Archive for the ‘pavia’ Category

«… ohhh!!! Pinuccio…»

19 giugno 2014

Dante Labate e il condannato per mafia “Pinuccio” Neri

L’ex consigliere comunale calabro-pavese Dante Labate ha querelato Giovanni Giovannetti e Walter Veltri per aver ricordato quel suo rapporto più che amichevole con il capo della ‘Ndrangheta lombarda Pino Neri. Per la precisione: «Dante Labate, consigliere comunale, in affari con l’amico Pino Neri (per Chiriaco, lui “è come un fratello”)». Diffamatorio? Come si legge nelle carte dell’indagine antimafia Infinito, fra l’altro Labate è stato «socio nella Immobiliare Vittoria srl unitamente Aloi Graziella, coniuge di Neri» in anni in cui “Pinuccio” scontava una condanna a 9 anni di reclusione per narcotraffico. Non solo…

Legittimo godimento. Atto secondo…

9 giugno 2014

…per la mancata elezione di quattro su cinque pubblici amministratori coinvolti nell’indagine Infinito. La sconfitta di Pupo Cattaneo lascia fuori dal Consiglio comunale pavese gli amici degli amici Valerio Gimigliano, Luigi Greco e Dante Labate.
Detto queste righe da Racalmuto, a cento passi dall’abitazione di Leonardo Sciascia, in questa che fu la terra di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
(G.G.)

«L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto. (more…)

Legittimo godimento

9 giugno 2014

di Movimento civico Insieme per Pavia

Legittimo godimento, il nostro di oggi, nel constatare che il delicato appuntamento politico per la città, il ballottaggio dell’8 giugno, ha dato una salutare scossa al quieto vivere di parecchi ingessati equilibri e conservatorismi pavesi, nel contempo dando ragione ad alcune nostre previsioni, da molti ignorate o avversate come improbabili o impossibili.
Contro il pessimismo un po’ saccente di chi dava Cattaneo per vincitore sicuro, avevamo avvertito che non era il caso di fasciarsi la testa prima di averla rotta.
Quando al primo turno Cattaneo era primo con un quasi 47%, osservammo che con le sue sei liste e con qualche voto disgiunto proveniente dal PD egli aveva toccato il massimo, da cui non sarebbe potuto che scendere: ma con sfoggio di narcisismo egli tenne a sottolineare di aver sottratto 4000 voti andati al PD nelle Europee. Dunque raddoppiò e triplicò sforzi e presenze in città nel disperato e inutile tentativo di evitare la prevedibile emorragia di consensi perseguita dai suoi sottovalutati ma tenaci avversari.
D’altro lato, non poteva che crescere l’esiguo gruzzolo del 36% di Depaoli, dietro al quale si nascondeva la dispersione degli altri oppositori di colori diversi. Questi infatti erano decisi a compensare la propria formale sconfitta con la modesta ma legittima soddisfazione di contribuire a toglier di mezzo Cattaneo e la sua cricca.
Così il voto per Cattaneo è stato ridimensionato (da 18350 a 15060) e il consenso per Depaoli si è rafforzato (da 14326 a 17068).
Tremila voti in meno hanno penalizzato l’eccesso di presenzialismo, la facilità alla chiacchiera manierata, l’acritica adesione al berlusconismo e alle sue frottole, per non dire di quell’attitudine che l’avv. Cristina Niutta ha definito arroganza. Oggi farsi appoggiare da personaggi troppo noti come Abelli, Berlusconi, Gelmini, Tremonti, Zanicchi forse non è più tanto bello. E i troppi soldi messi in campo hanno aggravato il danno. (more…)

A ciascuno il suo abbraccio

6 giugno 2014

«Un difetto dell’avversario?» domanda Linda Lucini sul quotidiano locale ad Alessandro Cattaneo: «Ha intorno persone troppo ideologizzate. E poi l’abbraccio mortale di Giovannetti». A Depaoli l’abbraccio di chi ha avuto la casa data alle fiamme dalla mafia immobiliare; a Cattaneo quello per lui vitale del capo della ‘Ndrangheta lombarda Pino Neri. A ciascuno il suo abbraccio.

