Il cerchio magico

by

di Giovanni Giovannetti

Questa è la strana storia di un gruppo di potere semi-clandestino, aristocratico, “atlantico”, sconosciuto in Italia e fautore di una “strategia della tensione” in orbita europea.

Andreotti

Lo chiamavano gruppo Cercle, e per meglio chiarire affrontiamolo a partire dal suo motto: «Cercle si prende cura di tutto ciò che, direttamente o indirettamente, può rafforzare il carattere conservatore dell’Europa in divenire: difesa dell’Africa australe, antisovietismo permanente, apertura alla Spagna franchista…». Il gruppo associa politici, diplomatici e uomini di intelligence di alto profilo accomunati da un radicale atlantismo. Si tratta di uno dei più influenti, esclusivi e riservati club politici d’Occidente.
Formatosi negli anni Cinquanta, il Cercle era nato per cementare le relazioni franco-tedesche durante la “guerra fredda”. Ma nel corso degli anni diventò molto di più, sostenendo cause di destra in tutto il mondo e rivelandosi un punto di riferimento riservato per circa settanta politici, uomini d’affari, polemisti e personale dei servizi diplomatici e di sicurezza. Al Cercle si aderiva per invito e a tutti era chiesto di mantenere il segreto.
Anche se formalmente il gruppo “non esiste” – come ebbe a dire Julian Amery, uno dei suoi defilati presidenti – sul Cercle qualcosa ha rivelato il presidente della Chase Manhattan Bank David Rockefeller: nelle sue Memorie (2002) Rockefeller ha tracciato il profilo di «un ente relativamente oscuro ma potenzialmente controverso noto come il “gruppo Pesenti”. Ne ho sentito parlare per la prima volta nell’ottobre del 1967 quando a Parigi» il finanziere ultra cattolico e presidente di Italcementi «Carlo Pesenti mi ha invitato a unirmi a loro per discutere le tendenze contemporanee nella politica europea e mondiale. Era un gruppo esclusivo, così mi ha detto, per lo più composto da europei. E poiché Pesenti era un importante cliente Chase ho accettato il suo invito». Tra i “padri fondatori” del Cercle, Rockefeller cita gli “europeisti” Jean Monnet, Robert Schuman e Konrad Adenauer, raggiunti in seguito da personalità come l’ex primo ministro francese Antoine Pinay (un passato come membro del governo collaborazionista di Vichy e fondatore, nel 1954, del gruppo Bilderberg: insomma, una figura apicale della destra nazionalista francese), il capo dell’Unione cristiano-sociale in Baviera Franz-Josef Strauss e Giulio Andreotti: «Le discussioni si svolgevano in francese e di norma ero l’unico americano presente, anche se in alcune occasioni, quando il gruppo si riuniva a Washington, Henry Kissinger – all’epoca consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Nixon – si univa a noi per la cena».
I membri del Cercle o “gruppo Pesenti”, elitario e aristocratico, erano in gran parte filo-europeisti (ma è l’Europa dei tecnocrati e dei gruppi di élite, non quella dei popoli) e soprattutto anticomunisti: tra i più animosi, Rockefeller segnala l’arciduca austriaco Otto von Habsburg, estremista di destra e membro del movimento ultra cattolico dell’Opus Dei, un nostalgico dell’impero austro-ungarico. C’era poi monsignor Alberto Giovannetti del Vaticano, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu e figura di rilievo dell’Opus Dei. Affiancava il monsignore padre Yves-Marc Dubois, domenicano, altro membro dell’Opus Dei, patriota dei valori occidentali e prezzolato agente “d’onore” dello Sdece, il controspionaggio francese. Infine Jean-Paul Léon Violet, un tempo affiliato al Comité Secret pour l’Action Revolutionnaire (Csar, un segretissimo gruppo fascista che, novella Massoneria, aveva i propri riti di iniziazione), tutti «preoccupati dalla minaccia sovietica e dall’inesorabile ascesa al potere dei partiti comunisti di Francia e Italia», scrive Rockefeller. L’avvocato parigino Violet era pure lui un ben remunerato agente dello Sdece (e della rete d’intelligence Gehlen) particolarmente versato in politica estera nonché, manco a dirlo, un membro dell’Opus Dei.

