nelle due Camere. La riforma Renzi-Verdini-Boschi mantiene intatto il numero dei deputati alla Camera, che grazie all’Italicum sarà agli ordini dell’esecutivo, e umilia il Senato;
3) La riforma del 2006 non attribuiva al Senato funzioni strane e incomprensibili e manteneva la funzione legislativa con accorgimenti molto più sensati: per esempio, in caso di dissenso tra le Camere e per evitare continui rinvii, i presidenti avrebbero potuto convocare una commissione congiunta di pari forza per arrivare ad un testo condiviso da sottoporre all’approvazione delle due camere. Nello stesso caso, la riforma Renzi-Verdini-Boschi prevede che i due presidenti – ripeto due- decidano tra loro a maggioranza (che manco un bambino scriverebbe una tale scemenza!);
4) La riforma del 2006 era un’aperta dichiarazione di ostilità alla democrazia parlamentare e rappresentativa. La riforma Renzi-Verdini-Boschi ha lo stesso intento, ma lo nasconde nell’ottavo comma dell’articolo 2 dell’Italicum.
Nel 2006 il Pd, i suoi iscritti e i suoi elettori scesero in piazza e furono protagonisti della difesa della Costituzione, principio cardine del manifesto fondativo del Pd.
Oggi qualcuno li vuole rassegnati ad avere un “capo” (così è scritto) che li governi e comandi con l’unica gentile concessione di votare con una legge elettorale (probabilmente) incostituzionale ogni cinque anni.

* Comitato Democrazia Costituzionale per il NO al referendum

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: