Archive for the ‘lega nord’ Category

Vomito

25 Maggio 2014

Angelo Ciocca marine de noartri

L’eroico balùba in un video rende noto lo “spontaneo” invito di alcuni migranti a non migrare… pagando i birbantelli 50 euro ciascuno. Lancia l’“Operazione mare nostro”, mostrando un tabellone… che gli crolla in testa. Prova allora a navigare contromano, rotta Africa… ma l'”Operazione mare nostro” miseramente fallisce causa vomito. Vomito forza sette…

Peto camuno

23 marzo 2014

di Carmen Silva*

Reduci dalla fiaccolata balùba di sabato 15 febbraio a Pavia contro immigrati, rifugiati e terroni, sabato 22 marzo alcuni amici e conoscenti di Chirichelli, Belsito e Pino Neri hanno rinnovato rutti e peti davanti a un residence alle porte di San Genesio, lì dove la Prefettura ha procurato provvisoria dimora fino a lunedì per sette profughi somali ed eritrei scampati a guerre e oppressioni, giunti a Pavia da Lampedusa dopo indicibili odissee umane, terrestri e marine.
Proprio come a Cascina Gandina presso Pieve Porto Morone nel 2007 (assedio ai Rom lì deportati da Pavia), tra i perditempo 
lumbàrd in notturno bivacco c’erano il segretario del carroccio Salvini, il senatore Centinaio, il sindaco di Mortara Facchinotti, il vicesindaco pavese Mognaschi, quelli di San Martino e Vigevano Bossi e Ceffa, il consigliere regionale Ciocca, il segretario provinciale Mura.
Anziché picchettare l’ingresso della Regione dopo l’arresto del capo di Infrastrutture lombarde Antonio Rognoni (a riprova della 
«diffusa illegalità» negli appalti lombardi che sta mettendo a rischio Expo 2015) gli incantevoli celoduristi depistano sui profughi, calano a San Genesio, controllano «che i sette non si ritrovino nei nostri negozi e tra la popolazione di San Genesio» (prosit).
E già che loro sono onesti e i meridionali e gli immigrati sono ladri e tutti i soldi vanno al sud e non a loro, allora dicano al “loro” presidente in Asm Pavia Giampaolo Chirichelli di restituire i pubblici quattrini su cui ha lungamente e indebitamente lucrato (e qualche pelosa cosina saremmo quasi a dirla anche sul più che laureato Ciocca; ma sia prima la Procura a… riferire); e lo dicano anche al Boni, al “Trota”, al Bossi, al Brignardì, al Belsito, al Bonet e a qualche altro loro coinquilino forse conosciuto al Cafè de Paris quota mafie in via Veneto di Roma ladrona. Di seguito, questo puntuale rendiconto dell’amica Carmen Silva. (G. G.)

Il fatto che il Sindaco di San Genesio sia stato informato dall’autorità competente dell’arrivo dei profughi destinati temporalmente al Ritz di San Genesio, in adempimento della direttiva emanata del Ministero dell’Interno, ha prodotto la mobilitazione di Protezione Civile, Polizia Locale, Asl; ha visto radunarsi il segretario vogherese, il sindaco di Mortara, il vice sindaco di San Martino, il vice sindaco di Vigevano, il vice sindaco di Pavia, un segretario cittadino, un segretario provinciale, un senatore, tutti della Lega, dotati di splendidi cartelli di benvenuto tradotti anche in lingue varie, il recupero di un trattore, preparare gli striscioni, piazzare un camion, il tutto in poche ore; efficienza prevista dal protocollo? (more…)

Terronisti!

