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Zona grigia

29 settembre 2012

Da Pilello a Neri. Pavia nel nuovo libro di Forgione
di Marco Vigo*

L’ex presidente della Commissione parlamentare Antimafia Francesco Forgione ha presentato Porto franco alla libreria Feltrinelli di Pavia, dialogando con l’ex sindaco e parlamentare Elio Veltri, con Giovanni Giovannetti e con il numeroso pubblico presente.

Sala affollata presso la libreria Feltrinelli di Pavia, per la presentazione di Porto Franco. Politici manager e spioni nella repubblica della ‘ndrangheta (Dalai editore, 408 pagine, euro 18). Con l’autore Francesco Forgione (già presidente della Commissione parlamentare Antimafia) sono intervenuti Elio Veltri e Giovanni Giovannetti.
Porto franco, ovvero il porto di Gioia Tauro in Calabria: luogo dove ogni cosa sembra dipendere dai Piromalli, la cosca ‘ndranghetista che da decenni condiziona l’economia e la politica della Piana. «Qui le cose vanno così da decenni e decenni – scrive Forgione –. Vincere è la loro parola chiave: vale per una gara, per un appalto, per una guerra contro i nemici, per un processo. E naturalmente anche per le elezioni, quelle amministrative prima di tutto». Eh sì, prima di tutto il potere. Pur incentrato sulla saga dei Piromalli (indiscussi protagonisti di Porto franco) il libro abbraccia l’orizzonte della globalizzazione mafiosa. Lo ha ben evidenziato Elio Veltri – autore fra l’altro di numerosi testi sull’argomento – citando dal libro l’incontro milanese fra Gioacchino Arcidiaco (giovane rampollo della covata Piromalli) e Marcello Dell’Utri, avvenuto nel dicembre 2007 per favorire Antonio Piromalli, figlio del boss in galera e a sua volta a rischio di galera, nel conferimento del passaporto diplomatico: «con quello in mano non è che gli sbirri ti possono fermare quando vogliono. E se serve andare all’estero d’urgenza, appena ti avvisano che stanno venendo ad arrestarti, è quello che ci vuole. Con l’aria che tira, Antonio ne ha bisogno». In cambio, se «tredici anni prima c’era stato solo l’appello al voto per Forza Italia e Berlusconi», questa volta, scrive ancora Forgione «hanno deciso di fare di più. La famiglia si occupa direttamente del partito». Migliaia di voti per Dell’Utri anche al Nord, dove la Famiglia «può spostare migliaia di voti» dei calabresi, là dove «hanno trasformato i comuni della Lombardia in un pezzo di Calabria: Corsico, Cesano Boscone, Paderno Dugnano, Trezzano sul Naviglio, Buccinasco. E poi mezza Milano. Sono arrivati pure a due passi dal Duomo. Si sono comprati negozi, bar, ristoranti, boutique, sale bingo, discoteche».
E poi c’è la cosiddetta “zona grigia” tra la politica e il mondo criminale: è il mondo della criminalità istituzionale e della contiguità, lo scivoloso crinale su cui si incontra ciò che è lecito e ciò che non lo è, sia pure al di fuori di ogni rilevanza penale. Emblematica secondo Veltri la figura di Pietro Pilello da Palmi, commercialista e massone in rapporti con boss del calibro di Cosimo Barranca e Pino Neri, cui Forgione dedica un lungo paragrafo: «Non c’è consiglio di amministrazione, collegio sindacale o di revisori dei conti di società private e di istituzioni pubbliche dove non compaia il suo nome».

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