Archive for the ‘giovanni giovannetti’ Category

Un archivio italiano

5 giugno 2015

Scrittori e scrittrici di lingua italiana
nelle fotografie di Giovanni Giovannetti
Expo2015, padiglione svizzero, sala Lounge, 6-7 giugno 2015

A Pavia lo conosciamo come editore, ma Giovanni Giovannetti è noto soprattutto come fotografo specializzato in ritrattistica letteraria, con alle spalle un vasto repertorio di oltre duecentomila immagini di narratori, poeti, saggisti italiani e stranieri che costituisce da più di vent’anni un punto di riferimento privilegiato per le pagine culturali di giornali e riviste.
Una contenuta selezione di queste immagini – limitata ad autori di lingua italiana – viene ora esposta al padiglione svizzero di Expo2015 a cura del Forum per l’italiano in Svizzera e dell’Istituto di Italianistica dell’Università di Basilea.
Queste immagini non mostrano dissonanze tra la ricerca figurativa e l’uso commerciale che ne viene fatto, perché a suo fondamento sta la natura stessa della fotografia, collocata sul crinale tra arte e commercio, tra creazione e funzione documentaria: «Il corpus qui raccolto» scrive Maria Antonietta Terzoli in apertura del catalogo «propone un percorso inedito attraverso la cultura del Novecento italiana e svizzera di lingua italiana vista attraverso l’obbiettivo di un fotografo simpatetico ai suoi soggetti, testimone o compagno di strada degli scrittori, artisti, poeti, letterati, attori o scienziati che fotografa».
Nato nel 1955, Giovannetti ha cominciato a fotografare giovanissimo nel 1972, e in parte la selezione è avvenuta dunque per ragioni generazionali. Ne derivano assenze obbligate, incontri mancati per contingenze imprevedibili. «Per il resto» osserva Terzoli «incursioni e esclusioni discendono da un duplice criterio: il significato attribuito al personaggio fotografato in un ideale percorso della cultura italiana del secondo Novecento e il giudizio sul valore “estetico” della fotografia che lo ritrae. L’ordine blandamente cronologico, a partire non dalla data della fotografia, ma dalla data di nascita – Mario Soldati nel 1906 è il primo, Roberto Saviano nel 1979, l’ultimo – sembra suggerito anche da sottili corrispondenze tra le immagini». Si tratta dunque di fotografie che veicolano comunicazione nel senso ampio del termine, risultato di interferenze tra ambienti già dati o accidentali e un’invenzione che si è lasciata guidare sapientemente dal caso.

(la mostra è a cura del Forum per l’italiano in Svizzera e dell’Università di Basilea)

[nel video scorrono i ritratti di Edoardo Sanguineti, Giovanni Testori, Silvia Ballestra e Joyce Lussu, Norberto Bobbio, Alberto Moravia, Mario Rigoni Stern, Álvaro Mutis e Fabrizio De André, Giuseppe Conte, David Maria Turoldo, Rita Levi Montalcini, Maurizio Braucci, Piero Bigongiari con Mario Luzi e Alessandro Parronchi, Maria Attanasio, Andrea Zanzotto, Vittorio Gassman, Vittorio Tondelli, Mino Milani, Roberto Benigni e Vincenzo Cerami, Allen Ginsberg e Fernanda Pivano, Aldo Busi, Mauro Covacich, Vincenzo Consolo, Guido Ceronetti, Dario Fo, Luigi Meneghello, Tonino Guerra, Roberto Saviano, Enzo Siciliano, Giovanna Bandini, Antonio Moresco, Angela Staude e Tiziano Terzani, Umberto Bellintani, Franco Scataglini, Laura Pariani, Gian Carlo Oli, Maria Antonietta Terzoli, Carlo Fruttero e Franco Lucentini, Enzo Biagi, Francesco Biamonti, Nuto Revelli, Indro Montanelli. Nella foto di gruppo: Franco Buffoni, Maurizio Cucchi, Luciano Erba, Giovanni Giudici, Giovanni Raboni, Giorgio Orelli, Fabio Pusterla, Vivian Lamarque]

Leonardo disegna Pavia

25 agosto 2014

di Giovanni Giovannetti

Quale cavallo di battaglia per indurre lo sciame di Expo a visitare anche Pavia oltre alla Certosa, ora si ipotizzano le necrofile ceneri di Colombo (Cristoforo). E i cavalli di Leonardo da Vinci? Sanno i pavesi che parte del vinciano Manoscritto B fu vergato a Pavia? Sanno i nostri pubblici amministratori e in Università che a Milano, Parigi e Londra si conservano leonardeschi disegni su Regisole, chiese, castello e altro dal territorio pavese? Pare di no. E dire che di tutto questo si dà notizia in numerosi studi vinciani, e a Pavia già ne scrisse nel 1911 Edmondo Solmi cui fra gli altri ha fatto eco, nel 1995, Gianni Carlo Sciolla.