L’umanista e il burattino

6 giugno 2014

Lettera sentimentale a Massimo Depaoli
di Giovanni Giovannetti

Caro Massimo Depaoli, ti conosco, poco ma ti conosco. Al liceo Copernico sei stato il prof di uno dei miei figli, e di te lui ancora serba un bel ricordo.
Ricordo anche d’aver letto anni fa un tuo libro sulla canzone d’autore; non si tratta dei testi su lingua e poesia nella canzone italiana antologizzati in Parole in musica, uscito da Interlinea nel 1996, di cui ti vedo co-autore; quell’altro viene prima, l’avevo e non lo trovo (l’ho cercato, chissà dov’è… Ah, ecco, trovato, ovviamente fuoriposto: Massimo Depaoli, Il linguaggio del rock italiano, Longo ed. 1988, introduzione di Roberto “freak” Antoni).
In questi giorni c’è stato chi per troppo affetto ti ha attribuito nientemeno che la “svolta” post-punk di Maria Corti, di cui sei stato allievo: nel 1982 la grande filologa aveva scritto Parola di rock, un tanto famoso quanto laconico saggino sul linguaggio del rock demenziale scritto controvoglia per la rivista “Alfabeta”. “Svolta” la cui paternità a me pare da ascrivere al compianto Gianni Sassi, disco-grafico e condirettore della stessa rivista. Ma è plausibile che da te le siano arrivate buone dritte, e non per caso l’anno successivo “Alfabeta” te ne ha reso merito, pubblicando un tuo ottimo Glossario rock.
Questo tutto sommato brillante pedigree umanistico lo devo anzitutto ricordare a me stesso, a fronte di variegate ombre. Ad esempio, di certo potevi risparmiarti e risparmiarci – tu, legambientalista – l’incondizionata adesione di consigliere comunale alla lottizzazione abusiva Greenway – votata congiuntamente da Pd, Lega e Pdl – a ristoro dei privati interessi economico-immobiliari della famiglia Artuso (su pressione di Alberto Pio Artuso, l’ex presidente della Commissione comunale Territorio tuo compagno di partito, ora nel Cda di Asm, lottizzazione poi cancellata dal Tar; sentenza infine confermata dal Consiglio di Stato).
Così come non depone a tuo favore la blanda critica al Piano di governo del territorio più devastante degli ultimi sessant’anni (una vera e propria bomba ad orologeria calata sul centro storico) tale da surclassare il famigerato Piano Dodi del 1956.
Insomma, pare quanto meno biasimabile la passata inclinazione ad anteporre il presunto interesse di partito alla promozione dei beni comuni e degli interessi generali dei cittadini anche perché – a differenza di altri (penso a Davide Ottini) – non ricordo una tua pubblica ammenda per l’okkei bipartisan agli interessi più che partisan del compagno Artuso, di cui le signore Trabatti e Danelli – proprietarie di quei terreni – come ben sapevi erano parenti.
Ben di peggio c’è comunque sull’altra riva, ove siedono interessi ancora peggiori, e personaggi che le inchieste antimafia hanno colto in sodale intrallazzo con figure apicali della ‘Ndrangheta lombarda.
In una tua lettera hai invitato tutti noi a «scegliere non solo fra due candidati ma fra due visioni, due modelli e due stili di governo, come è nello spirito del doppio turno. Qualcuno dice “scegliere il meno peggio” o il “meno lontano da me”, io preferisco pensare allo “scegliere il più vicino a me”».
Di quale “visione” sei oggi latore? Quella dell’umanista e dell’ambientalista o l’altra, opposta, di cui c’è poco da gloriarsi? Domanda scolastica, poiché a fronteggiare gli aggressivi pupari che manovrano il Pupo comune rivale ormai ci sei tu. Tu, a sintesi di ogni istanza di cambiamento e perciò avversato sottotraccia da una parte del tuo stesso partito (a Pavia le larghe intese non sono politiche ma d’affari).
A fronte di tutto questo e di molto altro ancora, sarò tra chi l’8 giugno sceglierà il “meno peggio”: tu, «il più vicino a me».