17 febbraio 2014

di Giovanni Giovannetti

Il filmato di Lorenzo Blone sulla fiaccolata balùba di sabato 15 febbraio a Pavia non ha commento, e per questo è molto bello. Dopo averli ascoltati, faccio “Buuuuuh” e “uh-uh-uh” al senatore Gian Marco Centinaio per le spaziali cazzate che spara e plaudo la “provocazione” del Matteo Salvini che si riproponeva di salire al Quirinale per le consultazioni insieme al sindaco di un Comune terremotato, a un presidente di Provincia e uno di Regione. Per il resto i legaioli sono ancora lì a minchiarla su “terroni” e immigrazione. E già che loro sono onesti e i meridionali e gli immigrati sono ladri e tutti i soldi vanno al sud e non a loro, allora dicano al “loro” presidente in Asm Pavia Giampaolo Chirichelli di restituire il bottino in pubblici denari su cui ha lungamente e indebitamente lucrato; e lo dicano anche al Boni, al “Trota”, al Bossi, al Brignardì, al Belsito, al Bonet e a qualche altro loro coinquilino forse conosciuto al Cafè de Paris in via Veneto di Roma ladrona. A rinfrescare la dubbia memoria ai Centinaio, ai Ciocca, ai Fracassi, ai Salvini, ai Mura, ai Mognaschi e ai quattro gatti convenuti l’altro ieri in corteo, concorra la riproposta di questo paragrafo dal mio Comprati e venduti. Ha per titolo Ladroni a casa nostra (ogni riferimento a fatti e persone è del tutto reale).

 

L’architetto pugliese Michele Ugliola è un padano “doc”. Lo arrestano nel luglio 2011 per una storia di tangenti a Cassano d’Adda e per un giro di fatture false intorno all’area Falk di Sesto San Giovanni. Ugliola già conosce la galera; l’ha provata ai tempi di “Mani Pulite”, quando era socialista, dopo una tangente urbanistica pagata nel 1996 a Giovanni Terzi, assessore comunale di Bresso. Parla, racconta di maniglie unte e di cifre a sei zeri versate ai piani alti del Pirellone, somme che avrebbe consegnato – insieme al cognato Gilberto Leuci – ad esponenti del Pdl e della Lega nord: assessori regionali come Franco Nicoli Cristiani (Pdl, Ambiente; arrestato il 30 novembre 2011 con in tasca una mazzetta da 100.000 euro, tornato in libertà dopo 86 giorni e confessioni esaustive) e come il leghista assessore all’Urbanistica Davide Boni tramite il suo capo di gabinetto nonché ex commissario della Lega nord a Pavia Dario Ghezzi. Mazzette elargite in questo caso dall’immobiliarista Luigi Zunino: «Zunino mi versava delle somme che comprendevano da un lato il mio compenso professionale per l’attività di progettazione tecnica che effettivamente prestavo, e dall’altro le somme richieste dai politici». Sulle parcelle Ugliola indica «la somma complessiva di 1.850.000 euro, di cui 800.000 dovevano essere retrocesse a Boni e Ghezzi». Sovra-fatturazioni, «così da ottenere la somma per la tangente da retrocedere». Tutto questo per agevolare gli insediamenti residenziali e commerciali di Zunino a Milano Rogoredo, all’ex Falk di Sesto e a Pioltello. (more…)

Ladroni e Cosa nostra

17 novembre 2012

Al simpatizzante leghista non far sapere…
di Giovanni Giovannetti

Tra le temerarie operazioni finanziarie dell’ex tesoriere lumbàrd Francesco Belsito si fa largo una cupa storia di riciclaggio del denaro sporco della ‘Ndrangheta e di Cosa nostra, in un iperbolico intreccio tra Romolo Girardelli detto “l’ammiraglio” (vicino alla ‘ndrina dei De Stefano), i siciliani Rinzivillo e il commercialista Pasquale Guaglianone, incarcerato nel 1987 per associazione sovversiva e oggi titolare della M.G.I.M., la società che – oltre a riciclare conto-mafie – ha curato il trasferimento in Svizzera, in Tanzania e a Cipro di oltre 6 milioni d’euro verdelega.

