Archive for the ‘elio veltri’ Category

…un solo grido: evasione!

11 Maggio 2014

di Elio Veltri

Renzi, perché non parli di evasione fiscale? È il titolo dell’articolo settimanale del direttore dell’”Espresso” Bruno Manfellotto. Renzi su Twitter a un giovane che gli faceva notare come nel suo programma «non ci sia traccia di lotta all’evasione» ha risposto: «Vedrai, vedrai sull’evasione». Nel documento di economia e finanza (DEF) approvato dal consiglio dei ministri il «vedrai,vedrai» è sintetizzato così: «sarà necessario rafforzare l’attività conoscitiva e di controllo delle agenzie fiscali attraverso l’uso prioritario dei sistemi informatici con interconnessioni fra tutte le banche dati esistenti». Evviva! La tecnologia risolverà i problemi che la politica non ha mai voluto risolvere non perché non fosse capace di connettere le banche dati, ma per ragioni biecamente elettorali e di potere. Nessun leader vuole parlare e, soprattutto, intervenire sulla montagna di evasione fiscale del Paese che sottrae alle casse dello stato circa 200 miliardi di euro all’anno, mettendo a rischio tutti i servizi essenziali: Sanità, Pensioni, Scuola, Ricerca, Università ecc, per non perdere il voto di circa 11 milioni di evasori, grandi e piccoli. E quelli che ci hanno provato, come Prodi e Monti, sono stati mandati a casa. Attendiamo pazientemente che i server e i computer facciano il miracolo. Intanto ricordiamo al Presidente del Consiglio fatti e numeri e suggeriamo di intervenire subito perché, se volesse farlo, potrebbe portare a casa una barca di soldi, necessari a realizzare il suo programma.
1) Lo Stato negli anni 2000-2012 ha emesso ruoli per tasse accertate per 807 miliardi di euro e ne ha incassati 69 (dati forniti dal governo Letta alle Camere). Considerato che un centinaio si sono persi per fallimenti delle aziende e per qualche altra ragione, restano 540 miliardi da incassare. Renzi vuole intervenire e incassare o si ripete lo scandalo di sempre che porta nelle casse dello Stato non più del 4-5 per cento delle tasse evase? (more…)

Il centro del malaffare

29 marzo 2014

di Elio Veltri*

Le dichiarazioni spontanee dell’avvocato tributarista Pino Neri condannato in primo grado a 18 anni di carcere per associazione mafiosa, nel processo di appello contro la ’ndrangheta in Lombardia, hanno puntato il dito sul Comune di Pavia accusato di essere centro del malaffare. L’affermazione è sconvolgente. Mai un capo prudente di una organizzazione «invisibile» come la ’ndrangheta, si era esposto tanto. Pino Neri, mi raccontava una signora, farmacista, incontrata per caso la mattina in cui è stata pubblicata la notizia, era un professionista eccellente, al quale tanti pavesi ricchi o benestanti si rivolgevano per risolvere i loro problemi con il fisco o per tutelare i loro affari. È chiaro che l’intervento non è stato uno sfogo, ma ha tutte le caratteristiche di un messaggio a chi ha frequentato e sostenuto nelle elezioni amministrative scorse, ma anche alla città, definita inquinata «da un malaffare diffuso». Fa male il sindaco Cattaneo a motivare l’intervento come il tentativo di Neri di depistare l’attenzione dai suoi guai giudiziari. Penso che le distrazioni e i comportamenti di chi ci ha governato negli ultimi 10-15 anni, abbiano provocato la rimozione dei fatti di criminalità economica che hanno portato alla sbarra amministratori pubblici, funzionari e imprenditori. Fatti più duri delle pietre che solo complicità preoccupanti e superficialità in chi ha responsabilità pubbliche, potrebbero considerare variabili indipendenti dalle difficoltà economiche e occupazionali, palesi in una città nella quale la rendita la fa da padrona. (more…)

