Archive for the ‘pietro ancona’ Category

Lamerika

10 luglio 2013

10 luglio 1943 – 10 luglio 2013

Allora celebriamolo questo settantesimo anniversario dello sbarco “alleato” in Sicilia. Il primo testo è di Pietro Ancona, già segretario della Cgil siciliana. Il secondo, mio, su mafia Guarrasi e scenari successivi, è ripreso da Frocio e basta, libro sulla morte di Pier Paolo Pasolini scritto a quattro mani con Carla Benedetti. (G.G.)

Oltre il fronte di Pietro Ancona

Settanta anni dopo lo sbarco degli americani in Sicilia. Con la mia famiglia mi ero rifugiato in una grotta nelle vicinanze di Agrigento. Era una notte umida afosa. Io e mio padre eravamo all’esterno della grotta dove mia madre stava partorendo senza l’aiuto di nessuno mio fratello Fortunato. Dal punto dove eravamo al buio vedevano distintamente una lunghissima intermimabile fila di soldati americani che risalivano il sentiero che dal mare portava in città. Andavano in fila per uno con le spalle basse gravate da un enorme zaino e dal fucile.
Il passaggio degli americani durò molte ore e poi fini. Veniva accolto dal fragore della contraerea che seppur in misura quasi simbolica contrastava l’arrivo dei marines. Poi anche la contraerea cessò di sparare e fu il silenzio.
Nella mattinata gli americani entravano in Agrigento dal quartiere della Addolorata. Lanciavano dalle jeep caramelle e ciunca che nessuno di noi sapeva cosa fosse. Gli agrigentini accoglievano gli USA a braccia aperte anche perché erano stufi di mangiare la segala che i tedeschi davano al posto del nostro grano e della nostra farina.
Gli americani sbarcarono in Sicilia il 10 luglio del 1943 perché era la zona più lontana possibile dal fronte orientale dove l’armata rossa combatteva le divisioni corazzate di Hitler. In effetti i politici anglosassoni speravano in una vittoria di Hitler sull’URSS e comunque sullo sfibramento della forza della Unione Sovietica. Durante tutta la seconda guerra mondiale non cessarono mai di tramare alle spalle di Stalin e dell’URSS. Senza successo. Gli americani sbarcati in Sicilia si abbandonarono ad ogni sorta di violenza, di supruso, di stupro, di ruberia. Hanno attraversato la Sicilia da Licata a Messina come una terribile nuvola di cavallette. Dei loro misfatti non si sa quasi niente perchè al potere in Sicilia installarono sindaci mafiosi che hanno imposto il silenzio sulle violenze sessuali, sulle rapine, sugli stupri. Moltissime persone furono uccise per puro divertimento. Il generale Patton che li guidava era un orribile assassino che aveva il gusto sadico di provocare la morte…
Purtroppo anche i nostri scrittori la nostra cultura si è piegata agli americani ed ha divulgato la versione della “liberazione”. Dei buoni americani che ci liberano dai cattivi tedeschi. In effetti da allora gli USA hanno preso possesso dell’Italia. I tedeschi durarono qualche anno. Gli USA ci calpestano da settanta anni. La Sicilia è una loro piazzaforte militare piena di bombe nucleari e di Drone. Il Muos è l’emblema odierno della nostra schiavitù militare.

La via del sangue di Giovanni Giovannetti

Il 4 settembre 1998 Graziano Verzotto – interrogato a Pavia – confida a Vincenzo Calia che per Mauro De Mauro «il sabotaggio del Morane Saulnier [il bireattore su cui è morto Enrico Mattei] si spiegava con una pista esclusivamente italiana. (more…)

Primo maggio. E la Cgil?

1 Maggio 2013

di Pietro Ancona*

Per circa un secolo la Cgil è stata, nonostante le sue contraddizioni ed i periodi oscuri, il sindacato dei lavoratori italiani, lo strumento del loro progredire fino a diventare parte del ceto medio. Il progresso è stato segnato dalla contrattazione che ha regolato la prestazione e dalla lotta per un welfare sempre migliore fatto di servizi sociali efficienti ed accessibili. Il welfare ha sempre avuto una funzione importante nel rendere meno dura la vita delle lavoratrici e dei lavoratori ed anche nel tenere basso il costo del lavoro. Se l’operaio o l’operaia non deve spendere molto per l’asilo nido o per la mensa scolastico del figliolo o per le medicine della vecchia madre malata non è indotta a ricavarne le risorse chiedendo aumenti salariali. Una società con un welfare efficiente è il migliore contesto di una azienda e ne mantiene bassi i costi del lavoro. (more…)

Brava gente?

