Archive for the ‘Gioco d’azzardo’ Category

Ridete, siete su…

27 dicembre 2013

C’è poco da ridere: Pavia fa brutta mostra di sé sull’edizione internazionale del “New York Times”: «Rinomata per la sua Università e per un celebre complesso monastico rinascimentale, questa città Lombarda 25 miglia a sud di Milano ha negli ultimi anni guadagnato un’altra ben più dubbia fama: è infatti la capitale italiana del gioco d’azzardo». Ma anche coca, mafie, affarismo, speculazioni, economia parassitaria… Chi è stato a ridurla così? A ludopatie ed economia criminale collegata al gioco d’azzardo è dedicato un ampio capitolo di Comprati e Venduti (Gioco ricco mi ci ficco, Effigie 2013) e il recente imperdibile volume Vivere senza slot (Nuova dimensione editore, 2013), a cura del pavese Collettivo Senza Slot (Ludovica Cassetta, Pietro Pace, Paola Alessia Schintu, Mauro Vanetti).

(su segnalazione di Mauro Vanetti)

Con gli occhi di un bambino

20 marzo 2013

di Simone Feder

la dipendenza dal gioco è una patologia come le tossicodipendenze, una servitù psicologica dagli elevati costi sociali (indebitamento, insicurezza diffusa, devianza giovanile, ecc.) su cui lucrano un po’ tutti, dalle mafie allo Stato. Al di là dell’incidenza economica, a rendere conto di quanto profonda e grave si riveli la situazione, basti questa toccante lettera del sociologo Simone Feder (Comunità Casa del Giovane) al quotidiano locale.

Ho riflettuto in questo periodo sul valore dell’affetto e fatico a quantificarne il costo. Ho incontrato Adriano. Ha dieci anni, una mamma Susanna e un papà Livio. Come altri bambini cerca di crescere, ma sono due anni che nella sua famiglia qualcosa si è rotto: suo papà è un giocatore d’azzardo. L’altro giorno l’ho incontrato e mi ha raccontato le sue paure e i suoi pensieri. Mi ha raccontato delle tensioni che vive in casa perché la mamma spesso piange. Mi ha raccontato di nonna Adele e di nonno Giuseppe che ogni giorno da circa 5 mesi telefonano a casa per sapere come va e come sta papà. Gli altri nonni invece non sanno niente di cosa sta succedendo a casa, non sanno che il loro figlio giocava a delle macchinette che si trovano ormai in tutti i bar e che tutte le volte che iniziava non si staccava mai… Mi ha raccontato delle sue difficoltà scolastiche perché sono troppi i pensieri che si affollano nella sua testa, della sua sempre maggior fatica a relazionarsi con i compagni perché fa fatica a parlare con loro e a raccontare che cosa sta succedendo a casa. Perché è qualcosa che lui stesso non riesce a spiegarsi, che fa paura, che a volte gli toglie la voglia di andare a scuola. Mi ha raccontato che mamma continua ad alzare la voce e spesso è al telefono con le amiche a raccontare le cose che fa papà e a dire che non riesce più a stare con lui in questa situazione. Mi ha raccontato che i soldi non ci sono, non bastano mai, perché papà Livio ha speso tutto. Il suo papà! Papà e mamma continuano a lavorare e i soldi non bastano mai! Papà esce di casa tutti i giorni, ma mamma dice che rischia di perdere il lavoro perché non si presenta… proprio lui,che è sempre così gentile e affettuoso, che è ‘un grande’… Mi ha raccontato che il papà da qualche settimana ha iniziato a frequentare un gruppo con un dottore e che la mamma dice che così guarirà. Il venerdì sera dopo l’incontro raccontano anche a lui che il gioco fa male e che porta la gente ad ammalarsi. E lui ha paura quando vede papà con la playstation, perché la mamma dice che ora che papà si sta curando non deve giocare a nessun tipo di gioco. Mi ha raccontato che continua a vedere nei bar le macchinette e non capisce perché, se fanno così male al suo papà, e ad altre persone, sono ancora lì e tanta gente le usa. Adriano ha necessità di capire e di essere rassicurato. Quante fatiche si trascina dentro questo bambino? E quanti altri componenti della sua famiglia con lui? E quante altre famiglie come loro? Potete voi dire quanto costa tutto ciò? È mai possibile quantificare il costo di un disastro affettivo come questo? Pensiamo a questo figlio e a questo mostro che lo accompagna nel suo diventare grande… A volte la semplicità disarmante dei bambini ci interroga e ci dà risposte così semplici e ovvie che sembra così ridicolo che il mondo dei grandi non le comprenda.

