Archive for the ‘A respirare quel vento’ Category

A respirare quel vento 7

31 gennaio 2013

di Giacomo D’Alessandro*

(Scritto a posteriori)
Questa l’essenza della memoria:
…meditate che questo è stato
che questo è ora che stato è questo…
tenete sempre presente ciò che è successo, che la storia testimonia, che gli uomini hanno compiuto, e poi mettetevi davanti agli occhi che tutto questo succede tuttora, oggi, da qualche parte, e non ignorate questa verità e sofferenza, fino ad impegnarvi in prima persona, sempre e ad ogni costo, chiedendovi che umanità è questa, promettendovi di fare il possibile per contribuire a cambiare le cose, a creare un mondo degno di chiamarsi tale.

* * *

Mai dimenticherò quella notte,
la prima notte nel campo, che ha fatto della
mia vita una lunga notte
e per sette volte sprangata.

Mai dimenticherò quel fumo.

Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini
di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute
di fumo sotto un cielo muto.

Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre
la mia Fede.

Mai dimenticherò quel silenzio notturno
che mi ha tolto per l’eternità
il desiderio di vivere.

Mai dimenticherò quegli istanti
che assassinarono il mio Dio
e la mia anima, e i miei sogni, che presero
il volto del deserto.

Mai dimenticherò tutto ciò,
anche se fossi condannato a vivere
quanto Dio stesso. Mai.

(Elie Wiesel)

* in viaggio con Guglielmo Cassinelli, Elisa Falco, Pietro Mensi e Arianna Sortino
(7- fine)
precedenti [1] [2][3][4][5][6]

A respirare quel vento 6

30 gennaio 2013

di Giacomo D’Alessandro*

Messaggio ai compagni di viaggio. Oggi è un giorno di silenzio e camminata, risposo e scrittura. In questi sei giorni mi sono fermato con amici e anche da solo davanti a questo racconto della Passione di Gesù, e in questo modo davanti alla sofferenza insensata del mondo, davanti alla scelta della morte.
Forse la vita ce l’abbiamo veramente quando la diamo, senza tenerla stretta.
Forse siamo davvero liberi anche dalla morte quando per amore dei nostri amici, ma anche dei nostri nemici, scegliamo di essere giusti fino all’ultimo.
Volevo ringraziarvi in modo particolare per aver condiviso con me tanto, ultimamente, fino a quei passi per il campo di sterminio dove abbiamo sentito sulla pelle l’orrore di ciò che possiamo essere come uomini, ma anche la realtà che siamo liberi, liberi di starci, in mezzo a quel dolore, e di dare un senso diverso alla nostra esistenza, un senso capace di cambiare tutto, per noi e per gli altri.

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A respirare quel vento 5

29 gennaio 2013

di Giacomo D’Alessandro*

Il quarto giorno è anche quello del ritorno. Lasciando i bagagli in custodia all’ostello, ci prendiamo tutto il tempo di un giro alla Collina di Wawel, nucleo storico della città, che sorge su un’ansa del fiume e che, entro una cinta di pietre e mattoni, contiene il Castello dei re e la Cattedrale delle incoronazioni. Un ampio porticato a tre piani accoglie il passeggero che arriva da un ancor più immenso cortile, e dà accesso all’armeria e ai locali della reggia.
La Cattedrale è un museo di tombe regali, monumenti funebri, sarcofagi, cappelle e altari di lavorazioni finissime e impreziositi all’inverosimile. Dalla chiesa alle cappelle affrescate, giù nelle cripte fino in cima al campanile, dove fanno sfoggio di sé grandi campane dei tempi passati.
Seguendo il fiume e le strade del quartiere ebraico risaliamo quindi a prendere le nostre borse, da lì a piedi al bus center, e in corsa verso l’aeroporto.
Magari masticando l’ultimo pretzel.

