Lettera sentimentale all’Anpi di Pavia

by

di Giovanni Giovannetti

Carissimi, scusatemi, ma la decisione dell’Anpi pavese di non presenziare alle celebrazioni del 4 novembre mi vede ampiamente in disaccordo politico e umano. La faccio breve. Al di là di ogni giudizio sulla guerra (e il mio è negativo, nel 1915 sarei stato con Maria Giudice e Umberto Terracini a fermare i treni diretti al fronte) una volta che si combatte io sto con i contadini e i proletari combattenti, e cent’anni dopo in piazza ci vado quanto meno per questi ragazzi, nel ricordo dei vivi e dei troppi morti, i cui nomi sono incisi sopra migliaia di lapidi, come quella di piazza Italia, lato Università. Domenica 4 novembre in una qualche piazza io ci sarò, non foss’altro per ricordare un famèi diciannovenne che ho fatto appena in tempo a conoscere: quel ragazzino era mio nonno, quarto reggimento alpini val d’Orco, mungitore e “ragazzo del 99”. In fin dei conti il nonno cent’anni fa ha vinto una guerra.

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Una Risposta to “Lettera sentimentale all’Anpi di Pavia”

  1. ROBERTO VERNERO Says:

    Seppur in ritardo di qualche giorno rispetto alla data del 4 Novembre, mi sento di contribuire a questa riflessione proponendo quel che avevo scritto a mia volta scritto al presidente della Sez. ANPI di S. Martino / Travacò Siccomario su questo tema.
    Il presidente, nonché membro della Segreteria provinciale ANPI, a fine Ottobre aveva redatto un volantino in cui, autorizzato dall’autore, riportava l’estratto di una conferenza del Prof. Giulio Guderzo, storico emerito dell’ateneo pavese, fornendo anche gli estremi del testo integrale (“Quaderni di scienza politica”, a. XXII, n.1, aprile 2015, pp. 121-132;in rete all’indirizzo http://anpiprovincialepavia.blogspot.com/2018/10/verso-laltra-guerra-celebrare-ancora-il_5.html#more).
    Di seguito la mia risposta spedita via mail 29/10 al presidente:
    “Ciao Mario,
    ho letto il documento del Prof. Guderzo trovandolo senz’altro condivisibile nelle argomentazioni che ha portato. Per quanto ampia la sua mi pare comunque una visione “di parte” e fatta col “senno di poi”. Lo rivelano alcune sue stesse parole riguardanti il fatto che per tanti italiani (suo padre compreso) fu comunque una guerra di popolo e di ideali, l’epilogo delle guerre risorgimentali per capirci. Penso lo dimostri anche il fatto che tanti ragazzi del sud furono per così dire “restii” ad indossare la divisa sabauda per proseguire una guerra dove solo alcuni decenni prima la loro Patria, il Regno delle due Sicilie, era stato sconfitto e cancellato dalla Storia. Non fu così invece per i sardi, alcuni cui Reparti (la Brigata Sassari per esempio) si coprirono di gloria in tante battaglie sul fronte carsico. Detto questo ed ammessi pure le ambiguità, i macchinamenti dei poteri forti ed i loro secondi fini, a parer mio non è giusto negare l’onore ed il merito anche SOLO di quella vittoria militare conseguita da un esercito di popolo in una guerra di popoli. Perché quella fu appunto una Guerra Mondiale e le disumane battaglie di trincea, a colpi di baionetta o peggio ancora di armi chimiche le ritrovammo anche sui confini europei occidentali dove francesi ed inglesi combatterono contro i prussiani. Non ritenendo giusto applicare in retrospettiva l’ideale della ns. Costituzione per cui si ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, resta dunque secondo me la domanda a cui il ragionamento di Guderzo non risponde: “per chi e per cosa combatterono quei militi sui vari fronti europei?”. Io rispondo “comunque per degli ideali” che furono traditi già nel corso della guerra e ancor di più una volta finita da chi poté non mandare i propri figli a combatterla oppure gli mise addosso delle divise che li tennero comunque a riparo dagli orrori più grandi. Sbaglio se dico che sono gli appartenenti a quegli stessi ceti che poi trasformarono il patriottismo in nazionalismo esasperato e razzista? Insomma io il nazionalismo lo condanno senza se e senza ma! Il patriottismo in senso risorgimentale ed ottocentesco, quello di Mazzini e Garibaldi sinceramente no; anche perché sarò un sentimentale ma mi pare di ritrovarlo come spirito che animo la Resistenza!
    Essendo molto interessato a leggere anche la risposta del Comandante della locale stazione dei CC a cui hai pure scritto, ti chiedo cortesemente di chiedergli se è d’accordo a girarla anche a me.
    Grazie 😊
    Roberto”

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