Recentemente i giornali hanno dato vasta eco alle mazzette elargite dall’architetto Michele Ugliola al leghista “doc” Davide Boni: maniglia unta, a quanto sembra, per favorire gli insediamenti residenziali e commerciali del costruttore Luigi Zunino a Milano Rogoredo, all’ex Falk di Sesto e a Pioltello.
Alla Tema Consulting di Ugliola (notoriamente affidabile «in questi affari») si era rivolto anche l’imprenditore veronese Francesco Monastero (Inwex srl) dopo aver opzionato alcuni terreni presso Albuzzano alle porte di Pavia: 217.000 metri quadri su cui edificare l’ennesimo ipermercato, comprensivo di parco acquatico. Per suo conto, Ugliola avrebbe poi versato 200.000 euro proprio a Boni (e 100.000 se li terrà «per il disturbo»), insieme alla promessa di altri 600.000.
Al confronto – e solo per citarne alcuni – sembrano pochi spiccioli la mazzetta di 15 mila euro all’assessore al Bilancio di San Michele al Tagliamento, il leghista David Codognotto, nel 2010. Così come quella elargita a Mauro Galeazzi, assessore di Castel Mella, in manette un anno fa insieme al collega di partito Marco Rigosa, dopo aver intascato 22 mila euro volti a oliare la pratica di un centro commerciale sopra un’area sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale.

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Siparietto

20 marzo 2012

«La coerenza paga, 
il fango no». Preceduto da questa lapidaria epigrafe, l’ex consigliere e assessore provinciale di Gambolò Antonio Costantino (Lega Nord) mi informa di un sondaggio Demos & Pi che vedrebbe la Lega in felice crescita elettorale, nonostante Boni e Ghezzi, nonostante tutto. Di seguito il siparietto fra me e lui. Superfluo precisare che i dati risalgono a prima della “tangentopoli” leghista. (G. G.)

Giovanni Giovannetti La coerenza paga. Cosa intendi per coerenza? Che non avete più smesso di rubare dai tempi del tangentone Enimont a oggi? Alle Politiche 2008 Pdl e Lega fecero il botto col 45,7 per cento, risultato sostanzialmente confermato un anno dopo alle Europee. Oggi Lega, Pdl e Fli sommerebbero 37,4 per cento: meno 8,3. Complimenti!

Antonio Costantino  Ti brucia eh… Guarda, chi ha rubato vada pure in galera, ma il qualunquismo è la scorciatoia degli ipocriti. A proposito, non ti permettere di usare “Voi”, usa i soggetti giusti, anche se la tua profondità di analisi fa di un avviso di garanzia una condanna in terzo grado. Comunque la gente capisce… e vota ancora. E nel fare i tuoi conti, non unirci al pdl, noi siamo in opposizione da circa quattro mesi.

Giovanni Giovannetti  Se chi ruba andasse davvero in galera, dopo i soldi presi da Enimont al fresco avremmo dovuto vedere Bossi & c. Invece lì dentro incontri tanti immigrati maghrebini, mentre quelli padani, i balùba varesini, al più beccano otto mesi senza peraltro passare un solo giorno dietro le sbarre. E tanti saluti. Sì, mi brucia. Anzi, sono tutto un rogo. Ma quando vedo il Pdl perdere 14 punti percentuali e passare così dal 37,4 al 23,5 per cento; quando vedo che meno del 2 per cento tra questi elettori salirebbe sul barcé dei leghisti ladroni a casa nostra… Se vedo tutto questo mi rassereno. Quanto agli avvisi di garanzia per corruzione o altro, a casa mia rappresentano una condanna politica ben peggiore del terzo grado di giudizio. Ma sono considerazioni per persone oneste oppure di altri Paesi. Nulla da spartire con la cultura politica e della legalità ruminata dai Boni (del tesoro) incistati in via Bellerio, gli stessi beccati a investire il pubblico finanziamento di Roma ladrona nei Fondi della Tanzania. «Cosi ci aiutiamo a casa loro», avrebbe chiosato il Patelli detto «il pirla» o quell’altro, il Paoletti, altrimenti noto come «il pistola».

Mazzette verdi

9 marzo 2012

Il “leghista” Ugliola e il costruttore Zunino. Una strana coppia a Pavia
di Giovanni Giovannetti

Ha confessato la consegna di mazzette milionarie in Regione, soldi per l’assessore Davide Boni della Lega Nord, e per altri. Michele Ugliola era «consulente di fiducia» del gruppo Risanamento di Luigi Zunino. Lo era fin dai tempi in cui il costruttore deteneva, a Pavia, la proprietà della parte monumentale dell’ex-Snia, lungo viale Montegrappa. Nel luglio 2007 il sindaco Piera Capitelli (centrosinistra) inopinatamente dispose l’abbattimento di uno dei quattro fabbricati sotto tutela, ignorando il vincolo del Piano regolatore e senza il sostegno di perizie asseverate. Si scoprirà che tutto questo intendeva favorire l’insediamento di un centro commerciale.

