Montanelli

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di Giovanni Giovannetti

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Oggi ricorre il ventesimo anniversario dalla morte di Indro Montanelli, e poco fa il Tg2 lo ha ricordato intervistando i direttori del “Giornale” Augusto Minzolini e del “Corriere della Sera” Luciano Fontana, e cioè le principali testate presso cui ha operato il giornalista di Fucecchio (per la verità, Montanelli ha parecchio scritto anche sul fascista “Borghese”, ma sotto pseudonimo, così da aggirare il rapporto di esclusiva con il “Corriere”).

Se da Minzolini apprendiamo che di quelli come Montanelli si è perso lo stampo (e Travaglio?), Fontana lo ricorda a partire da una fotografia, la stessa che campeggia proprio all’ingresso del suo ufficio. Ebbene, dalle immagini a corredo del servizio scopro che si tratta di una mia foto, questa, in cui lo si vede gesticolare nei corridoi dell’Ateneo pavese la sera in cui gli venne conferita la medaglia Teresiana.

Sono giorni, questi, in cui lavoro a una lunga postfazione de L’uragano Cefis, un introvabile libro sulle imprese del campione di un certo capitalismo italiano (l’unica copia conosciuta era finita in mano a Marcello Dell’Utri, e dunque trovo corretto che presto torni, anzi vada, in libreria). E qui fa capolino lo svettante nanismo del “liberista” Montanelli.

Questo amico di Eugenio Cefis e del capitalismo lombardo vedeva infatti come il fumo negli occhi le politiche stataliste del presidente dell’Eni Enrico Mattei, di cui Cefis era l’alter ego, tanto da attaccarlo duramente e personalmente in cinque articoli sul “Corriere della Sera” usciti tra il 13 e il 17 luglio 1962. Mattei replicherà il 27 dello stesso mese, sempre sul “Corriere”, elencando le «numerose inesattezze e deformazioni della realtà» scritte da Montanelli sul prezzo del metano, sul petrolio sovietico, sugli accordi con Iran ed Egitto, sui punti di attrito con le “Sette sorelle” e sul reale indebitamento dell’Eni (circa la metà di quanto indicato), consigliando infine all’«articolista» di scegliere con più cura le sue «fonti e i suoi eventuali consiglieri».

Insomma, sarà anche stato un grande giornalista, ma di economia ne capiva meno di una capra. In compenso, nessuno meglio di lui ha saputo fare dell’ottimo “lavoro sporco” conto terzi prima e dopo la morte di Mattei, ucciso nei cieli di Bascapè il 27 ottobre 1962.

A distanza di tempo, con la sua pelosa eleganza, Cefis saprà manifestare gratitudine: il “Giornale” di Montanelli nasce infatti nel 1974 grazie a un contributo pubblicitario di 12 miliardi di lire in tre comode rate scuciti dalla Spi (gruppo Montedison, e cioè Cefis).

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