26 gennaio 2012

di Pietro Ancona

Dopo l’aggressione nazifascista alla Jugoslavia, fra il 1941 e l’8 settembre del 1943, il regime fascista e l’esercito italiano misero in atto un sistema di campi di concentramento in cui furono internati decine di migliaia di jugoslavi: donne, uomini, vecchi, bambini, rastrellati nei villaggi bruciati con i lanciafiamme. Lo scopo di Mussolini e del generale Roatta, l’ideatore di questo sistema concentrazionario, era quello di eliminare qualsiasi appoggio della popolazione alla resistenza jugoslava e di eseguire una vera e propria pulizia etnica, sostituendo le popolazioni locali con italiani. Arbe-Rab, Gonars, Visco, Monigo, Renicci, Cairo Montenotte, Colfìorito, Fraschette di Alatri sono alcuni dei nomi dei campi in cui furono deportati sloveni, croati, serbi, montenegrini e in cui morirono di fame e malattie migliaia di internati. Una tragedia rimossa dalla memoria nazionale. L’Italia non ha mai chiesto scusa nè alla Jugoslavia nè alla Libia all’Etiopia all’Abissinia per le deportazioni e le popolazioni gasate con l’iprite.

La festa del lavoro? Lavorando all’Iper

30 aprile 2010

di Pietro Ancona

Ultimo sgarbo ai lavoratori il giorno del 1° maggio: molte città italiane, in gran parte con sindaci Pd, hanno concesso ai commercianti di aprire i negozi, in nome dell’interesse della categoria ma anche dei consumatori, una entità che viene evocata per contrapporla ai lavoratori. Una scelta che non corrisponde neppure alla volontà della popolazione. Un sondaggio di “Repubblica” dà l’81 per cento di contrari! Lo sgarbo viene fatto ai dipendenti dei negozi, in stragrande maggioranza donne, notoriamente sfruttate con bassissimi salari e condizioni quasi proibitive di lavoro. I sindacati hanno indetto scioperi di protesta ma la forza dei dipendenti è minima, quasi inesistente specialmente nelle piccolissime aziende. L’apertura dei negozi avvia un percorso che potrebbe portare alla soppressione della festività. I nostri liberisti hanno come faro ideologico gli USA: qui dove è nato nel lontanissimo 1886 la Festa del lavoro per rivendicare il diritto alle otto ore ed anche per ricordare i martiri di Chicago, il 1° maggio è normale giorno lavorativo. Anche nella Cina del totalitarismo postcomunista e liberista la festività è stata di fatto abolita. In entrambi i casi la scelta è ideologica: sopprimendo il 1° maggio si disconosce oltre un secolo di storia del movimento operaio stroncato in USA dalle fucilate degli sceriffi e della Pinkerton (madre della Blackwater oggi impegnata con centinaia di migliaia di killers nelle imprese coloniali) e dalle impiccagioni ed in Cina dall’avvento di un regime ipercapitalistico che distrugge diritti e dignità. Molti lavoratori cinesi sono talmente vessati da dover scegliere la rivolta o il suicidio per sfuggire all’inferno della loro condizione. Le più importanti manifestazioni del 1° maggio in Italia sono unitarie. Epifani, Bonanni ed Angeletti parleranno dallo stesso palco a Rosarno. (more…)

