Archive for the ‘Ettore Filippi’ Category

Capolavori

30 agosto 2013

Cascina Scova. Documenti sotto sequestro
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Appare sempre più arduo l’accesso agli atti per i consiglieri comunali pavesi: con in-solita frequenza ottengono riposte negative, o perché i documenti figurano tra i “secretati”, o perché dagli stessi uffici comunali prima di loro è passata la Procura, per porli sotto sequestro.
E lo sanno bene Davide Ottini (Partito democratico) e il presidente della commissione comunale di Garanzia Walter Veltri (Insieme per Pavia), giorni fa costretti a misurarsi con il «niet» municipale alle carte sul “Centro benessere” di Cascina Scova in via Vallone a Montebaldo, fascicoli ormai traslocati in piazza del Tribunale.
Cascina Scova: un altro mirabile capolavoro di Dario Maestri, recentemente agli arresti domiciliari per il vero e proprio atto di criminalità urbanistica di Punta Est, contigua al “Centro benessere”. Capolavoro di cui, a quanto pare, sarebbe co-autore l’inossidabile ex vicesindaco Ettore Filippi quando ancora l’ex poliziotto manovrava col centrosinistra (in una intercettazione Maestri definisce Filippi «la sua testa di sfondamento», quello «capace di far aprire le porte»).
Detto fatto, a Cascina Scova apre una piscina sostanzialmente privata eppure «aperta al pubblico», così da aggirare norme e oneri di urbanizzazione. Sì, ma ogni cosa è «alla luce del sole», già che il Maestri può esibire l’autorizzazione comunale, il “bollino blu” che la decreta opera di «pubblico interesse», a disposizione dei cittadini… dalle ore 12 alle 14, per tre euro l’ora dal lunedì al venerdì e per un numero di utenti non superiore al «20 per cento della capienza massima autorizzata per l’impianto». Insomma, una presa in giro.
Si spiega allora il continuo alludere del prode Filippi in Facebook (è tra i frequentatori del gruppo chiuso “Politica a Pavia”) a simmetrie tra Cascina Scova (suo “protettorato”) e la vicina Villa Flavia (“protettorato” di qualcun altro) negli anni in cui lui era vicesindaco in quota Pd e Franco Sacchi (Pd) assessore all’Urbanistica, con Roberto Alessio suo dirigente (cui subentrerà Gregorio Praderio). Un evidente messaggio: “Occhio, su Villa Flavia (e non solo Cascina Scova) ce n’è anche per voi…” Al dunque il farabullo si rassereni: anche le carte di Villa Flavia saranno presto a nostra disposizione, Procura permettendo…

