Petrolio

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di Giovanni Giovannetti

pasolini  

Il 3 marzo 2022 arriva finalmente in libreria per Garzanti una nuova versione del pasoliniano Petrolio, a cura di Maria Careri e di Walter Siti. Questa edizione propone alcune significative novità; in particolare, torna al suo posto una pagina deliberatamente eliminata dall’edizione Einaudi del 1992, eppure fondamentale «non solo per l’affermazione netta sulla responsabilità di Cefis nell’omicidio di Mattei», come scrive Siti il 26 febbraio 2022 su “Tuttolibri”, «ma anche perché vi si chiarisce quali discorsi di Cefis (due e non tre) Pasolini volesse inserire nel testo».
Espunta la pagina su Cefis, dall’edizione 1992 di Petrolio spariscono anche i discorsi ad essa collegati: che restassero a prender polvere tra le carte di Pasolini al fiorentino Gabinetto Vieusseux, anche se lo scrittore avrebbe voluto inserirli tra la prima e la seconda parte di questa sua magmatica opera incompiuta.
Cosa alimenta questi postumi timori? Nel 1992, l’anno in cui viene pubblicato Petrolio, Pasolini era morto da diciassette anni e Cefis è “esule” a Zurigo. E quando nel 2005 esce l’edizione negli Oscar Mondadori, Cefis era ormai passato a miglior vita; ma da queste parti il fantasma dell’omone di Cividale incute ancora paura, e la paura è un sentimento durevole e pervasivo. Vietato quindi anche solo accennare, anche semplicemente in nota al libro, all’indagine di Vincenzo Calia, da poco conclusa, sulla tragica fine di Mattei (un divieto, si mormora, imposto dagli eredi di Pasolini). E dire che questo magistrato-filologo era stato il primo a segnalare, nel 2003, i ricalchi da Questo è Cefis (il “misterioso” libro di un fantomatico Giorgio Steimetz) rintracciabili nell’incompiuto Petrolio.
A quanto sembra, amici e parenti di Pasolini ritenevano Petrolio un libro molto pericoloso, e Pasolini in pericolo di vita. Parrebbe confermarlo il regista e scrittore David Grieco, ricordando un pranzo con Pasolini da Laura Betti: «Sta scrivendo un libro su Cefis», disse la Betti a Grieco, «diglielo tu che sei giornalista, che hai un rapporto con lui, digli di smettere, questi lo ammazzano. Lui non ha capito a cosa sta mettendo mano».
Anche Siti, da buon ultimo, nel sopra citato articolo per “Tuttolibri” sostiene che l’assassinio di Pasolini all’idroscalo di Ostia in quel 2 novembre 1975 «sia connesso alle paure scatenate nel Palazzo dall’idea che Pasolini stesse scrivendo “un libro su Cefis”», accusandolo della morte di Mattei. Poi aggiunge: «Un piccolo contributo credo di averlo portato nella mia postfazione» a questa ultima edizione di Petrolio «interpretando nell’unico modo che mi sembra plausibile il misterioso viaggio di Carlo a Siracusa [Carlo Valletti, lo “scisso” ingegnere petrolchimico protagonista dell’incompiuto romanzo], dove segretario provinciale della Dc era quel Graziano Verzotto che fu l’ultimo a salutare Mattei sulla scaletta dell’aereo fatale, e che diede a Mauro De Mauro le informazioni che ne provocarono il rapimento».
Sul viaggio di Carlo a Siracusa ero per altre vie approdato alle stesse conclusioni: come scrivo a pagina 429 del mio Malastoria (Effigie, 2020), «Non pare azzardato riconoscere proprio Verzotto nella filigrana delle pagine siracusane dell’incompiuto romanzo, là dove Carlo Valletti donna, e cioè Tetis, è latrice di importanti segreti per una persona. Va dunque a trovarla [a Roma], ma questa persona, una scrittrice, “non è in casa; però – scrive Pasolini – non è neanche in città; è fuori: in una regione lontana: a Siracusa”. Lo dice a Tetis una donna dal forte accento veneto. Tetis parte allora per la Sicilia, raggiungendo Siracusa all’alba, ma alla fine non potrà dire le cose importanti a colei che aveva scelto per confidente e “cioè come depositaria di un segreto che non poteva che essere di enorme valore pubblico, una volta rivelato”: un segreto pericoloso, “che potremmo ben dire storico”», vale a dire la morte di Mattei.

Nudo come un bimbo appena nato

In quelle stesse pagine siciliane Pasolini descrive poi «una vecchia fontana alessandrina o romana, con in mezzo dei papiri, e intorno ragazzi mezzi nudi». Tetis vede finalmente arrivare la persona che sta aspettando: è uno scrittore che abita a Roma «in un bianco quartiere ai margini della città, cominciato a costruire ai tempi del fascismo», l’Eur, «accanto a una enorme chiesa – una specie di falso San Pietro tutto bianco» (la basilica dei Santi Pietro e Paolo è a cento passi da via Eufrate 9, l’ultima residenza terrena di Pasolini). Lo scrittore vive assieme a «una donna anziana con l’aria da bambina» che parla con un forte accento veneto (come Susanna, la madre di Pasolini). Questo scrittore, e cioè Pasolini, è anche una donna senza età, dagli occhi azzurri «come quelli di certi gatti, e obliqui, ora pacifici – fin troppo – ora fiammeggianti ma instabilmente, di una aggressività nevrotica e intellettuale. La loro luce illuminava tutta la testa eretta, che assomigliava un po’ a quella di certi ragazzi siciliani fotografati al principio del secolo da raffinati turisti tedeschi».
L’allusione alle fotografie del tedesco Wilhelm von Gloeden è qui palese; Pasolini pensava di riproporre in Petrolio una o più d’una di queste foto? Forse lo scrittore già coltiva l’idea di inserire nel romanzo fotografie, “alla von Gloeden”, di sé stesso nudo, proprio come appare nelle fotografie scattate nell’ottobre 1975 alla Torre di Chia – una casa-rifugio di Pasolini nel Viterbese – dal compianto Dino Pedriali, fotografie che purtroppo non vedremo nell’edizione 2022 di Petrolio.
Quanto alla «donna senza età» di cui si è detto, lei era in compagnia di una persona dalla voce «acuta e stonata, e diceva, in modo elementare, le cose raffinate che dicono gli intellettuali». Allusione a Moravia? E questa donna dagli occhi azzurri cercata da Tetis, così «padrona del proprio pensare», sembra il ritratto di Dacia Maraini. Ma forse Pasolini si è divertito a sommare le sembianze di Dacia, compagna di Moravia, con il temperamento «passionale viscerale e tempestoso» di Elsa Morante, la moglie da cui Moravia si era nel frattempo separato. Del resto, e proprio in Petrolio, lo scrittore scrive di voler creare personaggi «come sintesi di un’infinità di personaggi».

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