Eccoli di nuovo

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di Giovanni Giovannetti

Pino di governo del territorio. Si prevede altro cemento nei cortili e nelle aree verdi del centro storico e al Parco della Vernavola. Ma sono proponimenti a ricalco di quelli che il Tribunale amministrativo regionale e il Consiglio di Stato hanno decretato fuorilegge in un recente passato.

Sento dire che la ben temperata matita dell’assessore all’Urbanistica al Comune di Pavia Massimiliano Koch sta disegnando una modifica al Piano di governo del territorio volta a consentire l’edificazione di alcune villette bifamiliari in pieno Parco della Vernavola. Vado a vedere e… sorpresa! L’area a cui l’attuale Giunta di centrodestra intende cambiare destinazione è la stessa che, anni fa, altre pubbliche amministrazioni, di destra e di sinistra, accomunate nell’“affare”, avevano inteso ricoprire di cemento, erodendo un altro po’ di Parco. Quella volta gli andò male.

Correva l’anno 2011…

Il 9 giugno il Tribunale amministrativo regionale cancellò due delibere comunali (la n. 23 del 19 ottobre 2009 e la n. 12 del 19 aprile 2010, votate congiuntamente da Partito democratico, Lega e Pdl) volte a favorire una rilevante speculazione immobiliare in estese zone del Parco della Vernavola sotto assedio. Un business calcolabile in 20 milioni di euro, là dove per la prima volta si pretendeva di costruire in piena Valle invece di eroderne i confini.
L’ottima sentenza sbugiardò clamorosamente il Consiglio comunale pavese e quel voto bipartisan favorevole all’illecita speculazione condiviso da maggioranza e opposizione (unici contrari Paolo Ferloni di Insieme per Pavia e Vincenzo Vigna di Italia dei valori). La sentenza chiarì inoltre che la perequazione (ovvero l’acquisizione di aree strategiche in cambio del diritto di edificarne il 10 per cento o di autorizzare altrove le stesse volumetrie) non può essere applicata alle aree verdi o agricole come quelle che troviamo nel Parco della Vernavola: lo stabiliva l’art. 22 del Piano regolatore generale (Prg), all’epoca in vigore, che lorsignori si riproponevano di aggirare.
La sentenza sbugiardò infine Fabio Panighi (ex funzionario comunale del settore urbanistica) e Angelo Moro (ex dirigente dello stesso assessorato) accorsi a riferire che la zona era disciplinata dell’art. 24 del Prg (aree per servizi), mentre in realtà era soggetta all’art. 22 (Parco della Vernavola) e dunque inedificabile.
La decisione del Tar venne definitivamente confermata il 13 novembre 2012 dal Consiglio di Stato, che rilevò altresì la contraddittorietà dell’operato della stessa Amministrazione che clamorosamente aveva disatteso le determinazioni di tutela ambientale «che pure ha avuto cura di imporsi, obliando di attivare la procedura di carattere precauzionale e preventivo Vas, comunque senza valutare l’assoggettabilità o meno del piano in questione a tale verifica di compatibilità ambientale» (p. 21).
Nel febbraio 2025 cadrà il cinquecentesimo anniversario della storica battaglia di Pavia, combattuta proprio nel Parco della Vernavola. Ve li immaginate il re di Spagna e il presidente francese darsi la mano in mondovisione di fronte alle leggiadre villette a schiera?

Dagli alle Clarisse

Corre anche voce che l’attuale pubblica amministrazione stia per avventarsi a tutta betoniera su cortili e altre aree di pregio del centro storico, eliminando il divieto di costruire nei giardini, nei parchi e nei cortili. E di nuovo c’è che nulla di tutto questo appare nuovo.
Anno 2010. Come dimenticare gli onnivori appetiti dei novelli Attila intorno al complesso monastico di Santa Clara in via Langosco, là dove nel cortile delle Clarisse, invece dei funghi, lorsignori amerebbero coltivare affari (i loro), monetizzando altro inutile cemento. Nel dicembre 2010 l’attuale sindaco Fabrizio Fracassi era assessore all’Urbanistica. Ottenuto il complice benestare della Conferenza comunale dei servizi e della Commissione Paesaggio (l’unico voto contrario fu quello dell’architetto Marco Chiolini), il 16 ottobre 2012 la Giunta comunale ne ratificò la cementificazione: due palazzine, dodici appartamenti in una delle poche “aree verdi” residue nel centro storico cittadino.
L’Ortaglia – ben evidenziata in una splendida stampa secentesca del canonico Ottavio Ballada – ieri come oggi, o quasi, si estendeva lungo via Calchi e via Langosco fino a via Scopoli, delimitata a est dalle mura spagnole, tra i bastioni di Sant’Epifanio e di Santa Giustina (oggi viale Gorizia).
Il dovuto rispetto allo storico luogo di per sé sarebbe potuto bastare; non di meno poteva bastare lo sfumato ricordo di un primo analogo intendimento fermato, nel 1996, dall’allora commissario prefettizio Domenico Gorgoglione. Ma a ribadire che l’area era inedificabile concorrono anzitutto le norme; norme disattese quel tanto che poteva bastare a favorire un illecito; illecito al solito avallato da certificazioni comunali d’azzonamento assai confuse (quella del 9 luglio 2010 recava la firma del solito architetto Moro).
Sì, un illecito clamoroso poiché nella realtà, dal punto di vista urbanistico, l’area è interamente disciplinata da norme che decretano il centro storico quale monumento «unitario e inscindibile»: (le aree di impianto storico sono classificate di categoria “A” secondo il decreto ministeriale 1444/68) dunque verde e parchi urbani pubblici e privati, oggi come allora, non sono né frazionabili né tanto meno edificabili, e devono essere mantenuti a verde, in particolare le aree e i giardini di evidente pertinenza storica. E tali sono le Ortaglie di Santa Clara.
A dissuaderli dal compiere un tale scempio nel cortile delle Clarisse, dieci anni fa bastò la minaccia di un esposto alla Procura (ma già per salvare da altro cemento la Valle della Vernavola il movimento civico di Insieme per Pavia e Italia Nostra dovettero appellarsi al Tar). Oggi chissà. Consiglieri comunali di opposizione: fate la vostra parte.

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