Dio c’è

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di Adalberto Piazzoli

Chiedersi perché mai Dio consente che avvengano terremoti, sembra una domanda infantile o provocatoria, ma proprio non lo è. Sono pochi a pensare che Dio li provochi come punizione di qualche peccato, come l’astensione dell’Italia su una recente risoluzione dell’Unesco riguardante Israele, ma anche se non li provoca è certo che nulla fa per impedirli. È altrettanto certo che, se volesse, potrebbe farlo.
Si pone allora un problema di una certa rilevanza teologica. Nessuno pretende che Dio intervenga per evitare il male, per fermare la mano di un assassino, o per impedire che Hitler conquisti il potere perché, si sa, Dio vuole rispettare la libertà di tutti gli uomini, anche di quelli malvagi. Nemmeno si pretende che impedisca a un pullman carico di passeggeri e guidato da un ubriaco di precipitare in un burrone, altrimenti potremmo fare a meno di autisti su tutti gli autoveicoli del modo (sarebbe Dio il pilota automatico) e i bambini potrebbero giocare allegramente sui più alti cornicioni, protetti dagli… angeli.
Ma, per i terremoti, come per le altre catastrofi naturali, non c’è alcuna libertà da rispettare, nemmeno quella della natura. E non è necessario che Dio intervenga per evitare ogni singolo crollo (potrebbe magari dare almeno una mano per rintracciare le vittime ancora vive sotto le macerie, invece di lasciare che facciano tutto i vigili del fuoco e i cani molecolari). È anche strano che abbia lasciato crollare la basilica di S. Benedetto a Norcia, dedicata al protettore dell’Europa.
Ci saremmo invece aspettati che ci avesse fornito una casa più sicura, cioè un pianeta immune dai terremoti, un pianeta rigido, senza faglie, senza nuclei e mantelli e vulcani. E non ci si dica che forse ciò non è fisicamente possibile, perché Dio, si sa, tutto può.
Allora il nostro non è il migliore dei mondi possibili, come il terrificante terremoto di Lisbona del 1755 aveva già ampiamente dimostrato ai più informati.
Ma, anche prima della fatale biblica disobbedienza, il mondo era soggetto ai terremoti? Qualche teologo ritiene di no, altrimenti che Paradiso Terrestre sarebbe stato? Davvero incredibile questa considerazione, perché dovremmo concludere che le vittime de L’Aquila e di Amatrice siano ancora dovute a quel peccato commesso da sconosciuti e lontanissimi progenitori e nemmeno la Redenzione sarebbe loro servita, ché il mondo non sarebbe stato ripristinato come prima. Spesso si sente dire che la colpa dei terremoti e delle loro conseguenze sarebbe dell’uomo e delle sue speculazioni edilizie.
È vero che se tutte le costruzioni fossero rigorosamente antisismiche nessun terremoto farebbe vittime e danni, ma nessuna delle quarantamila vittime di Lisbona e nessuna delle duecentomila di Haiti avrebbe potuto disporre di tali protezioni e quindi nessuna era colpevole di alcunché. E poi, anche al giorno d’oggi, spesso le vittime dei terremoti non sono affatto gli autori delle speculazioni o delle frodi, ma ne sono le vittime: vittime due volte!

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Una Risposta to “Dio c’è”

  1. Angela Says:

    Le leggi servono fino ad un certo punto, perchè sappiamo bene come possono e riescono ad aggirarle bene chi è dentro al settore “giustizia”.
    Quello che si dovrebbe fare è partire dall’inizio, con i gruppi di “insegnanti di strada”. Come novelli “Socrate”, ascoltare i “problemi della gente” e tradurli in azioni di comprensione e infine metodo per trovare le soluzioni, al problema in oggetto.
    Attraverso il gioco di strada o spettacoli di burattini in piazza o come un tempo attraverso agli antecedenti dei giornalisti i “cantastorie”. Per fortuna oggi siamo aiutati anche da INTERNET, e postare informazioni verificabili attraverso vari canali internazionali, per poterci garantire quel minimo di informazione non “filtrata dai Thruster bancari”.
    Andare nelle piazze dei mercati e mettere su spettacoli riguardante i problemi di ogni giorno, e attraverso di essi far conoscore cos’è la macro-polica del commercio.
    Come attraverso lo scambio siamo arrivati alla transazione monetaria e alle banche.
    Oltre a divertire lo spettatore si farebbe conoscenza e sopratutto la conoscenza della “politica”.
    La politica intesa in “modo diverso, politica senza “terrore e caostrofismo” che è molto diversa da quello che ci hanno abituato fino ad oggi. Fare politica, intesa come tutte quelle usanze e atteggiamenti verso noi stessi e gli altri che migliorano la qualità di vita di tutte le persone comprese in uno stesso “territorio”, che per conformarsi a tali criteri sociali comuni vengono chiamati a buon diritto “cittadini”.
    Chi, non si vuole conformare o non può per qualsiasi ragione voglia opporre, merita la sua “espulsione”.
    Questo è sempre avvenuto fino agli albori dalle prime comunità di umanoidi.
    Dove esistono comunità di cittadini, non esistono disuguaglianze, perchè è nell’interesse comune che il diritto ad una vita dove il bisogno non venga visto come un “reato”. Dove i bisogni dei cittadini, creano quegli scambi e collaborazioni, atti a far funzionare la società in tutti i suoi settori sociali.
    In una società dove i “bisogni” sono considerati “risorse” non esiste la disoccupazione, non esiste il qualunquismo, non esiste l’emarginazione.

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