Nel 1490 Leonardo da Vinci soggiornò alcuni giorni a Pavia, per poi tornarvi ripetutamente, l’ultima volta nel 1513. Accompagnato dall’architetto senese Francesco di Giorgio Martini, l’8 giugno 1490 Leonardo era in visita ai lavori del nuovo Duomo. I due alloggiarono all’osteria del Saracino, come documenta la ricevuta del pagamento disposto dalla “Fabbriceria” il 21 giugno («Item die XXI Junii Johanni Augustino de Barberiis hospiti ad signum Saracini Papiae pro expensis sibifactis per Dominos Franciscus senensem [Francesco di Giorgio Martini] et Leonardum Florentinum ingeniarios cum sociiset famulis suis et cum equis, qui ambospecialiter vocati fuerunt pro consultatione suprascriptae fabbricae in summa lib. XX»).
Secondo lo studioso di testi vinciani Edmondo Solmi, ampie parti del «Manoscritto B fu vergato in Pavia, e mostra in Leonardo la preoccupazione di chi doveva attendere ad opere di architettura ecclesiastica, civile e militare» (in Leonardo da Vinci, il Duomo, il Castello e l’Università di Pavia, Società Pavese di Storia Patria, 1911; poi ripreso in Scritti vinciani, 1924, e in Leonardo da Vinci e Pavia, 1952).

In particolare, ci sono pervenuti disegni su chiese (il Duomo e «Santa Maria in Pertica da Pavia») e – numerosi – sul monumento equestre del Regisole, distrutto dai “giacobini” nel 1796. Dunque, negli studi preparatori del cavallo al passo in onore di Francesco Sforza Leonardo non guardava, come si è creduto, al Marco Aurelio di Roma «ma bensì al Regisole di Pavia, che troviamo imitato anche in diversi altri schizzi» preparatori, sia della grande statua equestre voluta da Ludovico il Moro, figlio di Francesco e nativo di Vigevano, sia per il monumento Trivulzio, alfine mai realizzati. Scrive Leonardo nel Codice Atlantico (foglio 147 recto): «Di quel di Pavia si lalda [loda] più il movimento che nessuna altra cosa. L’imitazione delle cose antiche è più laldabile [lodevole] che le moderne. […] Il trotto è quasi di qualità di cavallo libero».

Altri disegni riguardano il sistema difensivo; le conche dei Navigli («Quando serri la porta M l’acqua empie la conca e lle navi basse s’alzano e tornano allo universale piano della città»); movimenti d’acqua, mulini, vigne, attività presso la vigevanese cascina Sforzesca («Adí 2 febbraio 1494 alla Sforzesca ritrassi 25 scalini di 2/3 di braccia l’uno, larga braccia 8») e altro ancora. Secondo Solmi, a Pavia Leonardo appuntò anche il perduto anfiteatro di Teodorico (per altri sarebbe il romano Colosseo): «No, mentre Leonardo scriveva il Manoscritto B non era né poteva essere dinnanzi al Colosseo: il disegno che egli traccia e l’idea di trasformare un teatro antico in un auditorium originale si riferiscono alle rovine dell’anfiteatro ticinese, che era stato eretto d’ordine del re Teodorico allo scopo di intrattenere i cittadini col divertimento della caccia e dell’uccisione delle fiere. Questo anfiteatro era annesso al palazzo ed ai giardini reali, infatti dalle notizie, che ci furono tramandate, tale anfiteatro si estendeva dalla chiesa di Santa Maria dei Cani a quella di San Lorenzo. Un valente antiquario, il conte Mezzabarba, che visse nella seconda metà del diciassettesimo secolo, scrive di avere a’ suoi giorni veduto nella contrada San Lorenzo le “ruine” del suddetto anfiteatro. […] Ora nulla resta di quelle rovine. Il solo Leonardo nel Manoscritto B ci ha tramandato il disegno di quell’ordine di sedili e di quell’anfiteatro, che egli voleva trasformar in un “loco dove si predica”».

Ne Le vite, Giorgio Vasari fra l’altro ripercorre i rapporti tra Leonardo e l’anatonomo veronese Marc’Antonio della Torre, «che allora leggeva in Pavia, e scriveva di questa materia, e fu dè primi (come odo dire) che cominciò a illustrare con la dottrina di Galeno le cose di medicina e a dar vera luce alla notomia fino a quel temo involta in molte e grandissime tenebre di ignoranza». Secondo Vasari, il della Torre «si servì meravigliosamente dell’ingegno, opera e mano di Leonardo, che ne fece un libro disegnato di matita rossa e tratteggiato di penna, chè egli di sua mano scorticò e ritrasse con grandissima diligenza». In Leonardo e l’Università di Pavia, Edmondo Solmi documenta che «l’incontro di Leonardo col della Torre e la loro collaborazione in Pavia avvenne nel 1510 o continuò per parte del 1511, e i manoscritti vengono a confermare queste date, poiché la maggior parte delle note anatomiche vinciane risalgono al 1510 e 1511», anno in cui della Torre muore a Riva del Garda. Lo ribadsce Gianni Carlo Sciolla in Leonardo e Pavia (Giunti, 1996): «dall’incontro e dalle sperimentazioni anatomiche di Leonardo con il della Torre devono essere scaturiti parte dei mirabili disegni anatomici del maestro».
Del resto, scrive Carlo Pedretti (il più illustre studioso di carte vinciane), a Milano «Leonardo è presto a contatto con i maggiori esponenti della cultura scientifica» e «fra questi figurano anche professori dello Studio pavese» come il medico e matematico Giovanni Marliani o Fazio Cardano, padre del filosofo Gerolamo. Fra l’altro Pedretti retrodata al 1487-88 i disegni riferiti al Duomo pavese (lo ha stabilito l’esame delle carte ai raggi ultravioletti), adombrando un tuttavia improbabile coinvolgimento di Leonardo al progetto.
Insomma, osserva il Solmi, «venuto in Lombardia nel 1482 come musico, pittore, scultore ed architetto nel dicembre 1499 Leonardo parte dalla grande pianura padana scienziato e pensatore, non secondo a nessuno nel suo tempo».
Copia di alcuni disegni di Leonardo la si trova presso i Civici musei. Siamo ancora in tempo.

