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Piera Capitelli: «Abbattete quel monumento»

24 novembre 2012

Pavia, 25 luglio 2007, ex Snia Viscosa le ruspe della banda Filippi-Capitelli abbattono un edificio della storica fabbrica.

Il sindaco Piera Capitelli (centrosinistra) aveva disposto l’abbattimento di uno dei quattro fabbricati sotto tutela dell’ex Snia Viscosa, ignorando il vincolo del Piano regolatore (successivamente anche la Soprintendenza ai Beni monumentali) e senza il sostegno di perizie asseverate. Proprietà e pubblica amministrazione lo avevano già deciso da molto tempo, già nel corso dell’amministrazione Albergati (sindaco dal 1996 al 2005), ben prima dell’emergenza Rom che – numerosi – alla Snia mantenevano una temporanea nonché abusiva dimora. Anzi, ancora una volta furono le vittime, l’appiglio che giustificò le ruspe: criminalizzare i Rom rumeni per poi invocare «l’ordine la sicurezza e la legalità».

Il Piano integrato di intervento messo a punto nel 2004 da Tema Engineering di Michele Ugliola («consulente di fiducia» di Luigi Zunino, arrestato nel luglio 2011 per una storia di tangenti a Cassano d’Adda e per un giro di fatture false intorno all’area Falk di Sesto San Giovanni, oltre alle mazzette al leghista Boni) per conto della proprietà, la Tradital – società del gruppo Risanamento di Zunino – venne approvato semiclandestinamente dalla Giunta pavese il 24 marzo 2006: nonostante i vincoli, scompariva la fabbrica e al suo posto disegnava un bel Centro commerciale, in aggiunta all’incremento di 15.000 mq della parte residenziale.

Sono trascorsi cinque anni, ora l’epilogo: la suprema Corte di Cassazione ha infatti annullato l’archiviazione disposta dal Tribunale di Pavia il 25 settembre 2009 del procedimento penale a carico di Capitelli, all’epoca indagata per quell’abusivo irresponsabile abbattimento, preludio al successivo sgombero di 222 persone – di cui 84 minori – da parte di un sindaco che aveva altresì ritirato gli operatori sociali da quell’area – creando all’ex Snia una condizione di extraterritorialità – e negato ai bambini l’accesso ad asili e scuole («nessuno di questi bambini verrà prossimamente inserito nelle scuole perché costituirebbe un incentivo per le famiglie a radicarsi sul territorio»). Non a caso, Capitelli venne plaudita in particolare dai nazi di Forza Nuova (stessa faccia, stessa razza).

Ritorniamo a quei giorni attraverso alcune poesie di Anna Ruchat.
Anna è stata tra chi nel 2007 più si è speso nell’invocare una soluzione ponderata all’emergenza umanitaria in corso dentro la Snia. (G. G.)

* * *

Batte il sole di luglio
mentre i muri crollano
e non sono le bombe
e la terra non trema
      vengono giù a tranci
le lastre di cemento
mentre le bocche spalancate delle ruspe
con i loro denti di ferro
si mangiano via i mattoni
      e la storia

* * *

Come rossi dinosauri nella polvere
aggrediscono
      con artigli metallici
i muri della vecchia fabbrica
      cadono
i cornicioni merlettati
Pezzi di realtà in riuso
precipitano su un presente distratto
      e arrogante

* * *

Si allunga la notte
dentro questo relitto di naufragio
      uno sgusciare di topi segna
il confine tra il nostro mondo
e il ventre cieco della città
di quanta casa ha bisogno un uomo?
di quanta           vita
meglio delle fogne di Bucarest
      dicono loro
una stanza di cartone
e bambini che corrono
      a chiedere scarpe e colori

* * *

E ora tocca a noi affrontare il vento
      a noi uomini d’argilla
con il cuore stretto tra i binari
      a noi arruolati per un altro destino
che fermi
      con le domande di sempre sul precipizio
          di una terra senza grammatica e piena di segreti
          rimaniamo a bocca chiusa
              poi
oltre la soglia di casa
      la mia voce tira dritto
tra rumori di pentole
e un mondo di fotografie troppo belle
      per essere di carta e raccontare
soltanto fantasmi

* * *

Miei angeli senz’ombra
          custodi di un mondo protetto
guardiani del lutto
aprite i cancelli
guardate l’avreste mai detto?
      la vita è la fuori
          tra quelle macerie
che non hanno visto la guerra
tra i mattoni e la calce
dentro la terra
          impregnata di benzene
sulle facce sporche dei bambini
guardate
          è qui la vita
nella passione tardiva
nell’amore che si confessa
          e tradisce
nella tenerezza che strappa
altre lacrime

Mariella Mehr. Poesie inedite

8 ottobre 2008
traduzioni di Anna Ruchat 

 

Autrice di numerosi romanzi, quattro raccolte di poesia e diverse opere teatrali, Mariella Mehr è nata a Zurigo nel 1947 e vive da molti anni in Toscana. Oltre ai tre volumi pubblicati da Effigie, in Italia sono usciti i romanzi Steinzeit (Età della pietra, Aiep 1995), oggi introvabile, e Brandzauber (Il marchio, Tufani 2001).
Nach der Tarnkappe
hat sich Geist im brackigen Sodom
gesammelt.
 
Nichts mildert das abgesonderte
Licht zwischen
Gedanken und Tod,
ein Teil meiner selbst
hat sich zum Lebewesen
in Schlick bekannt
und wartet geduldig.
 
Die Tarnkappe indes
schützt meinen Schmerz,
ohne den kein Leben wäre.
 
Lübeck 4.10.04
Korr. Jan. 05
 
 
Verso la cappa magica
si è raccolto dello spirito
nella putrida Sodoma.

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