Tsunami

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Ricordate il volantino “Vota Mafia?” 

Singolarmente, il mancato sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo arrivò ad imputare a questo foglio (e non a se stesso) la sua mancata riconferma, tale da comprometterne la carriera politica (si era auto-candidato alla guida del Paese; ora fatica a mantenere lo scranno di consigliere comunale d’opposizione). Piovvero piccate querele, sue e dei compagni di merende Pino Neri (il capo della ‘Ndrangheta lombarda, che nel 2009 ne favorì l’elezione), Dante Labate (candidato con Cattaneo, che del Neri fu socio nell’Immobiliare Vittoria), Luigi Greco (ex assessore e capo di gabinetto del sindaco più trombato d’Italia, in rapporti con il mafioso Pino Neri). Ora quel temporale diventa tsunami; ma è onda di ritorno, dopo la richiesta di archiviazione del pm Mario Andrigo (notoriamente esperto in fatti di mafia), ben volentieri accolta dal Gip Luisella Perulli e di seguito riportata.
Insomma, tutto vero: per il magistrato pavese «non può esservi dubbio alcuno che il Giovannetti, nel contesto del predetto volantino, abbia riferito fatti veri»; che, per questa triste verità il Cattaneo il Labate e il Greco non possano in alcun modo ritenersi offesi; e tanto meno si deve lamentare Giuseppe Neri detto Pino «il quale, pur indicato con l’appellativo di “capo della ‘Ndrangheta lombarda”, non può certo dolersi di tale “qualifica” essendo stato colpito sin dal luglio 2010 da ordinanza cautelare per il delitto di cui all’art. 416-bis Cp proprio con riferimento al suo ruolo direttivo rivestito nell’ambito del locale di ‘Ndrangheta di Pavia e provincia».
Ma il veleno sta ahiloro nella coda: per Andrigo il comportamento di Cattaneo, Labate e Greco, pur «non penalmente rilevante» è tale da «gettare ombre e/o dubbi circa la loro limpidezza». E tanti saluti. (G. G.)

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pavia

Richiesta di archiviazione (artt. 408/411 c.p.p.,125 e 126 D.Lv. 271/89). Al Giudice per le Indagini Preliminari, sede. Il Pubblico Ministero, letti gli atti del procedimento indicato in epigrafe;