«… ohhh!!! Pinuccio…»

19 giugno 2014

Dante Labate e il condannato per mafia “Pinuccio” Neri

L’ex consigliere comunale calabro-pavese Dante Labate ha querelato Giovanni Giovannetti e Walter Veltri per aver ricordato quel suo rapporto più che amichevole con il capo della ‘Ndrangheta lombarda Pino Neri. Per la precisione: «Dante Labate, consigliere comunale, in affari con l’amico Pino Neri (per Chiriaco, lui “è come un fratello”)». Diffamatorio? Come si legge nelle carte dell’indagine antimafia Infinito, fra l’altro Labate è stato «socio nella Immobiliare Vittoria srl unitamente Aloi Graziella, coniuge di Neri» in anni in cui “Pinuccio” scontava una condanna a 9 anni di reclusione per narcotraffico. Non solo…

Legittimo godimento. Atto secondo…

9 giugno 2014

…per la mancata elezione di quattro su cinque pubblici amministratori coinvolti nell’indagine Infinito. La sconfitta di Pupo Cattaneo lascia fuori dal Consiglio comunale pavese gli amici degli amici Valerio Gimigliano, Luigi Greco e Dante Labate.
Detto queste righe da Racalmuto, a cento passi dall’abitazione di Leonardo Sciascia, in questa che fu la terra di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
(G.G.)

«L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto. (more…)

Giù la cler

30 maggio 2014

Mafie lombarde. Cuccatevi questo utile ripasso
di Giovanni Giovannetti

Avevo meditato di titolare Perle ai pirla questo mio testo di parziale congedo (dal 1° giugno Direfarebaciare passerà in altre mani). Fatico a riconoscermi nella città in cui vivo, nella sua mediocre classe dirigente e l’ancor più mediocre borghesia che la abita. Ma fatico anche a riconoscermi nella “mia” sinistra, sempre più piccina e infantile, sempre più inutile.

Maggio 2009. L’inconsapevole futuro sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo è più volte gradito ospite alle cene del capo reggente della ’Ndrangheta lombarda Pino Neri (un sospettabile avvocato tributarista, reduce da 9 anni di reclusione per narcotraffico) e a più d’un ricevimento accompagnati dal tradizionale nonché benaugurante “taglio della caciotta”.
Cinque mesi dopo aver brindato all’elezione di Cattaneo – vittorioso “a sua insaputa” con i voti della mafia – il 31 ottobre 2009 Pino Neri innalzerà di nuovo il suo calice al Circolo “Falcone e Borsellino” di Paderno Dugnano per festeggiare la ritrovata concordia tra le Locali padane e la terra madre dopo che, il 14 luglio 2007, al bar “Reduci e combattenti” di San Vittore Olona, profondo nord, il futuro pentito di ‘Ndrangheta Antonino Belnome e Michel Panajia avevano ammazzato Carmelo Novella da Gurdavalle (Catanzaro), che mirava a una maggiore autonomia dalla terra madre: «fare da soli»? Nemmeno a parlarne, e lo sparano, su mandato del compaesano Vincenzo Gallace, un tempo alleato del Novella poi sodale di altre storiche famiglie guardavallesi “di rispetto”, come gli Andreacchio, migrati ad Anzio e Nettuno, arrestati nel luglio 2010 per associazione mafiosa.
13 luglio 2010, San Enrico. A seguito dell’indagine Infinito/Crimine trovano la via del carcere 174 tra affiliati e fiancheggiatori al ramo lombardo della ’Ndrangheta calabrese. Fra gli altri, ai ferri per concorso esterno in associazione mafiosa il direttore sanitario dell’Asl pavese Carlo Chiriaco, colui che l’anno prima stava tra i curatori della campagna elettorale dell’imberbe Cattaneo. E con Chiriaco torna agli arresti lo stesso Pino Neri, quale figura apicale della “Lombardia” – la “cupola” regionale della ‘Ndrangheta – gestita insieme ai fratelli Mandalari di Bollate e con Cosimo Barranca di Segrate.
Per taluni è un fulmine a ciel sereno, a partire da Gian Valerio Lombardi, prefetto di Milano: nel gennaio 2010 – solo pochi mesi prima – assai temerariamente si era spinto ad affermare che in Lombardia «la mafia non esiste». (more…)

Tutto prende senso

30 maggio 2014

Scendo all’edicola. Da un’auto ferma a motore acceso e lampeggianti qualcuno chiama: «Giovàni… Giovàni Giovanèti» Mi giro, la riconosco: nel 2007 era tra i Rom della Snia. L’abbraccio, non ricordo il suo nome: «sai – dice – adesso siamo cittadini italiani, un lavoro, i figli vanno a scuola. Voglio dirti anche questo. Grazie. Se non era per quello che tu e Irene avete fatto per tutti noi, oggi non saremmo qui». Mi commuovo, l’abbraccio e la saluto. Tutto prende senso.