Simone Feder, Il costo effettivo del gioco? Chiedetelo a un bambino, “La Provincia Pavese”, 20 marzo 2013

Il sindaco anti-slot

10 giugno 2012

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Leggo che il sindaco Alessandro Cattaneo ha lodevolmente preso parte al corteo anti-slot di sabato 11 giugno. Di questa vera e propria piaga sociale che ormai tocca anche i minori ne avevo scritto su questo blog, oltre che sul settimanale “Il Lunedì” del 14 maggio scorso.
Sicuramente Cattaneo avrà letto il Rapporto 2003 della Commissione parlamentare antimafia, là dove il documento rileva che «a Pavia il controllo criminale del territorio non segue la via del “pizzo” ma quella del videopoker», di cui Pavia è indicata quale triste capitale. E infatti sopra uno dei cartelli inalberati leggiamo che il clan vigevanese dei Valle-Lampada con le Slot taroccate «guadagnava 25-50 mila euro» al giorno.
Per coerenza, il sindaco anti-slot andrebbe dunque sollecitato a vietare le macchinette mangiasoldi almeno presso scuole e centri giovanili, disponendo controlli e multe salatissime ai gestori che non vigilino sulla loro frequentazione da parte di minori. Oppure, sempre ad esempio, si potrebbero imporre orari d’accesso e un tetto massimo di mangiasoldi in rapporto al numero di abitanti: non più di una licenza per tre o quattro macchinette ogni 5000 residenti.
Altri Comuni italiani lo hanno fatto. È di queste ore la notizia che a Trento un nuovo regolamento impone dispositivi per il riconoscimento dell’età del giocatore tramite l’uso della tessera sanitaria o del codice fiscale, oltre a un sistema volto a contenere l’importo delle giocate e il tempo di utilizzo. Questo regolamento vieta anche nuove sale a meno di 500 metri da scuole, residenze socio-sanitarie, oratori e altri luoghi ricreativi per giovani ed anziani, oltre all’impegno di non finanziare né patrocinare eventi o manifestazioni che pubblicizzino il gioco d’azzardo, già che il vizio si contiene anche vietando la pubblicità dei locali e delle aziende di produzione e gestione (divieti anche per il poker online).
Di fronte a tutto questo Royal Games – la società che gestisce le sale gioco cittadine – ben rappresentata in comune dal consigliere Giovanni Demaria (dirigente di Royal Games, fa parte della maggioranza che sostiene il sindaco) avrà forse da ridire; molti altri no.

L’azzardo

10 aprile 2012

di Giovanni Giovannetti

«Se dopo una mezzora di gioco non capisci chi è il pollo allora alzati
perché il pollo sei tu». Thomas Austin Preston, meglio conosciuto come Amarillo Slim

Tra gli interessi della criminalità organizzata, il gioco d’azzardo resiste nell’elenco dei settori di punta. Non a caso l’annuale Relazione della Commissione parlamentare antimafia 2010 lo afferma quale «nuova frontiera» per il riciclaggio del denaro sporco, ricordando che «l’Italia è tra i primi cinque Paesi al mondo per volume di gioco», con un fatturato pari al 3 per cento della ricchezza nazionale. E sono i dati del gioco legale, «destinati ad impennarsi se si guarda anche al gioco clandestino».
Anni fa destò scalpore la notizia che Pavia ne era la “capitale”, per numero di macchinette e spesa pro capite: una New slot ogni 55 residenti, più del triplo della media nazionale, una spesa media di 1.364 euro per ogni abitante sopra i 15 anni. Correva l’anno 2007. Altri tempi.
Ormai a Pavia e provincia si conta una macchinetta mangiasoldi ogni 33 persone e nei dodici mesi si spendono mediamente 2.900 euro, ovvero 589 milioni di euro (avete capito bene: oltre mezzo miliardo in euro), cifra in progressiva crescita, quando la già elevata media nazionale è intorno a 1.200.
Giocatori incalliti o Pavia quale base elettiva del riciclaggio? Comunque sia, la dipendenza dal gioco qui traspare per ciò che è: una patologia come le tossicodipendenze, una servitù psicologica dagli elevati costi sociali (indebitamento, insicurezza diffusa, devianza giovanile, ecc.) su cui lucrano un po’ tutti, dalle mafie allo Stato. Bingo, poker, lotterie, slot… dalle istituzioni locali e nazionali arrivano segnali ambigui quando non contrastanti. A fronte delle scarse norme di contenimento (prevale la tendenza a farne una mera questione di ordine pubblico anziché di salute o altro), nel 2010 l’erario ha percepito in tasse 9,9 miliardi. E ancora lo Stato, d’ora in poi incasserà per decreto il 6 per cento delle vincite al di sopra dei 500 euro. (more…)