Il multidealista

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dal nostro inviato a Bananopoli Giovanni Giovannetti

«Bastardo d’un giornalista», sbotta il prenditore edile sfogliando di primo mattino “il Gazzettino banano”. «E dire che l’ho querelato, e l’hanno querelato il sindaco, il vicesindaco e il direttore sanitario… ma lui niente, va avanti. Ora mi sente».
Il prenditore chiama il Rude, un lungo elenco di precedenti penali:
– Rude!
– Uhe, prenditore
– Quel delinquente lì ha scritto ancora delle cose paurose sul mio conto
– Il giornalista?
– Sì, quel bastardo. Appena puoi passa da me perché io desidero fare quella cosa.
Il prenditore edile sta costruendo un villaggio sopra un’area destinata all’edilizia universitaria, salvo porre quelle case in vendita sul libero mercato, reclamizzandole, l’impunito, con enormi manifesti. Insomma, una lottizzazione abusiva bella e buona, portata a buon fine oliando «quello che in Comune apre tutte le porte», ovvero l’assessore al suo bilancio, che è anche vicesindaco di Bananopoli.
Costui è un ex poliziotto tutto d’un prezzo, un esserone onnivoro che tiene crudelmente per le palle il giovane sindaco Pupo. Insomma, lo ricatta e lui succube non può che gratificarlo, delegando l’onnivoro a rappresentarlo nel ben remunerato consiglio d’amministrazione dell’ospedale cittadino (e il figlio del vicesindaco, benedetto dal Pupo, tiene ben salda cadréga nel consiglio della multiservizi comunale).
Ma andiamo più a fondo, aggiungendo particolari alla biografia dell’ex birro, che è leggenda. Lo ricordiamo infatti membro a sua insaputa del cda della Fondazione sammarinense di Ester Barbaglia, la maga di Craxi e Berlusconi, che sulle cime del monte Titano possiede il 21 per cento di una banca dedita al riciclaggio di alto lignaggio mafioso.
Guardia o ladro? Vai a capire… Al tempo in cui era vicequestore, lo si rammenta pur ospite delle patrie galere per certi suoi piccanti favorini confessati ai giudici dal pentito di mafia Angelo Epaminonda detto il Tebano, boss della mala e referente lombardo di Cosa nostra catanese. Insomma, il Tebano gestiva spaccio, night, bordelli e bische dalle parti di Bananopoli, e qualcuno chiudeva un occhio, anzi due.
Ma proseguiamo. Tra i più stretti collaboratori dell’onnivoro svetta alquanto il suo discusso commercialista, tale Tiradritto da Palmi, revisore dei conti della multiservizi municipale e di molte altre società. Per quali meriti acquisiti è agile dirlo: Tiradritto è legato da un patto occulto con il capo della mafia lombarda di cui si è detto, suo collega in Massoneria; sono amici e sodali, e negli anni in cui il mafioso sconta ai domiciliari la sua condanna a nove anni per narcotraffico, tra i due resiste una compartecipazione d’affari di cui dividono i guadagni in nero. E sarà Tiradritto a introdurre l’onnivoro alla corte del capo mafioso, per voti e candidati da presentare alle imminenti elezioni.
Di che stupirsi? Del resto per l’ex birro la coerenza è tutto. Già la sua carriera politica ne rivela i solidi ideali: nasce socialdemocratico, trascorre l’infanzia nel partito socialista, l’adolescenza nel partito liberale, la maturità in forza italia, l’età di mezzo nella margherita, la vecchiaia attiva nel partito democratico e, dopo una parentesi civica, forse non morirà udc e tanto meno tornerà in galera, per raggiunti limiti d’età.
Che questo multidealista fosse a libro paga del prenditore edile, a non pochi pareva acclarato (gli esempi si sprecano) ben prima che lo blindassero per corruzione. Aggiungeremo che l’onnivoro si dipingeva anche editore. E nel versare fior di quattrini all’effimera casa editrice del multidealista, il prenditore amava definirlo «il mio dipendente».
Chiusa la telefonata con il Rude, quest’ultimo chiama allora quell’altro suo dipendente:
– Ciao vicesindaco.
– Ciao prenditore.
– Hai visto sul giornale cosa scrive quel rompicoglioni? Quello lì l’ho querelato, l’ho minacciato eh? e lui continua tranquillamente!
– Vedi prenditore, questo infame non ha nessuna paura di dire minchiate…
– Gliela faremo venire noi la paura.
Indecisi se saccagnare o che altro il giornalista, una notte senza luna qualcuno darà fuoco alla sua casa. La mattina dopo l’incendio, il primo a manifestare solidarietà è il vicesindaco.

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