Boni e bonifici. Lega di lotta o di latta? Padroni o ladroni a casa nostra? L’architetto pugliese Michele Ugliola è un padano “doc”. Lo arrestano nel luglio 2011 per una storia di tangenti a Cassano d’Adda e per un giro di fatture false intorno all’area Falk di Sesto San Giovanni. Ugliola conosce la galera; l’ha provata ai tempi di Mani Pulite, quando era socialista, dopo una tangente urbanistica pagata nel 1996 a Giovanni Terzi, assessore comunale di Bresso. Parla, racconta di maniglie unte e di cifre a sei zeri versate ai piani alti del Pirellone, somme che avrebbe consegnato insieme al cognato Gilberto Leuci ad esponenti del Pdl e della Lega Nord: assessori regionali come Franco Nicoli Cristiani (Pdl, Ambiente, arrestato il 30 novembre 2011, dopo 86 giorni e confessioni esaustive è tornato in libertà) e come il leghista assessore all’Urbanistica Davide Boni tramite il suo capo di gabinetto nonché ex commissario della Lega Nord a Pavia Dario Ghezzi (entrambi indagati per corruzione). Mazzette in questo caso elargite dall’immobiliarista Luigi Zunino: «Zunino mi versava delle somme che comprendevano da un lato il mio compenso professionale per l’attività che effettivamente prestavo, di progettazione tecnica, e dall’altro le somme richieste dai politici». Sulle parcelle Ugliola indica «la somma complessiva di 1.850.000 euro, di cui 800.000 dovevano essere retrocesse a Boni e Ghezzi». Sovrafatturazioni, «così da ottenere la somma per la tangente da retrocedere». Tutto questo per agevolare gli insediamenti residenziali e commerciali di Zunino a Milano Rogoredo, all’ex Falk di Sesto e a Pioltello. (more…)

Boni del tesoro

8 marzo 2012

L'ampolla

10 novembre 2011
di Antonio Tabucchi *

Certi leghisti l'acqua ce l'hanno nella testa, ragion per cui si sono bevuti il cervello, tanto che a loro sembra "normale" plaudire all'alluvione quando è devastante per persone e cose, a patto che le persone siano di etnia Rom e le cose stessero tutte lì dentro il loro campo. Eppure questo ci tocca, per bocca di un deputato leghista, l'ennesimo episodio di scellerato odio razzista, in questo ventennio di berlusconismo a tratti non dissimile da un altro ventennio: quello fascista delle leggi razziali che in Italia hanno poi favorito la deportazione e lo sterminio di migliaia di ebrei, zingari, omosessuali e testimoni di Geova. È raro rileggere in questo blog articoli già apparsi sulla stampa cartacea. Questa volta ne replichiamo uno volentieri, di Antonio Tabucchi, ripreso da "il Fatto quotidiano" . (G. G.)