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A respirare quel vento 4

28 gennaio 2013

di Giacomo D’Alessandro*

Le mie riflessioni “durante” proseguono, prendendo sempre più la forma di scorci, pennellate e sensazioni, piccoli episodi e annotazioni. Dalle più serie e girovaghe alle più spensierate e ironiche.
Le Palme. […] Forse l’essere qui mi ha calato nel senso vero e autentico della Quaresima. Mi piace che ogni anno ci debba essere qualcosa di diverso per darmi il cammino e la ricerca di questo senso. Di per sé la Quaresima può non valere niente, non darmi nulla. E’ il significato e la ricerca e la comprensione che questo tempo […] può darmi. E’ il tempo del calarsi nella sofferenza del mondo e della persona. Ma uno spunto, non la risposta completa. Spunto da seminare in questo deserto e da coltivare e cogliere nei giorni che verranno.
Questo paese è semplice e campagnolo, non direi povero ma antico, con una naturalezza dei materiali e delle costruzioni, con questi mattoni e questi prati verdi, questi alberi slanciati e protesi sotto cieli cupi con rami come artigli e radici contorte nella terra.
E’ stato bello passeggiare un po’ insieme e poi io da solo per queste campagne di fuori città.
Così come il muoversi senza sapere quasi nulla, scoprire strada facendo, anche sul cibo, si può fare ed è molto liberante e rilassante. Prendere autobus senza sapere dove scendere e neanche quale parola corrisponda al luogo, alla fermata.
Incrociare lo sguardo dei bimbetti che trovi nel pub o nell’ostello, degli altri visitatori per le piazze, dei musicisti che fanno un blues polacco… battere le mani con loro.

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A respirare quel vento 3

27 gennaio 2013

di Giacomo D’Alessandro*

Mi alzo prima. Una buona nottata. Mi metto un poco in preghiera. Paura e solitudine, le parole che mi suggerisce la meditazione sulla passione di Gesù; dopo il tradimento degli amici che non vegliano e pregano con lui, paura e solitudine.
Le conosco davvero, queste sensazioni?
Come le sento in rapporto a me, e soprattutto in rapporto a questi luoghi?
La guerra delle sveglie era qualcosa di ovvio. Già la prima sera quando si è tirato in ballo il tema, si è sfiorata la pugna gladiatoria. Alzarsi presto o tardi? Sfruttare il tempo o recuperare un po’ di stanchezza? La contrattazione va avanti spietata, fino al compromesso. Come se non fosse chiaro che prima di tirarci giù dal letto tutti la lancetta avrebbe percorso con calma ineffabile almeno un’altra metà del quadrante…
Da Cracovia per Auschwitz ci sono diverse possibilità. Tanti, troppi viaggi organizzati e tour guidati. Il treno. E il bus. Quest’ultimo, diretto a Oswiecim che è il nome moderno del paese, impiega circa un’ora e dieci dal bus center di Cracovia, vicinissimo al centro storico, fin proprio davanti all’ingresso del campo principale. Ci sediamo in fondo, e viaggiamo in silenzio.
Oggi la giornata di Auschwitz. Ho molte cose dentro, e anche però una condivisione automatica e continua con questi amici che si rivelano davvero un gruppo splendido.
Scriverò al ritorno, credo, il grosso.