La corruzione imperversa

10 febbraio 2014

…e l’Europa ci frusta
di Elio Veltri

Il 1° dicembre 2013, commentando la notizia del “Corriere della Sera” riguardante 5.000 dipendenti pubblici accusati di corruzione per avere rubato 3 miliardi di euro allo Stato, avevo scritto: «la Corruzione imperversa». Di fronte a notizie come questa, che in qualsiasi altro Paese europeo metterebbe in allarme tutte le Istituzioni, l’Italia non fa nemmeno una piega.
Ora è l’Europa che ci fa a pezzi con il primo Rapporto sulla corruzione nei Paesi dell’Unione.
1) In Europa la corruzione vale 120 miliardi di euro, dei quali 60 miliardi, pari al 4% del Pil è il valore della corruzione italiana;
2) A parere di Bruxelles la nuova legge (190 del 2012) lascia irrisolti problemi quali la disciplina della prescrizione, la legge sul falso in bilancio, l’autoriciclaggio. Sono cose che ho scritto e detto mille volte, ma inutile;
3) Secondo il Rapporto, per il 97% degli italiani la corruzione nel nostro Paese è diffusa;
Come si vede, la situazione dell’Italia è drammatica. Anche perché, a mio parere, il valore di 60 miliardi, pari al costo della bolletta elettrica, è sottostimato. Infatti, alla corruzione tradizionale, politica, amministrativa e imprenditoriale, si aggiunge quella mafiosa. Inoltre, i 5 mila dipendenti pubblici accusati di corruzione, in Italia rimarranno al loro posto. (more…)

Tornare a Pertini

3 febbraio 2014

di Elio Veltri

«Guardo Renzi e mi sento come il Marziano di Ennio Flaiano», scrive il professor Asor Rosa. Anagrafe ed esperienze politiche mi accomunano alla medesima condizione, denunciata con arguzia e profondità su queste colonne: anch’io mi sento “marziano” rispetto al “nuovo corso” della politica impersonato dal segretario del Pd. Oppure “marziano” è lui, il che poi è lo stesso; resta incontrovertibile il dato di una certa “incomunicabilità” tra il nostro mondo e il nostro modo di guardare alla realtà e quello del sindaco fiorentino. Potrebbe sembrare effetto di un salto generazionale, amplificato dall’incedere tecnologico e dall’uso assai disinvolto dei tweet o dei post (mai avrei immaginato, per esempio, un presidente del Consiglio che li ritenesse sostitutivi dei comunicati ufficiali di Palazzo Chigi), se non fosse che in questa sensazione di “straniamento” non avessi incontrato lungo la strada, in questi mesi, tanti altri “marziani” come me, come Asor Rosa. In pratica, degli “esodati” dall’empireo della casta e di una politica che fa della fretta e dell’annuncio estemporaneo la propria cifra saliente. Si tratta di persone di tutte le età e di ogni condizione sociale. E più la condizione economica è dirimente rispetto al loro “status”, più sembra contare il dato dell'”incomunicabilità” rispetto a Renzi. Che non colpevolizzo affatto, opponendosi egli – come Asor Rosa spiega da par suo – con le stesse armi ai suoi fratelli carnali e maggiori, il berlusconismo e il grillismo. (more…)

La finanza. Farina del diavolo?

24 gennaio 2014

di Elio Veltri

Aldo Cazzullo, su “Sette” scrive che la «finanza non è il diavolo, va regolata, non demonizzata perché ci consente di mantenere un alto tenore di vita». Affermazioni giustissime ma contraddette dai fatti negli anni della crisi devastante che decine di milioni di europei hanno pagato a caro prezzo. Nel corso di essa è diventato più evanescente il rapporto tra finanza ed economia legale e più stretto quello con l’economia illegale e criminale; è aumentata la quota di finanza ed economia criminale in Italia e nel mondo; è aumentata la quantità di denaro sporco riciclato; è aumentata la percentuale di capitali esportati illegalmente e imboscati nei paradisi fiscali; è aumentata a dismisura la quantità di denaro prodotto dal nulla e messo sui mercati dalle banche e sono contestualmente aumentati i rischi di fallimento di molte banche, salvate dagli interventi finanziari degli Stati. La sola Unione Europea negli anni 2007-2012 ha messo a disposizione delle banche che rischiavano di andare a gambe per aria, 4.600 miliardi di euro. Questo perché, come scrivono Masciandaro e Pansa, «la farina del diavolo non diventa sempre crusca» (La farina del diavolo, Baldini e Castoldi, 2000). (more…)

