Vito Sabato e il sindaco Venerdì

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Discriminato e mobbizzato sia dalle Amministrazioni di sinistra che da quelle di destra per aver denunciato più d’una ruberia in danno della collettività. Anzi, a rendere dura la vita del funzionario comunale pavese Vito Sabato concorre proprio il temerario Angelo Moro, l’ex dirigente all’Urbanisica ora alla Mobilità, assunto con concorso ad personam, a giudizio per reati contro la pubblica amministrazione (ecco perché l’hanno assunto…). Dopo la nostra segnalazione, la triste storia di Vito vede ora la ribalta nazionale. Ne ha scritto “La Stampa”; ne scrive Chiara Pracchi sul “Fatto Quotidiano”. Non finirà qui: a giorni…. Insomma, la solita figura di merda in mondovisione. E il sindaco Massimo Depaoli che dice? Sentito dalla Pracchi, il capo dell’esecutivo si rifiuta «di rilasciare dichiarazioni sui dipendenti comunali». Ma dov’è finito il sindaco letterato? Dov’è finita la tanto brandita discontinuità con i metodi da galera dei Filippi, delle Capitelli, dei Greco e dei Cattaneo? Ecco, ridateci il letterato. E tenetevi ‘sto venditore di pirline. (G. G.)

Pavia, la dura vita del whistleblower: denunciò il malaffare, da nove anni in Comune a far nulla. E il sindaco tace. di Chiara Pracchi *

Da funzionario della Mobilità, nel 2007 Vito Sabato denunciò appalti gonfiati per due milioni due euro, e la vicenda fu confermata fino in Cassazione. Idem per la vendita illecita a privati di alloggi dell’Università. Trasferito, non è stato mai più reintegrato, con conseguenze sulla salute. Nel 2014 la lettera al primo cittadino neoeletto: «Sono costretto alla più assoluta inattività lavorativa». Senza risposta.

«Il pubblico dipendente che denuncia all’autorità giudiziaria … condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, non può essere sanzionato, licenziato o sottoposto ad una misura discriminatoria…» recita l’art 1, comma 51 della legge 190/12, la cosiddetta “anticorruzione nella pubblica amministrazione”. Questa la teoria. La pratica è diversa. Accanto ai nomi più famosi di Andrea Franzoso, che ha denunciato le malversazioni in Trenord, o del calciatore Simone Farina, che ha fatto partire l’inchiesta calcio-scommesse (testimonial entrambi della campagna “Riparte il futuro” per una legge sui whistlebower), a Pavia c’è un caso che stenta ad uscire dallo stretto ambito locale: quello dell’ingegnere Vito Sabato.
Sabato, funzionario tecnico del settore mobilità, nel 2007 denunciò una gara d’appalto per lavori di segnaletica stradale, con prezzi «palesemente gonfiati» e lavori «in gran parte mai realizzati», per un importo superiore ai due milioni. Le sue denunce portarono a una condanna in primo grado, confermata in secondo ed estinta in Cassazione per avvenuta prescrizione, permanendo però gli effetti civili «conseguenti al riconoscimento di colpevolezza».
Nonostante questo e nonostante i giudici di terzo grado riconoscano più volte l’apporto dato dal funzionario tecnico, l’ingegner Sabato venne allontanato dal suo ufficio «a tutela …della correttezza del procedimento giudiziario» e da allora mai più reintegrato. Anche perché l’ingegner Sabato, impegnato anche sindacalmente, si definisce lui stesso ironicamente «presidente dell’Associazione Rompicoglioni Onlus» e di stare zitto non ne vuole sapere. Così nel 2010 fece di tutto per diffondere un caso di dominio pubblico, ossia la nomina “irrituale” di un dirigente del settore Istruzione, Sport e Politiche giovanili, annunciata sulla stampa prima dell’uscita del bando pubblico.
Nel 2011, con la lista Insieme per Pavia, denunciò la lottizzazione di Punta Est, un complesso residenziale che avrebbe dovuto alloggiare studenti e professori dell’Università cittadina e che invece veniva venduto sul libero mercato, come appurò fingendosi un compratore, insieme con una collega. Quella di Punta Est è un’altra vicenda che ha portato, solo pochi giorni fa, alla conferma in Cassazione delle segnalazioni presentate, oltre alla confisca degli immobili che ora si pensa di adibire ad alloggi popolari.
Tutto questo, però, ha un prezzo e il fatto di essere messo nell’impossibilità di esercitare il proprio lavoro causa a Sabato una «sintomatologia depressivo-ansiosa e psicosomatica di marcata entità» riconosciuta e indennizzata dall’Inail.
Nel 2014 l’elezione a sindaco di Massimo De Paoli (Pd) accende molte speranze e così Sabato si “autodenuncia” scrivendogli: «Da tempo lunghissimo sono costretto alla più assoluta inattività lavorativa… Non potendo allontanarmi dalla sede di non-lavoro, sono costretto a occupare il tempo a volte girovagando su internet, a volte addirittura costringendomi ad addormentarmi per far trascorre il tempo, allontanando da me le sensazioni di angoscia». Nessuna risposta è mai giunta dal sindaco che ancora oggi, contattato dal fattoquotidiano.it, si rifiuta «di rilasciare dichiarazioni sui dipendenti comunali».
L’anno scorso, ricevuto un premio di “non-produzione”, come direbbe lui, ha scelto di restituirlo. Non una grande cifra, 240 euro lordi, ma simbolica: «Di quale produzione stiamo parlando? – sbotta. Eppoi per ricevere il premio bisogna ottenere una valutazione positiva, mentre sulla mia scheda c’è scritto testualmente che “non è stato possibile valutare il dipendente in quanto la qualifica tecnica non permette di svolgere attività in questo settore”».Così Vito Sabato cerca di ironizzare su Facebook, postando commenti sulle serie televisive che è costretto a guardarsi. E, in attesa di cambiamenti, ha dato la sua disponibilità al Coordinamento delle Regioni per essere affiancato ai tecnici che lavorano nelle terre colpite dal sisma, «perché – lamenta – stare senza far niente è angosciante».

“Il Fatto Quotidiano.it”, 16 novembre 2016

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