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Walter Veltri ri-risponde a Luis Alberto Orellana

Anche se in ritardo rispondo alle affermazioni di Orellana pur consapevole che è un dialogo tra sordi. Ecco perché, come auspicato in precedenza, mi auguro che i cittadini, per farsi un’idea automa, leggano la riforma confrontandola con l’attuale testo della Costituzione. Ricordo soltanto che 11 Presidenti emeriti della Corte Costituzionale ,esperti perciò in diritto Costituzionale, si sono schierati per il no. Ma anche tra molti sostenitori del si il giudizio sulla riforma è negativo: Cacciari ha affermato in più occasioni che fa schifo ma vota si. La stessa Ministra Boschi ha più volte sostenuto che la riforma non è perfetta ma la si può modificare in futuro. La Costituzione insomma è considerata una normale legge ordinaria che il Governo di turno può cambiare. La riforma viene anche giustificata con la necessità di adeguare la Costituzione ad una società che cambia velocemente. Questa motivazione è insostenibile basti pensare che dalla data di entrata in vigore della Costituzione americana ,1787, soltanto una decina di emendamenti sono stati modificati. Ma torno alle risposte.
1)avrei incluso nella riforma anche la legge elettorale creando confusione negli lettori. Orellana insiste nell’attribuirmi questo errore. Riporto quanto scritto in precedenza: “Recentemente è stata definitivamente approvata la riforma Costituzionale, voluta da Renzi” e successivamente “l’elezione avverrà con le modalità previste dalla legge elettorale” Italicum. I lettori hanno certamente capito che si tratta di due provvedimenti distinti. Aggiungo che le leggi elettorali non sono mai state incluse nella Costituzione ma sono sempre state adottate con legge ordinaria.
2) i dati dimostrano che, nonostante il bicameralismo perfetto, in Italia vengono approvate in media 120 leggi all’anno (dal 1997 al 2013), la Germania 144, la Francia 91, la Spagna 45, la Gran Bretagna appena 42. Quindi smettiamola con la tiritera che” non si decide” recitata ogni giorno come un mantra dal Presidente del Consiglio e dai suoi replicanti. Inoltre ci viene detto che le leggi continuano a fare la cosiddetta “navetta” tra la Camera ed il Senato. Questa è un’altra bugia: mediamente soltanto il 3% della leggi è soggetta alla navetta. Ribadisco che il problema in Italia non è la quantità delle leggi ma la qualità. Esse sono incomprensibili non soltanto ai cittadini ma agli stessi Parlamentari che le hanno approvate e che spesso non ne conoscono neanche il contenuto.
3) per dimostrare che il Presidente della Repubblica non può essere eletto dalla sola maggioranza Orellana ha fatto un lungo calcolo matematico con al termine l’affermazione: la matematica non è un’opinione. Appunto perché la matematica non è un’opinione ribadisco che il Presidente, a partire dal settimo scrutinio (3/5 dei votanti), non solo può essere eletto dalla sola maggioranza ma anche con pochissimi voti. Altrimenti non si capirebbe perché nella riforma sia prevista questa possibilità. Se invece si voleva coinvolgere anche le minoranze sarebbe stato sufficiente indicare che dal quarto scrutinio ci vogliono i 3/5 dell’assemblea 630 Deputati e 100 Senatori (438 voti). Ma siamo sicuri che il Senato sarà composto da 100 persone? La composizione è la seguente:74 Consiglieri regionali, 21 Sindaci (1 per ogni regione e due per le Provincie autonome di Trento e Bolzano ma le regioni in Italia non sono 19 ma 20. I Sindaci sono 21 o 22?) e cinque possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. La nomina è a discrezione del Presidente e se non li nomina cosa succede?
4) nel rapporto Stato- Regione la riforma oltre ad elencare dettagliatamente le materie di competenza delle Regioni e quelle dello Stato ha introdotto la “clausola di supremazia”. Cioè lo Stato può avocare, per tutelare l’unità giuridica o economica della Repubblica oppure per la tutela dell’interesse nazionale, materie di competenza regionale. Cosa vuol dire: vediamo un caso concreto che ci tocca da vicino. Da anni i cittadini, gli agricoltori e molti amministratori si stanno battendo contro la realizzazione dell’autostrada Broni-Mortara, fino ad oggi ci sono riusciti, perché dannosa, inutile e costosa. Mi sembra che anche Orellana fosse contrario. Se passa la riforma cosa potrebbe succedere. Lo Stato si presenta dai cittadini e dice: quest’opera è d’interesse nazionale per cui non puoi opporti e se lo farai, invierò l’esercito, i Carabinieri e la Polizia a sorvegliare i cantieri e se tiri un calcio alla recinzione sarai processato e condannato per sabotaggio anche se hai semplicemente incitato al sabotaggio. In pratica quello che sta succedendo in Val di Susa. Se quest’opera verrà realizzata avremo lo sterminio dei campi.
Ipotizziamo che un’autostrada debba essere costruita in Friuli Venezia Giulia (stessa situazione) e i cittadini sono contrari. In questo caso lo Stato non potrà pretendere la costruzione dell’opera perché questa parte della riforma non è valida per le Regioni a Statuto speciale. Avremo quindi cittadini di serie A (Regioni a statuto speciale) e cittadini di serie B (Regioni a statuto ordinario).