Facciamoci del male

1 febbraio 2010
di Pietro Ancona

Con un anticipo di oltre quaranta giorni che contrasta con la drammatica condizione dei lavoratori italiani che precipita di giorno in giorno per una crisi dell’occupazione e dei salari causata in gran parte da scelte di convenienza e di lucro del padronato, la Cgil annunzia uno sciopero generale per il 12 marzo prossimo. C’è un passo avanti rispetto la manifestazione del 15 novembre scorso perché si farà in un giorno lavorativo e quindi assumerà un significato che si collocherà dentro il rapporto di lavoro e non soltanto verso il governo ma si tratterà ancora una volta di una battaglia perduta in partenza dal momento che le rivendicazioni sono limitate, cannoni caricati a salve o al massimo con proiettili di gomma destinati a rimbalzare e non produrre che il grande fracasso massmediatico dei pennivendoli di regime che si scateneranno per sbranare la Cgil che si "isola" da Cisl ed Uil, è vetero-sindacalista, incapace di capire la "modernità" etc.etc… In sostanza, lo sciopero deluderà le attese della classe lavoratrice senza peraltro essere gradito dal padronato, dalla destra e dal suo governo. Tutti faranno a gara per mettere alla gogna il grande e comunque temuto sindacato italiano perchè rompe l’omertà (Sacconi la chiama complicità) delle forze politiche e sindacali tutte protese ad ingraziarsi i favori della Confindustria. Lo sciopero si farà su tre punti che riguardano la politica economica, il fisco, l’immigrazione. Sul primo punto non si dice niente sulle privatizzazioni diventate davvero pericolose non soltanto per l’aumento delle bollette, dal momento che la maggior parte di esse si fanno in regime di monopolio, ma anche perché  sostituiscono pezzi sempre più estesi di occupazione pubblica con quella privata e sottopagata. Non è raro incontrare negli ospedali infermieri collocati da cooperative fasulle e agenzie pagati al quaranta per cento in meno dei loro colleghi. Il secondo punto riguarda il fisco. La Cgil chiede delle cose che sono sicuramente sacrosante ma che calate nell’inferno dei salari di oggi avranno effetti insignificanti, meschini. Dare qualche euro in più attraverso la manovra fiscale non cambierà se non impercettibilmente la busta paga. Oggi la questione più importante è l’aumento dei salari e sopratutto la richiesta di una legge per il Salario Minimo Garantito per tagliare l’artiglio a quanti se la cavano con due o tre euro l’ora specialmente per i biagizzati e gli immigrati. Avere una legge sul Salario Minimo Garantito significherebbe mettere un fondo al pozzo senza fine di salari sempre più bassi. Abbiamo un padronato che non si vergogna di offrire soltanto cento euro al mese ad un giovane laureato. Il Smg non dovrebbe essere inferiore  a sette euro l’ora. Diventerebbe strumento di liberazione e di unificazione di lavoratori bianchi e neri ed avrebbe l’effetto di spingere verso l’alto i salari oggi inferiori del quaranta per cento a quelli inglesi, tedeschi o francesi. A chi gli chiedeva cosa ne pensasse della scala mobile Epifani ha risposto di esserne stato sempre nemico fin dal 1984 e dichiarandosi offeso con la Marcegaglia che gli attribuiva una qualche tentazione al suo ripristino. Bisogna invece recuperare la scala mobile. Mentre l’inverno più gelido è caduto sui lavoratori che si buscano la bronco-polmonite a fare gli stiliti del ventunesimo secolo sulle torri delle aziende, alla Camera Cazzola, Ichino ed altri lavorano silenziosamente per distruggere il poco che resta di protezione dalla schiavizzazione. A differenza di tutti i cittadini italiani i lavoratori non avranno più diritto ad un giudice ma si dovranno accontentare di un arbitro che deciderà della loro vita una sola volta. Il giudice non potrà intervenire anche se lo volesse. L’art. 18 e lo Statuto dei Diritti vengono aggirati da esperti manipolatori del diritto che hanno studiato tutte le astuzie immaginabili per mettere i dipendenti nelle mani dei loro datori di lavoro. Perchè la Cgil abitata da milioni di lavoratrici e lavoratori tra i più coscienti, colti, informati e combattivi che abbia il Paese, si comporta in questo modo? Perchè dopo avere assistito inerte a tutte le devastazioni del liberismo selvaggio, scroccone, parassitario  giocando di rimessa e fingendo di accettare per "modernità" cose più vecchie del cucco, offre ai lavoratori una lotta che è un gioco di specchi che non produrrà niente?  Qui il discorso  riguarda la sua natura ed il suo prossimo Congresso. La Cgil è "controllata" da una  struttura di "funzionari" la cui legittimazione non viene dagli iscritti ma dall’appartenenza al Pd. Ai miei tempi c’erano due o tre correnti politiche ai quali si riferivano i quadri dell’apparato che si richiamavano ai socialisti ed ai comunisti. Oggi il riferimento è quasi assoluto al Pd il quale concede alla Cgil soltanto lo spazio "fisco" sul quale operare. Soltanto un cambiamento di linea del Pd potrà restituire ai lavoratori la loro forte e gloriosa Cgil che ha segnato con le sue lotte e le sue conquiste la storia civile dell’Italia. Ma questo non sarà possibile. Il Pd è con Ichino che vorrebbe abolire gli ammortizzatori sociali perchè impoltroniscono i disoccupati. Il Pd è con Letta che ha imposto, seppur attraverso i contratti di categoria, l’accordo separato sulla riforma della contrattazione. Detto tutto questo, mi auguro che lo sciopero abbia comunque un grande successo e sia capace di suscitare grandi emozioni nell’opinione pubblica. A volte una cosa partita male può essere trasformata dalla gente e dai suoi bisogni e diventare altra, utile a fare riflettere e a fare cambiare il corso della storia.

