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Vi parlo della Costituzione

2 dicembre 2013

di Salvatore Settis

Il discorso di accettazione del Premio Angelini letto da Salvatore Settis nell’Aula foscoliana dell’Ateneo pavese il 29 novembre scorso.

Sono molto grato alla giuria del Premio “Cesare Angelini” e alla sezione Lions “Pavia-Le Torri” per questa assegnazione così onorevole, e ringrazio in modo del tutto particolare questa insigne Università e il suo Rettore prof. Fabio Rugge di aver voluto ospitare questo incontro in un’aula così bella e tanto carica di storia. Sono, infine, molto grato alla prof. Elisa Romano, che ho incontrato a Pisa molti anni fa, per la sua laudatio così generosa.
Sia dalla motivazione del Premio letta dal Rettore che dalla laudatio di Elisa Romano, è chiaro che questo premio prestigioso mi è stato assegnato come riconoscimento di ciò che in questi ultimi anni sto provando a fare, sul fronte del paesaggio e dei beni culturali, in linea con la Costituzione e in attuazione della Costituzione. E dunque il mio intervento sarà incentrato sul diritto alla cultura nella Costituzione italiana. Vorrei però cominciare ricordando una scritta che ho visto oggi su un muro di Pavia: Senza l’arte avremmo bisogno di troppe spiegazioni. Essa riflette quel “bisogno di arte” che il nostro tempo sta lentamente riconoscendo come un traguardo della vita civile, e che la nostra Costituzione ha già incardinato nell’orizzonte dei diritti. Lo stesso è vero per il paesaggio, e non posso mancare di ricordare, in questa circostanza, che Cesare Angelini è stato finissimo descrittore di paesaggi, in particolare di quei paesaggi lombardi che, ha detto di lui Gianfranco Contini, «paiono lavati col sale e col vino bianco». Di quel che Contini (che mi è stato maestro e poi collega alla Scuola Normale) diceva di Cesare Angelini vorrei ricordare almeno un’altra frase: quando, rammentando la familiarità che Angelini ebbe con la Terra Santa, soggiunge con un sorriso che la Terra Santa fu per lui «una specie di Oltrepò transmarino». (more…)

Sana e robusta Costituzione 5

12 ottobre 2013

Costituzione italiana, art. 41: «L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale».

A Pavia riscontriamo le truffe Green Campus del Cravino e quella di Punta Est al Vallone, due lottizzazioni abusive sotto gli occhi di tutti e nel silenzio di molti. Data la fame di posti letto a buon mercato, visti i severi vincoli del Prg, Green Campus e Punta Est parevano ai più un benemerito intervento dei privati, volto ad accrescere da 2.300 a più di 2.700 i posti letto nei collegi universitari cittadini. Al contrario, è emersa la truffa, poiché quelle “residenze universitarie” anziché in affitto a studenti sono state illegalmente offerte sul libero mercato, per un business calcolabile in oltre 60 milioni di euro! Non è da oggi che i palazzinari incassano plusvalenze milionarie in deroga alle norme, con la complicità comunale, dedito a depistare. Lo si è ben visto nel 2007, con l’emergenza umanitaria creata ad arte dalle “istituzioni” dentro la Snia: per favorire una speculazione immobiliare, affaristi senza scrupoli e alcuni politicanti loro lacché sono irresponsabilmente arrivati a manipolare l’etica pubblica, al punto da elevare a cultura prevalente il nuovo fascismo e il suo portato di razzismo e xenofobia che ormai – senza più ostacoli o freni inibitori – a Pavia come nel resto d’Italia ha contaminato il senso comune. Contemporaneamente, hanno spacciato per interesse collettivo il tornaconto illecito dei loro sodali finanzieri, immobiliaristi e faccendieri, come se la «minaccia al decoro urbano» fossero i mendicanti invece dei rapaci speculatori che, benedetti dalla malapolitica, sistematicamente andavano violentando delicati equilibri urbani e ambientali nonché la stabilità sociale di città e campagne.

Costituzione italiana, art. 97: «Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso». Art. 98. «I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione».

