Leonardo da Vinci pavese d’elezione

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Perché difendo la mostra pavese su Leonardo: è costata troppo? Nel 2006 per la tanto reclamizzata prima edizione del Festival dei Saperi (quattro giorni di poche, costosissime conferenze) il Comune spese sette volte tanto. L’hanno vista in pochi? Come parametro valutativo parrebbe alquanto fragile; detto questo, con due mesi a disposizione per allestimento e promozione sfido chiunque a fare meglio. Ha avuto scarsa eco sulla stampa? Diciamo che per colmare la lacuna sarebbe bastato acquistare fior di pagine pubblicitarie sui fogli locali: come i 97mila euro (più o meno la metà del costo di Looking for Monna Lisa, al netto delle infrastrutture) donati nel 2006 al gruppo della “Provincia pavese” per non recare danno al truffaldino Festival. E poi…

di Giovanni Giovannetti

 

Ci sono mostre comprate “a pacchetto”, che richiedono un modesto impegno organizzativo, e altre prodotte allo scopo di radicare conoscenza e destinate a fruttificare più avanti nel tempo. Looking for Monna Lisa appartiene a questa seconda categoria, poiché prende di petto una questione di stringente interesse locale, come la presenza di Leonardo da Vinci a Pavia e quel grandioso lascito in pensieri, parole ed opere che l’italiano più famoso al mondo ha messo a punto nelle sue frequenti visite ad amici, amiche e conoscenti in riva al Ticino.

 

Leonardo “cervello in fuga”

Qualche esempio tra i molti? I magnifici disegni anatomici di Leonardo (oggi alla Biblioteca reale di Windsor) sono vergati a Pavia nella «vernata» 1510-1511, tanto da immaginarlo nottetempo, in odore di eresia, a squartar cadaveri in decomposizione alla fioca luce delle candele in una qualche stanza dello Studium pavese, seguendo le indicazioni del grande anatomista Marc’Antonio Della Torre.
Il disegno dell’Uomo vitruviano, simbolo grafico del nostro tempo (è ovunque, anche sulla moneta italiana da un euro) trova maturazione a Pavia nel 1490, col protrarsi del soggiorno di consulenza sull’erigendo Duomo pavese.
Altro esempio: tutti o quasi tutti i disegni appartenenti al cosiddetto Manoscritto B (è a Parigi, e parrebbe un primo abbozzo di un vinciano trattato di architettura) hanno origine a Pavia.
E dovendo porre mano al “gran cavallo” (un grandioso monumento equestre in onore di Francesco Sforza, padre di Ludovico il Moro) eccolo rimirare l’antico monumento equestre pavese del Regisole («di quel di Pavia si loda più il movimento che nessuna altra cosa. L’imitazione delle cose antiche è più lodevole che le moderne», scrive Leonardo nel Codice atlantico).
Che dire poi della sua avveniristica “città ideale” «vissino a un fiume» e attraversata da canali a convergere nel «Tesino».

 

Gioconda pavese?

E veniamo alla Gioconda, ovvero al tema centrale della mostra pavese. Chi è davvero Monna Lisa? Quell’enigmatico sorriso potrebbe appartenere a Isabella d’Aragona, l’infelice moglie di Gian Galeazzo Sforza, a Pavia dal 1488 al 1497; lo comproverebbero i simboli della casata Sforza ben visibili sull’abito eppure sino ad ora elusi. Leonardo avrebbe dipinto il ritratto ufficiale della duchessa proprio al Castello visconteo, tra colonne solo abbozzate nell’incompiuto quadro al Louvre ma ben visibili, ad esempio, nella Vernon Gioconda (è negli Stati uniti) e nell’Isleworth Mona Lisa (è in Svizzera). Entrambe queste versioni sembrano precedere la Gioconda parigina.
Una Gioconda “pavese”? Ne è convinta la storica tedesca Maike Vogt-Lüerssen che, a riprova, segnala il velo sul capo e l’abito “Sforza” a lutto, di colore verde scuro e maniche in velluto nero decorato in scollatura da una catena di anelli interconnessi, simbologia della casata: «questa non può che essere Isabella d’Aragona» ha ribadito. Il dipinto al Louvre ne sarebbe una versione successiva. Secondo la studiosa pare possibile risalire alla data dell’“originale” poiché dopo la morte della madre Ippolita Maria Sforza il 19 agosto 1488 per nove mesi Isabella portò l’abito nero del “lutto grave” (e di nuovo nel 1494-95, alla morte del marito) e quel vestito in velluto verde e nero nei tre mesi che seguono. Dunque, a parere di Vogt-Lüerssen, «Leonardo dipinge il primo ritratto ufficiale della duchessa tra il 19 maggio e il 19 agosto 1489, ambientandolo al castello di Pavia», dimora di Isabella, sullo sfondo di due colonne.
Solo imprevedibili ostacoli burocratici hanno impedito l’arrivo a Pavia della Isleworth Mona Lisa, pensata come snodo focale di Looking for Monna Lisa. Un vero peccato. Ma ormai il dado è tratto, e la presenza vinciana a Pavia trova finalmente spazio tra gli argomenti di portata internazionale intorno ai quali coltivare la futuribile Città dei sapori e dei saperi.

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