In-stabilità

23 ottobre 2013

La legge di Stabilità è un piccolo capolavoro di mediazione
di Elio Veltri

Il governo è democristiano con la presenza al suo interno delle correnti della vecchia Dc: sinistra competente di Andreatta, sinistra politica di De Mita, dorotei di Forlani. Capo del governo, vice e ministri lo sono per antica militanza politica, cultura della mediazione, comportamenti, sia pure cercando di resistere alla barbarie della politica nostrana fatta di slogan, teatrino televisivo, ignoranza dei problemi e della storia. Fantastici i parlamentari che intervistati non sapevano cosa è L’IMU, La Tares, L’IRAP ecc. Forse qualcuno avrà anche pensato che fossero frutti esotici. Ma non conoscevano neanche il testo della legge in discussione sui finanziamenti alla politica. E si sono superati quando alla domanda di chi fosse stato il grande imperatore e conquistatore dell’Ottocento dopo Cristo, hanno risposto in coro Napoleone. Mille anni di differenza! Ma ci sta: in un certo senso erano entrambi Francesi.
È stato scritto da Giannini su “Repubblica” che la manovra non fa danni e non risolve i problemi. Eppure, con un po’ di coraggio un po’ di miliardi si sarebbero potuti trovare. Suggerisco qualche possibilità. Gli incassi fiscali per ruoli emessi dallo Stato negli anni 2000-2012 avrebbero dovuto essere di 807 miliardi ma sono stati di 69 miliardi: 9 euro ogni cento da incassare. (more…)

Diversamente ricchi

1 ottobre 2013

Bankitalia: Un Paese ricco, anzi ricchissimo
di Elio Veltri

Trecento Miliardi di Nero. Questa la copertina dell’“Espresso” la scorsa settimana. Il servizio del giornalista Liviadotti era centrato sull’uso del denaro contante che favorisce, dati alla mano, il “nero” e l’evasione fiscale e impedisce l’aumento del Pil. La cifra di 300 miliardi di Pil di economia sommersa è sottostimata, ma comunque enorme, se si tiene conto che corrisponde al 17 per cento del Pil e negli altri Paesi europei e negli USA non supera il 6 per cento del Pil. Il settimanale conferma quanto andiamo dicendo da dieci anni. Ma la politica tace e va a sbattere perché, se non interviene, i servizi essenziali, a cominciare dalla sanità, chiudono. (more…)

Il popolo che propone le leggi

3 novembre 2012


Elio Veltri: tre leggi per fare pulizia. Riforma dei partiti, reddito garantito ai precari e misure per favorire la lotta all’evasione fiscale e all’economia criminale: tre proposte di legge di iniziativa popolare.

Tre leggi per fare pulizia

28 ottobre 2012

Riforma dei partiti, reddito garantito ai precari e misure per favorire la lotta all’evasione fiscale e all’economia criminale. Anche a Pavia parte la raccolta di firme in sostegno di tre proposte di legge di iniziativa popolare.

Sabato 27 ottobre presso la Sala Gruppi di Palazzo Mezzabarba a Pavia, si è tenuta la conferenza stampa di Elio Veltri, Paolo Ferloni e Fabio Greggio per illustrare i contenuti di tre leggi di iniziativa popolare a cura di Nomos – il popolo che propone le leggi.
Il comitato promotore ha depositato in Cassazione le tre proposte di legge di iniziativa popolare, volte a fare pulizia e trasparenza nei partiti e nelle istituzioni, ad azzerare privilegi e raccomandazioni, a ridurre drasticamente la corruzione e l’evasione fiscale, a stroncare le organizzazioni criminali. In una parola a favorire pari opportunità a tutti i cittadini, e a modellare la vita pubblica sul merito e sui bisogni.
La prima (“Riforma dei partiti, taglio dei costi della politica, limiti di mandato”) prevede la responsabilità giuridica dei partiti: come ha osservato Elio Veltri, i partiti politici «sono associazioni private come qualsiasi bocciofila e quindi non rispondono a nessuno». Andrà dunque garantita una maggiore «democrazia interna vigilata dalla Corte Costituzionale, con relative sanzioni», prevedendo altresì «l’obbligo di bilanci trasparenti, certificati da società esterne ai partiti; nonché il taglio di almeno due terzi dei costi della politica». Inoltre: il tassativo «divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, di partecipare a concorsi e di essere assunti in presenza di parenti entro il terzo grado e di incompatibilità automatiche tra cariche diverse». Insomma, se passasse questa legge chi è sindaco o presidente della provincia non potrebbe fare il deputato né il senatore a tempo pieno.