Lo spione nazista e il terrorista nero

Come si è visto, un altro frequentatore del Cercle era l’onnipresente Giulio Andreotti; lui lo chiamava “gruppo Pinay” – dal nome di chi lo aveva coinvolto – e in barba al segreto vi fa più volte riferimento nei Diari, ma senza dire che proprio in quegli anni il Cercle ha favorito l’Apartheid in Sud Africa; ha sostenuto il governo illegale, razzista e schiavista, della Rhodesia; ha sostenuto le dittature di Spagna e Portogallo; ha intrattenuto rapporti con gli ambienti del terrorismo nero; ha compiuto operazioni finanziarie sotto copertura per fini politici. Non bastasse, avvalendosi di un suo personale servizio di intelligence, il “61”, il Cercle ha promosso campagne internazionali volte a screditare chiunque fosse percepito come minaccia: e minacciosi ai loro occhi parevano l’inglese Harold Wilson, il tedesco Willy Brandt, l’americano Jimmy Carter e il francese François Mitterrand, vale a dire chiunque appartenesse all’area democratica e “progressista”, socialista, laburista o democratico che fosse.
Intorno al gruppo Cercle (o “Pesenti”, o “Pinay”) orbitavano infatti alcuni tra i maggiori esponenti dell’intelligence e della destra eversiva europea: erano figure come Reinhard Gehlen, l’ex capo dei Servizi segreti nella Germania nazista a cui, nel dopoguerra, gli americani hanno affidato il compito di promuovere una rete di spionaggio antisovietica. Un altro componente del Cercle, dal 1978, era Jacques Soustelle, ex ministro francese delle Colonie, uno dei fondatori dell’Oas assieme all’altrettanto colonialista e oltranzista di destra Yves Guérin-Sérac, anche lui vicino al Cercle e in particolare a Florimond Damman (stretto collaboratore degli Hausburg o Asburgo che dir si voglia e responsabile del gruppo in Belgio), come dimostra una lettera a Damman, scritta dall’ex parà francese nel marzo 1969 (anno domini della strategia della tensione in Italia), in cui si fa riferimento a una rete segreta anticomunista chiamata Crec (Crepa), mai del tutto realizzata, che avrebbe dovuto collegare la destra tradizionale, anticomunista ma non anti parlamentare, e l’estrema destra rivoluzionaria rappresentata da Aginter Presse, di cui Guérin-Sérac era il responsabile militare.

Gli amici degli amici

A favorire le relazioni sociali del gruppo provvedevano istituti di ricerca come l’Académie Européenne de Sciences Politiques (Aesp) dello stesso Damman – una articolazione del Cercle – o come il Centre Européen de Documentation et d’Information (Cedi, in orbita Opus Dei) dell’arciduca Otto von Habsburg. Trova spazio anche il Mouvement d’Action pour l’Union Européenne (Maue), che faceva capo all’Unione Paneuropea del conte Richard Coudenhove-Kalergi.
Nei pressi di questo mondo a parte orbitavano anche altri italiani: con Andreotti e Pesenti erano entrati nell’Aesp l’ex piduista Giancarlo Elia Valori (un membro permanente), l’ex ministro “atlantico” Ivan Matteo Lombardo (nel 1965 è stato tra i relatori al convegno dell’istituto Pollio, che gettò le basi della strategia della tensione) e il leader liberale Giovanni Malagodi, uno dei fondatori di Bilderberg.
Tra gli affiliati del Cercle non mancavano poi gli studiosi di rango, e tra questi ricorre frequentemente l’inglese – nato in Australia ma di passaporto americano – Brian Crozier, un giornalista dell”Economist” cresciuto nel culto del dittatore spagnolo Francisco Franco nonché consulente del Foreign Office britannico, della Cia e di molti altri Servizi di intelligence. Crozier – ribattezzato il “guerriero freddo” – è stato anche il fondatore dell’Institute for the Study of Conflict (Isc) con sede a Londra, finanziato dalla Cia e da Pesenti.
A ribadire l’orizzonte quanto meno europeo della strategia della tensione, l’Isc lavorava di concerto con il romano Istituto di Studi strategici e per la difesa (Issed) di Duilio Fanali, l’ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare italiana coinvolto nelle peggio trame eversive nazionali, dal golpe Borghese dell’8 dicembre 1970 alla Rosa dei venti.
Bilderberg, Trilateral, Cercle, Ur-Lodges… chi la tira a destra e chi a sinistra, ma è qui il governo reale del mondo, informale e sovranazionale, quel luogo dove gli Andreotti, i Rockefeller, i Pesenti e i Gehlen ovvero la politica, la finanza, l’impresa e i Servizi si sono meticciati e hanno esercitato il potere sopra le nostre teste, con un occhio rivolto al loro personale tornaconto.

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