A Pavia, il dirigente comunale Ambiente e Territorio architetto Angelo Moro lo ricordiamo più che vivace nel sostenere la illegittima lottizzazione Greenway in pieno Parco della Vernavola (lottizzazione poi cancellata dal Tar. Sentenza confermata dal Consiglio di Stato). A Moro si erano rivolti consiglieri comunali di destra e di sinistra, timorosi di dover rispondere penalmente del voto favorevole a quella speculazione, e da Moro avevano ricevuto conforto e rassicurazioni. Così maturò l’okkei bipartisan agli interessi più che partisan, diciamo famigliari, dell’ex presidente della Commissione comunale territorio. Interesse pubblico o interessi? Di certo non conforta leggere che, oltre alla lottizzazione Greenway persino l’ascesa del Moro a un così alto incarico avrebbe manifestato evidenti smagliature. infatti Angelo Moro non venne assunto dopo un regolare concorso pubblico ma ottenne un contratto biennale per “Avviso pubblico”. Per due anni Moro ha mantenuto lo stesso incarico, in forza di un contratto biennale e dopo il frettoloso nonché illecito ritiro di un eguale concorso disposto dalla Giunta Cattaneo, poiché non è ammessa la revoca immotivata di un concorso pubblico già bandito. Come non collegare a tutto questo la sua falsa certificazione che spianò la strada alla già ricordata lottizzazione abusiva Green Campus o quell’altra grana della concessione edilizia per Punta Est.

La Costituzione va difesa praticandola, e non solo con letture alla moda nelle piazze.

Sana e robusta Costituzione » 1. » 2. » 3. » 4.

Sana e robusta Costituzione 4

11 ottobre 2013
 

Costituzione italiana, art. 34: «La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita».

A Pavia nel 2007 un sindaco donna e di sinistra (e non della Lega nord), di professione dirigente scolastico e futuro membro della Commissione etica del Partito democratico (e non del Ku Klux Klan) ha impedito l’accesso alla scuola a decine di bambini Rom precariamente dimorati all’ex Snia poiché sarebbe stato «un incentivo per le famiglie a radicarsi sul territorio», disdegnando così la Costituzione, i diritti universali dei minori nonché il buon senso. E ancora, parlando di sé in terza persona: «Fosse per il sindaco di Pavia, i Rom li avrebbe messi sopra un treno e mandati via». Anche per questo sindaco un popolo di troppo si stava aggirando per l’Europa. Anche a sinistra c’è stato chi sconsideratamente ha alluso a «deportazioni» finali per gli “scarti umani”, radicando in questi immigrati la convinzione che la crescita sociale da noi si ottiene solamente con la pratica dell’arbitrio e della violenza. Il sindaco Capitelli di centrosinistra era sostenuto politicamente da buona parte della sua stessa maggioranza: dal vicesindaco Ettore Filippi («I Rom non esistono») all’assessore ai Servizi sociali Francesco Brendolise («L’esperienza dimostra che prima delle ruspe spariscono tutti»). E tra loro Fabio Castagna. Diventato capogruppo, nel 2013 – sei anni dopo (e non sei giorni dopo) – tornando sull’emergenza all’ex Snia il consigliere del Partito democratico così scrive: «lo rifarei», e prosegue: «faccio presente che nel quartiere di Pavia est ci siamo dovuti pure sorbire una manifestazione di Forza Nuova che stava facendo proseliti tra cittadini». Per contrastare il presunto espansionismo di Forza Nuova nel quartiere hanno così pensato di emularli, rivendicando – e sdoganando – “da sinistra” il razzismo e la xenofobia. Come era prevedibile, quelli di Forza Nuova hanno inoltrato le loro congratulazioni, poiché i Democratici di sinistra «finalmente hanno preso le nostre posizioni» (agosto 2007).

Costituzione italiana, art. 27: «La responsabilità penale è personale».

Nell’ottobre 2007, quando Walter Veltroni era sindaco di Roma, un sondaggio riservato poneva Gianfranco Fini al primo posto davanti al futuro leader del Partito democratico nelle preferenze elettorali dei romani. (more…)

Sana e robusta Costituzione 3

10 ottobre 2013

Art. 9 della Costituzione italiana: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».