La bufala di Campus Aquae

20 luglio 2013

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Qui di fianco riprendiamo due “promo” di Campus Aquae al Cravino, centro polivalente sorto su terreni dell’Università contigui alla lottizzazione abusiva di Green Campus: ma dove sta scritto che è riservato a studenti? Che palestre, piscine, ristorante e l’esclusivo centro benessere “universitario” (massaggi decontrattivanti… drenanti… connettivali… ayurvedici…) sono in realtà strutture, ehm, fondamentali per le “attività didattiche e di ricerca”? Non lo leggiamo; e infatti il costoso centro ricreativo è frequentato all’83 per cento da persone che formalmente non ne avrebbero titolo.
Campus Aquae è un project financing a trentennale gestione di Unisport – società costituita ad hoc da Vittorio Pacchiarotti di Belgioioso nel novembre 2005 presso il notaio Trotta – sopra un’area (come la limitrofa Green Campus) che il Prg indica a “Servizi per l’Università U1” (l’autorizzazione comunale al Centro benessere – del 15 febbraio 2011 e gestito da Vitruviospa srl, sempre di Pacchiarotti – reca la firma del più che indagato dirigente all’Urbanistica Angelo Moro). Project financing strano, poiché l’imprenditore belgioiosino si avvale di un finanziamento di 4.660.000 euro elargiti dall’Università, fondi statali in aggiunta a un “canone” annuale di 330.000 euro (in trent’anni sono altri 9.900.000 euro) per un’opera dal costo preventivato di 15.865.811 euro. E l’Università? Nulla da obiettare?
Pacchiarotti è quell’imprenditore condannato nel 1993 a 1 anno e 3 mesi per corruzione e finanziamento illecito dei partiti, per un giro di bustarelle volto a favorire l’edificazione di un parcheggio lungo il Ticino. Nel 2008 il Comune di Pavia (amministrazione Capitelli; Ettore Filippi vicesindaco e assessore dal Bilancio) gli ha elargito in dono oltre 700.000 euro quale compenso o compensazione (a rendere?) per la mancata costruzione di una piscina in via Acerbi. Secondo persone del mestiere, conti alla mano, sarebbe stato l’imprenditore a dover rifondere il Comune. E l’onere venne anche spacciato quale compromesso a tutto vantaggio della collettività, già che Pacchiarotti avrebbe minacciato una rivalsa legale per 1.500.000 euro. Un ex consigliere comunale riferisce poi questa affermazione dell’imprenditore, in dialetto pavese: «Mì sò gnént, l’ha faj tütt al Filippi» (Non so niente, ha fatto tutto Filippi, Ettore Filippi).
Sia Pacchiarotti che Dario Maestri (il costruttore di Punta Est) figurano tra i graditi sponsor del periodico pavese “Il Mondo del lunedì” (ora “Il Mondo di Pavia” online), testata vicina a Rinnovare Pavia, la lista civica della famiglia Filippi di cui ricordiamo l’onerosa campagna elettorale alle Comunali 2009. Così come è ormai storia (giudiziaria) la vicenda di quel candidato chiesto da Filippi al capo della ’Ndrangheta lombarda Pino Neri, avvocato tributarista reduce da 9 anni di carcere per narcotraffico, nuovamente condannato in primo grado il 6 dicembre 2012 a 18 anni per associazione mafiosa.
Ricordiamo Filippi nel 2005 membro “a sua insaputa” del cda della fondazione di diritto sammarinese Ester Barbaglia – la maga di Craxi e Berlusconi – che fra l’altro possedeva il 21 per cento di una banca, il Credito Sammarinese, incline al riciclaggio per conto di narcotrafficanti.

Così parlò Ettore Filippi

17 febbraio 2013

Punta Est, un anno fa…

In una intercettazione Dario Maestri – ora agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione – definisce Ettore Filippi «la sua testa di sfondamento», quello «capace di far aprire le porte». “La Cortazza” di Maestri figura quale gradito sponsor de “Il Mondo di Pavia”, giornale online dell’ex vicesindaco. Per Filippi, Maestri è «un imprenditore onesto e per bene». A seguire un succinto repertorio delle esternazioni di questo “ex” tutto d’un prezzo, anche ex poliziotto. Per lui, onesti sono i corruttori, e noi propagatori di «insultanti falsificazioni». Li conti torneno. (G. G.)

«Non vedo perché dovrei dare importanza alla compagnia di giro che sta tentando di distruggere economicamente Maestri, un imprenditore onesto e per bene della cui amicizia non mi vergogno e che, peraltro, attaccato da Giovannetti ingiustamente (come si vedrà!) non è strano che venga difeso da chi le carte le legge senza pregiudizi»

«Non mi pare che neanche ci siano avvisi di garanzia per nessuna delle tante vicende che il duo Maurici-Giovannetti hanno portato in procura! Per non parlare poi dei rinvii a giudizio o condanne. Anche per la storia della convenzione con l’Università firmata “solo” con Bugatti e non con il rettore, sarà un problema dell’Università e non certo dell’imprenditore, e non mi pare che l’Università l’abbia disconosciuta»

«Non mi pare che, tranne la storia d’Artuso a Montemaino (per ora solo alla prima sentenza del Tar e poi si vedrà!) tutti gli altri casini che ha messo in piedi abbiano visto Giovannetti avere ragione»

«Caro Giovannetti, aspetto che la procura chiarisca che tu vivi di insultanti falsificazioni, ottenute aggiungendo poche parole non vere a situazioni che illegittime non sono, per farle diventare tali»

«Giovanni continua a blaterare da ignorante del diritto in malafede quale dimostra di essere! Può insultare quanto vuole perché resta e resterà sempre una nullità blaterante!!!»

