Eroina di Stato

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di Giovanni Giovannetti

I nomi dei morti per overdose in Italia tra il 1974 e il 1985 sono da scrivere accanto a quelli delle vittime della stagione stragista, ben scolpiti sulla tragica lapide delle morti di Stato.

Deponendo il 7 gennaio 2010 al processo bresciano per la bomba in piazza della Loggia, l’ex squadrista nero e sindacalista Cisnal Roberto Cavallaro riferirà di aver presenziato a una riunione ad alto livello tenuta nell’autunno 1972 sulle montagne dei Vosgi in Francia; in quella sede venne illustrata l’operazione Blue Moon e le relative modalità di introduzione, anche in Italia, di eroina e allucinogeni per marginalizzare i movimenti della nuova sinistra.

L’operazione Blue Moon

Tutto questo Cavallaro lo ripeterà in tv a Gianni Minoli, aggiungendo che a quella riunione «erano presenti più soggetti, sia dell’Europa occidentale sia, con nostra grande sorpresa, persone appartenenti all’area opposta del Patto di Varsavia», chiamati a confrontarsi su come annientare gli avversari e qualunque forma di dissidenza.
“Annientare”? «I servizi di sicurezza» precisa Cavallaro «non sono fondati su princìpi di cavalleria, ma sull’idea che il nemico va comunque eliminato». E se in Unione sovietica e in Cina fucilano i dissidenti o li deportano nei gulag e nei campi di rieducazione, in occidente, ammette Cavallaro, li annichiliscono, favorendo lo “sballo” (bella idea di democrazia).
Il programma Blue Moon – pianificato dal capo dell’Fbi Edgar Hoover di concerto con la Cia – viene messo a punto negli Stati uniti nell’intento di sedare la nuova sinistra americana, trasformando così l’opposizione in devianza. Lsd ed eroina sono quindi usate come antidoto all’impegno politico di chi, dal 1967, manifesta contro la guerra in Vietnam (e ai combattenti americani in Vietnam si somministrano anfetamine e altri additivi chimici). Da alcuni documenti governativi “declassificati” dall’amministrazione Crinton nel 1994, apprendiamo poi che sui “Chicago riots” (gli scontri dell’agosto 1968 a margine della Convenzione del Partito democratico, contro la continuazione della guerra in Vietnam) un sesto degli hippy partecipanti ai disordini «apparteneva ad agenzie federali e a organismi di intelligence»: una percentuale altissima di provocatori ed infiltrati lì a spingere questi giovani sulla strada dello scontro fisico e della violenza.

L’agente Stark

Ma, lo si è detto, Blue Moon non ha solo finalità interne agli Stati uniti. Nel febbraio 1975 all’hotel Baglioni di Bologna la polizia arresta uno strano personaggio che ha con sé tanti milioni in valuta estera e notevoli quantità di Lsd. Questo narcotrafficante e produttore in proprio di acido lisergico è Ronald Stark, un agente che la Cia ha infiltrato negli ambienti della sinistra italiana. Apparirà chiaro ai giudici che Stark è uno dei principali fautori europei di Blue Moon. Dopo quattro anni di carcere, l’11 aprile 1979 Ronald Stark è messo in libertà provvisoria, con l’ordine – disatteso – di non lasciare l’Italia. Si ritiene che sia morto a San Francisco in California l’8 maggio 1984.
Quali sono le conseguenze di questa criminale guerra sottotraccia ai ragazzi della nuova sinistra? Nel 1970 in Italia non ci sono tossicodipendenti; nel 1985 se ne contano più di 300mila. Tra il 1974 e il 1975 l’offerta illegale di eroina a buon mercato improvvisamente soppianta quella delle droghe leggere, che sono tolte per qualche tempo di circolazione e criminalizzate artatamente da stampa e istituzioni. Negli anni a seguire avremo dipendenze, morte, annichilimento. Si aggiunga il salto di qualità della malavita tradizionale e, dal 1978, l’ascesa della criminalità mafiosa legata al narcotraffico (con un fatturato di 3000 miliardi di lire annui).
La prima vittima per overdose è a Udine, nel 1974. Un rapporto sull’andamento della diffusione del consumo di droga in Italia, pubblicato nel 1992 dal “British Journal of Addiction”, indica un notevole aumento nel numero di decessi per droga (principalmente da overdose) e nei casi di Hiv/Aids di persone che nel corso degli anni Ottanta si iniettavano eroina per via endovenosa. Gli autori del report stimano che nel 1977 ci siano stati 28.000 consumatori di oppiacei; nel 1982, questo cifra era salita a 92.000. Per sottolineare ulteriormente questo aumento imponente, gli autori hanno scoperto durante il loro periodo di studio (1985-1989), che il numero di soggetti che si recavano presso i centri di recupero per dipendenze dalle droghe è aumentato da 13.905 a 61.689, un aumento in gran parte dovuto dalla crescita nel consumo di eroina in Italia, non più un semplice Paese di transito: secondo il capo della commissione di Cosa Nostra Tommaso Buscetta, «il traffico di stupefacenti in Italia era iniziato solo nel 1978».