In Italia, tra il 1990 e il 2005 sono andati perduti più di 3.600.000 ettari di territorio vergine agricolo, il 17,06 per cento della Superficie agricola utilizzata (Sau), pari a Lazio e Abruzzo insieme. Come ha rilevato Bernardino Romano, dal 1956 al 2001 la superficie urbanizzata è aumentata del 500 per cento (244.000 ettari l’anno), tanto che è ormai impossibile «tracciare un cerchio di 10 km di diametro senza intercettare un nucleo urbano, con tutto ciò che ne consegue in ragione della diffusione dei disturbi a carico della biodiversità».

A Pavia il 19 ottobre 2009 e il 19 aprile 2010, il Consiglio comunale ha votato congiuntamente (partito democratico all’opposizione, Lega e Pdl al governo) due delibere volte a favorire una rilevante lottizzazione abusiva in estese zone del Parco della Vernavola sotto assedio, là dove per la prima volta si era preteso di costruire in piena valle invece di eroderne i confini. Un business calcolabile in 20 milioni di euro, parte dei quali sarebbero infine andati ai parenti dell’ex presidente della Commissione comunale territorio Alberto Pio Artuso (Pd).

La Costituzione va difesa praticandola, e non solo con letture alla moda nelle piazze.

Sana e robusta Costituzione 2

8 ottobre 2013

Art. 13 della Costituzione italiana: «È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà».
Art. 27: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Art. 32: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività».

In Italia, più di 65.000 detenuti sono stipati in celle che ne potrebbero contenere poco più di 40.000: per lo più in tre dentro celle di 7,5 metri quadri, la stessa superficie di un parcheggio d’auto a righe blu (secondo la Corte europea per i diritti dell’uomo, 7 mq è lo spazio vitale minimo da riconoscere ad ogni detenuto, sotto il quale è tortura) oltre a una cronica carenza di organico di polizia penitenziaria, educatori, assistenti sociali: solamente l’1,8 per cento dei detenuti ha la possibilità di lavorare o di frequentare corsi di formazione, con buona pace del carattere rieducativo della pena.

A Pavia, nel carcere dei Torre del Gallo sono rinchiusi più di 500 detenuti a fronte di una capienza di 248, in celle di 7 mq: 2 o 3 detenuti per cella.

La costituzione va difesa praticandola, e non solo con letture alla moda nelle piazze.

Sana e robusta Costituzione 1

7 ottobre 2013

Art. 4 della Costituzione italiana: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto».
Art. 36: «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa».

In Italia, in poco tempo la cassa integrazione è aumentata del 443 per cento. Ancora più inquietante è il destino di oltre 4 milioni di lavoratori precari – il 15 per cento della forza lavoro – parte dei quali rischiano la disoccupazione. Le retribuzioni italiane sono ormai inferiori di 8 punti rispetto alla media europea, ma il calo complessivo è del 13 per cento (nel 2000 erano di oltre 4 punti sopra). Con la precarizzazione del lavoro cresce il senso di insicurezza, la sfiducia nel futuro e nella possibilità di mantenere il proprio benessere. Negli ultimi vent’anni 120 miliardi di euro – l’8 per cento del Prodotto interno lordo – sono passati dai salari ai profitti, 5.200 euro in media all’anno a lavoratore, 7.000 euro se escludiamo i lavoratori autonomi (mentre i primi cinque manager nazionali guadagnano insieme circa 102 milioni di euro, equivalenti al salario lordo di 5.000 operai. Contemporaneamente, il potere d’acquisto delle pensioni è drammaticamente sceso del 33 per cento e tra i più giovani un minorenne su tre è a rischio povertà). Una montagna di denaro sottratta all’economia produttiva e ricollocata in ambito finanziario.