«Io sono orgoglioso di essere stato uno dei protagonisti della guerra contro i tuoi amici terroristi, di aver pagato un prezzo ad una magistratura inquirente di giudici felloni»

Maestri e Filippi unti nella lotta

20 novembre 2012

In una mail al faccendiere Colosimo, il costruttore indagato chiama a correo l’ex vicesindaco amico dei mafiosi
da Pavia, Giovanni Giovannetti

“Punta Est” e “Cascina Scova” sono iniziative del clan Maestri. Sul cantiere di “Punta Est” sotto sequestro (73 alloggi per studenti in realtà in vendita sul libero mercato immobiliare come «residenze di pregio») pende l’accusa di lottizzazione abusiva e violazione della legge Galasso; mentre al contiguo Centro benessere di “Cascina Scova” la piscina e il campo da tennis sono sostanzialmente privati eppure «aperti al pubblico», così da aggirare norme e oneri di urbanizzazione.
A cento passi da “Punta Est” e “Cascina Scova”, lungo viale Lodi si trova “Cascina Spelta”, là dove “la Cortazza” di Dario Maestri ha edificato residenze multipiano vista parco, sempre più vicine al corso d’acqua della Vernavola, eludendo nuovamente la “Galasso” (una mania). Il costruttore è ora indagato per associazione a delinquere finalizzata a truffa e corruzione dopo l’oneroso compenso di 41.140 euro (34.000 più Iva) ad Enrico Colosimo, un… diciamo consulente con entrature in Soprintendenza, “consulenza” al solito suggeritagli dall’ex vicesindaco Ettore Filippi, suo amico e sodale, come singolarmente riconosce Maestri stesso in una mail al Colosimo del 23 ottobre 2010, questa: «Facendo seguito al colloquio avuto col Dott. Filippi, con la presente le confermiamo il nostro interesse alla Sua collaborazione di assistenza sia per la pratica in corso che per le eventuali future. In riferimento al compenso richiesto per la nostra prima pratica ci permettiamo di sottolineare che ci sembra eccessivo, ma che ciò nonostante le verrà corrisposto, magari con un piccolo sconto… per le successive sarà necessario discuterne il compenso di volta in volta per trovare sicuramente un accordo. Non appena riceveremo il tutto, saremo pronti per il saldo. Cordialmente, Dario Maestri».
Non appena ricevuto il tutto? Le consulenze si pagano a prescindere dall’esito… a cosa era subordinato il saldo? Secondo gli inquirenti, l’esborso sarebbe servito ad oliare la rimozione del vincolo paesaggistico.
Inutile ricordare le altre imprese del sodalizio. Nel giugno 2012 Dario Maestri, Ettore Filippi, suo figlio Luca Filippi, il faccendiere Arturo Marazza, il funzionario comunale Vittorio Rognoni e i dirigenti comunali Francesco Grecchi e Angelo Moro hanno ricevuto un avviso di garanzia per associazione a delinquere e corruzione.

Un gommone per Durazzo, solo andata

14 giugno 2012

L’avvocato Francesco Maurici querela per calunnia Ettore Filippi e ne chiede l’arresto