Iaio e Fausto

L’eroina è dunque «usata come dispositivo biopolitico che agisce sui corpi per stordirli, paralizzarli, renderli dipendenti e neutralizzarli», ha scritto Gabriele de Marco nella sua tesi di laurea su Andrea Pazienza, il giovane e affermato disegnatore che morirà per overdose nel 1988.
A Milano il variegato mondo della nuova sinistra si cimenta allora in una capillare indagine sullo spaccio in città, confluita in un “libro bianco” a cui contribuiscono più di duecento ragazzi, capaci di raccogliere una gran messe di informazioni “sul campo”.
Il mondo dello spaccio è in allarme. Ne faranno le spese, fra gli altri, i diciottenni Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, due ragazzi del centro sociale Leoncavallo, uccisi “per avvertimento” in via Mancinelli a Milano il 18 marzo 1978 (due giorni dopo il rapimento di Aldo Moro) da un commando fascista arrivato da Roma. Forse i due si erano imbattuti in qualcosa che andava oltre lo spaccio (sul quotidiano “Lotta Continua” del 9 marzo 1979 leggiamo che «Fausto e Jaio avevano casualmente scoperto che lo spaccio di eroina in zona Lambrate era in mano ad una sacra alleanza tra la banda di Francis Turatello e i fascisti direttamente legati a Servello»). E grondano gli indizi sui presunti assassini, da molti indicati nei coetanei Massimo Carminati e Claudio Bracci (“esattori” della banda mafiosa della Magliana) assieme a Mario Corsi della cosiddetta “banda Prati”, un’articolazione dei Nuclei armati rivoluzionari (lo sostengono alcuni “neri” pentiti; lo ipotizzano i magistrati via via chiamati a indagare; lo scrivono Saverio Ferrari e Luigi Mariani nel libro L’assassinio di Fausto e Iaio, Redstar press, 2018).
A proposito di perquisizioni: in una intercettazione telefonica del 23 ottobre 1979 la madre del Corsi racconta a un’amica (il telefono è sotto controllo) che i poliziotti «della Digos di Milano e di Cremona» le hanno perquisito la casa: «…questi uomini… sono stati tanto gentili, mi hanno strappato tutto sul muro… le lettere… tutto mi hanno strappato… mi hanno detto: signora, butti via tutto, l’avvisiamo…», comportandosi da «veri padri di famiglia»: perché il 25 luglio 1979 gli agenti del secondo distretto milanese di Polizia hanno distrutto lettere e altri elementi indiziari se non probatori?
Tinelli e Iannucci erano soliti ripetere al registratore i risultati delle loro ricerche (avevano raccolto anche notizie presso le locali farmacie: come osserva il giornalista di Radio Popolare Umberto Gay, «contando le siringhe vendute si poteva risalire alla quantità di tossicodipendenti presenti in zona, alle loro abitudini, ai grammi di eroina venduta e infine al business degli spacciatori». Nel Dossier Fausto e Iaio a cura dello stesso Gay e di Fabio Poletti (Radio Popolare, 1988) si legge poi che mentre i famigliari di Fausto erano a Trento per la sepoltura, a Milano la vicina di pianerottolo «un tardo pomeriggio sente dei rumori. Sa che nell’appartamento dei Tinelli non c’è nessuno e, incuriosita, si mette a sbirciare dallo spioncino. Nota degli uomini che aprono la porta ed entrano nell’appartamento» muniti di torce. E «quando Danila Tinelli torna a Milano scopre che sono scomparsi da casa i nastri con le registrazioni. Non manca nient’altro.
L’appartamento dei Tinelli è in via Montenevoso 9, proprio di fronte al covo brigatista, scoperto “solo” nel giugno 1978 dagli uomini del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (ma ai piani superiori del condominio abitato dai Tinelli, da mesi, ben prima del rapimento Moro, Carabinieri e Servizi pare avessero una loro postazione di controllo). «La porta di ingresso non risulterà forzata» scrivono Gay e Poletti, sottolineando che «all’epoca a Danila Tinelli non erano ancora stati restituiti gli effetti personali di Fausto, fra cui le chiavi di casa».
Da approfondire è poi il ruolo avuto da taluni guru della controcultura americana ed europea (da Timothy Leary – in buoni rapporti con Ronald Stark – a Carlos Castaneda, l’autore o presunto tale di Gli insegnamenti di don Juan, un libro cult scritto quando Castaneda era un oscuro studente universitario). Si legga allora almeno L’agente del Caos (Einaudi 2018), spy story di Giancarlo De Cataldo con protagonista Jay Dark, un personaggio immaginario del tutto sovrapponibile a Ronald Stark.