A Pavia sono precari il 15 per cento di quanti lavorano in provincia; sono altresì precari buona parte dei 12.000 pendolari pavesi che lavorano a Milano. Dagli anni Settanta a oggi a Pavia chiudono in rapida sequenza Guidetti, Vanzina, Saiti, Körting, Meta, Ghisio, Vigorelli, Snia Viscosa, Fivre, Necchi… Il mercato locale del lavoro, tradizionalmente poco incline al mutamento e senza settori strategici, ha saputo assorbire solo in minima parte questi nuovi disoccupati. L’economia pavese era fortemente sbilanciata sui settori industriali tradizionali e sul terziario improduttivo di commercio e servizi. Insomma, era un sistema industriale incapace di allargare la sua base produttiva o, almeno, di mantenere stabile l’occupazione. Assistiamo dunque all’uso distorto della cassa integrazione straordinaria tale da trasformare Pavia in un’area a “economia assistita”, con cospicui costi umani e sociali, tant’è che nel decennio 1971-1981 in città l’occupazione industriale scende del 36,9 per cento. Nel 1971 le fabbriche pavesi davano lavoro a oltre 16.000 operai (48,04 per cento degli occupati) e a 1.623 impiegati e dirigenti (34,8 per cento). Oggi gli operai sono poche centinaia.

La Costituzione va difesa praticandola, e non solo con letture alla moda nelle piazze.

Ri-costituente

9 ottobre 2011
dei delitti e delle pene altrui
di Giovanni Giovannetti

«Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità». Così recita il terzo comma dell’art. 27 della Costituzione. Ma a quanto pare il dettato costituzionale è inapplicabile a Carlo Chiriaco – accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e gravemente ammalato – forse perché sottoposto sì a pena, ma preventiva. Inapplicabile anche il secondo comma dell’art. 27, là dove i “padri” costituenti avvertono che «l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva»; inapplicabile soprattutto l’art 13 quando, nel penultimo comma stabilisce che «è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà».
Come scrive Ernesto Bettinelli, «le norme appena citate non fanno che riprodurre quelle condizioni minime di umanità e di dignità per qualsiasi persona che sono all’origine del patto di convivenza» (nel suo bel saggio La Costituzione. Un classico giuridico, Rcs libri 2006, p.92). Il costituzionalista pavese enumera poi alcune “afflizioni supplementari”: «la custodia in luoghi malsani, sovraffollati e degradati che mettono a rischio la salute, l’integrità e la vita stessa di chi è imprigionato; un’assistenza sanitaria precaria o un inadeguato approvvigionamento di beni essenziali alla cura della persona; la privazione immotivata e irragionevole dei contatti con i propri congiunti; la carenza di informazioni sul “mondo esterno”». (more…)

Il diritto delle genti

13 Maggio 2009
di Evelina Santangelo

Ennesimo attacco frontale allo spirito e ai fondamenti della nostra nazione. Esiste più la nostra nazione? L’Italia si può ancora considerare un paese membro della Comunità di Stati che si riconoscono nel «diritto delle genti»?  Con il «respingimento» in Libia dei 227 immigrati si è consumato l’ennesimo sprezzante attacco ai principi, ai doveri, ai diritti, ai rapporti etico-sociali, economici e politici fissati dalla nostra Costituzione, la Costituzione della Repubblica Italiana.
Con il «respingimento» in Libia dei 227 immigrati si è entrati «in rotta di collisione col diritto di asilo, così come è regolato dalle leggi nazionali, europee e internazionali» (Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr, l’agenzia Onu per i Rifugiati), secondo la Convenzione di Ginevra e il principio di «non respingimento».
La corte di Strasburgo per i diritti umani ha dichiarato che non si possono espellere persone verso i paesi dove c’è il rischio che vengano torturate o siano oggetto di trattamenti degradanti.
La Libia, paese dove sono stati «respinti» i 227 immigrati, non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra per la tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo. (more…)