Buone nuove cattive

24 dicembre 2011

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Una buona notizia, anzi due. La prima: la polizia giudiziaria ha sequestrato il faldone relativo alla lottizzazione “Punta Est”. La seconda: il direttore generale del Comune di Pavia Maria Laura Bianchi (già commissario straordinario prefettizio, un compenso annuale di 111.845,04 euro) non verrà confermata nell’incarico. Forse la ritroveremo dirigente all’Istruzione, e questa non è una buona notizia.
Un’altra buona notizia: il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha nominato suo consigliere personale «a titolo gratuito» Carlo Mosca, l’ex prefetto di Roma rimosso dall’incarico nel 2008 dopo che si era rifiutato di rilevare le impronte digitali ai bambini Rom e a perseguire gli zingari in quanto tali, come invece pretendevano l’ex ministro Maroni e il sindaco di Roma Alemanno. Come osservò l’allora prefetto, «delinquente è colui che viene arrestato e condannato a una pena minima di 5 anni» vale a dire «coloro che compiono reati molto gravi e che sono presi in flagranza di reato; parliamo di pericolosità sociale che è indistintamente italiana o straniera». Mosca è persona molto, molto per bene.
Poi c’è il resto. Come era largamente prevedibile, sotto l’albero di Natale, ai pavesi il sindaco Alessandro Cattaneo ha fatto trovare Ettore Filippi, confermandolo suo rappresentante nel Cda dell’ospedale San Matteo. A sua volta la Regione ha ribadito Alessandro Moneta alla presidenza e nominato Dario Invernizzi, Aris Zonta, Giuseppe Zanoni e Davide Giraudo suoi delegati nel Cda. Andrea Albergati entra in rappresentanza della Provincia, mentre il ministero della Sanità ha indicato Dario Velo.
 Sorprende la nomina a direttore generale di Angelo Cordone in sostituzione di Pietro Caltagirone: stessa faccia, stessa razza? Vedremo, ma sembra un brutto segnale per Giancarlo Abelli il “Faraone”.
Politica del fare (affari) e poteri forti cittadini – come lo sono Università, Ospedale e Curia – a interagire fra loro in quella che non senza motivo potremmo definire la “zona grigia” dell’affarismo formalmente lecito. Spendo un solo esempio: prendiamo l’area intorno al Carrefour lungo la Vigentina, in pieno parco Visconteo: sono terreni agricoli di proprietà ospedaliera, limitrofi a quelli urbanizzati; terreni destinati, pensa un po’, a cambiare la destinazione d’uso a commerciale e alla conseguente loro rivalutazione esponenziale. Si annuncia il triplicamento dell’area – lo ripeto, è terreno vergine – con edificazioni simili a quelle che si incontrano lungo la statale dei Giovi andando verso San Martino. L’ampliamento dell’area lungo la Vigentina è una priorità cittadina? Pubblico interesse o pretesto per muovere denaro? In città l’industria emergente sembra quella dei movimenti finanziari legati alla rivalutazione fondiaria e alla compravendita dei suoli: plusvalenze da brivido nelle tasche di privati moooolto ammanicati, contigui, quando non organici, ai “poteri” di cui sopra (un esempio? Comprano a 1.700.000 euro per rivendere poco dopo a 6.300.000!). Per tacere di lottizzazioni quali Punta Est al Vallone o Greencampus al Cravino, zone che il Prg indica a servizi universitari e invece sottotraccia ritroviamo a residenziale senza che la variante fosse passata prima per il Consiglio comunale.
Nell’inchiesta antimafia “Infinito” il rappresentante comunale al San Matteo Ettore Filippi viene citato ben 57 volte – non esattamente tra gli investigatori – più volte sorpreso in conversazione con il capo della ‘Ndrangheta lombarda Pino Neri. Eppure il nostro accessoriato ex poliziotto – lui come altri – era al corrente della caratura criminale del Neri. Pur conoscendolo (o forse proprio conoscendolo) Filippi lo ha più volte sollecitato a indicare volti e voti per la sua lista Rinnovare Pavia. Così che, nonostante le sue 251 preferenze, tale Francesco Rocco Del Prete, il candidato «nella piena disponibilità di Neri», sarà il primo tra i non eletti della cordata Filippi. E toccherà a Luca Filippi, figlio di Ettore e presidente di Asm Lavori, nel maggio 2010 copensarne la mancata elezione al Comune assumendolo in Asm.
Persino il commercialista dell’ex poliziotto – il noto massone calabrese Pietro Pilello – sembra avere più d’uno scheletro nell’armadio: gli investigatori lo hanno infatti sorpreso a merendare con personaggi ai vertici apicali della ‘Ndrangheta lombarda quali il milanese Cosimo Barranca e, al solito, il pavese Neri (lo stesso Filippi lo ha voluto stipendiato revisore dei conti in Asm a Pavia).
Riassumendo. Marzo 2009: un ex poliziotto di rango prestato alla politica si rivolge al locale capo bastone calabro-pavese per mendicare appoggio e supporto alla sua ondivaga lista civica coalizzata con il futuro sindaco “antimafia” Alessandro Cattaneo.
23 dicembre 2011: il sindaco “antimafia” eletto con l’aiutino degli amici degli amici si rende disponibile a mantenere l’ex poliziotto quale suo rappresentante nel ben remunerato Cda dell’Ospedale San Matteo così che l’amico degli amici possa pilotare una enorme speculazione “a norma”, già che il nuovo insediamento commerciale sulla Vigentina non è il fine, ma un modo per l’Ospedale proprietario dei suoli (e per chissà chi altro) di fare così legittimamente quattrini a spese del bene comune. (more…)