Meno male che Ale c’è

4 giugno 2014

da Pavia, Marco Bonacossa

«Renzi arriva per il ballottaggio», «Arriva Renzi», «Se arriva Renzi qualcosa può succedere» … niente.
John Fitzgerald Renzi non arriva perché in altre faccende affaccendato o forse perché il piduista, l’ospitante di mafiosi, colui che pagava centinaia di milioni di lire all’anno per tenersi buoni Stefano Bontade e Totò Riina, il frodatore fiscale e il presunto frequentatore di prostitute minorenni gli avrebbe chiesto, anzi gli avrebbe fatto chiedere da una terza persona, Denis Verdini (sì esatto quello della P3 che voleva fare affari con Flavio Carboni, già socio in affari con la Banda della Magliana), di non venire a Pavia perché nel capoluogo lombardo c’è Alessandro Cattaneo.
Il “pupo” come viene definito nelle intercettazioni dei dialoghi fra mafiosi e amici degli amici, l’ex formattatore fallito del fu Pdl, l’astro nascente di Forza Italia è ora un pochino in discesa dopo il 25 maggio, quando ha preso l’8% in meno rispetto a cinque anni prima. I punti di differenza rispetto al suo rivale, il prof democratico Depaoli, che nei modi e nella verve politica assomiglia sempre di più a Prodi, sono dieci. Non pochi. Ci saremmo aspettati i fuochi d’artificio per questo ballottaggio. Forza Italia avrebbe potuto chiamare Berlusconi (siamo in Lombardia quindi può venire senza chiedere il permesso, l’importante è che torni a casa per le 23) per dare la carica al suo pupillo, al suo erede designato; il Partito democratico avrebbe potuto chiamare Renzi perché una sconfitta di Cattaneo avrebbe significato molto, non solo per Pavia, ma per tutto il berlusconismo e per la storia dei prossimi anni di questo Paese. Niente di tutto questo, i fuochi d’artificio non ci sono stati, Berlusconi resta a Cesano Boscone a scontare la condanna con i suoi coetanei e Renzi, forse per avere i voti forzisti in Senato, forse per evitare di macchiare la sua aurea in caso di sconfitta di Depaoli se ne resta a Roma. Era già stata a Pavia prima del 25 maggio ed è tornata la Serracchiani a dare “manforte” al Pd, a dare la carica per la sconfitta del berlusconismo del futuro, è tornata la Serracchiani, ma non Renzi, e il popolo del centrosinistra è rimasto deluso, mentre quello di centrodestra è tornato a sperare. Per vincere l’8 giugno Depaoli avrà bisogno di tanta fortuna, certo che in caso di vittoria la Serracchiani la vogliamo a Pavia per i prossimi mondiali di calcio…

