Azzurra nostalgia

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Adriano Ballone intervistato da Fahrenheit, a Radio3, racconta gli ingredienti geografici e psicologici che l’hanno indotto a scrivere Azzurra nostalgia. Lucio Mastronardi e gli altri di Vigevano, edito da Effigie.

Lucio Mastronardi fa il maestro elementare e lo scrittore di romanzi diventati cult oggi (ad esempio Il maestro di Vigevano) e Vito Pallavicini scrive canzonette che ancora cantiamo e che riempiono la pubblicità (Azzurro ad esempio).
Che hanno a che spartire questi due? Forse nulla. Forse molto. In comune hanno la stessa città di origine, quella Vigevano, città di provincia allora ignota ai più, che per alcune fortunate circostanze diventa, come dice Giorgio Bocca, una «città campione»: quella città la vivono nelle stesse strade e negli stessi bar. E negli stessi anni: tra la fine della guerra e la fine dei Settanta, anni nei quali l’Italia, “miracolosamente” (ma in verità per merito della sua gente), esce all’improvviso dal suo “medioevo” e si proietta in un futuro post-capitalistico: si passa dalla bici all’auto, dalla matita alla biro, dalla latrina nel cortile al bagno vicino alla cucina.
È così veloce il cambiamento che pochi hanno tempo e modo di comprendere cosa stia succedendo: Vito, nel suo piccolo, il cambiamento lo provoca, lo colora; Lucio, nel suo piccolo, lo studia, lo interroga, trova la parole giuste per raccontarlo.
Oggi ci aiutano a capire cosa significhi «cambiamento » e con quale malessere tutti quanti lo viviamo, allora e oggi: di molte parole siamo debitori nei loro riguardi.
Attraverso uno scavo rigoroso sulle fonti e tra le memorie, Adriano C. Ballone ha indagato in quella trasformazione da un angolo visuale del tutto nuovo: usando la biografia di due nomi illustri, nemici-amici, ci restituisce con un linguaggio rapido e intenso il romanzo, l’affresco di una stagione vivace, quasi caotica, prudente e permalosa eppure vitale, dentro a un periodo storico dal quale ancora traiamo linfa e suggestioni e che, di tanto in tanto, torna con il sapore di un’intensa, mastronardiana, nostalgia. Che spesso si tinge d’azzurro, come nelle canzoni di Vito.

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