Vedi alla voce ‘Ndrangheta

5 dicembre 2010
dalle carte della Procura distrettuale antimafia
Sesta parte
I Filippi, “Rinnovare Pavia” e i clan di rispetto

Le relazioni pericolose dei Filippi con gli uomini delle cosche. Cosa rivelano le intercettazioni disposte dal Dipartimento distrettuale antimafia sui Filippi e sul patriarca Ettore? La cerca del voto “calabrese” dalla lista “Rinnovare Pavia” guidata dall'ex vice sindaco di centrosinistra ora fiero scudiero di Abelli e Cattaneo (centrodestra). Nel segno del “rispetto” per il “contributo fornito”.

A Pavia la coerenza non è al potere. Prendiamo l'ex “sbirro” Ettore Filippi: non è stato un poliziotto qualsiasi; trent'anni fa ha catturato i bierre Fenzi e Moretti, anche se la cosa non fu indolore, perché il suo “golaprofonda”, un certo Longo, venne pizzicato dai carabinieri dopo una rapina e disse di essere “coperto” dalla Questura, così Filippi ebbe guai con la giustizia che non ama ricordare. Non ama ricordare nemmeno i suoi incontri ravvicinati con quell'Angelo Epaminonda (boss della mala milanese annisettanta) sempre disponibile ad accogliere amici e conoscenti nei locali notturni alla moda di cui era il titolare (alcuni stavano in provincia di Pavia).
Come già scrivemmo quando Filippi era vicesindaco di Piera Capitelli (centrosinistra) «la successiva carriera politica ne rivela i solidi ideali: nasce socialdemocratico, trascorre l'infanzia nel Partito socialista, l'adolescenza nel Partito liberale, la maturità in Forza Italia, la vecchiaia nella Margherita, e forse non morirà piddì». Correva l'anno 2008. Manco a farlo apposta, nel 2009 registriamo un nuovo salto della quaglia, con la “colombina” Filippi nuovamente a migrare armi figli e bagagli sul fronte opposto, là dove lo porta il…
E mal gliene incolse. 13 luglio 2010: dopo tre anni di indagini serrate, il Gip di Milano Andrea Ghinetti dispone l'arresto per 160 affiliati alla 'Ndrangheta lombardo-calabrese: come è noto, insieme ad assassini, usurai, trafficanti e faccendieri vengono incarcerati i pavesi Pino Neri (il capo dei capi), Carlo Chiriaco (la cinghia di trasmissione tra Neri e la politica) e Francesco Bertucca, l'imprenditore edile a capo della Locale di Pavia. Nelle richieste della Procura antimafia Filippi figura nominato 57 volte, non esattamente tra gli investigatori: intercettate due conversazioni tra suo figlio Luca e Chiriaco, nonché tracce di contatti “elettorali” tra Filippi e Neri: alle elezioni comunali 2009 nella lista Rinnovare Pavia, Ettore candida Rocco Del Prete (persona «nella piena disponibilità di Pino Neri»); l'anno successivo, a Vigevano, con 129 preferenze Salvatore Ilacqua è il più votato nella lista Rinnovare Vigevano. Suo padre Giuseppe «è colui con il quale Chiriaco afferma di aver perpetrato un'estorsione».
Alle elezioni amministrative pavesi 2009, tra i candidati di Rinnovare Pavia (il movimento dei Filippi) c'è anche Rocco Del Prete, «candidato nella piena disponibilità di Pino Neri e – affermano gli inquirenti – il fatto era noto a Neri, Chiriaco e Filippi». Nonostante 251 preferenze, per soli 7 voti Del Prete non verrà eletto (e per poche decine di voti Rinnovare Pavia non otterrà il terzo consigliere, per l'appunto il chiacchierato Del Prete. Insomma, alle mafie locali e sembrato andare tutto di traverso).