Da alcuni anni abbiamo in casa un partito fortemente ostile al nostro Paese, e il cui scopo è la secessione dall’Italia: la Lega Nord per l’indipendenza della Padania. Sta in una contea inesistente dai confini inesistenti, immaginaria come la Cacania di L’uomo senza qualità di Robert Musil, che è il regno della fantasia. Nel loro caso una fantasia limitata, ma sufficiente a creare altre fantasie. Li ispirano le teorie razziali che in Italia ebbero fortuna durante il fascismo, e in un paese come il nostro, che risulta da una mescolanza di popolazioni della nostra lunga storia (pre-romani, romani, etruschi, normanni, arabi) pretenderebbero di essere una razza a parte, discendenti dai mitici celti. Da questi hanno preso simboli anch’essi mitici con i quali hanno sostituito i veri simboli nazionali; insultano la nostra bandiera e chiamano “terroni” gli altri italiani.
E come i presunti celti vorrebbero essere biondi e con gli occhi azzurri, ma sono smentiti dal loro stesso soma. Sono piuttosto bellicosi, e più di una volta hanno minacciato di prendere le armi e di invaderci. Cosa che ovviamente non possono fare perché noi siamo qualche milione e loro una sparuta minoranza, e una cosa del genere gli andrebbe male. Gli episodi di intolleranza verso coloro che considerano “stranieri”, nelle loro zone sono frequenti, ma hanno mano libera su tutto il territorio italiano. Per un paradosso, tre di loro sono stati nominati ministri, e uno di essi, ministro degli Interni, Roberto Maroni. L’Italia è l’unico paese al mondo i cui affari interni sono gestiti da un ministro che non si considera appartenente al proprio paese. Ma c’è poco da ridere, perché il ministro Maroni, pur considerandosi straniero in Italia, ha messo in opera dure misure contro gli stranieri in Italia.
La più feroce è stata, in accordo con il defunto dittatore Gheddafi, il cosiddetto “respingimento in mare” delle persone che fuggivano dalla Libia o dai paesi vicini, da altri dittatori amici del presidente Berlusconi. I “respingimenti” erano operati con il cannone o la mitragliatrice, con imbarcazioni italiane e militari italiani al comando di ufficiali libici. Pare che il fondo del Mediterraneo di fronte a noi sia un tappeto di cadaveri. Il ministro leghista ha rivolto particolare ostilità ai rom, arrivando a violazioni del diritto internazionale che ci hanno attirato perfino il biasimo dell’Onu. La più clamorosa è una schedatura dei campi rom fatta dalla polizia con il rilevamento delle impronte digitali dei bambini.
Il sentimento di xenofobia dalla Lega Nord si è diffuso rapidamente come una malattia, contagiando la popolazione, come è sempre successo nella storia. E una parte degli italiani rivolge il proprio odio non ai mafiosi, ai corrotti, ai gangster, ai faccendieri, agli evasori fiscali, alle associazioni segrete che mirano a scardinare le istituzioni democratiche della repubblica, ma ai rom. Cioè, a una minoranza etnica ridotta allo stremo, alloggiata in povere baracche di campi spesso privi di acqua e di corrente elettrica, verso la quale l’Unione Europea raccomanda una serie di misure di protezione, come si fa con le creature in estinzione (e in effetti lo sono). Ma in un’Europa che solo pochi anni fa ha bruciato nei forni nazisti sei milioni di ebrei e circa (le stime sono difficili) 800 mila zingari e 500 mila omosessuali, in Italia, che al genocidio dette il suo valido contributo, in questo ventennio di berlusconismo si teme e si odia più lo zingaro che il mafioso, il camorrista o lo stragista.
Così, anche da parte delle amministrazioni comunali, sono cominciati gli “sgomberi” (questa la gentile parola) dei campi rom. Ma gli “sgomberi” si sono estesi a macchia d’olio. È che spesso le aree comunali dove sorgono i campi sono terreni di costruzioni appetibili. Ed ecco che in questi giorni di terribili piogge, di disastri, di morti, di tragedie come a Genova, alle Cinque Terre e altrove, ci giunge il pensiero solidale dell’onorevole Davide Cavallotto, deputato della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania. L’on. Cavallotto ha in uggia un campo rom di Torino lungo lo Stura perché è “abusivo”. In Italia il presidente del Consiglio ha ricevuto decine di sindaci che hanno devastato il paesaggio con migliaia di costruzioni abusive, e “condona”. Ma il piccolo campo abusivo, che il sindaco di Torino non ha il cuore di sgomberare, non si tollera: dà molto fastidio all’on. Cavallotto. Ma, fortunatamente piove, arrivano questi alluvioni mostruose che devastano il paese.
Il campo rom lungo la Stura è in pericolo, gli abitanti se ne devono andare per forza. L’onorevole Cavallotto esulta: finalmente, dice, la pioggia è riuscita laddove non è riuscito il sindaco Fassino. Evviva le alluvioni, dunque, se servono a cacciare i rom. Forse l’immunità parlamentare ha dato talmente alla testa ai nostri deputati che si credono immuni perfino dai disastri naturali. L’on. Cavallotto, non ha capito che se piove sui rom piove anche sugli onorevoli. Stiamo sotto lo stesso cielo, e al cielo non si comanda, e neppure alla divina provvidenza. Magari lui ha una casa in collina, e si sente al riparo dall’acqua. Ma ci sono sempre le frane, gli smottamenti, i crolli. Quando diluvia è pericoloso, e poi non sai mai da dove la bomba d’acqua spunta, neppure in collina.
Così incerto e fragile è il nostro stare su questa crosta del mondo, la Terra è stanca e anche i cieli sono avversi. Tragica è l’epoca. Troppi i morti che ci circondano, troppe le carestie, la fame, i massacri. Almeno ci siano risparmiate le bestemmie.

