I due avvocati

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Avvocato Marazzita, perché queste cose le dice solo ora?
di Giovanni Giovannetti

«La procura di Roma temeva che nell’omicidio [di Pasolini] potesse venire coinvolta in qualche modo la politica. Dunque, vero o falso che fosse, meglio stare tranquilli e confermare Pelosi quale unico colpevole». Lo riferisce a Dagospia l’avvocato Nino Marazzita. E ancora: «L’avvocato Rocco Mangia ricevette 50 milioni dalla Dc per diventare il legale di Pelosi». Come fa a saperlo? «Me lo confidò lui».
Che dire di più? Si potrebbe aggiungere che Rocco Mangia (tra i suoi assistiti i neofascisti del Circeo, violentatori e assassini, Andrea Ghira, Angelo Izzo e Giovanni Guido) è l’avvocato che la P2 affianca a Pino Pelosi, l’allora “reo confesso”, per tramite del confratello Franco Salomone (tessera P2 n. 1911), giornalista del “Tempo”.
Assunta la difesa di Pelosi, Mangia nomina suoi periti di parte il professor Franco Ferracuti (agente della Cia, uomo dei Servizi, tessera P2 n. 2137) e il criminologo Aldo Semerari, docente di psicologia criminale presso la Scuola superiore di Polizia, amico di Licio Gelli nonché a libro paga dei Servizi. È lo stesso Semerari arrestato nel 1980 dai giudici che indagano sulla bomba alla stazione di Bologna; quel Semerari vicino al gruppo neonazista e terrorista di Costruiamo l’Azione, fiduciario della Banda della Magliana, in rapporti con il leader di Ordine nuovo Pier Luigi Concutelli (che nel 1976 assassinò Vittorio Occorsio, il magistrato che stava indagando sulla P2, l’eversione nera e la criminalità organizzata); a lui verrà affidata la perizia di parte su Pelosi dopo il massacro di Pasolini (come si vedrà, non è la prima volta che il criminologo si interessa a Pasolini).
Mangia è un sodale di quel Giorgio Zeppieri avvocato di parte civile e principale inquisitore di Pasolini al processo di Latina, là dove il 3 luglio 1962 lo scrittore si trovò a giudizio per rapina a mano armata, porto abusivo d’armi e omessa denuncia di una pistola: stando all’accusa, il 18 novembre 1961, a San Felice Circeo, Pasolini avrebbe minacciato con la rivoltella il benzinaio Bernardino De Santis, nel tentativo d’impadronirsi di duemila lire dentro a un cassetto: «se ti muovi ti sparo», avrebbe detto il rapinatore, puntando alla gola del benzinaio una pistola nera con in canna un proiettile d’oro. Sembra finzione romanzesca, ma l’accusa è reale, e l’avvocato Zeppieri chiese anche l’acquisizione del romanzo Una vita violenta nonché degli atti del processo di Casarsa sui cosiddetti “fatti di Ramuscello” (richieste respinte). Contro Pasolini venne divulgata una perizia psichiatrica “a distanza”: la firma il criminologo Semerari il quale, speculando su Ramuscello, lo definisce «espressione di infermità mentale» e «persona socialmente pericolosa». La nota di Semerari («Documentazione per i caporedattori; riservata, da non pubblicare», si legge) venne inviata ai giornali da una fantomatica agenzia informazioni “Stampa internazionale medica” pochi giorni prima del dibattimento di Latina: uno dei tanti processi – ben 33 – subiti dallo scrittore dal 1949 al 1977, due anni dopo la morte. «Denunciato per tentata rapina Pier Paolo Pasolini / ai danni di un distributore di benzina», titola il destrorso quotidiano romano “il Tempo” il 30 novembre 1961. Accanto al titolo, una foto dello scrittore armato di mitra: è una scena del film Il gobbo di Carlo Lizzani, con Pasolini in veste di attore nella parte di Leandro detto “er monco”. Dopo varie sentenze e ricorsi, il processo si concluderà il 17 dicembre 1968: assolto non perché il fatto non sussiste, ma «per insufficienza di prove».
L’antisemita e anticomunista Semerari era un amico della P2 e di Licio Gelli. Il criminologo era un convinto assertore dell’alleanza tra destra eversiva e settori della malavita. Ben di peggio, della malavita e della destra eversiva era parte integrante, tanto che nel 1978 chiese a un componente della banda della Magliana, Fulvio Lucioli detto il “Sorcio”, la disponibilità a «collocare delle bombe, credo a Roma, e di effettuare alcuni sequestri di persona, dandoci un elenco di nomi».
Secondo Michele Metta, l’avvocato piduista Zeppieri è il playmaker di quel tentativo quanto meno di delegittimarlo (lo ha scritto nell’ e-book Lampi sull’Eur). Proprio come si legge in un “Piano” del Psycological Strategy Board datato 13 novembre 1951: «Gli Stati Uniti contribuiranno a screditare le figure di spicco del Partito comunista gonfiando scandali».

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