Risorgimento pavese

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1861-2021. Centosessant’anni di unità nazionale. Per l’occasione, torna in libreria Risorgimento pavese, gran bel libro di Mino Milani.

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Il 17 marzo cade il centosessantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. Una data storica, specie per Pavia, poiché mai come durante il Risorgimento nazionale i pavesi hanno saputo osare e combattere. Qualche consonanza si può cogliere forse con i mesi gloriosi della Resistenza al nazifascismo di un secolo dopo, in pianura e sui colli dell’Oltrepò. È l’unica. Tra il Sette e l’Ottocento, Pavia è una città pigra e filoaustriaca, che poco si commuove alle notizie della rivoluzione del 1789; e la cosiddetta rivolta di Pavia contro Napoleone e i giacobini, lontana da ogni intento sociale, in realtà è un moto contadino pilotato dagli ambienti antifrancesi. Poi, negli anni Trenta e Quaranta, gli ideali repubblicani di Giuseppe Mazzini e della «Giovine Italia» si diffondono impetuosi tra i giovani pavesi del tempo. E giunge la «primavera della patria», il 1848. Poco prima delle “cinque giornate” di Milano, a Pavia cade in un agguato il giovane pittore Pasquale Massacra. Il suo sangue non resta invendicato. I fratelli Cairoli, Gaetano Sacchi, Giacomo Griziotti, Angelo Bassini, Giuseppe Pedotti, Antonio Mantovani e Agostino Depretis sono tra i protagonisti dell’irripetibile stagione delle due guerre d’indipendenza e del decennio di resistenza che le separa. Nel 1860, da Pavia partono con Garibaldi per la Sicilia in 250: 63 sono pavesi, insieme con i numerosi bresciani e bergamaschi che studiano presso l’Ateneo cittadino. Alcuni cadono sui campi di battaglia; altri, dopo l’Unità, proseguono la lotta con nuovi mezzi. Nel 1866 lo stradellino Depretis inaugura i governi della sinistra. Gli succede l’unico sopravvissuto dei cinque fratelli Cairoli, Benedetto. Questa gloriosa pagina della nostra storia è mirabilmente narrata da Mino Milani in Risorgimento pavese, un volume riccamente illustrato che, per l’occasione, è di nuovo in libreria.

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