OSSERVA

I querelanti lamentano lesione alla propria reputazione a seguito della diffusione di un volantino da parte della lista civica “Insieme per Pavia”, della quale i querelati GIOVANNETTI e VELTRI erano esponenti, nel corso della propaganda elettorale per le elezioni comunali di Pavia della primavera del 2014.
Il volantino in questione veniva anche sottoposto a sequestro nell’ambito del procedimento 4404/14 RGNR, iscritto a carico di VELTRI e GIOVANNETTI, scaturito dalla querela del CATTANEO al quale in seguito sono stati riuniti quelli connessi soggettivamente ed oggettivamente originati dalle querele di NERI, GRECO e LABATE; Tra gli atti istruttori assunti meritano menzione gli interrogatori degli indagati VELTRI e GIOVANNETTI, assunti il 18.9.2014 nel procedimento 6316/14 RGNR, originato dalla querela del NERI.
Tali interrogatori risolvono in radice il problema della riferibilità dello scritto oggetto di querela all’indagato GIOVANNETTI, il quale se ne è espressamente assunto — ed anzi ne ha addirittura “rivendicato” — la paternità, mentre il VELTRI, che pure componeva il comitato di sostegno della lista civica, si è dichiarato a conoscenza della esistenza del volantino ma senza aver contribuito alla sua stesura e/o diffusione.
Ciò posto, già con riferimento alla posizione del VELTRI è evidente la carenza di qualsivoglia elemento che consenta di attribuirgli un contributo alla redazione e/o diffusione del volantino, di talché la notizia di reato nei confronti del medesimo è per ciò solo priva di alcun fondamento.
Quanto al GIOVANNETTI, la valutazione della di lui condotta non può prescindere da alcune considerazioni relative al contenuto del volantino e — soprattutto — dal contesto in cui ne è avvenuta la redazione e diffusione. Sotto tale profilo la vicenda si inquadra nell’ambito dei limiti al diritto di critica politica, essendo pacifica non solo l’attività di scrittore, editore e blogger dell’indagato, il quale è da tempo impegnato pubblicamente a Pavia sui temi di interesse della politica e dell’amministrazione locale (si v. in particolare il blog https://sconfinamento.wordpress.com/), ma anche la sua collocazione — all’epoca dei fatti — nel comitato di sostegno alla lista civica “Insieme per Pavia”, che era presente alle consultazioni Comunali de quibus.
Ciò detto, si reputa utile riportare di seguito, brevemente, alcuni arresti giurisprudenziali in materia di esercizio del diritto, di critica politica, al fine di evidenziare quali siano i canoni interpretativi cui ancorare le valutazioni che debbono essere formulate nella presente vicenda.
Si è ritenuto, in particolare (Sez. 5, Sentenza n. 31096 del 04/03/2009 Ud. (dep. 28/07/2009) Rv. 244811) che non costituisca esercizio del diritto di critica politica, con effetto scriminante della condotta ingiuriosa, l’espressione che ecceda il limite della continenza, consistendo non già in un dissenso motivato espresso in termini misurati e necessari, bensì in un attacco personale lesivo della dignità morale ed intellettuale della persona che, anche nel contesto di vivace polemica di un confronto politico, resta penalmente rilevante.
Ancora (Sez. 5, Sentenza n. 7419 del 03/12/2009 Ud. (dep. 24/02/2010 ) Rv. 246096) si è stabilito che la critica politica — che nell’ambito della polemica fra contrapposti schieramenti può anche tradursi in valutazioni e commenti tipicamente “di parte”, cioè non obiettivi — debba pur sempre fondarsi sull’attribuzione di fatti veri, posto che nessuna interpretazione soggettiva, che sia fonte di discredito per la persona che ne sia investita, può ritenersi rapportabile al lecito esercizio del diritto di critica, quando tragga le sue premesse da una prospettazione dei fatti opposta alla verità.
Inoltre (Sez. 5, Sentenza n. 14459 del 02/02/2011 Ud. (dep. 11/04/2011 ) Rv. 249935) l’esercizio del diritto di critica politica può rendere non punibili espressioni anche aspre e giudizi di per sé ingiuriosi, tesi a stigmatizzare comportamenti realmente tenuti da un personaggio pubblico, ma non può scriminare la falsa attribuzione di una condotta scorretta, utilizzata come fondamento per l’esposizione a critica del personaggio stesso.
È stato anche deciso che (Sez. 5, Sentenza n. 27339 de/13/06/2007 Ud. (dep. 12/07/2007) Rv. 237260) sussiste l’esimente dell’esercizio del diritto di critica politica (art. 51 cod. pen.) nel caso in cui — con lettera recapitata al Consiglio comunale — siano rivolte aspre critiche ad un consigliere concernenti fatti risultati veri, relativi al cumulo di molteplici cariche politiche remunerate, all’incompatibilità implicante dimissioni da alcune cariche, alla possibilità di attività professionali in conflitto con lo stesso Comune, stigmatizzandone l’attività in quanto preordinata ad “arraffare” il più possibile per sé, “fregandosene” del resto, considerato che il diritto di critica si concreta nella espressione di un giudizio o di un’opinione che, nella specie, accertata la verità dei fatti e l’applicabilità del diritto di critica politica, non è violato il limite della continenza, tenuto conto della perdita di carica offensiva di alcune espressioni nel contesto politico in cui la critica assume spesso toni aspri e vibrati e del fatto che la critica può assumere forme tanto più incisive e penetranti quanto più elevata è la posizione pubblica del destinatario.
Sulla stessa linea (Sez. 5, Sentenza n. 13565 de/13/03/2008 Ud. (dep. 31/03/2008) Rv. 239829) il reato di diffamazione oggettivamente configurabile nel fatto di definire taluno come “furfante” o “responsabile di furfanterie” può ritenersi scriminato in virtù dell’art. 51 cod. pen. quando detta definizione si collochi in un contesto di polemica politica, significando il ritenuto disvalore di scelte che si assumano compiute in contrasto con l’interesse collettivo. Viceversa (Se. 5, Sentenza n. 3126 del 27/11/2007 Ud. (dep. 21/01/2008) Rv. 238339) non può ritenersi scriminata dall’esercizio del diritto di critica politica l’ingiuria riconoscibile nella qualificazione di “persona compromessa e invischiata” attribuita, nel corso di una seduta della giunta di una comunità montana, da un componente di tale organo al segretario generale, quando l’autore del fatto, richiesto, nel medesimo contesto, di indicare le ragioni del suddetto giudizio (espresso, tra l’altro, nei confronti di soggetto investito di funzioni amministrative, prive di particolari connotazioni di natura politica), abbia rifiutato di farlo.