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Vedi alla voce devastare

10 ottobre 2012

di Elio Veltri

A metà settembre il ministro per le politiche agricole Catania ha presentato e fatto approvare dal consiglio dei ministri un disegno di legge che prevede la difesa delle aree agricole, lo stop al consumo di suolo e alla cementificazione dissennata del territorio, con conseguente devastazione del paese. La proposta prevede anche  il divieto di utilizzare gli introiti dei comuni derivanti dai costi di costruzione, dalle concessioni edilizie e dalle sanzioni  per gli abusi edilizi, per le spese correnti. Tale uso distorto, infatti,  ha costituito un incentivo formidabile a cementificare il territorio. Una sorta di istigazione a distruggere il paese.
Se si tiene conto che tutti coloro che hanno cercato di bloccare i peggiori palazzinari e il cemento, ritenuto dai partiti e dalla maggioranza degli  amministratori, una sorta di ricostituente, hanno fatto una brutta fine, qualche volta anche fisicamente, la proposta di legge del governo Monti è rivoluzionaria. A chi è molto più giovane di me ricordo che negli anni 60, quando Fiorentino Sullo,  ministro democristiano del centro sinistra a partecipazione socialista, propose di approvare una legge sul regime dei suoli, non solo dovette dimettersi, ma la risposta fu un tentativo di colpo di Stato.

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Chi decide le politiche urbanistiche?

14 gennaio 2012

di Elio Veltri

Ho seguito la vicenda di Punta Est, sulla quale indaga la Procura della Repubblica di Pavia. Il copione è sempre lo stesso. Quando si vuole costruire a tutti i costi, si mobilitano i lavoratori in nome della sopravvivenza delle famiglie e del diritto al lavoro e si punta il dito contro chi difende la legalità e con essa il territorio, la città, la sua storia, i suoi beni culturali. È già successo in passato quando il consiglio comunale ha deciso di ridimensionare l’espansione della città bloccando la speculazione più bieca e la rendita parassitaria. Anche allora si misero in opera tutti gli strumenti possibili per far cadere l’amministrazione e sconfiggere sindaco e giunta: i lavoratori in comune per protestare in nome della difesa del posto di lavoro e ancora prima, dietro le quinte, il lavoro sotterraneo, fatto di promesse e minacce, per impedire che la giunta si costituisse. Tra gli atti concreti: il ricorso di un operaio particolarmente fedele al costruttore, con il quale si chiedeva la decadenza del futuro sindaco da consigliere comunale e l’avvocato del futuro sindaco, che messo alle strette, si è fatto sconfiggere in tribunale, tradendo persino i rapporti di amicizia. Infine, la sconfitta dei “congiurati” ad opera della Corte Costituzionale che ha azzerato la sentenza del tribunale di Pavia, con la quale si stabiliva l’incompatibilità tra la carica di consigliere comunale e la funzione di assistente ospedaliero al San Matteo. Allora fu decisiva la maggioranza dei cittadini pavesi, che ha partecipato con passione alle scelte determinanti per il futuro della città, con le operaie in testa, che affollavano il teatro Fraschini urlando: «il territorio non si svende». Ora le cose sono peggiorate perché manca la partecipazione della città, la speculazione imperversa in tutto il Paese e con essa la distruzione del territorio e la corruzione, arma micidiale nelle mani della criminalità organizzata. Salvatore Settis nel bel libro Paesaggio, Costituzione e Cemento scrive che in meno di vent’anni siamo stati capaci di distruggere e riempire di cemento un territorio pari alla somma di Lazio e Abruzzo e questo mentre centinaia di migliaia di case sono vuote e manca una quota soddisfacente di edilizia pubblica. Inoltre i nostri centri storici si svuotano e vanno in rovina, i monumenti si degradano, un sito archeologico come Pompei visitato da milioni di persone provenienti da tutto il mondo si frantuma, basta un acquazzone perché torrenti tombati e costruiti sulle sponde distruggano interi quartieri e seminino morte. Il Paese perde quote di turismo anno dopo anno. Il risultato è che abbiamo uomini senza case e case senza uomini. (more…)