* da “Il Fatto quotidiano”, 9 novembre 2011

Non moriremo padani

30 marzo 2010
di Giovanni Giovannetti

Come perdere 2 milioni di voti in cinque anni e continuare a fare finta di essere sani. Prendiamo il Partito democratico: alle recenti elezioni regionali ha perso il 52 per cento dei consensi in Calabria; il 36 in Campania; il 35 in Basilicata; il 30 in Piemonte; il 19 in Veneto; il 18 in Lombardia; il 14 nel Lazio. Voti in meno che, sommati ad altri persi a sinistra fanno 3 milioni e rotti, voti passati alla Lega o caduti nell’astensionismo (il 90 per cento dei neo astensionisti sarebbero elettori di sinistra).
Prendiamo Pavia: pur perdendo, alle elezioni comunali 2009, affiancato dal fido Andrea Albergati, il Pd aveva raccolto 12.305 voti; un anno dopo i voti scendono a 8.042: 4.263 in meno se includiamo Albergati; 21 in più se non si conteggiano quelli andati alla lista civica gemella. Nonostante la disfatta (e ogni volta è peggio), il Partito democratico si mantiene camaleontico oltre che rinunciatario nel rimarcare la differenza tra il suo progetto politico (quale?) e quello della destra. Invece di ripulire le sedi dai faccendieri e gli armadi dai molti scheletri, sembrano cercare altrove i mandanti dei numerosi errori di una classe dirigente locale e nazionale chiusa in se stessa, tanto autoreferenziale quanto incapace di visioni e di verità: è la stessa classe dirigente responsabile, quando era al Governo, della «precarizzazione della società» che oggi a parole dice di avversare; la stessa che predica la «riconversione ecologica dell’economia» e intanto ha lasciato che in soli 15 anni si urbanizzassero 3.663.000 ettari di suolo (è il business della variazione della destinazione d’uso), il 17 per cento del territorio nazionale, una superficie pari a Lazio e Abruzzo insieme; la stessa che ha favorito speculazioni impressionanti, soprattutto in Liguria, Calabria e Campania, regioni governate dal centrosinistra; la stessa che ha provato a disfarsi del ‘vincente’ Vendola (vincente proprio a partire dall’identità); la stessa che ha imposto agli elettori campani di sinistra tale Vincenzo De Luca (due rinvii a giudizio per associazione a delinquere, concussione, truffa e falso); la stessa che ha chiamato noi elettori lombardi a misurarci con tale Filippo Penati. Quando era presidente della Provincia di Milano, nel 2005 Penati comprò da Marcellino Gavio il 15 per cento delle azioni dell’autostrada Milano-Serravalle. Così la racconta Marco Travaglio: «preceduto da una serie di telefonate di Pierluigi Bersani, Penati gli ha garantito una ricca buonuscita, strapagandogli le azioni. Una plusvalenza di 175 milioni di euro, di poco successiva all’ingresso di Gavio nelle scalate di Gianpiero Fiorani [il capocordata dei “furbetti”, in manette nel 2005] all’Antonveneta e di Consorte – & furbetti al seguito – alla Bnl» (“Giudizio universale” n. 10). Delle azioni Milano-Serravalle, Gavio ne parla in alcune intercettazioni telefoniche: «sto facendo un pensierino sottovoce a vendere tutto per 4 euro». Dopo l’intervento di Bersani, Penati compra con il pubblico denaro le azioni di Gavio a 8,83 euro per azione. È forse questa l’improrogabile alternativa politica e morale al centrodestra?