Venendo quindi al merito, si osserva innanzitutto che il titolo del volantino costituisce espressione dubitativa — fatta palese dal punto interrogativo che segue la frase “VOTA MAFIA ?” — la quale sintetizza il dubbio che l’elettore, esprimendo preferenza per uno dei candidati ivi nominativamente menzionati, possa attribuire il proprio consenso ad uno o più soggetti le cui frequentazioni e/o la cui azione politica pregressa, non siano caratterizzate dalla necessaria trasparenza, ed anzi rechino con sé il rischio di contatti e/o rapporti con ambienti e personaggi coinvolti in inchieste giudiziarie sulla ‘Ndrangheta lombarda.
Il retro del predetto volantino riporta una domanda (Cosa dovrebbe fare la politica?) alla quale viene fornita risposta mediante la citazione integrale di un passaggio del discorso tenuto da Paolo BORSELLINO in un Istituto Scolastico nel 1989, discorso divenuto per certi versi “storico” in quanto il magistrato siciliano, poi ucciso dalla mafia nel 1992, esponeva in modo molto efficace la propria convinzione circa la necessità che la valutazione da compiere in sede penale, sulle condotte di esponenti politici coinvolti in inchieste giudiziarie, fosse tenuta ben distinta dal giudizio etico e morale che ogni cittadino è chiamato ad esprimere sul comportamento dei soggetti che si candidano a ruoli di pubblico amministratore, anche quando tali comportamenti non costituiscono illecito penale. In sostanza BORSELLINO metteva in guardia dal rischio che i partiti politici — e più in generale l’intera opinione pubblica — venissero meno dal compiere quel necessario controllo di moralità ed eticità dei comportamenti dei propri esponenti, nascondendosi dietro lo schermo della sentenza penale, e che quindi, pur in presenza di rapporti, contatti, frequentazioni, tra un politico e persone e/o ambienti contigui se non addirittura intranei alla criminalità mafiosa, non si traessero le necessarie conseguenze sul piano politico per il sol fatto che le indagini penali si fossero concluse nel senso della irrilevanza penale dei fatti.
Fatte queste considerazioni risulta evidente come il volantino “incriminato”, non faccia altro che riportare accanto al nome di ciascuno dei candidati menzionati una breve sintesi di quanto emerso nell’ambito delle indagini condotte dalli AG di Milano nel procedimento denominato “Crimine-Infinito”. Ciò è ampiamente documentato nelle copiose memorie prodotte dal GIOVANNETTI, alle quali sono allegati ampi stralci degli atti e dei provvedimenti del processo di Milano (si v. in particolare la memoria depositata il 21.10.2014 nel proc. 6316/14 e quella depositata il 6.11.2014 nel corso dell’interrogatorio nel procedimento n. 4404/14).
In tale situazione non può esservi dubbio alcuno che il GIOVANNETTI, nel contesto del predetto volantino, abbia riferito fatti veri, in quanto direttamente tratti dal contenuto degli atti — non più coperti da segreto dopo l’esecuzione delle ordinanze cautelati — del processo milanese “Crimine-Infinito”.
Né può esservi dubbio alcuno che le frasi e le espressioni utilizzate dal GIOVANNETTI non possano in alcun modo essere considerato intrinsecamente offensive e/o ingiuriose verso il LABATE, il CATTANEO ed il GRECO. Lo stesso è a dirsi per il NERI, il quale, pur indicato con l’appellativo di “capo della ‘Ndrangheta lombarda”, non può certo dolersi di tale “qualifica” essendo stato colpito sin dal luglio 2010 da ordinanza cautelare per il delitto di cui all’art. 416-bis Cp proprio con riferimento al suo ruolo direttivo rivestito nell’ambito del locale di ‘Ndrangheta di Pavia e provincia (ruolo che ha trovato conferma giudiziale con condanna del NERI sia in primo grado che in appello).
Così ricostruiti i fatti non paiono esservi dubbi circa la aderenza alla realtà dei fatti riportati dal GIOVANNETTI nel volantino oggetto di querela, nonché circa il rispetto dei limiti entro i quali il diritto di critica politica può essere esercitato. Di contro non risultano utilizzate dal GIOVANNETTI espressioni e/o toni che abbiano oggettivamente travalicato i limiti — per come sopra ampiamente ed esemplificativamente descritti — della critica politica, posto che i riferimenti alla ‘Ndrangheta, alla “caciotta” e quant’altro, paiono aderenti a fatti e vicende concrete, riferibili tutte al contenuto degli atti giudiziari ed al ruolo di amministratori pubblici e — più in generale — di soggetti politici impegnati nella consultazione elettorale dei querelanti (escluso solo il NERI).
CATTANEO, GRECO e LABATE, in definitiva, dovevano e devono considerarsi soggetti passivi di quel diffuso controllo di “eticità” e “moralità” auspicato da Paolo BORSELLINO e tradotto in atto dal volantino di GIOVANNETTI, anche e soprattutto con riferimento alle condotte e frequentazioni non penalmente rilevanti ma pur sempre tali da gettare ombre e/o dubbi circa la loro limpidezza.
Per tutte le sue sposte ragioni, va totalmente esclusa la rilevanza penale degli scritti contenuti nel volantino costituendo il medesimo concreto esercizio del diritto di critica politica e pertanto si deve ritenere l’infondatezza della notitia criminis,

il Pubblico Ministero
chiede
che la S.V. voglia disporre l’archiviazione del procedimento e ordinare la conseguente restituzione degli atti al proprio Ufficio, per la conservazione in archivio. Manda alla Segreteria per avviso alla p.o..

Pavia, 15.1.2016
Il Pubblico Ministero (dott. Mario Andrigo, Sost.)

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2 Risposte to “Tsunami”

  1. Giuseppe Says:

    Il tempo è galantuomo.

  2. Anonimo Says:

    Ancora un atto che rende onore alla memoria di Franco Maurici, che ci ha sempre dato ogni assistenza in maniera completamente gratuita perchè partecipe e attore delle battaglie di civiltà che si sono compiute e si compiono a Pavia.
    Vito Sabato

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