Legittimo godimento bis!

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di Paolo Ferloni

Più di dieci anni sono passati dal 25-26 giugno 2006, quando col referendum si respinse la legge di riforma costituzionale fatta approvare dal Governo Berlusconi nel novembre 2005. Votarono oltre 26 milioni di cittadini, cioè il 52,46%, anche se per un referendum costituzionale non è richiesto un quorum; soltanto in Lombardia e Veneto il Sì raggiunse la maggioranza, ma complessivamente il 61,29% dei votanti rispose No, contro il 38,71% di Sì. Qualcuno l’avrà forse dimenticato…
Più di cinque anni sono passati dal 12-13 giugno 2011, quando il referendum dei quattro quesiti: Sì all’acqua pubblica ed ai servizi pubblici locali con rilevanza economica, no all’energia elettronucleare, no al “legittimo impedimento” per le massime autorità dello Stato fu votato da 27.277.276 di donne e uomini, cioè dal 54,8% degli elettori, che vollero esercitare la propria sovranità di cittadini contro il tradizionale scetticismo di chi andava dubitando che si potesse avere il quorum, cioè superare il limite del 50%.
Chi si riconobbe in quel risultato e nel “legittimo godimento” ironico di Marco Travaglio, assaporato a livello locale e nazionale, si rallegrò per il metodo, cioè per il buon uso dell’istituto stesso del referendum, in cui pochi dei politici di professione e di lungo corso credono. Si osservò che gli elettori rigettarono così l’ideologia berlusconiana dell’uomo solo e privilegiato, dell’eletto che si sente al di sopra di tutti, non criticabile e non perseguibile. Gli dissero: sei uno come noi.
La casta sconfitta ha fatto di tutto per riguadagnare potere in vari modi: cercando di privatizzare dove possibile la gestione pubblica dell’acqua, continuando a mettere assieme governi impresentabili e ad eleggere un Parlamento-zerbino con una legge elettorale truffaldina.
Non fa meraviglia che un simile Parlamento dall’aprile 2014 abbia digerito e approvato – a fatica – una riforma costituzionale motivata superficialmente, scritta male, illeggibile, inutilizzabile. Ha inoltre approvato tutti i regali fatti alla destra da Matteo Renzi, finto capo di centro-sinistra: la serie di leggi pensate e proposte apposta per danneggiare i lavoratori, i giovani, la scuola pubblica, i beni comuni, la natura, e favorire spese militari, dirigenze bancarie, condoni, evasori fiscali, sprechi, esportazioni illecite, grandi opere inutili con pretesti di semplificazione amministrativa e di disciplina europea.
Solo sette mesi sono passati dal 17 aprile scorso, quando il 31,2% degli elettori andò a votare al referendum contro le trivellazioni: quorum non raggiunto, referendum definito fallito da Renzi e da giornali e televisioni al seguito. Definito così da lorsignori perché nessuno poteva sapere quanto fosse serio e quanto era costato il lavoro scientifico, tecnico e politico sotteso a quel risultato. Un grave dubbio sull’intelligenza politica del capo del Governo apparve evidente quando il 18 aprile egli dichiarò di aver vinto: non teneva in nessun conto i 13.334.764 voti contrari alle trivellazioni, li censurava, non immaginava di ritrovarseli tutti trasformati in No al referendum costituzionale.
Pochi minuti, una mezz’ora, erano passati dalla chiusura dei seggi il 4 dicembre scorso, quando dalle prime Sezioni scrutinate – oltre che dai sondaggi convergenti – fu ben chiaro che il popolo sovrano in larga maggioranza non ha visto ragioni valide per votare Sì al quesito referendario, sia pure ben presentato ed agghindato, ed ha sommato alle cause di rifiuto della politica energetica e ambientale del Governo, già espresse nel voto del 17 aprile, il rigetto di tutte le finzioni e manovre arroganti e autoritarie del Governo Renzi: vere o presunte, palesi o segrete. Spiace per tutti coloro che nel Pd si sono turati il naso per disciplina di partito; per chi ha dimenticato la sconfitta del referendum berlusconiano del 2006; per chi ha scambiato centro-sinistra per centro-destra; per chi ha creduto in un cambiamento della politica nazionale senza accorgersi né capire che era il solito teatrino manovrato da burattinai nascosti altrove. Quanti gli illusi? Non pochi: 13.432.208 Sì contro i 19.419.507 che hanno visto e smascherato la presa in giro.
Due articoli de “il manifesto” del 7 dicembre spiegano bene la situazione: Le cause sociali del No a Renzi, di Roberto Ciccarelli, che analizza alcuni punti significativi del Rapporto ISTAT 2015 in relazione con il voto negativo della gente, in particolare dei giovani e del Sud; e Il ceffone del popolo sovrano, di Massimo Villone, «ancora capace di un grande ceffone collettivo, cui fa da contorno quello della Borsa che sale e dello spread che scende».
E “il Fatto Quotidiano” del 6 dicembre ha giustamente intitolato la prima pagina La Costituzione batte Renzi 59 a 41, per sottolineare che un capo del Governo deve servire e attuare la Costituzione, non stravolgerla per scopi di parte.
Dunque è un legittimo godimento, quello popolare, proprio come nel 2011. Felicemente superata la parziale delusione del mancato quorum per il referendum contro le trivellazioni, e ribaditi con allegria i No del 2006, quando non era ancora arrivata la crisi a mordere le economie dei Paesi europei ora in affanno nella globalizzazione.
Da parte nostra, prepariamoci a seppellire sotto una grande risata o uno sgangherato sghignazzo chi fra qualche anno vorrà proporre altre sconsiderate o squilibrate riforme costituzionali.
Nel frattempo, diamoci da fare: cerchiamo di far funzionare bene la Costituzione così com’è, CNEL compreso. Senza sprechi né danni alle istituzioni e all’erario, se possibile.
E in conclusione ripetiamo: legittimo godimento bis!

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