Il silenzio è complice

13 Maggio 2011
di Elio Veltri

La violenza e i morti, si sa, sono televisivi e fanno la loro figura anche sulla carta stampata. Il denaro sporco che passa da una banca all’altra, da una società finanziaria all’altra, da un paradiso fiscale all’altro, non lo è. Il riciclaggio, in Italia, pesa più del 10% del Pil, contro il 5% a livello mondiale, secondo le stime del FMI. Lo ha detto il vice Direttore Generale della Banca d'Italia, Anna Maria Tarantola la quale ha aggiunto «Si tratta di flussi di denaro illecito che assumono rilevanza anche sul piano macroeconomico e sono suscettibili di generare gravi distorsioni nell'economia legale, alterando le condizioni di concorrenza, il corretto funzionamento dei mercati e i meccanismi fisiologici di allocazione del risorse, con riflessi, in definitiva, sulla stessa stabilità ed efficienza del sistema economico». Parole e numeri che abbiamo ripetuto e scritto fino alla noia, che ora vengono confermate da Bankitalia. E sarebbe stato meglio per il Paese se ci fossimo sbagliati. Poiché il prodotto interno lordo dell'Italia nel 2009 è stato di 1520 miliardi di euro, l'ammontare totale del riciclaggio di denaro sporco nel nostro paese è stimato da Banca d'Italia in circa 150 miliardi di euro. Sono triplicate anche le segnalazioni di operazioni sospette. È sempre la dottoressa Tarantola che lo afferma sottolineando che «le segnalazioni di operazioni sospette, circa 12.500 nel 2007, si sono triplicate, divenendo oltre 37mila nel 2010. Il trend di crescita risulta in notevole accelerazione: +16% nel 2008, +44% nel 2009, +77% nel 2010».
E il maggior numero di esse, rispetto alle altre regioni, sono state inviate agli organi competetenti in Lombardia e a Milano. Ma «non può però considerarsi soddisfacente – ha sottolineato la Tarantola in un intervento alla Scuola superiore dell'economia e delle finanze – il fatto che l'aumento delle segnalazioni sia dovuto quasi esclusivamente agli intermediari bancari e finanziari e alle poste. Dai professionisti e dagli altri operatori – ha aggiunto – sono pervenute nel 2010 solo 223 segnalazioni (erano 136 nel 2009 e 173 nel 2008), di cui un terzo dai dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali, circa un quinto dai notai». Insomma, i professionisti non collaborano con l’UIF della Banca d’Italia né con la Guardia di finanza, che si occupano di riciclaggio.
Ho faticato a cercare sui tg, sui quotidiani più diffusi e sui settimanali, la notizia data ieri dal vice direttore generale di Bankitalia sul denaro sporco e riciclato che circola nel nostro paese e non ne hanno fatto menzione neanche i politici di partito e di governo che affollano quotidianamente le reti televisive, nonostante parlassero, si fa per dire, di economia. La retorica dell’antimafia fa molto schic di fronte alle telecamere, crea personaggi virtuali e inesistenti, commuove milioni di cittadini, crea consensi elettorali. Ma le informazioni sulla finanza e l’economia criminale e sui criminali che sono seduti nei consigli di amministrazione di società e aziende, al grande pubblico non arrivano. Vengono accuratamente cancellate perchè altrimenti si dovrebbe parlare della provenienza e della destinazione del denaro sporco, di evasione fiscale, di corruzione e via di questo passo.
Il silenzio è complice in un Paese di complici. Complici per ignoranza, per interesse, per non guastarsela con i manovratori di turno. Ma un paese così, ogni giorno, pezzo per pezzo, viene consegnato alla criminalità organizzata. E non è certo un caso che a Milano, capitale economica e finanziaria della 'Ndrangheta, il problema sia stato completamnente rimosso dalla campagna elettorale. E la sindaca si sia occupata, mentendo, di un arresto e di una presunta amnistia di cui avrebbe goduto Pisapia, anzichè della presenza della ndrangheta e dei suoi uomini nelle strutture e nelle società del comune.