Imbellettaggio

26 maggio 2014

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Il «sindaco più amato d’Italia» si ritrova costretto al ballottaggio col “soldatino” Pd Massimo Depaoli. Insomma, una vera e propria Caporetto, che non mancherà di incidere sul suo futuro politico: “solo” 18.350 voti (46,68 per cento, meno 7,7 per cento); 5.487 voti perduti rispetto al 2009 quando Alessandro Cattaneo, con 23.837 voti (54,38 per cento) asfaltò Andrea Albergati fin dal primo turno.
Presente nei Talk Show ma assente in città. E ora rischia la sconfitta. Anzi, per lui è già sconfitta: culturale, morale, civile, politica; sconfitta condivisa con i Filippi e gli Abelli. Una annotazione a parte s’imporrebbe per gli amici di Pino Neri, il capo-reggente della ‘Ndrangheta lombarda che cinque anni fa aveva contribuito a quel successo elettorale: in caso di vittoria al ballottaggio rientreranno tutti in Consiglio comunale e, andatene certi, più d’uno lo rivedremo in Giunta. Una qualche ironia può altresì destare la mancata rielezione dell’alfaniano Pietro Trivi – processato con Carlo Chiriaco per la presunta compra dei voti alle Amministrative 2009 e infine assolto «perché il fatto non sussiste» – misteriosamente sceso a soli 155 voti personali dal cospicuo bottino delle 434 preferenze di allora.
Per il sindaco uscente, accostare il suo nome a quello del noto delinquente Silvio Berlusconi (solo il 16,8 per cento alle elezioni europee) non è parsa una mossa avveduta. Senza dimenticare la Lega Nord, precipitata dal 10,35 per cento nel 2009 – 4.269 voti – all’odierno 6,65 per cento, 2.552 voti.
Ma probabilmente hanno inciso anche altri accostamenti: come i tre incontri almeno con il capo della ‘Ndrangheta lombarda Pino Neri – prima occultati, poi minimizzati, infine parzialmente ammessi in dibattimento processuale – nonché la candidatura ai primi posti nel partito di Dell’Utri e Berlusconi di tutti, proprio tutti, i politici locali citati nella indagine antindrangheta Infinito, a chiarire chi comanda davvero nel pavese centrodestra: Bobbio Pallavicini, 575 preferenze (il più votato in assoluto); Valerio Gimigliano, 286; Dante Labate, 280; Luigi Greco, 264. Per tacere dei due candidati appoggiati alla famiglia Filippi (Ettore, incarcerato per corruzione; Luca, coinvolto nella “premiopoli” Asm): Barbara Longo, 323 preferenze; Manuele Mangiarotti, 236. (more…)

Spiaggiati

25 maggio 2014

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Provo a fare questa domanda molto ingenua: a chi andranno i voti del duo Albergati-Bosone – formalmente Pd – al ballottaggio col centrodestra dell’8 giugno? Al candidato realmente Pd Massimo Depaoli – come imbellettatura imporrebbe – o al duo Cattaneo/Poma, là dove li porta il cuore? (stesso lato del “portafoglio”, portafoglio politico…)
Che farà la balenina bianca spiaggiata? proporrà nuovamente quel triste giochino rodato alle “provinciali” 2011? Accordicchio che vide il Bosone eletto presidente grazie a un patto con galantuomini: l’arrestato per corruzione Ettore Filippi, il presidente di centrodestra uscente Vittorio Poma (a lui 4.500 euro dal Maestri, “corruttore” di Filippi, per quella stessa campagna elettorale) e l’Udc Italo Richichi.
Dopo la mancata investitura dell’ex presidente provinciale di centrodestra Poma a candidato sindaco per il centrosinistra (debito da onorare? la creatività al potere?) e il suo successivo accasamento col Cattaneo (ce lo dicono loro stessi: destra e sinistra pari sono…), da allora Daniele Bosone è ombrosamente aventiniano, o forse no: l’hanno visto sedere in riva al fiume in attesa di buone nuove cattive.
Ecco. Forse a Pavia serve anche altro. Ad esempio, una classe dirigente “creativa” nel governare i beni comuni, invece che nell’alambiccar giochini.

