A tutto questo, io voto NO

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di Riccardo Catenacci

Non ho finora scritto riflessioni o altro sul referendum, più che altro perché stremato dalla pervasivitá di questa estenuante campagna.
In linea di principio, non voglio intendere questo referendum come un appuntamento eminentemente politico e di breve respiro sul Governo; credo che la riflessione sulla seconda parte, quella “tecnica”, della Costituzione meriti una riflessione più lucida e di ampio respiro.
Vedere però i promotori della riforma, cioè chi attualmente guida il Paese, cercare di “convincere” gli elettori della bontà della riforma della Carta costituzionale attraverso inserzioni sponsorizzate su pagine fb qualunquiste e con allusioni clientelari mi fa venire il voltastomaco.
Questo è il livello a cui siamo arrivati; ricordiamoci allora da dove siamo partiti.
Questa riforma nasce indissolubilmente avvinghiata all’Italicum con il proposito di far fuori il Senato, cioè il ramo del parlamento che più volte (per i meccanismi di elezione su base regionale) ha minato le possibilità di governare per il partito di maggioranza relativa nel paese.
Le altre, avvincenti, parti della riforma sono un confuso accrocchio di elementi populisti (il taglio dei costi), una confusa volontà centralista e qualche, marginale, accattivante richiamo alla rappresentatività popolare. Nulla di ben focalizzato e, a mio avviso, in secondo piano rispetto a un disegno politico tramontato con la fine del patto del Nazareno e la discesa nei sondaggi del Pd dalle vette delle Europee. Lo testimonia senza possibilità di smentita la corsa a promettere modifiche all’ “ottimo” e mai testato Italicum.
Tramontata dunque l’ipotesi di un partito nella nazione, unico polo di governo sul modello Dc, rimane la volontà di potenza e di permanenza al potere di una neo-arrivata ed arrivista classe “dirigente”, ben supportata dai residui della precedente.
Meritavamo di meglio, meritavamo – e sarebbe stato utile – un dibattito serio e critico sull’assetto delle istituzioni. In molti, da una parte e dall’altra, abbiamo provato a farlo. Molti in buonafede, alcuni no.
Questa riforma non è pessima, e ugualmente non è buona. Si è discusso a lungo sul merito di ogni punto di questa vastissima revisione costituzionale. Non è mia intenzione aggiungere a milioni di altri i miei rilievi puntuali.
A due giorni dal voto, tra allarmismi, bufale, minacce, rinnovi contrattuali, marketing virale e un livello infimo del dibattito credo ormai che pensare di stare decidendo – e di dover decidere – sull’Idea di Stato (di funzionamento dello stesso) che ciascuno ha o dovrebbe avere sia un modo di truffarsi da soli, o di essersi lasciati truffare. Stiamo parlando, ora e come sempre, di politica, non di Diritto Costituzionale.
A tutto questo, io voto No.

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