Oh, Polverino

8 Maggio 2011
di Elio Veltri

La notizia che i beni sequestrati al camorrista Giuseppe Polverino e al suo clan, valgono 1 miliardo di euro, 300 milioni più di quelli sequestrati a Matteo Messina Denaro, non ha impressionato più di tanto. Anzi, è passata come un fatto di routine perchè nessuno, a cominciare dai responsabili della politica, la prende sul serio. Che lo Stato possa incamerare in tempi brevi soldi e beni non ci crede nessuno. Ma propio nessuno. Nemmeno in un momento in cui le casse dello Stato sono vuote. Anzi i più credono che si tratti di mera propaganda, e che di quei beni, fra pochi giorni, si perderà la memoria.
Vediamo prima di cosa si tratta e poi cerchiamo di capire perché. nonostante manchino i soldi per le cose essenziali, proprietà di un valore così enorme vengono considerate virtuali e si pensa che, in ogni caso, non saranno mai incamerate dallo Stato. Al punto che nei documenti di bilancio dello Stato le confische dei beni mafiosi non sono mai stati considerate nella voce entrate. Eppure negli anni spesso le voci di bilancio si sono dimostrate del tutto aleatorie e non hanno trovato riscontro nei consuntivi.
Giuseppe Polverino, che è riuscito a non farsi arrestare, mentre sono andati in galera 40 del suo clan e anche due candidati del centro destra al comune di Quarto, vive in Spagna dove ha costruito parte del suo impero tra Barcellona, Alicante e Malaga. In Italia ha i suoi uomini e i suoi prestanome che governano un impero fatto di tre Società di capitali che nel 2010 hanno dichiarato un fatturato di 18 miliardi di euro e che sono “Panificio Vostro Fornaio” SpA,”Centro Commerciale Volto Santo” e “Società Mari- Carni” srl, tutte operanti a Marano.
Ad esse si aggiungono: 106 terreni, 175 appartamenti, 19 ville, 18 fabbricati di altro tipo, 141 tra box auto, negozi e magazzini, 43 società (capitali, cooperative, aziende agricole,supermercati, alberghi, ristoranti, bar, panifici, gioiellerie), 14 imprese individuali, 117 autovetture, 62 autocarri, 23 motocicli.
Un vero impero con un proprietario semisconosciuto, che vive in Spagna con la giovane moglie brasiliana e che quando i suoi uomini vanno a ossequiarlo li obbliga a giocare a carte e a perdere sempre.
Il pane, la carne e gli altri prodotti alimentari del clan riforniscono quasi tutti i supermercati della provincia di Napoli e hanno il monopolio assoluto a Pianura, quartiere di Napoli, a Marano e a Quarto. Chi ha provato a fare concorrenza ai Polverino è stato sconfitto e ha dovuto ritirarsi in buonordine.
Ma perchè ricchezze così enormi di cui il paese ha bisogno e che farebbero davvero comodo se fossero confiscate rapidamente, assegnate ai comuni e alle associazioni e vendute in pubbliche aste, rimangono in larga parte inutilizzate e, il più delle volte, per lo Stato divengono un peso?
La risposta è semplice: nonostante i beni delle mafie italiane, come ho già scritto più volte vengono valutati circa 1000 miliardi di euro, la collettività non ne beneficia più di tanto perché:
– I governi dell’Italia repubblicana che si sono succeduti, non hanno mai fatto un piano economico e finanziario per incamerare soldi, titoli e beni e per utilizzarli al meglio. Anzi, è prevalsa la retorica dell’antimafia che ha distratto il paese dalle misure concrete.
– Le leggi vigenti non consentono di accelerare al massimo le confische che oggi si aggirano sul 5% del totale, anche se questo governo ha migliorato la legislazione;
 Confische rapide e certe richiedono magistrati e polizia giudiziaria molto competetenti e formati continuamemte;
– L’Agenzia per l’amministrazione e la confisca dei beni per funzionare al meglio necessita di personale adeguato e competente;
– Non bisogna avere paura di vendere beni mobili e immobili per il timore che la mafia se li possa ricomprare.

