Adulti in miniatura

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Come celebrare onestamente il 20 novembre,
la Giornata dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

di Mimmo Damiani *

Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. La data ricorda il giorno in cui l’Assemblea delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la Convenzione sui diritti dell’infanzia, promossa dall’UNICEF e oggi ratificata da oltre 190 Paesi del mondo. La giornata vuole quindi celebrare un popolo speciale, dalle origini antichissime. Un popolo profondamente pacifico, sensibile e particolarmente simpatico. Sa parlare tutte le lingue della terra e conosce tutti i mari e paesaggi sotto il sole. Non possiede eserciti, né confini, né bandiere, non vota né alle elezioni né ai referendum, gioca moltissimo (ma mai in Borsa) e se ne frega allegramente dell’andamento del PIL. Ciascuno di noi lo conosce e ne ha avuto un tempo in tasca il passaporto.
I bambini, come la pedagogia ci insegna, non sono affatto degli “adulti in miniatura” . Sono invece persone con una loro originale e specifica visione della realtà e della vita. Il loro punto di vista è assai diverso da quello degli adulti. Il loro sguardo non è il nostro sguardo, né lo sono le cose che li appassionano, li commuovono o li interessano. E poi sono quelli che quando le cose vanno male pagano più degli altri.
Le molte manifestazioni che si terranno anche nella nostra Provincia per “celebrare” il 20 Novembre vedono coinvolte molte scuole, bambini, ragazzi, educatori, associazioni e qualche rappresentante delle istituzioni. Obiettivo dichiarato è riportare al centro dell’attenzione delle politiche delle città, i diritti dei minori e fra questi, il diritto all’esercizio della cittadinanza attiva, nella prospettiva di una rinnovata qualità della vita urbana, ambientale e sociale. Per far crescere la capacità di ascolto nei confronti dei cittadini più piccoli e valorizzare il loro protagonismo nella progettazione della vita nelle nostre comunità. Non si tratta più infatti soltanto di garantire la tutela dei diritti fondamentali dei bambini, di tutti i bambini (italiani o immigrati, siriani o curdi o tibetani) ma di provare davvero a costruire città e società che sappiano far tesoro della capacità di ideazione, fantasia e progettazione dei bambini stessi.
Da circa trent’anni l’Unicef e tantissime altre organizzazioni di volontariato promuovono iniziative e progetti per dar voce al punto di vista dell’infanzia . Chi ha avuto la fortuna di analizzare le proposte ed i progetti dei ragazzini per migliorare la qualità della vita nelle nostre città, ha potuto rendersi conto di quale tesoro di idee innovative, creative, semplici ed a basso costo questi cittadini più piccoli sono in grado di sfornare continuamente. Peccato che dopo il 20 novembre arrivi inesorabile il 21 e si prosegua poi più o meno come prima: i bambini smettono di essere cittadini e “soggetti di diritto” e tornano ad essere scolari, utenti, minori-minorati e soprattutto ottimi consumatori. La vera attenzione ai bambini è coltivata molto più dalle imprese che dalle istituzioni. Come consumatori di merci e protagonisti di spot pubblicitari i bambini sono infatti sempre al top. Del resto – come diceva un canzone – “siamo adulti … e sbagliamo da professionisti”.
Avremmo invece tutti molto da imparare dal mondo dell’infanzia. E non appaia questa come una affermazione romantica o che valga solo per poeti od artisti. Per noi dell’ UNICEF è invece una scelta strategica e politica, che offriamo gli amministratori della cosa pubblica, ai genitori, agli educatori, ai giornalisti. Una città che va bene ai bambini è infatti una città che va bene anche ai vecchi, alle mamme incinta, ai diversamente abili, ai poveri, alle piante, agli animali.
E di fronte alle difficoltà che constatiamo nel governare la complessità della nostra modernità, forse davvero il mondo potrà essere “salvato dai ragazzini”. Sono infatti loro che ci ricordano che non esiste né primo, né terzo mondo ma un solo ed unico pianeta (purtroppo sempre più malato) in cui condividere il comune destino di membri della famiglia umana . Sono loro che ci ricordano che esiste qualcos’altro nella vita oltre alla carriera, ai soldi e a quel produrre-per-consumare e consumare-per-produrre che sembra rimasto l’unico orizzonte delle nostre civiltà.
L’Italia è il Paese delle mille città: ciascuna con la sua anima, storia, architettura, gastronomia. E’ la nostra affascinante identità dalle molteplici radici. Ma queste nostro città stanno diventando sempre più tristemente uguali : traffico, inquinamento, centri commerciali, disagio, insicurezza, isolamento. Occorrerebbe davvero cambiare registro. Signor Sindaco cominciamo? Potremmo rivitalizzare i nostri quartieri e le nostre vite proprio ponendoci con grande serietà in ascolto della voce dei bambini. Far tesoro della loro originale visione delle cose. E’ questa la vera speranza e scommessa a cui ci invita la celebrazione del 20 novembre. Per costruire città sempre più amiche della gente che vi vive. Per una Italia meno depressa, più’ bella e più felice e per un mondo meno ingiusto e più accogliente. A beneficio di ciascuno e di tutti e per garantire il diritto al futuro delle generazioni nuove che verranno e ci chiederanno conto.

* volontario UNICEF

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