Agosto 2009. Il neo assessore Antonio Bobbio Pallavicini (Rinnovare Pavia) e Rocco Del Prete sono a Marina di Gioiosa Jonica, dove si incontrano con Pino Neri e Antonio Dieni (imprenditore di Sant'Alessio sodale di Neri, ora indagato). Bobbio riferisce che a quel tavolo si è parlato di calcio e difende Del Prete, «che conosco da anni, ingiustamente massacrato in questa inchiesta». Insomma, un bravo ragazzo tutto casa, Neri e chiesa, «massacrato – denuncia Filippi – perché utile alla vostra visione della situazione». Vostra di chi? della Procura antimafia? della rossa Boccassini? Nelle Richieste della Dda, Rocco Del Prete viene citato ben 72 volte, in conversazione o in compagnia di criminali quali Neri o Chiriaco o Rocco Coluccio (il “dottore” novarese affiliato alla Locale di Pavia, uno degli organizzatori del summit di Paderno Dugnano e membro della “camera di controllo” 'ndranghetista), o il contabile della Locale di Cormano Nicola Lucà o un “mammasantissima” come il capo della Locale milanese Cosimo Barranca.
La coerenza non è al potere, dicevamo. Ma è da escludere ogni allusione a Ettore Filippi, coerentemente “abelliano” anche quando militava nel fronte opposto. Una fedeltà che lo vedrà riconfermato nel Cda dell'ospedale San Matteo (al figlio Luca va la presidenza di Asm lavori), un incarico ben remunerato, ambìto persino da Labate, quel Dante amico fraterno di Chiriaco e Neri che – una volta rieletto – aveva preteso anche quella poltrona, malauguratamente già occupata da quell'altro inossidabile culo di pietra.
Un mercimonio che ritroviamo citato anche nella Richiesta dell'antimafia (ne abbiamo reso conto la scorsa settimana): «Labate aveva chiesto che al suo gruppo politico venisse concessa una doppia delega, e cioè quella relativa all’ospedale San Matteo ed all’Azienda per i Servizi alla Persona (Asp), cosa per quel momento storico improponibile poiché il San Matteo, negli accordi politici di cui si è premesso, sarebbe dovuto andare in assegnazione allo stesso Filippi – “…come cazzo fai perché papà, scusami facciamo noi!…”» (intercettazione del 4 luglio 2009 tra Luca Filippi e Chiriaco).
Dopo la mancata elezione di Rocco Del Prete al Mezzabarba, tra Neri e Filippi si è sfiorata la rissa. Giugno 2010: In una intercettazione del 27 giugno 2009 il capo della 'Ndrangheta – furibondo – ripete a “Francesco” [Rocco Francesco Del Prete?] le parole di qualcuno del clan Filippi: «e poi tu ci hai detto di scegliere un candidato… ma sono io che sono venuto da voi… eh… infatti… ne potevamo scegliere un altro ed invece no… abbiamo scelto uno vicino a te… per misurarci… ho detto io… e per poi è una persona che se fosse andata bene sarebbe rimasta a te…» E Neri: «voi lo potete far crescere come volete quel ragazzo lì… insomma… no ma lui ha le basi… diceva suo padre [ndr Ettore Filippi] … ha le basi?… e allora?…può tornarvi solo utile a voi… no no no… noi dobbiamo fare gruppo… voi dovete stare con me… perché le campagne elettorali mica finiscono qui!!!»
Anche Chiriaco sa che Del Prete è «nella disponibilità di Pino Neri». Gli investigatori lo riscontrano da una intercettazione del 9 giugno 2009 («Del Prete Rocco Francesco, quello che è con Filippi è nostro… eh…»)