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A respirare quel vento 2

26 gennaio 2013

di Giacomo D’Alessandro*

Manca un giorno alla partenza.
Mentre qui le giornate fioriscono di verde e passeggiate al sole, nel pieno della primavera prepotente, ci apprestiamo a guadagnare il nord, la Polonia. A circa un’ora da Cracovia, stanno i campi di sterminio fino ad ora conosciuti nei libri di storia, nei racconti e nei film, nelle parole grevi degli anziani.
Ad Auschwitz, c’era la neve… Così dice la canzone.
Al termine di un nuovo inverno, chissà se ne troveremo ancora, di neve. Chissà se ritorna ogni anno tentando di coprire ciò che era, ciò che è stato. Dev’essere neve bianca come le ossa, umida di sudore, del gusto del sangue.
Ad Auschwitz, tante persone… Si dice ancora.
Persone arrivate e mai più uscite, persone fuggite, persone sconvolte, persone sopravvissute. E oggi?
Persone che vanno, si fermano, posano lo sguardo attonito, e ritornano, oltre.
Ha ancora senso passare per questi luoghi, senza la voglia naturale di dimenticare, di rimuovere, di voltare pagina? Oggi che la memoria di chi ha vissuto quel tempo svanisce, sbiadisce, evapora come neve al sole di ghiacciai consumati dal tempo…
C’è un senso nella scelta dell’uomo di tornare nel luogo simbolo dell’insensatezza e dell’orrore umano?
Questo ci dirà, ancora una volta, il viaggio. Ce lo diranno i passi, i volti esposti al vento, là dove oggi stanno vecchie betulle, muri freddi, spazi vuoti.
E un solo, grande silenzio.
Vigilia della partenza, è sera tardi dopo una intensa giornata tra lezioni, scritture, letture e studi. Nel mio momento di riflessione a fine giornata, cerco di capire cosa ho dentro rispetto a questo viaggio, e appunto poche parole.
Sono sereno, un po’ in apprensione per il viaggio alle porte.
Cosa sarà? Come lo vivremo? Come ci troveremo, insieme?
Lo sto sottovalutando, forse non ho avuto molto la testa di immaginarmelo. Spero di essere all’altezza. […]
Sento che è tempo di riposare, e di aprire il mio cuore per questi giorni di Polonia alla porte. […]

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A respirare quel vento 1

25 gennaio 2013

di Giacomo D’Alessandro*

Cinque ventenni, studenti universitari di Genova (io di Pavia) si vedono settimanalmente con altri loro amici, da ormai tre anni, per parlare di attualità, politica, diritti umani, legalità, realtà sociale. Pezzettini dei loro studi, pezzettini di esperienze vissute, una sensazione di pesantezza per l’attuale situazione italiana e mondiale, e l’urgenza di fare qualcosa, ma nel profondo e a partire da sé stessi. Poi, a un certo punto, la proposta lanciata così, quasi per caso, di andare in viaggio ad Auschwitz. Non è una gita scolastica, non è una parrocchia, non è un tour organizzato, non è qualcuno a “portarceli”, a proporglielo, a fare la lezione sull’importanza della memoria. E’ uno slancio spontaneo, forte, senza grandi pretese, senza nessuna aspettativa, ma lo sentono dentro: è da fare. E dopo qualche mese, partono.
A vedere che? In cerca di cosa? Con quale senso nel loro contesto, nel loro percorso?
Forse non saprebbero rispondere con certezza neanche adesso. Intanto, alcune di quelle intenzioni, di quelle parole, di quelle immagini, sono diventate un diario.

Questo diario è stato redatto nel mese di aprile 2012, a partire da materiali diversi.
Innanzitutto un’idea, avuta da Pietro a settembre: andare insieme a vedere Auschwitz. Quindi, dopo una non facile preparazione, il viaggio stesso.
Alcuni testi provengono dal tempo prima della partenza, altri sono letteralmente scritti a Cracovia o sul bus per il campo di sterminio. Altri ancora, in questo caso molte delle riflessioni più consistenti, arrivano nei giorni immediatamente successivi al ritorno. O meglio, arrivano “nel” ritorno, poiché ogni viaggio vissuto anche interiormente schiude un ritornare che non cessa mai del tutto, che offre e trasforma, nel tempo, i suoi frutti.
Molti amici, lo sappiamo dalla loro bocca, avrebbero voluto essere con noi in quei giorni. Ognuno di loro per i suoi motivi, avrebbe voluto e non ha potuto. Questo diario è prima di tutto per loro. In secondo luogo è per noi, come un flebile vento che ritorna e sussurra nelle orecchie scorci del viaggio fatto, canti inediti da esso generati. Ed è, infine, per tutti coloro che hanno sofferto a causa dei campi di sterminio di ogni tempo. Per quelli che agonizzano nei campi di oggi, dimenticati dal mondo.
Perché sappiano che la loro memoria, di ciò che è stato e di ciò che è ancora, non muore. Ci impegniamo a tenerla viva, così come la nostra responsabilità, per i giorni che verranno, a favore di un mondo umano.

* in viaggio con Guglielmo Cassinelli, Elisa Falco, Pietro Mensi e Arianna Sortino
(1- continua)