Geppetto Abelli e Pinocchio Cattaneo

24 maggio 2014

di Giovanni Giovannetti

Che a Pavia loro comandino anziché amministrare ce lo ricordano da cinque anni con pensieri parole e soprattutto opere. E i burattinai – filomafiosi, leghisti, affaristi, fascisti – non hanno mancato altresì di rinfrescare funzioni e memoria al loro Pupo, come ben ha sintetizzato Cristina Niutta – esule da quella Giunta – citando Giampaolo Chirichelli, presidente leghista di Asm: «Controllo cinque consiglieri e tu fai quello che dico io, altrimenti vai a casa». Il giorno dopo Asm assume a tempo indeterminato il direttore generale Claudio Tedesi (affaire Sif Furfurolo di Valle lomellina, affaire bonifica ex Fibronit di Broni, affaire Montecity Rogoredo, affaire Sisas Pioltello, ecc.) ora in galera; il mese dopo lo stesso Chirichelli autoriconosce a se stesso, al Cda e a Tedesi illecite diarie a forfait in misura tale da raddoppiarsi il già cospicuo compenso (decisione che per Statuto spettava all’assemblea dei soci, di cui il Comune silentato contolla il 95,7 per cento); l’anno dopo il Cda con Luca Filippi riconosce a Filippi Luca con il Cda della controllata Asm Lavori o Favori premi di produzione per decine di migliaia di euro in pubblico denaro, a fronte di pochi spiccioli di in-utile a bilancio.
Ma già lo aveva autorevolmente affermato Geppetto Abelli detto il “faraone” poiché tra le qualità del suo burattino, in particolare il burattinaio da subito intese lodare quella sua inclinazione «a essere guidato».
Ieri è oggi, come ben possono testimoniare quattro pubblici amministratori pavesi (Greco, Labate, Gimigliano e Bobbio Pallavicini): ieri coinvolti nell’inchiesta antimafia Infinito, oggi ai primi quattro posti nella lista del partito di Berlusconi, Cattaneo, Abelli e Dell’Utri.
Ieri e oggi: altro esempio, la candidatura di Marco Mangiarotti e Barbara Longo, indicati al Cattaneo da Ettore Filippi (arrestato per corruzione il 13 marzo scorso), lui stesso chiamato e infine confermato dal burattino a rappresentare il sindaco nel Cda dell’Ospedale San Matteo.
Lega, filomafiosi, trapananti e affaristi – incistati a metastasi nella destra berlusconiana dura a morire – muovono i fili al pupo: loro comandano, lui obbedisce.
Ma a quanto pare in città la malattia sta facendo il suo decorso, con «il sindaco più amato d’Italia» ormai in brache di tela e prossimo al ballottaggio così che, sulla torre, la sera di lunedì saliranno lui e il candidato Pd “soldatino” Depaoli: uno governerà, l’altro “morrà”.
Chi “uccidi”? L’amico dei mafiosi o il “soldatino” bifronte iscritto a Legambiente che nel 2010 votò una lottizzazione abusiva? Cosa è meno peggio?
Al dunque, l’esserino telegenico in balìa di filomafiosi (e dei Borghezio) e Depaoli sono la stessa cosa? Non dite «li butto giù entrambi», troppo facile, si deve scegliere. Questione di priorità, poiché a Pavia questa volta “non scegliere” significa scegliere, “non votare” significa votare. Quanto a me, per quel che vale, turandomi il naso ho scelto.

Non votare l’amico degli amici 5

21 maggio 2014

Valerio Gimigliano (candidato per Forza Italia)
di Giovanni Giovannetti*

* Querelato dopo aver scritto «Valerio Gimigliano, consigliere comunale. In rapporti con Neri. Secondo Chiriaco, Gimigliano deve a lui l’incarico nel Cda dell’Azienda servizi alla persona».

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Rapporti tra Valerio Gimigliano e Pino Neri emergono da una intercettazione del 23 giugno 2009, in cui Neri manifesta al suo “braccio politico” Antonio Dieni la delusione per la mancata elezione di Del Prete in Consiglio comunale (per inciso, fu proprio Gimigliano a presentare Dieni a Neri). Nel racconto degli investigatori, Neri «ipotizza che qualcuno li abbia venduti» e accusa Ettore Filippi. Il capo della ’Ndrangheta lombarda lo avrebbe saputo personalmente da Gimigliano, che si sarebbe presentato a Neri e Antonio Dieni per sapere chi avessero appoggiato. Alla notizia che il favorito era stato Rocco Del Prete, candidato nella lista di Rinnovare Pavia, Gimigliano avrebbe avvertito Neri e Dieni che Del Prete «lo hanno trombato; anzi, lo hanno preso in giro». A Gimigliano lo avrebbe confessato nientemeno che Luca Filippi, il figlio di Ettore. Lo si ricava da una intercettazione telefonica del 23 giugno 2009, riportata in una nota della Dia alla Direzione distrettuale antimafia. Testualmente:

Neri dice che li hanno trombati
Antonio dice che era previsto
Neri dice che ha poca fiducia, anzi spiega che lui lo aveva chiamato [ndr. Angelo Ciocca] nel pomeriggio con la scusa dell’immobile, ma questi non gli ha detto nulla; ipotizza che qualcuno li abbia venduti, dicendo che Filippi li aveva venduti con Gimigliano … perché Gimigliano oggi si è presentato chiedendo a Neri e Antonio chi avessero appoggiato; saputo che si trattava di Del Prete [ndr. Del Prete Rocco Francesco, candidato lista Rinnovare Pavia] ha detto loro che lo hanno trombato… anzi lo hanno preso in giro… queste cose Gimigliano [ndr. Gimigliano Valerio, candidato nella lista il Popolo delle Libertà Berlusconi per Cattaneo] le avrebbe apprese dal figlio Luca.

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Non votare l’amico degli amici 4

21 maggio 2014

Antonio Bobbio Pallavicini (candidato per Forza Italia)
di Giovanni Giovannetti*

* Querelato dopo aver scritto: «Antonio Bobbio Pallavicini, assessore alla Mobilità, sorpreso nei migliori ristoranti della Locride in compagnia del capo della ’Ndrangheta lombarda Pino Neri».