La chiave di volta

2 giugno 2014

Considerazioni sul voto pavese
da Pavia, Luca Stefanelli

Premessa: quella che segue non è un’analisi scientifica del voto e dei flussi tra Europee e Amministrative. Si tratta solo di qualche calcolo approssimativo (e “rotondo”) incrociato a deduzioni discutibili ma non del tutto arbitrarie.
Al netto delle imprecisioni, ciò che mi interessa capire è soprattutto un dato macroscopico: il travaso di voti dal Pd alla coalizione per Cattaneo.
C’è in primo luogo un travaso interno di circa 2.400 voti (2.000 Lega, 400 Fratelli d’Italia) che si spostano su Forza Italia, Pavia per Cattaneo, e in minima parte Ncd. Ma questo interessa meno, perché non spiega i circa 4.000 voti guadagnati rispetto alle Europee; voti che ovviamente non possono provenire dall’interno. E da dove allora?
Credo si possa presumere che il travaso sia stato ancora maggiore, se calcoliamo i voti in uscita verso Niutta e Fraschini: sottratte le preferenze a Scelta europea (400), questi ammontano a circa 1.400. Quindi bisogna spiegare 5.400 preferenze.
Prima di passare al Pd, è interessante guardare cosa succede a sinistra e nel M5S. Le liste per Dagrada e Insieme per Pavia prendono assieme 1.700 voti, cioè la metà di quanto capitalizzato da Tsipras + Verdi. Il M5S passa da 5.037 a 2.110, cioè perde per strada un 40 per cento delle preferenze. Dove finiscono questi voti? Una parte, credo, in schede bianche (404) e nulle (ben 966: non credo tutte sbagliate). Mi pare abbastanza difficile che siano finiti ai liberali o a Cattaneo. Quindi mi pare sia lecito pensare che il Pd avesse in entrata almeno 1500 voti, che vanno sommati ai 2700 che Pd e liste collegate lasciano per strada (se quei voti sono entrati, altrettanti devono essere usciti oltre a quelli di cui si ha certezza): in totale 4.200.
Ossia, all’incirca, ciò che passa dalla parte della coalizione per Cattaneo. Strano? No? È sensato pensare che a Pavia ci siano circa 4.000 elettori affetti da un simile “schizoidismo” politico? Oppure è più economico ritenere che una parte del Pd ritiene di essere più vicino a Cattaneo e Poma che a Depaoli? In fondo, non è un mistero che il Depa sia stato messo lì (suo malgrado?) per prendere formalmente le distanze da una parte del partito.
Vedremo cosa succederà al ballottaggio. Nel frattempo però mi sembra interessante svolgere qualche conclusione (subordinata ovviamente al valore ipotetico delle premesse):
1) una consistente parte degli elettori di sinistra ha preferito astenersi o votare Pd piuttosto che consegnare i propri voti a Dagrada e Veltri;
2) una buona parte dei sostenitori di Grillo (40 per cento circa) ha votato M5S alle Europee, ma poi non ha voluto confermare la preferenza alla lista locale. Molti di questi voti sono andati a Depaoli, e probabilmente torneranno lì al ballottaggio. Polizzi può cercare di re-intercettarli sfidando il Pd, come mi pare abbia detto di voler fare, oppure concentrarsi sullo “zoccolo duro” e rifiutare ogni approccio;
3) ma soprattutto: c’è una parte dell’elettorato Pd, che è stata e sarà determinante, la quale si trova più a suo agio con Cattaneo e i suoi che con Depaoli. E allora mi domando: Depaoli e l’altra parte del Pd vogliono davvero vincere? E come? Con quei 4.000 voti trasversali o cercando di richiamare alle urne i cittadini estranei a quel tipo di logiche? Ce lo faccia sapere, Depaoli. Perché se vuole dar via ** c*, io di sicuro non mi scomoderò per votarlo. Facciano da soli.

Giù la cler

30 maggio 2014

Mafie lombarde. Cuccatevi questo utile ripasso
di Giovanni Giovannetti

Avevo meditato di titolare Perle ai pirla questo mio testo di parziale congedo (dal 1° giugno Direfarebaciare passerà in altre mani). Fatico a riconoscermi nella città in cui vivo, nella sua mediocre classe dirigente e l’ancor più mediocre borghesia che la abita. Ma fatico anche a riconoscermi nella “mia” sinistra, sempre più piccina e infantile, sempre più inutile.

