Archive for the ‘azione popolare’ Category

Confisca

28 luglio 2013

Confiscare Green Campus: uno spartiacque nella politica comunale
da Pavia, Paolo Ferloni e Mauro Vanetti

Sabato mattina siamo andati in tribunale con l’avvocato Franco Maurici per depositare un atto di intervento nel procedimento penale relativo al caso Green Campus. Chiediamo di partecipare al processo come parte civile in surroga del Comune di Pavia che si rifiuta di difendere gli interessi della maggioranza dei suoi cittadini, preferendo invece schierarsi dalla parte degli speculatori. Questo fa il paio con la linea seguita dall’assessore comunale ai Servizi sociali Assanelli e dalla Giunta di fronte alla protesta degli sfrattati: indifferenza ai problemi sociali, ricorso alla forza poliziesca, vicinanza solo agli interessi dei proprietari immobiliari.
Con questa azione legale chiediamo ufficialmente ciò che abbiamo rivendicato nei volantinaggi, nelle manifestazioni, in parecchi nostri interventi pubblici: la confisca dei condominii della lottizazione abusiva di attualmente sequestrati. Questo permetterebbe al Comune di entrare in possesso di 300 appartamenti nuovi, che in piena emergenza sfratti potrebbero essere utilizzati per coprire una parte importante delle esigenze abitative sia degli studenti universitari fuori sede in maggiore difficoltà sia di quelle famiglie che a causa della crisi non riescono a trovare spazio nella pessima offerta di edilizia popolare messa in campo da ERP e ALER.
Confiscare significa stabilire un principio di giustizia: significa espropriare chi ha tentato a sua volta di espropriare la collettività del suo diritto a decidere su che linee far sviluppare la città, significa restituire al popolo una parte di quanto la grande proprietà immobiliare parassitaria ogni giorno sottrae al benessere e alla serenità della maggioranza dei pavesi. Per noi significa dire chiaramente da che parte stiamo: dalla parte della povera gente, dei lavoratori, dei disoccupati, degli anziani con la pensione minima, degli immigrati senza diritti, dei giovani dalla vita precaria e dal futuro incerto.
Ci chiediamo retoricamente: come mai né il Pd, né il M5s, né tanti altri che a chiacchiere affermano l’esigenza di una politica nuova in città, hanno mosso un dito in favore di questa nostra iniziativa, che pure era stata ampiamente pubblicizzata? Come mai ancora una volta siamo solo noi “oltranzisti”, noi che marciamo “in direzione ostinata e contraria” a preoccuparci affinché la città entri in possesso di centinaia e centinaia di appartamenti? Forse gli altri erano solo un po’ distratti? E allora perché non indicano a chiare lettere sui loro programmi elettorali per le elezioni 2014 cosa vogliono fare di Green Campus e di Punta Est? Vogliamo dare quelle case al popolo oppure no?
Per noi è su un tema come questo che si misura l’effettiva volontà di cambiare le cose in questa città. Chi si rifiuta di dichiarare che i condominii di Green Campus vadano confiscati al più presto, cercando soluzioni che salvino gli interessi del costruttore, è complice nei fatti del declino di Pavia e vuole tenere una porta aperta alla collaborazione con quei poteri forti più o meno oscuri che dettano il buono e il cattivo tempo nell’urbanistica comunale.

Il Comune siamo noi

23 luglio 2013

Green Campus. Cittadini parte civile
Lorenzo Blone intervista l’avvocato Franco Maurici

Invece di pretendere il dovuto per i danni procurati al Comune, sindaco e assessori hanno provato a “sanare” la lottizzazione abusiva di Green Campus, citando peraltro – come afferma l’avvocato Maurici – «due sbadate sentenze di Cassazione» ormai inapplicabili. In sostituzione del Comune inadempiente, alcuni cittadini hanno allora deciso un’ “azione popolare” (prevista dal nostro Ordinamento), intervenendo così nel procedimento penale.

Nuovamente minacciano

21 luglio 2013

Azione popolare nel procedimento penale di Green Campus
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Green Campus srl ha diffuso un comunicato, grondante minacce nei confronti «di istituzioni e persone che hanno agito e stanno agendo a suo danno», questo:

«Nei prossimi giorni gli avvocati di Green Campus presenteranno alla Procura della Repubblica la richiesta di dissequestro degli immobili. Tale richiesta è motivata da un dato inconfutabile: la stipula della convenzione con il Comune garantisce fuori da ogni dubbio la destinazione degli immobili all’uso degli studenti: ben 4 ordinanze del Tribunale del Riesame si sono pronunciate in questo senso. In termini molto semplici, la convenzione vanifica ogni possibile pericolo di destinazioni improprie degli immobili e fa venir meno il presupposto essenziale per il sequestro. Se questo fosse ancora mantenuto sarebbe illegittimo. Dal Comune si è diffusa un’indicazione di volontà di sospendere la convenzione. Ciò sarebbe semplicemente sconcertante e gravido di conseguenze perché l’ente pubblico non può svincolarsi arbitrariamente da un contratto stipulato a seguito di precise delibere e con atti notarili debitamente sottoscritti, e non può svincolarsi innanzitutto perché la convenzione è atto che rafforza la situazione nella sua legittimità. Non si comprende davvero a quali logiche e improprie preoccupazioni il Comune obbedisca. Il Comune non è sciolto dalle leggi: ieri, se ha emesso un permesso di costruire ora inopinatamente contestato come illegittimo a favore di un soggetto diverso da Green Campus; né oggi, cercando di mettersi dalla parte del “forte” e subendone tutte le pressioni, con aggravamento delle sue responsabilità, a cui non potrà non essere chiamato a rispondere in ogni sede e ogni veste istituzionale e personale. In questa vicenda, alimentata dai peggiori mestatori della speculazione in danno anzitutto della popolazione studentesca, Green Campus è la vera vittima: confida fondatamente che la Magistratura lo riconosca. Green Campus si riserva ogni azione legale a propria tutela nei confronti di istituzioni e persone che hanno agito e stanno agendo a suo danno».

Brandendo la Convenzione con il Comune (sottoscritta da due tra gli indagati, è inapplicabile poiché non può bonificare l’avvenuta trasformazione da residenze universitarie a civili), non paghi nuovamente minacciano, col rischio di veder incorrere la pubblica amministrazione in altri errori.
In risposta, noi cittadini elettori interverremo nel procedimento penale in sostituzione del Comune inerte, un’“azione popolare” volta a tutelare gli interessi della collettività.
Del resto, la “minaccia preventiva” non è nuova in questa vicenda: ricordiamo – eccome – il telegramma dell’avvocata Maria Angela Ghezzi, già consigliere comunale del Partito democratico, in nome e per conto di Green Campus: secondo lorsignori, denunciare illeciti citando atti pubblici equivarrebbe a «diffondere notizie palesemente false» nonché «inveritiere»; leggete: «A nome e per conto di Green Campus srl in relazione all’intervento intitolato “La grande truffa Green Campus al Cravino” del 27 gennaio 2012 reiterato a pagina 9 del settimanale “Il Lunedì” del 30 gennaio 2012 da lei pubblicato sul sito Direfarebaciare http:sconfinamento.wordpress.com nonché alle dichiarazioni rilasciate e trasmesse in data odierna su Telepaviaweb, rilevatone la portata gravemente diffamatoria in quanto diretti tutti a diffondere notizie palesemente false alterando volutamente il contenuto giuridico di atti amministrativi con l’effetto di creare allarme e confusione nel mercato le addebito fin da ora i danni patrimoniali e non avuti e subendi dalla mia cliente. Pertanto la diffido formalmente dal divulgare ulteriori notizie inveritiere. L’avverto che si procederà giudizialmente nei suoi confronti sia in sede penale che civile. Distinti saluti. Avv. Maria Angela Ghezzi» (30 gennaio 2012).
Una diffida gravemente minacciosa. La mattina dopo abbiamo a loro risposto: consegnando ogni documento alla Procura. Sappiamo come è andata a finire: sequestro dell’area, indagate dieci persone; e tra loro i firmatari della Convenzione: il dirigente comunale plurindagato Francesco Grecchi e il presidente del Cda di Green Campus Alberto Damiani. Come dire che se la contano e se la cantano. A rivederci in Tribunale.

[Cronistoria di tutto il business Green Campus]

Calce, martello e quel tocco verdelega

26 gennaio 2013

dalla via Emilia a Punta Est

Il sacco di Pavia sembra non avere avuto limiti né confini, né distinzioni tra presunti “credo” politici. È quanto sta emergendo sempre più chiaramente dalle numerose indagini che la Procura va conducendo sulla criminalità urbanistica cittadina. Nessun freno inibitorio è mai bastato a contenere gli esponenti comunali, di destra e di sinistra, intenti a legittimare gli affari di lorsignori (in cambio di cosa?); nessuna riserva morale nel dare luogo ad un così criminoso assalto al bene comune. Dopo Snia, Carrefour, Greenway, Punta Est, Green Campus ne è ora un fulgido esempio l’affaire via Emilia, con l’assessore Fabrizio Fracassi che, dal quotidiano locale, al solito scarica ogni responsabilità sulle passate amministrazioni «calce e martello» ignorando – o meglio, fingendo di ignorare – quelle leggi nazionali e regolamenti locali che lui stesso (e non solo i predecessori) è solito violare, in ossequio alla continuità affaristica che localmente ha reso indistinguibile questa “destra” da questa “sinistra”.
Cambiato il suonatore, dicevamo, nel 2009 non è cambiata la musica: bastino, ad esempio, la “sanatoria” dei plinti abusivi di via Emilia, a firma del dirigente Ambiente e Territorio ing. Francesco Grecchi il 12 giugno 2009 – amministrazione Cattaneo; o la successiva autorizzazione al completamento e all’ampliamento del capannone esistente rilasciato il 9 febbraio 2010 dal momentaneo successore del Grecchi, il sempre più indagato dirigente Angelo Moro, sopra un’area che a tutti gli effetti appartiene al Parco della Vernavola e dunque è soggetta al vincolo paesaggistico. Lo hanno segnalato alcuni cittadini residenti lì di fronte con un esposto del 24 settembre 2009 al sindaco Cattaneo. Ovviamente ignorati. Il comitato spontaneo nel luglio 2010 si è allora rivolto alla Procura, che, dopo accurate indagini – in questi giorni ha disposto il sequestro del cantiere. Per il giudice Rizzi, «sono tutte opere da considerarsi costruite con un permesso illegittimo e quindi da disapplicare»; per l’assessore Fracassi «tutto era a norma». Fracassi, era tutto «a norma»?