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Prima dell’ondata di arresti, l’assessore pavese alla Mobilità Antonio Bobbio Pallavicini (in quota a “Rinnovare Pavia”, il movimento di Filippi) era solito narrare, con sempre nuovi particolari, le sue leggendarie vacanze estive 2009, ospite di Pino Neri in Calabria, in compagnia dell’indagato Antonio Dieni, di Rocco Del Prete e di Marco Stanisci della Polizia municipale di Pavia. Vacanze bellissime, tra persone assai reverenti verso il capo della ’Ndrangheta lombarda e i suoi graditi ospiti.
A questi incontri calabresi accenna Francesco Rocco Del Prete nella sua deposizione il 5 luglio 2012, al processo milanese alla ‘Ndrangheta lombarda (Verbale, pagg. 104-06). Del Prete viene interrogato dal Pubblico ministero Alessandra Dolci:

P. M. Alessandra Dolci – Senta, Lei è andato in vacanza in Calabria nel 2009, nell’agosto del 2009?
Teste Francesco Rocco Del Prete – Sì, sì.

P. M. Dolci – E dove è andato in vacanza?
Del Prete – Sono andato a Marina di Gioiosa Ionica.

P. M. Dolci – E dove ha alloggiato?
Del Prete – Allora noi avevamo trovato su internet una piccola pensione, adesso mi sfugge proprio il nome del… forse Residence Regina, una cosa del genere, pero poi quando arrivammo sul posto le camere erano molto sporche, e quindi decidemmo di cambiare hotel, e infatti eravamo arrivati nel targo pomeriggio, di fare una doccia ed andare lungo il mare a vedere se…

P. M. Dolci – Qualcuno vi ha fornito indicazioni di un altro hotel dove alloggiare?
Del Prete – Allora io chiamai Dieni per dirgli che eravamo arrivati e gli spiegai guarda…

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Non votare l’amico degli amici 3

20 maggio 2014

Alessandro Cattaneo (candidato sindaco)
di Giovanni Giovannetti *

* Querelato dopo aver scritto «Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia, lui stesso è stato per almeno tre volte gradito ospite del capo della ’Ndrangheta lombarda “compare Pino”, accompagnato dal tradizionale nonché benaugurante “taglio della caciotta”»

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Queste pagine sono riprese dal Verbale dell’udienza del 5 luglio 2012 del processo alla ‘Ndrangheta lombarda. È la deposizione del sindaco pavese nell’aula bunker milanese di via san Vittore: per la prima volta, a denti molto stretti, Alessandro Cattaneo è costretto ad ammettere due incontri con il capo della ‘Ndrangheta lombarda Pino Neri, suo sodale elettorale, da poco uscito di galera. Lo interroga Roberto Rallo, avvocato di Neri. Leggiamo (pp. 163-64).

Avv. Roberto Rallo – Nell’occasione in cui era a casa di Neri c’era Del Prete e poi chi c’era? Le hanno presentato delle altre persone?
Teste Alessandro Cattaneo – Sì. Eravamo una dozzina, una quindicina di persone, c’era un architetto di Milano, che mi ricordo, perché era vicino a me, c’erano delle signore, credo che fossero la moglie del dottor Neri o adesso non mi ricordo, c’erano anche delle signore, c’era l’unica persona che ricordo era poi il dottore, dottore non è, però signor Dieni, e poi c’era il papà di Francesco Del Prete, c’era forse anche qualcun altro, in totale eravamo una dozzina.

Avv. Rallo – Di che avete parlato? Ci sono stati degli accordi?
Cattaneo – No.

Avv. Rallo – Non avete parlato di accordi, soltanto una cena elettorale senza accordi?
Cattaneo – Era una cena, buona, ricordo, l’antipasto lo apprezzai e poi andai altrove come candidato Sindaco dovevo tenermi, fu del tutto generica, generica, oddio di progettualità politica complessiva rispetto ad una esigenza di rilancio che in città era molto avvertita e che con la mia candidatura voleva esprimere un desiderio di rinnovamento e di rilancio forte, cioè, ecco, era questo un po’ il tema nelle sue valutazioni più generali. Io credo di essermi trattenuto mezzora, tre quarti d’ora forse al massimo.

Avv. Rallo – Ha incontrato in altre occasioni elettorali il signor Neri?
Cattaneo – Io ricordo che il signor Neri a volte si accompagnava Francesco Del Prete, forse ricordo una mattina che velocemente fui chiamato all’ultimo e passai in studio in Piazza della Vittoria […].

I due incontri trovano puntuale conferma nella deposizione di Francesco Rocco Del Prete (nel 2008-09 siede nel direttivo cittadino del Pd, poi col centrodestra di Cattaneo). L’ex candidato «nella piena disponibilità di Pino Neri» fa anche qualche altro nome (pagg. 71-72):

Avv. Rallo – Lei poi in campagna elettorale ha svolto delle iniziative elettorali a cui ha partecipato il signor Neri?
Teste Francesco Rocco Del Prete – Allora ad un paio di incontri, diciamo, una volta nel suo ufficio, nel suo studio, dove c’era il signor Neri, la moglie, il signor Dieni, i suoi fratelli, e venne il Sindaco per qualche… Per una decina di minuti, un piccolo aperitivo di metà mattina. E poi facemmo solo una cena a casa del signor Neri, dove appunto mi presentò questi professionisti che ho detto prima, l’architetto Abbiati, il dottor Nariman, questa ragazza Elena, c’era la moglie, la cognata, venne anche lì il Sindaco a fare, diciamo, un piccolo brindisi, qualche minuto insomma. Queste sono le occasioni in cui…

Avv. Rallo – Mi scusi, e ha partecipato anche il Sindaco e dove eravate quando ha partecipato anche il Sindaco?
Del Prete – Il Sindaco venne una volta nello studio dell’Avvocato e un’altra volta a casa dell’Avvocato Neri.