Maggio 2009. L’inconsapevole futuro sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo è più volte gradito ospite alle cene del capo reggente della ’Ndrangheta lombarda Pino Neri (un sospettabile avvocato tributarista, reduce da 9 anni di reclusione per narcotraffico) e a più d’un ricevimento accompagnati dal tradizionale nonché benaugurante “taglio della caciotta”.
Cinque mesi dopo aver brindato all’elezione di Cattaneo – vittorioso “a sua insaputa” con i voti della mafia – il 31 ottobre 2009 Pino Neri innalzerà di nuovo il suo calice al Circolo “Falcone e Borsellino” di Paderno Dugnano per festeggiare la ritrovata concordia tra le Locali padane e la terra madre dopo che, il 14 luglio 2007, al bar “Reduci e combattenti” di San Vittore Olona, profondo nord, il futuro pentito di ‘Ndrangheta Antonino Belnome e Michel Panajia avevano ammazzato Carmelo Novella da Gurdavalle (Catanzaro), che mirava a una maggiore autonomia dalla terra madre: «fare da soli»? Nemmeno a parlarne, e lo sparano, su mandato del compaesano Vincenzo Gallace, un tempo alleato del Novella poi sodale di altre storiche famiglie guardavallesi “di rispetto”, come gli Andreacchio, migrati ad Anzio e Nettuno, arrestati nel luglio 2010 per associazione mafiosa.
13 luglio 2010, San Enrico. A seguito dell’indagine Infinito/Crimine trovano la via del carcere 174 tra affiliati e fiancheggiatori al ramo lombardo della ’Ndrangheta calabrese. Fra gli altri, ai ferri per concorso esterno in associazione mafiosa il direttore sanitario dell’Asl pavese Carlo Chiriaco, colui che l’anno prima stava tra i curatori della campagna elettorale dell’imberbe Cattaneo. E con Chiriaco torna agli arresti lo stesso Pino Neri, quale figura apicale della “Lombardia” – la “cupola” regionale della ‘Ndrangheta – gestita insieme ai fratelli Mandalari di Bollate e con Cosimo Barranca di Segrate.
Per taluni è un fulmine a ciel sereno, a partire da Gian Valerio Lombardi, prefetto di Milano: nel gennaio 2010 – solo pochi mesi prima – assai temerariamente si era spinto ad affermare che in Lombardia «la mafia non esiste». (more…)

Pinocchietto si agita, muove i fili…

30 maggio 2014

…e ne resta impigliato
un comunicato di Insieme per Pavia

«Prosciolto Tedesi per la bonifica di Montecity-Rogoredo, con buona pace dei giustizialisti di Insieme per Pavia». Lo annuncia esultante il sindaco uscente Alessandro Cattaneo. Prosciolto una fava. Al contrario, il direttore generale di Asm Pavia Claudio Tedesi – attualmente agli arresti per la mancata bonifica dell’area Sisas di Pioltello, indagato per Montecity (trasformata in una discarica abusiva delle ecomafie) – era stato rinviato a giudizio: con buona pace di Pinocchio Cattaneo.

Una soddisfazione spontanea, esultante ma del tutto mal riposta e per di più minimale, quella che ha inopinatamente espresso il sindaco Al. Cattaneo nell’Aula magna della Università ieri pomeriggio, facendosi quasi vanto dell’sms pervenutogli con l’annuncio che l’ing. Claudio Tedesi, sospeso direttore generale di ASM Pavia e vicepresidente di Linea Group Holding, tuttora agli arresti domiciliari con altri dirigenti industriali a seguito dell’indagine “Nero Fumo” riguardante la bonifica dell’ex Sisas di Pioltello, è stato prosciolto da uno su quattro dei capi d’accusa dell’ altra inchiesta in cui era inquisito, quella per Santa Giulia: il reato di avvelenamento di falde acquifere. È plausibile che dal 2004 al 2010 il Tedesi se ne stesse seduto nei suoi uffici, a Milano e a Pavia, dove al massimo riscuoteva lo stipendio oltre a fantasiosi e non dovuti rimborsi forfettari. E probabile che non si aggirasse in aree dismesse a spargervi inquinanti, che altri aveva già sparso prima di lui. (more…)

Tutto prende senso

30 maggio 2014

Scendo all’edicola. Da un’auto ferma a motore acceso e lampeggianti qualcuno chiama: «Giovàni… Giovàni Giovanèti» Mi giro, la riconosco: nel 2007 era tra i Rom della Snia. L’abbraccio, non ricordo il suo nome: «sai – dice – adesso siamo cittadini italiani, un lavoro, i figli vanno a scuola. Voglio dirti anche questo. Grazie. Se non era per quello che tu e Irene avete fatto per tutti noi, oggi non saremmo qui». Mi commuovo, l’abbraccio e la saluto. Tutto prende senso.

I fatti e le parole

29 maggio 2014

La lettera di Walter Veltri e dell’assemblea di Insieme per Pavia al candidato sindaco del Partito democratico Massimo Depaoli.