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Iniquità

18 marzo 2009

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di Pietro Ancona

 


La Giustizia italiana, accusata spesso a torto od a ragione di lassismo, di essere molto “comprensiva” con i delinquenti che verrebbero rilasciati subito in libertà e così frustrano il lavoro compiuto dagli investigatori per assicurarli alla Legge, si mostra molto dura verso i rumeni, i rom, gli extracomunitari che subiscono un processo con relativa condanna o assoluzione.
È tristemente nota la storia della ragazzina di Ponticelli accusata probabilmente dalla camorra di avere sottratto una neonata dalla sua abitazione e di avere tentato di rapirla, processata dopo otto mesi di detenzione e dopo avere subito la violenza del branco che subito dopo l’evento ha bruciato i campi dei rom disperdendone le famiglie che li abitavano, riconosciuta innocente dal Tribunale è rimasta in carcere lo stesso condannata a tre anni e sei mesi dopo un processo sulla cui equità molti hanno dei dubbi a cominciare dal fatto che è stato negato ad Angelica la traduzione degli atti ed il diritto al gratuito patrocinio. Una pena che segnerà per sempre la sua vita se mai uscirà dal carcere dove è rinchiusa.
I due rom accusati dello stupro della Caffarella sono stati riconosciuti estranei ai fatti. Fatti misteriosi dal momento che la collaborazione della polizia rumena, a detta degli stessi rom, è stata abbastanza violenta e rivolta a farli confessare ad ogni costo. Mi domando come facevano i rumeni a conoscere i tanti particolari del luogo dello stupro. E se li avessero appresi durante gli interrogatori dagli stessi poliziotti rumeni? In ogni caso restano in carcere con una motivazione che sembra abbastanza speciosa: sono accusati di uno stupro compiuto da incappucciati. La vittima dichiara di non essere in grado di riconoscere il violentatore. Sentito in tv dalla signora da me come da milioni di altri telespettatori. Restano in carcere per i reati di calunnia ed autocalunnia che francamente sembrano essere richiamati per non lasciarli in libertà.
In quanto agli stupri compiuti in contemporanea a Milano, Bologna e Roma ed ai danni di una ragazza sudamericana e di due ragazzine quattordicenni resta qualche interrogativo legato al fatto che sono avvenuti alla vigilia del varo della legge sulla “sicurezza” che ha introdotto discutibili elementi nel nostro codice penale e nei provvedimenti di polizia a cominciare dalla schedatura dei senza tetto, dei “barboni” che avverrebbe non dal ministero del welfare e della solidarietà ma da quello degli interni quasi si trattasse di potenziali delinquenti. La povertà estrema è diventata indizio di delinquenza e motivo di schedatura!
La rumena che uccise in modo certamente preterintenzionale a seguito di un alterco una ragazza romana è stata condannata a sedici anni di carcere, il massimo possibile della pena per questo reato! Il Tribunale ha ricercato tutte le possibili aggravanti per comminare una pena che in generale va da quattro ai sei anni effettivi. In atto è in carcere. Non si sa niente della ragazzina che era stata bollata come sua complice!
E questo dopo essere stata al centro, assieme ad una giovane amica minorenne pure arrestata per lo stesso delitto, di una intensa campagna di stampa che ha fatto scempio della sua privacy e l’ha descritta come assassina e mostro!
Anche i due rom di Catania accusati da una signora di avere tentato di rapire la sua bambina sono stati assolti dopo avere subito il carcere ed una martellante campagna di stampa rivolta ad alimentare la mostruosa leggenda degli zingari che rapiscono i bambini. L’assoluzione è avvenuta nel silenzio totale dei mass-media e non è detto che i due disgraziati non siano stati trattenuti in carcere con altre motivazioni.
Sappiamo tutti che la giustizia è assai pesante verso i poveri e spesso assai indulgente e comprensiva verso i ricconi o i potenti. Se le carceri sono popolate da povera gente non è un caso. Se un potente viene sorpreso con le mani nel sacco al massimo di fa gli arresti domiciliari o qualche giorno di prigione in condizioni di particolare favore come si è visto nel caso di Del Turco che riceveva tutti i giorni altri potenti assai preoccupati del suo stato di detenzione!
In ogni caso, il messaggio che viene dalla durezza della punizione anche di innocenti come la povera Angelica è un «guai ai poveri! »oltre che naturalmente un «guai agli stranieri». Penso che i magistrati che non condividono questo pesante orientamento repressivo dovrebbero chiedete l’apertura di un dibattito sulla Giustizia per denunziare gli eccessi di indurimento dei comportamenti investigativi e repressivi e delle sentenze che riguardano casi che giornali forcaioli ed una destra xenofoba e classista reclamano tambureggiando proclami di odio senza fine. Non è possibile accettare uno Stato che diventa sempre più Stato di Polizia e due codici penali, uno per i potenti, per la borghesia della politica, della finanza, delle professioni, l’altro per i poveri che viene continuamente aggiornato e peggiorato…