Ma di questi incontri, se ne riscontrano almeno tre: stando alla deposizione di Del Prete, la notte della vittoria il neoeletto sindaco invitò personalmente Neri ad un selezionato brindisi per onorare l’elezione (p. 81):

Avv. Rallo – La notte delle elezioni c’è stata una festa quando avete avuto la sensazione di essere tutti eletti, di avere vinto le elezioni?
Teste Francesco Rocco Del Prete – Una festa vera e propria… Cioè diciamo che io incontrai…

Avv. Rallo – In piazza?
Del Prete – Sì, in piazza, incontrai il Sindaco, il quale mi disse di andare con lui che aveva organizzato un brindisi al “Rebound”, che è un bar in piazza Vittoria e, niente, mi invitò, mi fa: «Vieni anche tu che così brindiamo assieme», visto che lui aveva vinto le elezione e io che fino a quel momento ero eletto e così andai con lui.

Avv. Rallo – E del suo gruppo chi era presente a questo incontro, del suo gruppo, dei suoi sostenitori, dei suoi amici?
Del Prete – Allora c’era Riccardo Marchesi, poi venne Carlo Faccioli con un altro mio amico, che è Antonio Signore, è un ex collega di mio nonno, e poi venne l’Avvocato Neri con… non ricordo se c’era anche la moglie dell’Avvocato o se era solo l’Avvocato.

Dunque non è vero come ho scritto che il Cattaneo «è stato per almeno tre volte gradito ospite» di “compare Pino” ma solo due, poiché alla terza è lui stesso, il sindaco «più amato d’Italia», ad ospitare il capo della ‘Ndrangheta lombarda, fresco reduce da una condanna a nove anni per narcotraffico.
Cinque mesi dopo aver brindato insieme a Cattaneo – eletto “a sua insaputa” con i voti della mafia – il 31 ottobre 2009 Pino Neri innalzerà di nuovo alto il suo calice al Circolo “Falcone e Borsellino” di Paderno Dugnano, per festeggiare la ritrovata concordia tra le Locali padane e la terra madre dopo l’omicidio di Carmelo Novella.

Le Motivazioni della sentenza Infinito tornano su questi incontri. Pag. 173:

«Come egli stesso ha orgogliosamente rivendicato nel corso delle dichiarazioni spontanee, Neri vantava in città radicati rapporti sociali di alto livello, con professionisti, imprenditori, funzionari pubblici e personaggi impegnati nel1’attività politica, ed aveva partecipato attivamente alla campagna elettorale delle consultazioni amministrative tenutesi sia nel 2009 che nel 2010, organizzando anche in prima persona eventi ai quali, ad esempio, ebbe a partecipare l’attuale sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo (cfr. testimonianza Cattaneo, ud. 5 luglio 2012)».

Il Tribunale non manca di biasimare la deposizione del sindaco Cattaneo. Pag. 288:

«decisamente scarso è stato il contributo dichiarativo di tutti i protagonisti delle vicende politico – elettorali esaminati in dibattimento: l’attuale sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo, eletto nel 2009 con il sostegno della lista Rinnovare Pavia, della quale faceva parte il candidato fatto votare da Neri, non ha potuto negare di avere partecipato a due eventi organizzati in campagna elettorale proprio da Pino Neri, presso la propria abitazione e presso lo studio di piazza della Vittoria; ha anche aggiunto di avere conosciuto l’imputato in quelle occasioni e di non sapere alcunché sul suo conto».

E ancora a pag. 252:

«Comunque sia, il coinvolgimento diretto di Neri era stato molto attivo e lo aveva portato, in prima persona, ad organizzare aperitivi e cene in casa propria e presso lo studio in piazza della Vittoria, alle quali aveva partecipato anche il futuro sindaco Alessandro Cattaneo, eletto nella lista PDL con il sostegno anche di “Rinnovare Pavia” (lo ha confermato lo stesso interessato, esaminato come testimone all’udienza del 5 luglio 2012)».

Non andrà poi dimenticato che un altro condannato per fatti di mafia, il direttore sanitario dell’Asl pavese Carlo Chiriaco – qui ripreso con il futuro sindaco nel maggio 2009 – è stato tra i responsabili organizzativi della campagna elettorale di Cattaneo (clicca qui «). E dire che notoriamente il Chiriaco era reduce da una condanna in primo e secondo grado per estorsione, in concorso – fra gli altri – con quel Fortunato Valle nuovamente incarcerato il 1° luglio 2010 per associazione mafiosa, usura, estorsione e intestazione fittizia di beni, insieme ad altri 14 componenti del clan. Come leggiamo nell’Ordinanza del Tribunale di Milano, il medico odontoiatra (pag. 382) «dopo due annullamenti con rinvio da parte della Cassazione, è riuscito a lucrare un proscioglimento per prescrizione». Nel 2003 Chiriaco viene di nuovo indagato – e infine condannato nel 2007 – per concorso in esercizio abusivo della professione medica collegato ad un oscuro traffico di false lauree in medicina con la Bulgaria.
Come si è detto, nei giorni scorsi il candidato sindaco del partito di Berlusconi, Dell’Utri e Scajola alle elezioni 2014 ha querelato me e Walter Veltri, nonché ottenuto il sequestro preventivo per un volantino in cui si rivela – sai la novità – che «il sindaco di Pavia è stato per almeno tre volte gradito ospite del capo della ‘Ndrangheta lombarda “compare Pino”, accompagnato dal tradizionale nonché beneaugurante taglio della caciotta». Subito, sul suo profilo in facebook è apparso questo annuncio: «Sequestrati dalla Digos volantini diffamatori nei miei confronti di un candidato sindaco. Che diranno ora i giustizialisti di professione?? Che rispettano le decisioni e chiedono scusa, o si arrampicheranno sui vetri? Chiedo solo rispetto… E vado avanti con responsabilità la mia campagna elettorale a testa alta, altissima!». Soprassedendo sul lessico alquanto zoppicante, dal sindaco Alessandro Cattaneo pretendo pubbliche scuse e un gesto riparatore: può bastare un’ora di lavoro socialmente utile raccattando foglie in qualche allea munito di guanti e pettorina Asm. Prometto che andrò personalmente a perdonarlo.