Secondo Orellana la riforma costituzionale, rafforzando gli strumenti di democrazia diretta, aiuterà a far sentire meglio la voce dei cittadini-elettori” perché “i cittadini potranno usare gli strumenti di democrazia diretta che sono stati potenziati e a cui io tengo in particolar modo”. Inoltre continua “è stato introdotto il referendum propositivo e d’indirizzo”. Innanzitutto l’introduzione nella Costituzione del referendum propositivo e d’indirizzo avverrà in futuro attraverso l’approvazione di una legge costituzionale per cui affermare che questi istituti sono già operanti è ingannare i cittadini-elettori.
Inoltre l’attuale testo della riforma ha confermato il referendum abrogativo, il numero di firme necessarie (500.000) per la consultazione ed il quorum (50% degli elettori) per la validità, con l’ulteriore possibilità di raccogliere 800.000 firme. In questo caso la consultazione sarà valida se parteciperà la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni politiche. Infine per le leggi di iniziativa popolare ha elevato il numero di firme da 50.000 a 150.000. Raccogliere 50.000 firme era già difficile raccoglierne 150.000 è quasi impossibile. Anche in questo caso, come affermato da Orellana, nella riforma non sono indicati tempi certi per la discussione ma essi saranno stabiliti dai regolamenti parlamentari, cioè da atti affidati alla maggioranza, la stessa ottenuta con il premio di maggioranza previsto dall’Italicum. Sarà il partito vincente a decidere sull’eventuale adeguamento dei regolamenti. La riforma, quindi, non ha rafforzato gli strumenti di democrazia diretta ma ne ha reso certamente più difficoltoso il loro esercizio se non di fatto eliminati.
5) non è vero che la riforma non riguarda la prima parte della Costituzione.
L’art.1 afferma che la sovranità appartiene al popolo. Ma se i cittadini non possono eleggere i propri rappresentanti come prevede la legge elettorale Italicum non è forse violato l’art.1?. L’art. 48 afferma che il voto degli elettori ha lo stesso peso sia che abbiano votato per chi ha vinto o per chi ha perso.
Invece per la legge elettorale Italicum il voto dell’elettore che ha votato per la lista che ha vinto al ballottaggio pur avendo ottenuto il 20% al primo turno ha un peso tre volte maggiore rispetto a quello che ha votato la lista che ha perso. Anche in questo caso non è stato violato l’art. 48? Come è facilmente intuibile la riforma incide anche sulla prima parte della Costituzione.
6) nell’elencare i compagni di viaggio implicitamente ponevo una domanda ad Orellana: come mai i poteri forti fossero per il si. Mi sarei aspettato come risposta argomentazioni all’altezza di un Senatore e non limitarsi a citare i miei presunti compagni: la Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia. Ma come si fa a non capire che si può essere in disaccordo, anche in disaccordo profondo, sulle politiche di ogni giorno, ma concordare sulle regole costituzionali che devono garantire il corretto confronto tra le posizioni, cioè sulla democrazia. Durante la prima Repubblica in Parlamento il Partito Comunista ha sempre votato, con opposte motivazioni, come il Movimento Sociale. A nessuno è mai venuto in mente di considerare il PCI compagno di viaggio del MSI. Per sintetizzare io voto come e non con i partiti che mi sono stati attribuiti come compagni di viaggio mentre chi ha votato la riforma e la sostiene si è scelto come compagni di viaggio (non se li è trovati) Verdini, Alfano e company.
La risposta sul perché i poteri forti siano schierati per il si la si può trovare in un documento redatto dalla Banca di Investimenti JP Morgan nel Maggio del 2013: “le Costituzioni e i sistemi politici dei paesi della periferia meridionale, costruiti in seguito alla caduta del fascismo, hanno caratteristiche che non appaiono funzionali a un’ulteriore integrazione della regione. […] Queste Costituzioni tendono a mostrare una forte influenza socialista, che riflette la forza politica che le sinistre conquistarono dopo la sconfitta del fascismo. Questi sistemi politici periferici mostrano, in genere, le seguenti caratteristiche: governi deboli; stati centrali deboli rispetto alle regioni; tutela costituzionale dei diritti dei lavoratori; costruzione del consenso fondata sul clientelismo politico; e il diritto di protestare se cambiamenti sgraditi arrivano a turbare lo status quo. I punti deboli di questi sistemi sono stati rivelati dalla crisi. […] Ma qualcosa sta cambiando: il test chiave avverrà l’anno prossimo in Italia, dove il nuovo governo ha chiaramente l’opportunità di impegnarsi in importanti riforme politiche”. Naturalmente JP Morgan volutamente ignora che la Costituzione è scaturita dall’incontro di forze politiche a cui appartenevano persone, solo per citarne alcune: Piero Calamandrei, Benedetto Croce, Sandro Pertini, Costantino Mortati, Umberto Terracini, Alcide de Gasperi Riccardo Lombardi, Luigi Einaudi, che erano dei giganti rispetto ai nani che popolano l’attuale Parlamento, ideologicamente distanti anni luce, ma con un solo obiettivo: dare all’Italia una Costituzione laica, democratica, antifascista, repubblicana. Ulteriori considerazioni sono superflue. Ecco perché il 4 dicembre bisogna votare no.

Walter Veltri

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