Al candidato sindaco Massimo Depaoli
Alla responsabile cittadina del Pd Angela Gregorini

Con l’approssimarsi del ballottaggio dell’8 giugno, il gruppo di Insieme per Pavia, pur consapevole di non poter aspirare ad alcun seggio comunale, si rende disponibile all’indicazione di voto per Massimo Depaoli sindaco, subordinandolo tuttavia all’accettazione dei seguenti punti programmatici:

Revoca del Piano di Governo del Territorio. Zero consumo di suolo. Acquisizione del regolamento edilizio di Legambiente cioè il meglio dei regolamenti edilizi dei Comuni italiani in termini di efficienza energetica, integrazione delle fonti rinnovabili, di risparmio idrico e qualità del costruire. Riduzione degli indici di edificabilità nelle aree dismesse.

Consolidamento della gestione dell’acqua a bene pubblico con la chiusura di Pavia Acque – società creata per privatizzarne la gestione – nel rispetto dell’esito del referendum.

Stanziamento di almeno un milione di euro (poco più dell’1 per cento del bilancio comunale) in difesa dei redditi familiari più bassi, secondo l’indice famigliare Isee. Revisione del Piano Integrato di Intervento dell’area ex-Neca, destinandone il 30 per cento a edilizia economica e popolare.

A fronte della deriva politica, affaristica e morale in cui la città stagna ormai da molto tempo, siamo chiamati a scelte consapevoli, nel segno del superiore interesse di Pavia e dei cittadini. Speriamo di poterle condividere con il candidato sindaco del Partito democratico.

Si sarà grati per un Vostro cortese cenno di riscontro.
Insieme per Pavia

Pavia, 29 maggio 2014

Si vincoli l’Arsenale

29 maggio 2014

La richiesta della sezione pavese di Italia Nostra alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Milano affinché sottoponga a vincolo l’area dell’Arsenale.

Oggetto: Pavia, area dell’ ex-Arsenale: richiesta di apposizione di vincolo ai sensi del D. Lgs. n. 42 del 22.1.2004. Riferimenti: Decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali del 22.2.2007

L’ area dell’ ex-Arsenale di Pavia, come è noto a codesta Soprintendenza, si trova in stato di abbandono, dal momento che il Genio militare ha trasferito da anni altrove l’ intero stabilimento, cioè i propri laboratori e le relative attività industriali.
Il Piano di Governo del Territorio del Comune di Pavia, approvato il 15 luglio 2013 ed entrato in vigore il 4 dicembre 2013, consente la demolizione di tutte le strutture architettoniche esistenti nell’area e la costruzione di un nuovo grande quartiere residenziale, parte del quale in zone definite inondabili dalla pertinente normativa regionale, ed inondate più volte in passato. È questa una delle ragioni per cui la nostra Associazione ha depositato il 3 aprile 2014 al Comune di Pavia un ricorso straordinario al Capo dello Stato per chiedere l’ annullamento del PGT.
Un altro aspetto rilevante per la popolazione pavese e per la storia dell’esercito italiano è rappresentato dagli edifici d’interesse storico tuttora esistenti nell’area in oggetto. (more…)

