La rivolta di Goro

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di Laura Eduati

La rivolta di Goro contro una manciata di donne e bambini poveri e senza casa (che siano stranieri è solo un secondo dettaglio, il meno importante a mio parere) mi ricorda le giornate furiose di Pieve Porto Morone, in provincia di Pavia, quando la sindaca sgomberò una fabbrica occupata dai rom e il prefetto decise di requisire una casa-famiglia per metterci dentro le donne e i bambini.
Barricate, gente che faceva ronde con il fucile lungo i campi, altra gente che bloccava la statale, manipoli di forzanuovisti che accorrevano da tutta Italia, Borghezio, crisi isteriche dei residenti che non volevano quella gente.
Ero lì e dopo ore e ore di assedio alla fine cominciai a parlare con uno dei rivoltosi col fucile, un italiano sui 50 anni, ex camionista. Aveva perso il lavoro e diceva che era colpa dei rumeni che si facevano pagare pochi euro per fare migliaia di chilometri senza fermarsi. Viveva con la mamma anziana, si era separato. Era arrabbiatissimo con la vita, con i rumeni, con i rom, con la polizia, col prefetto, col sindaco, con i giornalisti, con i carabinieri che portavano la spesa ai bambini mentre i ragazzotti tiravano sassi contro le finestre.
Si tenne anche un consiglio comunale straordinario nel fienile accanto alla casetta dei rom e passò una mozione altrettanto straordinaria che vietava la cittadinanza italiana agli eventuali bambini rom che sarebbero nati a Pieve Porto Morone. Tutti applaudivano, io prendevo appunti seduta sopra un trattore.
Quella notte alcune donne rom presero i figli e di nascosto uscirono dalla casa-famiglia usando la porta sul retro e si allontanarono al buio, camminando attraverso le sterpaglie per non incontrare le signore ingioiellate con villetta – c’erano anche loro a protestare – o i manigoldi col Suv che perlustravano le strade di campagna con gli abbaglianti al massimo. La sindaca che aveva sgomberato era dei Ds, si chiamava Capitelli, mi disse: “Se la Caritas non riesce a portare i pasti a questa gente non è un mio problema”. Il prefetto, in mezzo alla bolgia, per dare il buon esempio decise di ospitare una famiglia di rom.
Era il 2007 e il manifesto fece il titolo: “Il Bel Pavese”. Non era mai accaduto niente del genere in Italia, mai.

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2 Risposte to “La rivolta di Goro”

  1. Cosimo Says:

    Come ha detto lei : ” Era il 2007 ” , circa nove anni fa con la crisi alle porte , ma che ancora non aveva affondato i propri denti nella carne viva degli italiani. Adesso siamo nel 2016 , con un numero imprecisato di immigrati che arrivano o sbarcano giornalmente sulle nostre coste : il governo italiano dà dati a gogò, non veritieri!! Io dico che la misura incomincia a colmarsi : basta!! E non è razzismo o populismo o qualche altro diavolo di termine usato a capocchia dai giornali e giornalisti che a volte sono dei pennivenduti , assieme a chi li paga , li foraggia con soldi dei cittadini italiani!!

  2. rasoiata Says:

    A parte il commento di sto cosimo che deve avere dei grossi problemi di sintassi, volevo farti i complimenti per l’articolo, brava.

    Hasta
    Zac

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