 

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Attacco al diritto di sciopero e al sindacalismo di base

28 febbraio 2009

di Pietro Ancona

Nessuno si faccia illusioni sulla limitazione dei progetti della destra italiana (e non solo) riguardanti il diritto di sciopero al settore dei trasporti. Sui punti cruciali di attacco alla libertà ed alla democrazia come la istituzione delle ronde, il prelievo delle impronte digitali ai bambini rom, le leggi di detenzione dei clandestini e di maggiorazione delle loro pene in caso di reato ed ora del diritto di sciopero  la destra italiana ripercorre la strada già  attraversata da Hitler e da Mussolini negli anni trenta. La scelta è stata fatta dal momento che l’opinione pubblica è stata esasperata contro gli scioperi dei lavoratori del settore. Spesso si tratta di lavoratori pendolari o di fruitori dei servizi urbani di fascia medio-povera. Lo sciopero nei servizi pubblici ha già una regolamentazione che risale al 1990, aggiornata nel 2000. Un esame obiettivo dei comportamenti delle categorie da allora ad oggi non evidenzia un cattivo funzionamento della legge. La legge ha garantito gli utenti dei trasporti e lo sciopero selvaggio è una leggenda metropolitana ingigantita ad arte per mettere la gente contro i sindacati ed i lavoratori. Oggi la scelta del governo di stringere e di molto il cappio del divieto risulta particolarmente odiosa e di parte per il fatto che le ferrovie dello Stato sono state privatizzate ed anche l’Alitalia, mentre le aziende municipalizzate hanno già un regime privatistico e molte sono  state privatizzate. L’altro ieri una spocchiosa dichiarazione di Mauro Moretti amministratore delegato delle Ferrovie (con stipendio milionario) resa al  Senato annunziava la scelta del “macchinista unico”, scelta che sarà realizzata anche senza l’accordo dei lavoratori e del sindacato. Non dimentichiamo che è in corso una profonda ristrutturazione dei servizi riguardante la gestione del trasporto ferroviario che renderanno assai più oneroso e difficile il trasporto ai pendolari ed agli stessi ferrovieri. Con i nuovi orari molte persone che viaggiano per raggiungere il posto di lavoro dovranno alzarsi nel cuore della notte dal momento che in nome dell’efficienza e del risparmio si fanno saltare tratte essenziali. L’Alitalia è stata privatizzata e di fatto quasi regalata ad una cordata di  imprenditori. Non si sa più niente di cosa stia succedendo ai cassaintegrati (diecimila?) ed agli assunti dalla Cai. Si è molto speculato sui “privilegi” dei dipendenti Alitalia per ridurli in uno stato di vero e proprio terrore. Debbono stare molto attenti nel loro rapporto con l’impresa che è pronta ad usare la frusta o la mannaia a seconda del caso. Il lavoratore dovrà vivere la vita dell’azienda con il cuore sempre in trepidazione e l’occhio supplice rivolto al suo capo perché sia sempre benevolo verso di lui.  La presentazione del disegno di legge delega da parte di Sacconi non coglie di sorpresa né la Confindustria né la Cisl, l’Uil e l’UGL. La CGIL è l’organizzazione che ha fatto le dichiarazioni più critiche. Ho sentito la Camusso a Tg3. Non si è spinta molto avanti nelle critiche. Le norme vietano manifestazioni di protesta come l’occupazione di strade o autostrade che sono state usate anche dai metalmeccanici per richiamare l’attenzione della gente sulla loro protesta. Introduce il referendum preventivo e lo sciopero virtuale. È un disegno di legge pensato sopratutto contro i sindacati di base la cui crescita preoccupa quanti ritengono di avere raggiunto con le quattro confederazioni “riconosciute” un punto di equilibrio assai soddisfacente per la Confindustria ed il Governo. È veramente strabiliante che subito dopo l’annunzio fatto da Sacconi, il Senatore Ichino del PD abbia invitato il PD ad approvare  la proposta del Governo. Insomma, l’accordo nelle grandi linee c’è già e si tratta di precisare i dettagli. Chissà se le ronde saranno chiamate ad intervenire a difesa degli interessi dei cittadini contro eventuali scioperi contestati dal Governo… Nessuno si aspetti che la destra al potere si accontenti del settore dei trasporti e delle norme che ieri il Senato ha approvato sul pubblico impiego. Andrà avanti in una situazione in cui l’opposizione politica è stata estromessa dal Parlamento, l’opposizione sociale viene criminalizzata, il lavoro non è più un diritto ma una elargizione che ti devi conquistare leccando la mano a qualcuno…. come un cagnolino.