Come i morti di piazza Fontana

Il 18 luglio 1975 Pasolini scrive per il “Corriere della Sera” un articolo – La Droga: una vera tragedia italiana – modulato sul rapporto tra droghe e pulsione di morte: leggera o pesante che sia, la droga, scrive, «viene a riempire un vuoto causato appunto dal desiderio di morte». Di come l’eroina e in generale la dipendenza dagli oppiacei si vada radicando in forma di controllo sociale, lo scrittore sembra non avvedersi, avvertendo però che «lo spazio per la droga è enormemente aumentato». E già un mese prima, in una “lettera aperta” a Marco Pannella, Pasolini conclude scrivendo che la distruzione dei valori umanistici e popolari è «il segno dominante del nuovo potere», immaginando infine questi tecnocrati appesi in «un nuovo Piazzale Loreto», per «l’abiezione dei fini e la stupida inconsapevolezza con cui hanno operato».
Ne conveniamo, magari meditando sulle tante morti legate al consumo di eroina e allucinogeni degli anni tra il 1974 e il 1985 (e in quelli a seguire).
Concludendo: i nomi dei morti per overdose in Italia sono da scrivere accanto a quelli delle vittime della stagione stragista, ben scolpiti sulla tragica lapide delle morti di Stato.

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Una Risposta to “Eroina di Stato”

  1. ROBERTO VERNERO Says:

    Dopo aver letto questo post mi è venuta in mente la puntata di Presa diretta di domenica scorsa (la trovate presentata qui:
    http://www.ufficiostampa.rai.it/dl/UfficioStampa/Articoli/PRESADIRETTA-cd549569-f8e0-4ed2-8ede-34666baa0b41.html;
    e riassunta / analizzata qui:
    https://www.agoravox.it/PresaDiretta-la-puntata-di-lunedi,82444.html)
    Mi si è accesa subito la cosiddetta lampadina in testa!
    Ho cercato su un motore di ricerca “smartphone droga del XXI secolo” e mi sono usciti risultati tipo questo:
    https://www.linkiesta.it/it/article/2017/07/27/le-notifiche-degli-smartphone-sono-leroina-del-xxi-secolo/35054/
    o addirittura questo sull’organo di stampa del partito della Meloni (ma dico pure anche di Salvini vista le sovrapposizioni nei loro programmi e bacini elettorali):
    http://www.secoloditalia.it/2018/04/allarme-scienziati-la-dipendenza-smartphone-quella-droga/

    In definitiva non mi stupisco se in questi 50 anni trascorsi dalla prima data citata nel pezzo di Giovannetti (1967), dopo le TV commerciali abbiano elaborato questo nuovo strumento tecnologico “micidiale” ed ancor più subdolo della droga delle origini.
    Non causa la morte fisica ma determina lo stesso quella intellettuale; la prospettiva insomma sembra tanto quella per cui arriveremo alla riprogrammazione delle persone, sostanzialmente situazioni tipo quelle immaginate in Matrix (il film).

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