Neri sembra intrattenere rapporti sia con Ettore Filippi sia con il figlio Luca. Anche se Ettore con Neri «non ha preso nessun impegno», la mancata elezione di Del Prete (e il conseguente acceso scazzo tra l'ex poliziotto e l'uomo delle cosche) sembra imporre una contropartita. Neri a Chiriaco (1° luglio 2009): «eh, mammasa… lui si sta bruciando. So che, sarà una presa per il culo, non lo so, stavolta pare che hanno proposto Del Prete all'Asp [Azienda servizi alla persona]; ma non ci va sicuramente, lo so è una presa per il culo». Di nuovo Neri replica una conversazione avuta con Filippi: «io sono venuto da te perché so chi sei tu, mi disse. Proprio così e sono disposto… […] come prima non puzzavano i miei voti, adesso puzzano?! [Filippi] dice: no, voi dovete stare vicino a me perché è un percorso che se va bene, va bene… ma questo è un altro paio di maniche gli ho detto. Tu sai che della politica non me ne frega niente, è stata fatta un'operazione elettorale a mo' di sfida gli ho detto, perché volevamo misurarci… sei stato tu a dire scegliti un candidato, io potevo scegliermi uno di quelli miei … invece t'ho scelto, uno vicino a te… questo ragazzo che era cresciuto con te, ti ricordi?»
Nonostante le diffidenze, riprendono «i discorsi elettorali con Neri, sempre sotto l’egida di Chiriaco». Gli agenti dell'antimafia registrano un «primo tentativo di riavvicinamento il 23 febbraio 2010», poco prima delle elezioni regionali in Lombardia e quelle amministrative in alcune città della provincia: «Secondo le parole di Dieni [impresario edile di Sant'Alessio e amico di Neri; è tra gli indagati] quest’ultimo era stato contattato da Ettore Filippi per riconciliare la divisione, e correre insieme alle elezioni nei comuni di Vigevano e Voghera; in proposito Filippi aveva richiesto loro un proprio candidato. Neri, di tutta evidenza, si mostrava disinteressato, e rammentava i mancati impegni che costoro si erano assunti nella precedente campagna elettorale ma, ad onor del vero, veniva subito rincuorato da Dieni, per il quale “…ogni aiuto è sollievo…”». Dieni conferma a Neri che Luca Filippi «in contropartita, aveva a lui promesso l’assegnazione di un lavoro presso l’Asm di Pavia» ovvero la costruzione di una fogna «lavoro per il quale aveva già provveduto ad “estendere” l’importo del mandato conferito, nello specifico da 10.000 euro, come era stato in precedenza preventivato, a 20 mila euro». Dieni informa Luca Filippi che Neri non è d'accordo: «gli ho detto che voi avete il candidato eccome… sia a Vigevano che Voghera…» e alza il prezzo: «una fogna…una fogna è…una fogna che si deve fare… è buona … lo estende a ventimila euro… eh… ma è giusto… è giusto… si dice… se lavorano sempre gli stessi… nessuno passa qualche lavoro a me… vorrei lavorare anche io… questo è!!!…»
Secondo gli inquirenti, dalla conversazione emerge «l’intento criminoso dei due interlocutori, i quali consideravano tale “apertura” un indicatore del primo passo verso altre più consistenti controprestazioni (“…si incomincia con il brodino …poi vediamo di stare bene… va… va bene pure un brodino certe volte…”)»