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Criminalità urbanistica

10 novembre 2012

Paolo Ferloni, Franco Maurici, Valter Veltri e Patrizia Zoppetti sugli abusi edilizi a Pavia. E se il Comune è inadempiente…

Altra «criminalità urbanistica» in via Langosco, nel centro storico
di Marco Vigo

Lo hanno denunciato Giovanni Giovannetti e l’avvocato Franco Maurici nel corso di una conferenza stampa tenuta dalla lista civica Insieme per Pavia. Una storica sentenza della Cassazione consentirà l’azione popolare in sostituzione del Comune inerte, ammessa anche nei casi di rilevanza penale.

Secondo il noto avvocato e docente di diritto penale Gian Enrico Paliero, nell’ipotesi di fatti di rilevanza penale non sarebbe ammessa l’azione popolare in sostituzione del Comune “inerte”. Di parere opposto il collega Franco Maurici. A fare chiarezza è intervenuta ora una “storica” disposizione della Suprema Corte di Cassazione che – annullando la sentenza di archiviazione sulle responsabilità penali del sindaco Piera Capitelli per l’abusivo abbattimento di un edificio-monumento dell’ex Snia sotto tutela – ha altresì chiarito che l’azione dei cittadini elettori «in via di surroga» si estende anche all’ambito penale. (more…)

Azione popolare

9 novembre 2012

di Giovanni Giovannetti

Il Comune è inadempiente? d’ora in poi sapremo fare noi in sua vece, ovvero ogni qualvolta si renderà necessario, così come suggerisce una sentenza di Cassazione a suo modo rivoluzionaria nonché relativa a fatti pavesi, con la quale la Suprema Corte ha chiarito che l’azione popolare in sostituzione del Comune può essere avanzata dai cittadini elettori anche in sede penale: affaire Greenway, affaire Green Campus, Punta Est, Cascina Spelta, Cascina Scova, Borgarello… A Pavia e dintorni non mancheranno occasioni.

Il sindaco, Alessandro Cattaneo è garantista e sul caso Artuso, da lui confermato nel Cda di Asm (sull’ex consigliere del Partito democratico pende il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio), non è ancora chiaro se il Comune si costituirà parte civile.
A breve sarà nostra cura elencare i casi in cui l’imberbe rottamatore si è mostrato risoluto forcaiolo – lui, tanto forte con i deboli quanto debole con i forti – ma ora soffermiamoci sull’iperindecisionismo municipale almeno il tempo per dire: echissenefrega. Non si costituisce? No problem, d’ora in poi lo faremo noi in sua vece, ovvero in sostituzione del Comune inadempiente ogni qualvolta si renderà necessario, così come suggerisce una sentenza di Cassazione (la n. 92/2012) a suo modo rivoluzionaria, e pure su cose pavesi.
La suprema Corte ha infatti annullato l’archiviazione disposta dal Tribunale di Pavia il 25 settembre 2009 del procedimento penale a carico dell’allora sindaco Piera Capitelli (Partito democratico) indagata per l’abusivo irresponsabile abbattimento il 25 luglio 2007 di una parte dell’ex Snia monumentale, nonostante i vincoli del Piano regolatore generale: un regalo al cementificatore d’area (politica) Luigi Zunino; un’azione dolosa volta a favorire una lottizzazione abusiva – le volumetrie del Piano integrato di intervento non erano compatibili con gli edifici sottoposti a tutela –, subito denunciata con un esposto in Procura da Irene Campari e Paolo Ferloni, rispettivamente consigliere comunale e presidente della sezione pavese di Italia Nostra. Un esposto «in via di surroga», ovvero in sostituzione del Comune verso chi – il sindaco stesso, un paradosso – aveva scientemente causato un danno alla collettività.

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