L'articolo 3 della Costituzione

23 aprile 2009
in attesa del 25 aprile
di Giuseppe Caliceti

Dopo i medici, tocca ai docenti della scuola pubblica italiana. Per i medici il dilemma era: curare o denunciare? Per i docenti è: insegnare o denunciare? Il disegno di legge già approvato dal Senato, e ora in discussione alla Camera, introduce infatti nella scuola il reato di soggiorno illegale. La Cgil e Flc Cgil hanno diffuso un appello che sottoscriviamo. «Noi educhiamo, non denunciamo!»
È scritto. «Tutte le bambine e i bambini hanno gli stessi diritti». A prescindere dalla loro razza, religione, condizione sociale, eccetera. Come d’altra parte recita l’art. 3 della nostra Costituzione. L’appello: «Come purtroppo non era difficile prevedere siamo arrivati alle leggi dell’intolleranza, in palese contrasto con la nostra Costituzione e con le convenzioni internazionali sui diritti fondamentali. L’art. 362 del codice penale obbliga i pubblici ufficiali, pena una sanzione pecuniaria, alla denuncia dei reati di cui siano venuti a conoscenza nell’esercizio delle proprie funzioni. È chiara la posizione in cui si verrebbero a trovare i docenti e dirigenti scolastici nel momento dell’esercizio della propria professione. Anche la soppressione dell’art. 35, comma 5, del D.Lgs. 286/1988 che prevedeva il divieto di segnalazione, da parte dei medici, dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno, produce effetti all’interno della scuola rispetto alle iscrizioni degli alunni immigrati che non avessero effettuato le vaccinazioni obbligatorie e che quindi debbono essere indirizzati alle strutture sanitarie per mettersi in regola». Continuano la Cgil e Flc Cgil: «È evidente e per noi inaccettabile il disprezzo per la dignità e i diritti delle persone contenuti in questo disegno di legge. Nei confronti della funzione educativa della scuola e della deontologia professionale dei docenti di questo paese, tutto questo rappresenta una violenza intollerabile che non possiamo che respingere.
Ci chiediamo che relazione esista tra la tanto acclamata e propagandata volontà di inserire tra le materie scolastiche lo studio della Costituzione e la predisposizione di una legge che si pone agli antipodi di una normale lezione di educazione civica. Una visione così gretta dei rapporti sociali, della funzione educativa della scuola, del ruolo e della funzione di chi ci lavora va respinta e combattuta con forza e per questo invitiamo tutti quanti, personale Ata, docenti e dirigenti scolastici a sottoscrivere l’appello all’obiezione di coscienza».

Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. (Costituzione della Repubblica Italiana, Principi fondamentali)
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E’ possibile sottoscrivere l’appello on line noieduchiamoenondenunciamo.

Cittadini

20 febbraio 2009

In difesa della Costituzione della Repubblica

di Ernesto Bettinelli

 

 

Cari concittadini, mi rivolgo a Voi con questa espressione, con una delle parole più importanti della nostra Costituzione; con la parola «cittadini», nella gran parte dei casi, la nostra Costituzione non si rivolge soltanto a coloro che sono in grado di esibire la carta d’identità del Comune di Pavia o di altri comuni italiani, ma fa riferimento a tutte le persone che si trovano non occasionalmente nel territorio italiano perché lavorano, cercano lavoro o semplicemente un’opportunità di vita, in quanto provengono da realtà dove la vita non c’è: dove la vita è impossibile o disperata.

La Costituzione si occupa e si preoccupa della disperazione sociale e individuale quando esorta la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di qualsiasi tipo che impediscono un pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione di tutti i lavoratori alla vita politica, economica e sociale del Paese.

Ecco le parole e i concetti essenziali e ricorrenti della nostra Costituzione: persona e lavoratore (ed è tale anche chi aspira a un’occupazione che gli viene temporaneamente negata). La nostra Costituzione liberale e democratica (non «sovietica…») opta per un’organizzazione costituzionale che cerca di proteggere e di valorizzare la persona e i suoi spazi di libertà e di dignità. Dignità della persona e dignità del lavoratore: si tratta di un’altra parola e di un ulteriore concetto costituzionale.

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Bananopoli

9 febbraio 2009
di Marco Travaglio

Ricostituente

7 febbraio 2009
La Costituzione della Repubblica Italiana


PRINCIPI FONDAMENTALI

  

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

 

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

 

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

 

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

 

Art. 5.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

 

Art. 6.

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

 

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

 

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