Persa la classe operaia (al nord gli operai votano massicciamente per la Lega Nord), ora si preparano a cedere a Bossi, a Fini e a Berlusconi anche i voti dei dipendenti pubblici e di altre categorie sociali, senza neppure provare a offrire a loro e agli altri una alternativa al populismo narcotizzante di una Lega imborghesita, razzista e di governo, più romana che padana: un partito maturo e “nazionale” nell’accezione niente affatto lumbarda, e forse per questo capace, come nessun altro, di drammatizzare le paure dei ceti medi bastonati dalla crisi e di tradurre la paura in voti: a sinistra disossando il Pd, drenando voti anche in regioni “rosse” come Emilia, Marche e Toscana; a destra cannibalizzando il Pdl, come è successo in Piemonte, in Lombardia e in Veneto. Nel 2005 Forza Italia e Alleanza nazionale sommavano consensi cinque volte superiori alla Lega; oggi questo rapporto è sceso a due. Insomma, con Veronica Lario, Umberto Bossi sembra l’unico capace di arrecare danno al Cavaliere.
Il progressivo arretramento della sinistra dal sociale ha lasciato praterie alle culture politiche dei Bossi e dei Maroni, che sempre più si candidano a rappresentare il popolo della partita Iva e delle nuove professioni – oggi dissanguato dalla crisi e dalle banche – e cioè si candidano a rappresentare questi nuovi soggetti alla deriva, che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese dopo che, negli ultimi vent’anni, 120 miliardi di euro – l’8 per cento del Pil – sono passati dai salari ai profitti, 5.200 euro in media l’anno a lavoratore (che sale a 7.000 euro se consideriamo solo i 17 milioni di lavoratori dipendenti).
E pensare che solo vent’anni fa, dopo i primi successi elettorali, nella migliore ipotesi Bossi immaginava un futuro alla Juan Carlos Peron, confinato nel ridotto della Padania federale, alla guida di una Lega secessionista né di destra né di sinistra, ovvero “peronista”, con una “destra” e una “sinistra” interne. Poi arrivò Berlusconi e il movimento si vide sottoposto a un altalenante ridimensionamento e a notevoli problemi economici dovuti alla Credieuronord, venduta nel 2004 a Gianpiero Fiorani (sì, proprio lui, il banchere della Bipielle arrestato nel 2005) quando la "banca padana" era a un passo dal collasso. Secondo voci, a ripianare i debiti avrebbe concorso un assegno di 70 miliardi in lire staccato da Berlusconi. Vero? Falso? Certo è che da allora i rapporti tra Bossi e quello che la "Padania" apostrofava «il mafioso di Arcore» tornano felici e portano i due al successo elettorale delle Politiche 2001.
Era l’altro ieri. Ora il governo nazionale padano non ha più sede a Mantova, ma a Roma “ladrona”. «Oggi la Lega è forte al nord perché governa a Roma. E viceversa», rileva Ilvo Diamanti. Da qui (e dal buongoverno riformista locale, dove la Lega amministra) ha origine la sua crescita, tangibile ben oltre il risultato elettorale: secondo un sondaggio Demos, nel 1994 il 4,2 per cento degli italiani ammetteva simpatie leghiste; oggi la percentuale sale a oltre il 31 per cento: l’aumento sembra scontato al nord-ovest (dal 12,2 per cento nel 1994 al 44,9 nel 2009) e al nord-est (dal 7,4 al 54,6 per cento), ma non altrettanto scontato al centro (dall’1,2 al 30,3 per cento) e al sud (da zero al 16,6 per cento). Tutti coglioni? Di certo non quanto i dirigenti di partito che – populisticamente o meno – non hanno saputo restituire identità a ceti senza più identità e una risposta allo spaesamento in luogo della Lega.
Anche a Pavia. Una provincia che si colloca al sesto posto tra quelle dove più è cresciuto il partito di Bossi (+16,7 per cento). In pochi mesi la Lega Nord è salita da 4.269 voti alle Comunali 2009 (erano stati 2.754 nel 2005) a 7.805 in queste Regionali: 3.536 voti in più, nonostante il 13 per cento di votanti in meno.
