Cefis, Steimetz e De Masi

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di Paolo Ferloni

Condivido questa bella recensione di Paolo Ferloni a L’uragano Cefis: «Steimetz, De Masi e infine lo stesso Giovannetti – scrive Ferloni – non si sono del tutto accorti che con la loro narrazione hanno dato un contributo molto serio alla storia della chimica in Italia e più in generale alla storia industriale del secolo XX».

Pubblicare o non pubblicare, informare o censurare l’informazione? Trasparenza o censura? La conoscenza, se libera, può contribuire davvero in tempi di pace a far evolvere una società in senso positivo, come qualcuno di noi ingenuamente crede? O invece, se si nascondono le informazioni e le si limitano con forme di censura, si lascerebbe il campo ad esiti meno vantaggiosi per la popolazione ma meno discussi, più sereni, forse socialmente migliori? E certo più convenienti per chi, ricco e potente, può corrompere, sa tacere, sa disinformare, può censurare?
Dilemma necessario e premessa obbligata quando si affronta un libro «unico per davvero», come L’uragano Cefis, di Fabrizio De Masi (ovviamente uno pseudonimo!), pp. XXIV + 382, appena pubblicato dalle edizioni Effigie, del quale si sapeva che esisteva un’unica copia originale, stampata nel 1975 ma non uscita nemmeno dalla tipografia né arrivata mai nelle librerie grazie ad una privata ma occhiuta censura preventiva.
Questa opera, esposta nel 2010 con la massima precauzione (non consultabile dal pubblico, esibita sotto vetro) a Milano alla Mostra del libro antico dal proprietario, Marcello dell’Utri, senatore nonché bibliofilo molto noto, poi riprodotta artigianalmente in foto che vennero lasciate distribuire a qualche collezionista privato, presenta una quasi completa e finora censurata narrazione della vita di Eugenio Cefis (21 luglio 1921 – 25 maggio 2004), massone notorio, che fu tra i protagonisti del cosiddetto “miracolo italiano”, presidente dell’ ENI prima e poi della Montedison, tra gli anni ’60 e ’70 del secolo XX, gestore incontrastato delle principali scelte della politica energetica e della chimica italiana.
Proprio nel medesimo anno 2010 le edizioni Effigie avevano già tolto dalla dimenticanza e dalla censura in cui era stato sepolto il primo libro dedicato allo stesso grande personaggio, Questo è Cefis, di Giorgio Steimetz (altro pseudonimo!), già pubblicato in due edizioni nell’aprile e nel luglio 1972, arrivato nelle librerie ma subito sparito perché quasi tutte le copie esistenti vennero acquistate per evitarne la circolazione tra il pubblico.
Meritoria dunque nel 2010 la pubblicazione del libro di Steimetz, premiata da un relativo successo. Ancor più meritoria e preziosa questa nel 2022 del libro di De Masi, cinquant’anni dopo quella originale di Steimetz, perché permette di ripercorrere più di un secolo di storia italiana dal punto di vista privato e non ufficiale di un cronista provvisto di solida conoscenza degli avvenimenti e di un acuto spirito critico. Si risparmia volentieri al lettore un riepilogo, che sarebbe troppo lungo, dei capitoli del libro. Basti accennare al fatto che nell’esporre la biografia di Cefis l’autore rievoca con meticolosa puntualità creazioni, bilanci, attività e passività di numerose società s.r.l. e s.a.s. istituite via via dal personaggio e dai suoi prestanome per gli scopi più svariati ma nella prospettiva unica di produrre redditi privati piccoli o grandi in modo da sfuggire per quanto possibile al fisco e alla notorietà in patria. Le operazioni finanziarie private di Cefis, familiari e collaboratori in vari Paesi all’estero assunsero ragguardevoli proporzioni e frequenze sistematiche, evitando ogni controllo. Lo stesso comportamento fu poi seguito da numerosi esportatori di capitali, come parecchi anni dopo avrebbe fatto, seguendone l’esempio “imprenditoriale”, anche l’ ex-“cavaliere” promotore di Milano 2 e delle Tv di Mediaset, prima di decidere di lasciarsi coinvolgere nella politica attiva.
Non pare il caso nemmeno di soffermarsi qui sulle divertenti pagine dell’editore Giovannetti, che giustamente ha ritenuto utile far precedere il testo da una brillante introduzione (le prime XXIV pagine) e ha poi trovato necessario concluderlo con un corposo, documentato e puntuale commento dal titolo Anche questo è Cefis di 175 pagine, in cui condensare domande rimaste senza risposte e interpretazioni recenti su tante diverse e misteriose vicende politiche, economiche, industriali e culturali dell’Italia contemporanea. Tanto più affascinanti, queste pagine, perché vi sono disseminate, come in tutto il volume, rare fotografie sia dei personaggi sia dei documenti citati, tratte anche dagli archivi dello Stato e degli enti menzionati. Infine è da rimarcare un essenziale, utilissimo indice dei nomi e dei luoghi.
Va da sé che L’uragano Cefis di De Masi, nella rilettura proposta da Giovannetti, mostra notevoli limiti, anche perché fu scritto in anni in cui non era possibile avere archivi elettronici e si disponeva soltanto di documenti e copie cartacee. Per di più, a quanto si narra, lo stesso Cefis decise a suo tempo la distruzione del proprio archivio domestico, senza dubbio ricco quanto il suo proprietario. Però il testo di De Masi permette, assieme alla introduzione ed alla vivace postfazione di Giovannetti entro le quali è inserito, ed assieme al libro di Steimetz, di tracciare una sezione non comune e non facile da ripercorrere della storia dell’industria e della chimica in Italia, come configurata dalle scelte di Mattei e di Cefis fatte proprie dai successivi governi del dopoguerra.
A questo proposito vien da pensare a un caso curioso del Seicento, quello de Le bourgeois gentilhomme di Molière, che fa esclamare al signor Jourdain, il protagonista borghese: «Sono più di quaranta anni che parlo in prosa senza saperlo!» e possiamo sorriderne con indulgenza. Qui invece Steimetz, De Masi (lo ripetiamo, pseudonimi – forse di due giornalisti lombardi), e infine lo stesso Giovannetti non si sono del tutto accorti che con la loro narrazione hanno dato un contributo molto serio alla storia della chimica in Italia e più in generale alla storia industriale del secolo XX, storia di cui quella italiana ha rappresentato – nel bene e nel male – una parte significativa e non trascurabile, anche se spesso governata da orientamenti sovranazionali, compromessi e inquinamenti ambientali deliberati altrove. Questo contributo illustra scelte che nel secondo dopoguerra furono fondamentali per il nostro Paese, anche se ora in parte appaiono discutibili: un racconto quindi che, per rispondere al dilemma proposto all’ inizio, offre un ulteriore valore aggiunto alla materia del presente volume, ne rende più interessante la pubblicazione e assai stimolante la lettura.

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