Magistrati o funzionari?

5 aprile 2011
di Elio Veltri

Berlusconi ha ragione quando afferma che la riforma della giustizia, o meglio, della magistratura è “epocale”, anche se non del tutto originale. Epocale lo è perché modifica profondamente tutti gli articoli della Costituzione promulgata nel 1947 ed entrata in vigore nel 1948. Anche se “epocale”, non è del tutto originale perché la bozza della Commisione Bicamerale presieduta da D’Alema, predisposta da Boato e fatta saltare con tutto il banco da Berlusconi, l’aveva largamente anticipata, se non nelle virgole, nella impostazione.
Prima di entrare nel merito degli articoli più significativi è opportuno fornire una valutazione generale della riforma dell’attuale governo per capire alcune questioni fondamentali:
Anche se il titolo IV non è più Magistratura ma Giustizia, in realtà, la proposta del governo, della Giustizia non si occupa affatto. La Giustizia, infatti, è il servizio che lo Stato fornisce ai cittadini e oggi quel servizio non funziona ma non certo per le ragioni che hanno indotto il governo a presentare la riforma. Non funziona e non perchè, come prevede la Costituzione, le carriere dei magistrati non sono separate; i giudici rispondono solo alla legge; c’è un solo Consiglio Superiore della magistratura; il ministro della giustizia ha meno poteri di quanti gliene da la riforma Berlusconi- Alfano; i magistrati sono inamovibili. La Giustizia non funziona, nonostante il dettato costituzionale, perchè i tempi dei processi penali, civili, amministrativi e tributari sono troppo lunghi e incidono negativamente sulla vita delle persone, delle famiglie e del paese; sugli affari e sul fisco. Eppure,la riforma proposta non modifica di una virgola i tempi dei processi. Inoltre, la Giustizia non funziona perchè la pena può essere certa per i deboli e i poveri, ma mai per i potenti, i prepotenti e i ricchi a causa della lunghezza dei processi studiata apposta per arrivare alla prescrizione dei reati e alla concessione delle attenuanti generiche che non si negano a nessuno che abbia buoni avvocati; a causa delle impugnazioni senza limiti per cui tutti ricorrono sapendo che un processo non arriverà mai a sentenza definitiva.
La riforma del governo invece si occupa della Magistratura e con un obiettivo preciso e inequivocabile: separare i giudici dai magistrati inquirenti (i temuti pubblici ministeri), togliere a questi ultimi la copertura e la difesa costituzionale, trasformandoli da magistrati in funzionari dello Stato. Quindi, cancellando uno dei poteri dello Stato.
Leggendo bene gli articoli il declassamento è chiarissimo: i Csm diventano due, la parola magistratura viene cancellata dal testo costituzionale per cui i magistrati dell’accusa somigliano sempre più a superpoliziotti che a magistrati. Sono meno indipendenti perchè non rispondono più solo alla legge costituzionale, ma anche alla legge ordinaria che regola il funzionamento dell’ordinamento giudiziario e prevede una precisa gerarchia dell’ufficio del pubblico ministero. Per cui a pensar male….. come dice Andreotti, è più facile controllare un centinaio di capi delle procure che alcune migliaia di pubblici ministeri. Nei due Consigli superiori della magistratura previsti dalla riforma si modificano anche le rappresentanze perché i cosiddetti laici, di nomina politica, saranno la metà e non un terzo come prevede oggi la legge. Inoltre, il Consiglio Superiore della Magistratura diventa un organo burocratico e amministrativo che non può più esprimere pareri sulle leggi, fornire indirizzi e approvare delibere “a tutela” dei magistrati che vengono attaccati o minacciati. E tutto questo mentre i poteri