Nella città capoluogo raddoppia anche Di Pietro (1.102 voti alle Comunali, 2.320 alle Regionali; ma erano stati 2.955 alle Europee 2009). Un lieve calo per l’Udc (1.242 voti nel 2009; 1.191 questa volta) così come per la Federazione della Sinistra (da 734 a 700), mentre non avanza il nuovo che avanza: senza Irene Campari, la lista di Beppe Grillo arretra da 1.166 a 1.016 voti, perdendone 150, nonostante il comizio pavese del vate genovese a pochi giorni dalle elezioni, nonostante l’assenza di liste civiche concorrenti (alle Comunali erano ben tre, e due pescavano dallo stesso bacino elettorale di Campari e dei grillini) e nonostante il momento favorevole, testimoniato dallo straordinario successo di Francesco Rubiconto alle comunali vogheresi (9,9 per cento!) o in regioni vicine come Emilia (6,7 per cento), Piemonte (4 per cento) e Veneto (3,2 per cento). Troppo fedeli alla linea, i grillini pavesi, arringati dal loro capopopolo ad «alzare il culo dalla televisione e..» in strada e nel sociale? No, «mettetevi davanti a un computer». Nei giorni scorsi ho letto d’un fiato il Grillopensiero esposto nel suo recente libro A riveder le stelle. Come seppellire i partiti e tirar fuori l’Italia dal pantano (Rizzoli), un agile volumetto i cui contenuti sono certamente da condividere: Grillo insiste su società multietnica e diritti umani, ma a partire da pag. 191: un vero peccato per un libro di 190 pagine…
Si ridisegna la geografia del centrodestra e perde la sinistra: perde il Piemonte, il Lazio, la Campania del candidato De Luca e la Calabria; in Lombardia Formigoni quasi doppia Penati: tra l’originale e la copia gli elettori lombardi hanno dunque premiato l’originale, che rende grazie al carroccio di Bossi, nonostante Berlusconi. Eppure…
A Pavia e provincia resiste un’area sociale di minoranza – tanto attiva quanto variegata – che coniuga ambientalismo e diritti umani, biodiversità e società multietnica: l’area in cui opera chi si batte contro il nucleare; chi avversa l’annunciata autostrada Broni-Mortara; chi denuncia le infiltrazioni mafiose (facendo nomi e cognomi); chi si oppone alla cementificazione del Parco della Vernavola; chi denuncia le speculazioni immobiliari. C’è poi chi lavora solidale tra i poveri e interagisce con i migranti, visti come risorsa (e non come problema).
A sinistra, la locale rifondazione politica può – anzi, deve – darsi queste fondamenta etiche, ricomponendo il frammentato arcipelago delle troppe “sinistre”, tornando a parlare il concretissimo e civilissimo linguaggio della coerenza sui temi che avvicinano liste civiche come Insieme per Pavia o Civiltà vigevanese (un trionfale 14,5 per cento alle recenti Comunali) ai comitati contro la Broni-Mortara, per l’acqua pubblica, contro la cementificazione della Valle della Vernavola, contro la riconversione a logistica dell’economia provinciale, contro il razzismo. Un dialogo da rendere ancora più virtuoso da qui alle prossime elezioni provinciali.
Il passaggio successivo riporta al Pd, virtuale azionista di riferimento per una futuribile alternativa di governo locale e nazionale. Un Partito democratico chiamato ad aprirsi ad un progetto politico condivisibile, oltre a ripulire il cortile di casa.
A sinistra andrà trovata una quadra. Localmente, potranno offrire una concreta base di confronto temi – lo ripeto – quali i tre referendum sull’acqua vista come bene comune, il nucleare, il welfare, l’antirazzismo, il consumo di territorio vergine, la tutela delle biodiversità, e molte altre cose (altri contenuti storicamente comuni li possiamo dare per scontati, a partire dal lavoro).
Il segretario provinciale Pd Alan Ferrari vuole aprire un “cantiere”: work in progress da qui alle elezioni provinciali nel 2011. Ben venga. Ma quel “cantiere”, per favore, non apritelo nel Parco della Vernavola!