Archive for the ‘luisa voltán’ Category

una panchina

10 Maggio 2009
ufficio oggetti smarriti – catalogo n.02
di Luisa Voltán

Sopra la panca la capra campa… non l’abbiamo più chiamata panchina da quando il piccolo la ribattezzò ‘lacapacampa’. Fino ad allora era stata un’anonima panchina di pietra che stava a metà strada tra la scuola materna e la casa della nonna. La trovavamo sempre pulita, forse perché nessuno la sporcava (nemmeno i piccioni) o forse perchè qualcuno la puliva. Quando l’avvistavamo libera, all’urlo «lacapacampa!» il piccolo le correva incontro e ci si sdraiava, faccia al cielo. Su quella panchina il piccolo ha imparato un po’ d’educazione: le prime volte è stato arduo motivargli il ‘far posto’ anche agli altri, anche se adulti, anche se sconosciuti. Su quella panchina io ho imparato gran parte di quella misteriosa lingua che era per me il dialetto di questa città. Su quella panchina abbiamo conosciuto la signora Maria, a metà strada tra casa e lo studio del medico. Ci ha fatto spesso ridere di gusto, la signora Maria, coi suoi proverbi anacronistici e la relativa improbabile traduzione in italiano. Mi è capitato di ripassare da quelle parti: c’è una panca di pietra sbreccata e desolata, che nessun passante considera. Lo schienale che la signora Maria non mancava mai di apprezzare è stato malamente divelto. Come fosse scomparsa ‘lacapacampa’ e altrove non ne nascono di nuove, le poche vecchie che resistono non sono in salute. Anche la signora Maria è morta – di morte naturale, come si suol dire – era già molto vecchia in quel tempo, solo una decina d’anni fa. La panchina smarrita mi porta pensieri di paragone tra le ‘panchine d’Abruzzo’ e il ‘nostro terremoto’ sociale ed emotivo, tra cause e colpe dello smarrimento dei nostri e dei loro cuori.

A volte torniamo a ricordare, e nei ricordi anche una fontanella che, poco lontano… ma questa è un’altra storia. O forse è la stessa.

Siamo stati troppo cattivi, mangeremo polli radioattivi

25 febbraio 2009

di Giovanni Giovannetti

L’Italia torna al nucleare. Entro il 2020 saranno costruite quattro nuove centrali di terza generazione avanzata del tipo Epr (European pressurized water reactor), raffreddate ad acqua naturale o leggera, Centrali che, secondo il quotidiano britannico “The Independent” sarebbero più pericolose di quelle già pericolose di precedente generazione. Con questa tecnologia, l’eventuale fuoriuscita di radiazioni provocherebbe un numero doppio di vittime, perché l’emissione di isotopi radioattivi di bromo, rubidio, iodio e cesio sarebbe da quattro a undici volte maggiore rispetto a quella di un reattore tradizionale. Alla faccia del referendum del 1987. (Nella foto: Piacenza, maggio 1979)

no, grazie
di Luisa Voltán

e ti ricordi quel vento che ha portato via
gli occhi di un uomo dallo sguardo dei suoi figli
ti ricordi il vento che ha portato via le mani di un bambino
dalle carezze di sua madre

ti ricordi quel vento
ha portato dolorosa coscienza di misteri
ai sopravvissuti
e di imperdibili battaglie

ti ricordi quel vento che arrivava da Chernobyl
era primavera

Miriam

10 novembre 2008
di Luisa Voltán

Miriam Makeba
Se n’è andata l’anima nera
cantando e combattendo.
Se n’è andata che un nero ha appena strappato un’altro sipario.
Era solo una cantante
era solo una donna
era solo nera.
E se n’è andata l’anima nera
cantando e combattendo.
Era solo un inno di libertà
salita fra i neri nel cielo a raccontare a Martin di Barack.
Era solo un respiro di speranza per Nelson
ancora cantando e combattendo.
Era solo una donna che stava cantando per Roberto
e il suo cuore non ne ha voluto più saperne di battere
mentre combatteva cantando.

Si è spenta solo una luce
e stiamo qui
come fosse in corso un’eclissi
che si è spenta Mama Afrika.
Era solo una piccola luce di immensa libertà.
Si è spenta Mama Afrika.