Pasolini e Mattei

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di Giovanni Giovannetti

Alla biasimevole eliminazione da Petrolio dei tre discorsi di Eugenio Cefis (che Pasolini stesso scrive di voler inserire tra la prima e la seconda parte del libro), dall’edizione 1992 dell’incompiuto romanzo i curatori avevano deliberatamente aggiunto e cioè sottratto, eliminato, anche un’altra pagina: quella in cui il protagonista – l’ingegnere petrolchimico Carlo Valletti – affianca Cefis nell’uccisione di Enrico Mattei. Lo rivela Walter Siti, a pochi mesi dall’uscita di una nuova edizione, aggiornata, del tormentato lavoro di Pasolini.

In Petrolio Pasolini vede in Eugenio Cefis un “eroe” diabolico, «come gli eroi di Balzac e Dostoevskij: conoscono cioè la grandezza sia dell’integrazione che del delitto». In esso si fanno anche ampi cenni all’uccisione di Mattei, e Pasolini ne indica il possibile mandante in Troya, ovvero Cefis. Ma è finzione romanzesca.
In quegli anni, quando la narrazione ufficiale sulla caduta dell’aereo di Mattei parla ancora di un incidente provocato dal pilota, Pasolini afferma che il presidente dell’Eni era stato ucciso per far posto «fisicamente» a Cefis e a Fanfani (referente politico di Cefis), come scrive sopra a un diagramma riprodotto alla pagina 117 di Petrolio. Dunque un intrigo per buona parte interno all’Italia e ai suoi blocchi di potere, le cui fila erano forse tenute in mano da Cefis.
Anzi, stando a quanto Pasolini “scrive” in Petrolio, l’ingegner Carlo Valletti aiuta Cefis a uccidere Mattei , ma si tratta di una pagina inopinatamente eliminata dall’edizione Einaudi 1992. E qui Pasolini sembra sovrapporre Carlo Valletti Tetis (la sua scissione diabolica) al veneto Graziano Verzotto, ovvero all’alto funzionario Eni e segretario regionale della Democrazia cristiana che, nell’ottobre 1962, aveva indotto Mattei a tornare in Sicilia (e questa non è finzione romanzesca).
In quegli anni Pasolini ha un buen retiro proprio a Catania, in via Firenze, un defilato rifugio semi-segreto, senza il telefono, lontano dai clamori romani. Al calar della sera per lui inizia una seconda vita tra i marchettari di destra, al più appartenenti alle squadre del servizio d’ordine del Msi. Da questi ambienti può aver saputo qualcosa «di enorme valore pubblico» come, ad esempio, la verità sulla morte di Mattei. Non pare quindi azzardato riconoscere proprio Verzotto nella filigrana delle pagine siracusane dell’incompiuto romanzo, là dove Carlo Valletti donna, e cioè Tetis, è latrice di importanti segreti per una persona. Va dunque a trovarla, ma questa persona, una scrittrice, «non è in casa; però – scrive Pasolini – non è neanche in città; è fuori: in una regione lontana: a Siracusa». Lo dice a Tetis una donna dal forte accento veneto. Tetis parte allora per la Sicilia, raggiungendo Siracusa all’alba, ma alla fine non potrà dire le cose importanti a colei che aveva scelto per confidente e «cioè come depositaria di un segreto che non poteva che essere di enorme valore pubblico, una volta rivelato»: un segreto pericoloso, «che potremmo ben dire storico», scrive Pasolini. per l’appunto la morte di Mattei.
A queste pagine fa seguito l’Appunto 3e Seconda parte della prefazione posticipata: le spade vendute: un altro capitolo mai scritto, poiché in Petrolio appare solo il titolo seguìto da una pagina bianca.

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