Rimane la diffidenza di Neri, che avrebbe potuto accettare un secondo sostegno elettorale alla famiglia Filippi in cambio di «concreti segnali di apertura verso le loro richieste». Quali? Neri vuole l'ingresso in Consiglio comunale per Del Prete obbligando alle dimissioni uno tra Paolo Bobbio Pallavicini (fratello di Antonio) e Giovanni Demaria (un modo per «portare rispetto» dopo il «contributo fornito» nel 2009). Né Bobbio né Demaria accetteranno di cedere la loro cadréga a Del Prete.
Per le amministrative a Vigevano e Voghera, in soccorso a Filippi accorre allora Carlo Chiriaco: il 1° marzo 2010 conversando con Neri e Dieni, Del Prete riferisce una telefonata di Ettore Filippi «e di averlo subito dopo raggiunto in un luogo dove era anche presente Chiriaco; l’incontro era ancora una volta finalizzato ad ottenere il sostegno politico dei calabresi nei comuni di Vigevano e Voghera dove, per il tramite di Chiriaco che si era già accordato a riguardo con Neri, avevano espresso la preferenza dei propri candidati, ovvero il figlio di Ilacqua Giuseppe, Ilacqua Salvatore, di anni 32, candidato per la lista “Rinnovare Vigevano” formulata dalla solita famiglia Filippi. Secondo Del Prete, «Carlo gli ha dato i candidati su Voghera [chi?] e su Vigevano [Ilacqua]» Per parte sua, Neri sottolinea che si è trattato di una diretta segnalazione fatta a Chiriaco, frutto di un loro prodromico e personale accordo, e lui ne vuole restare fuori: come lamenta, «a me personalmente Filippi una volta mi ha fottuto…»
Per quale contropartita? Secondo Del Prete, Antonio Dieni avrebbe avuto assicurazioni da Ettore Filippi sull’esecuzione del lavoro riguardante la fogna («…all'Antonio lo stiamo facendo lavorare e questo è già un buon segnale… la fogna di 24 mila euro e poi…»). Nell'aprile 2010 lo stesso Del Prete trova occupazione presso Asm lavori, assunto da Luca Filippi.
Questo dicono le carte. Per anni Ettore Filippi ha inscenato la parodia di se stesso, ovvero del poliziotto che, «per botta di culo», a Milano aveva “beccato” nientemeno che il capo e l'ideologo delle Brigate Rosse. E non fu vanagloria, infatti subito dopo lo ritroviamo tra i pretoriani del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa a Palermo: un'esperienza breve, interrotta dall'incarcerazione a Peschiera per alcune sue oscure relazioni con il boss della mala milanese Angelo Epaminonda (storia che infine lo vedrà assolto).
In conclusione, mi sia consentita una breve digressione personale. In una notte del gelido inverno 2007, a Pavia un rumeno handicappato e in carrozzella viene tenuto fuori dal dormitorio pubblico: per più di una sera si era presentato fuori orario. Il rumeno chiama me e io chiamo l'assessore alla partita Roberto Portolan che – infastidito – ad onta del buonsenso se ne lava le mani. Per l'assessore socialista quell'handicappato poteva anche accomodarsi in un parco sottozero e sotto la neve. Chiamo allora il vicesindaco Filippi che, nonostante l'ora tarda, trova un tetto a quell'uomo in carrozzella. Soluzione forse venata di paternalismo, ma pur sempre una soluzione, altrettanto venata da umanità. Filippi è anche questo: guascone, paternalista ma anche generoso, una qualità che oggi lo porta antropologicamente ad esporsi in prima persona in difesa del clan, tra mafiosi e no, e a negare l'evidenza delle carte, ovvero le nude intercettazioni telefoniche e ambientali, che non sono interpretazioni di fatti, ma fatti.