Imbellettaggio

26 maggio 2014

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Il «sindaco più amato d’Italia» si ritrova costretto al ballottaggio col “soldatino” Pd Massimo Depaoli. Insomma, una vera e propria Caporetto, che non mancherà di incidere sul suo futuro politico: “solo” 18.350 voti (46,68 per cento, meno 7,7 per cento); 5.487 voti perduti rispetto al 2009 quando Alessandro Cattaneo, con 23.837 voti (54,38 per cento) asfaltò Andrea Albergati fin dal primo turno.
Presente nei Talk Show ma assente in città. E ora rischia la sconfitta. Anzi, per lui è già sconfitta: culturale, morale, civile, politica; sconfitta condivisa con i Filippi e gli Abelli. Una annotazione a parte s’imporrebbe per gli amici di Pino Neri, il capo-reggente della ‘Ndrangheta lombarda che cinque anni fa aveva contribuito a quel successo elettorale: in caso di vittoria al ballottaggio rientreranno tutti in Consiglio comunale e, andatene certi, più d’uno lo rivedremo in Giunta. Una qualche ironia può altresì destare la mancata rielezione dell’alfaniano Pietro Trivi – processato con Carlo Chiriaco per la presunta compra dei voti alle Amministrative 2009 e infine assolto «perché il fatto non sussiste» – misteriosamente sceso a soli 155 voti personali dal cospicuo bottino delle 434 preferenze di allora.
Per il sindaco uscente, accostare il suo nome a quello del noto delinquente Silvio Berlusconi (solo il 16,8 per cento alle elezioni europee) non è parsa una mossa avveduta. Senza dimenticare la Lega Nord, precipitata dal 10,35 per cento nel 2009 – 4.269 voti – all’odierno 6,65 per cento, 2.552 voti.
Ma probabilmente hanno inciso anche altri accostamenti: come i tre incontri almeno con il capo della ‘Ndrangheta lombarda Pino Neri – prima occultati, poi minimizzati, infine parzialmente ammessi in dibattimento processuale – nonché la candidatura ai primi posti nel partito di Dell’Utri e Berlusconi di tutti, proprio tutti, i politici locali citati nella indagine antindrangheta Infinito, a chiarire chi comanda davvero nel pavese centrodestra: Bobbio Pallavicini, 575 preferenze (il più votato in assoluto); Valerio Gimigliano, 286; Dante Labate, 280; Luigi Greco, 264. Per tacere dei due candidati appoggiati alla famiglia Filippi (Ettore, incarcerato per corruzione; Luca, coinvolto nella “premiopoli” Asm): Barbara Longo, 323 preferenze; Manuele Mangiarotti, 236. (more…)

Allarmi

25 maggio 2014

Mercoledì 21 maggio il quotidiano locale ha dato notevole rilievo a una lettera dell’architetto Lorenzo De Stefani in cui si afferma «eccessivo» il degrado della Certosa. La riproponiamo qui, seguita dalla replica dell’avvocato Franco Maurici. Replica che, ahinoi, ancora una volta non ha avuto spazio sul locale «busiardìn».

Eccessivo allarmismo e inutili polemiche sullo stato della Certosa
di Lorenzo De Stefani, architetto

Sono ormai molti mesi che si susseguono notizie allarmanti sullo stato di conservazione della Certosa di Pavia, evidenziandone il degrado materiale e denunciando l’insoddisfacente organizzazione delle modalità di visita. Promotori di questa incessante campagna è un comitato locale, che ha anche coinvolto esponenti politici (del Movimento 5 stelle) con tanto di esposti alla Procura della Repubblica. Se deve essere garantita la libertà di critica e di opinione, a maggior ragione quando si tratta di valutare l’operato delle pubbliche amministrazioni (in particolare, nel caso in questione, del Demanio e delle Soprintendenze) e quando è in causa la tutela dei nostri più importanti monumenti d’arte, deve essere però altrettanto severamente valutata la fondatezza delle critiche, soprattutto quando si tratta di questioni tecniche che richiedono competenze specifiche altamente specializzate. E soprattutto occorre che le critiche, oltre ad essere oggettivamente fondate, non siano viziate da pregiudizi e da una errata percezione dei dati di fatto. La Certosa di Pavia non si trova affatto in quello stato di degrado avanzato e catastrofico che si vuole accreditare (peraltro negato in varie occasioni dai tecnici sia del Ministero e di varie Università e non rilevato dal Vigili del Fuoco in vari sopralluoghi), magari enfatizzando aspetti di dettaglio come l’esistenza di una crepa (si badi bene, in un complesso plurisecolare), di danni puntuali dovuti a infiltrazione d’acqua dalle coperture (estese per centinaia e centinaia di metri quadrati nonché rilevati prima dei lavori del 2011) e alla presenza di umidità di risalita (in un complesso letteralmente immerso in una zona agricola ricchissima di acque e in condizioni climatiche certo non ideali). (more…)