del Ministro della giustzia aumentano perchè assume anche quello di ispezione e riferisce alle Camere sull’andamento della giustizia che tradotto significa che sarà il Parlamento a decidere anno per anno quali reati la magistratura deve perseguire per primi. Ad esempio, gli scippi e le rapine prima dei reati di mafia, finanziari e contro la pubblica amministrazione, come corruzione e concussione. Capire perchè e facile: i primi sono reati di strada che vengono commessi da poveracci e da delinquenti senza protezioni sociali e politiche, i secondi dalla Casta (politica, finaziaria e ammintrativa). Un’altra chicca riguarda la polizia giudiziaria che non rispondendo più “ direttamente” al pubblico ministero potrà iniziare le indagini da sola e a sua discrezione. A questo punto sarebbe interessante chiedere quanti italiani sono contenti di avere una polizia giudiziaria sottratta al controllo dei magistrati. Infine, e non certo per importanza, i magistrati dell’accusa non sono più inamovibili per cui sicuramente, rischiando trasferimenti e responsabilità personali gravi con esborsi di migliaia di euro, tranne pochi, prima di inimicarsi il potente di turno ci penseranno due volte. L’unico punto della riforma condivisibile è l’istituzione della Corte disciplinare, autonoma dal Csm, perchè è giusto che sia un organismo esterno terzo a valutare comportamenti sbagliati e illeciti e comminare eventuali sanzioni. A meno che non sia presieduta, come prevedeva la proposta della Bicamerale, da un Procuratore generale nominato dal Senato e cioè dalla politica, perchè in questo caso la toppa sarebbe peggiore del buco. Ma una scelta come quella della Corte disciplinare per essere credibile dovrebbe essere subito accompagnata dalla decisione di trasferire ad altra autorità i poteri che oggi sono delle Giunte della Camera e del Senato per le elezioni e per le autorizzazioni a procedere nelle quali i parlamentari decidono le loro incompatibilità, ineleggibilità e, soprattutto, se devono andare in galera o no.
Nel 1962 Giuseppe Maranini, il più grande studioso liberale delle Istituzioni italiane, maestro di tantissimi e notissimi costituzionalisti e politologi (Urbani, Panebianco, Sartori ecc), autore di una bellisma Storia del potere in Italia che consiglio di leggere come un romanzo, convocava un convegno internazionale a Firenze nella facoltà di Scienze Politiche dove insegnava. A quel convegno hanno partecipato molti scienziati della politica, delle istituzioni e magistrati provenienti da altri paesi. Maranini nella pubblicazione degli atti scrive: «Dove trovate giudici liberi – e cioè garantiti nella loro libertà – troverete sempre, se approfondirete la ricerca, un valido sistema pluralista». E ancora: «Le garanzie della libertà della giustizia si riassumono in modo integrale e assoluto, nelle garanzie della libertà del singolo giudice, libertà contro tutti: libertà contro se stesso, e cioè contro il pregiudizio e le passioni, libertà contro gli altri giudici, libertà contro il potere politico, libertà contro qualunque potere di fatto. Il giudice non può ricevere istruzioni, nè direttive, nè subire influenze: se non il giudice non è più lui, se non il giudice diventa lo schermo di un altro giudice lontano, occulto, irragiungibile, irresponsabile». Quel Convegno con a caso porta questo titolo: Magistrati o Funzionari? Berlusconi e Alfano che si dichiarano liberali dovrebbero riflettere e ascoltare la voce di un liberale Doc. Le opposizioni, a loro volta, dovrebbero abbandonare le polemiche sterili e gli insulti e proporre una Riforma alternativa della Giustizia, servizio essenziale per i cittadini e per la democrazia.