Canto in morte di Fidel

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di Aldo Colonna

Fidel Castro è morto, fin qui nulla di eccezionale. I vivi muoiono, è una legge della natura. Si sono subito levati peana, qualcuno ha stappato bottiglie di champagne. Due interventi su tutti mi hanno colpito:quello di Lucia Annunziata e l’altro di Roberto Saviano. Quello dell’Annunziata è un’intervento “colto” anche se, almeno apparentemente, di parte. Ella denuncia che il grosso delle strutture alberghiere e turistiche di Cuba sono raggruppate nel GAESA, un’organizzazione controllata dai papaveri del Partito e dai parenti di Fidel. È vero, triste ma vero. Epperò,vorrei controbattere, Cuba non è soltanto questo e, in morte di un leader, ci si aspetterebbe una disanima più completa.
L’intervento di Saviano invece è improntato ad una furia iconoclasta che esclude l’approfondimento. Ho stima per Saviano e mi dolgo delle condizioni in cui deve vivere ma ho la sensazione tattile che si sia acconciato, negli ultimi tempi, a fare il tuttologo. Ho imparato che, per prendere la parola, bisogna sapere di cosa si parla, scevri da furori ideologici.
La rivoluzione castrista ha significato (non solo per me) la speranza e la disillusione. Non conta in questa sede parlare dell’eccellenza della Sanità e del sistema scolastico, all’avanguardia in tutti i sensi: potremmo essere tacciati di essere di parte e di voler contrabbandare questi successi con la limitazione delle libertà.
La rivoluzione avviene nel ’59 e diventa “comunista” solo due anni dopo con l’episodio della Baia dei Porci. Castro, pochi lo evidenziano, è innamorato degli Stati Uniti e vorrebbe un rapporto paritetico, non da sottomessi, con l’ingombrante vicino. Per tutta risposta gli americani bruciano “El encanto”, un grande magazzino dell’Avana (l’incendio risulterà doloso e verranno rinvenute, tra le macerie, le prove del coinvolgimento americano). 
I castristi sono obbligati, obtorto collo, ad allacciare rapporti con i sovietici.
Durante tutti i miei soggiorni a Cuba, prendendo un taxi insieme ai tecnici sovietici che non parlavano una parola di spagnolo, ho potuto notare come i locali detestassero profondamente gli “invasori”. Ho virgolettato a dimostrare che Cuba si sia trovata di fronte non ad uno ma a due dilemmi.
 La Rivoluzione nasce libertaria NON comunista. E allora, perché non parlare della stagione di Batista? Qualcuno sa che quel dittattore esercitava lo jus primae noctis? Qualcuno sa che l’America organizzava pacchetti all inclusive all’Hotel Capri con tanto di puttana? Qualcuno sa che l’Hotel Capri era il quartier generale di Lucky Luciano?
Qualcuno sa che Guantanamo, data in affitto agli americani nel 1903 da Tomas Estrada Palma, sarebbe dovuta tornare ai cubani nel ’59 e che gli americani si sono guardati bene dal restituirla ai legittimi proprietari?
 Che democrazia è mai questa che pretende di mantenere una base militare in un Paese senza il suo assenso?
Semplice, è la democrazia che consente a un Bush, in Florida, di taroccare il voto per mandare alla Casa Bianca il fratello. 
È la democrazia che favorisce il golpe cileno contro un Presidente regolarmente eletto. Qualcuno sa che la Moneda fu bombardata da caccia americani? E qualcuno sa che il Premio Nobel per la Pace, Kissinger aveva mallevadorato tutto l’impianto golpista? 
Nel “cortile di casa” – ma questo lo sanno pure in prima elementare – gli americani non hanno mai consentito forme di governo che gli fossero in qualche modo ostili o contrari.
Fidel Castro ha abbattuto un sistema dittatoriale odioso (quello di Battista), di carattere medioevale.
Qualcuno asserisce che lui stesso si è tramutato, nel tempo, in un odioso tiranno. E, in parte, ha ragione. Ma qualcuno si è mai domandato se questo processo ha in qualche misura attinenza con l’embargo?
Per andare a vedere il bluff gli americani avrebbero dovuto sedersi intorno ad un tavolo con i cubani e intavolare trattative serie. Ma questo era impossibile perché Castro aveva spodestato i grandi proprietari da sempre allineati con gli yankees.
C’è una cosa che non mi ha fatto mai amare fino in fondo Castro: l’evenienza che egli sia stato coinvolto nell’incidente mortale di Camillo Cienfuegos. Cienfuegos e Che Guevara avevano un carisma che Fidel neanche si sognava.
Un popolo è stato liberato dalla Rivoluzione, un popolo ne è stato oppresso? Sono convinto che la Storia giudicherà Fidel Castro. La rivoluzione castrista è stato un fatto luminoso, la Storia giudicherà se quella stessa rivoluzione si è imbarbarita a tal punto da rendere schiavo il popolo nel momento in cui lo liberava,
Io non ho più miti né dogmi ma sono allergico alla democrazia americana dove tirare al nero è diventato quasi uno sport nazionale.
E spero che, nella normalizzazione che naturalmente avverrà nei prossimi anni, gli Stati Uniti si tengano fuori.
Che non siano i McDonald’s insomma il segno della loro ‘libertà’. E spero anche che Putin – che non ho MAI amato – batta un colpo se la democrazia di Trump prevederà ancora pacchetti IT con puttane dodicenni strappate alle famiglie per un piatto di fagioli.

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