Non votare l’amico degli amici 2

19 maggio 2014

Luigi Greco (candidato per Forza Italia)
di Giovanni Giovannetti*

* Querelato dopo aver scritto: «Luigi Greco, già assessore ai Lavori pubblici, indicato come socio in affari e prestanome di Carlo Chiriaco».

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«A quello gli taglio le orecchie e gliele infilo su per il culo». Non è la voce di un macellaio alle prese con un bovino recalcitrante alla macellazione, ma il linguaggio oggettivamente mafioso attribuito all’assessore ai Lavori pubblici di Pavia Luigi Greco, sorpreso a intimorire un noto avvocato pavese. Del resto in certi ambienti i toni minacciosi sono ormai consuetudine. Lo stesso ex direttore sanitario dell’Asl pavese Carlo Antonio Chiriaco (condannato in primo grado a 13 anni per associazione mafiosa) in alcune intercettazioni riferisce a un certo “Peppino” le minacce da lui rivolte all’imprenditore edile Bruno Silvestrini, «che faticava a darmi i soldi»: «…la prossima volta che ti vengo a trovare, nella migliore delle ipotesi ti mando in ospedale, nella peggiore ti sotterro…»
Chiriaco possedeva quote in tre società occulte: la Melhouse Srl e la Carriebean International Society Srl e la Pfp Srl. Melhouse ha gestito il ristorante-griglieria La Cueva in via Brambilla a Pavia, di cui l’assessore Greco deteneva il 34 per cento mentre il residuo 66 per cento era in quota a Monica Fanelli, moglie del costruttore Rodolfo Morabito, cugino di Chiriaco e tra gli indagati nell’inchiesta antindrangheta. Secondo gli inquirenti «Greco è il titolare apparente in quanto i reali soci sono Chiriaco e Giuseppe Romeo» detto “Peppino”. Quest’ultimo è il nipote di Salvatore Pizzata, un costruttore edile della Locride, da anni residente in città. 
In una intercettazione ambientale del dicembre 2009 Chiriaco si vanta di essere stato insieme a Neri e Pizzata «il capo della ’Ndrangheta a Pavia». (more…)

Non votare l’amico degli amici 1

19 maggio 2014

Dante Labate (candidato per Forza Italia)
di Giovanni Giovannetti*

* Querelato dopo aver scritto: «Dante Labate, consigliere comunale, in affari con l’amico Pino Neri (per Chiriaco, lui “è come un fratello”)».

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Così il candidato consigliere Dante Labate secondo la Direzione distrettuale antimafia (Richiesta di custodia cautelare, pp. 1714-16):

Labate Dante è stato eletto nel consiglio comunale di Pavia grazie ai voti portati da Pino Neri: Chiriaco sul punto è molto chiaro in una conversazione ambientale in data 7 novembre 2009 : «Pino Neri è incazzato con Dante perché aveva contribuito, la prima volta a farlo eleggere, poi questo qua/questi qua (chisto cane), probabilmente chiedevano cose…, pesanti… no, cioè non fattibili.»…
Del resto che i rapporti tra Pino Neri e Labate siano molto stretti emerge da una conversazione in data 24 febbraio 2010: Neri interloquiva con il consigliere comunale Labate Dante, che lo aveva chiamato sostanzialmente per ringraziarlo per la solidarietà dimostrata verso il padre («… ohhh!!! Pinuccio… mi ha detto mio padre che vi siete sentiti ieri…»), colpito dalla spiacevole vicenda dell’arresto dell’altro figlio “Massimo”, consigliere comunale presso il Comune di Reggio Calabria, arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa con ordinanza Gip Reggio Calabria in data 20 luglio 2007; in ordine a tale amministratore, richiamando qui integralmente il contenuto di quanto già asserito a suo carico da Chiriaco, e cioè che la sua elezione era stata possibile anche grazie all’aiuto fornito da Neri, appariva estremamente evidente che tra i due vi fosse una risalente amicizia, estesa a tutta la famiglia Labate, nei confronti della quale, a giudicare dalla parole di Neri, la giustizia italiana si era accanita («…perché c’è un assurdo logico e giuridico in tutti i campi… ma no… ma io me lo auguro… ed è una piena rivalutazione da un punto di vista…[ndr. politico] perché se lo merita e glielo devono tutti…tutto l’ambiente…»). (more…)