 

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I cattivi maldestri

4 febbraio 2009

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di Pietro Ancona



L’Onorevole Maroni, Ministro degli Interni, ha detto: «Per contrastare l’immigrazione clandestina e tutto il male che porta – ha aggiunto – non bisogna essere buonisti ma cattivi, bisogna essere determinati ad affermare il rigore della legge». A proposito della cattiveria Einstein disse: «Indubbiamente cattivo è colui che, abusando del proprio ruolo di potere e prestigio, commette ingiustizie e violenza a danno dei suoi simili; infinitamente più cattivo è colui che, pur sapendo dell’ingiustizia subita da un suo simile, tacendo, acconsente a che l’ingiustizia venga commessa». Così descriveva Einstein una delle forme di «cattiveria umana» più conosciuta e radicata nel tempo: l’abuso della posizione di potere di un soggetto nei confronti di un altro.

Il dizionario Hoepli cosi recita alla voce cattiveria: [cat-ti-vè-ria] s.f. (pl. -rie) – 1 Carattere di chi, di ciò che è cattivo – Åa SIN. malvagità, malignità, perfidia –  CON. Bontà – 2 Azione, espressione che rivela un animo cattivo: non dovevi fare questa c.; hai detto troppe cattiverie

Il Ministro contrappone la cattiveria al “buonismo”( orribile neologismo entrato nel linguaggio della politica italiana, inventato dai leghisti non lo avevo mai incontrato prima degli ultimi dieci anni) che sarebbe alla fine dannoso agli interessi degli italiani dal momento che un eccesso di bontà, di comprensione e di tolleranza verso gli immigrati alla fine si tradurrebbe in un danno sia nel campo dell’ordine pubblico e della sicurezza sia nel campo propriamente dei rapporti sociali dal momento che il “buonismo” si accompagna sempre al “lassismo” e questo significa che si dà troppo spazio,troppa agibilità a persone che magari poi alla fine di tolgono la casa, l’asilo nido per il bambino, il lavoro. Quindi il Ministro dice che dobbiamo essere cattivi. Bisogna essere determinati nell’affermare il rigore della legge. Se le misure di sicurezza che il Parlamento approva decidono che per gli stranieri clandestini (non sono clandestini ma spesso soltanto sanspapiers) che degli ambulatori sono obbligati a denunziare alla Polizia le persone che sono state curate ma che erano sprovviste di documenti, i medici si debbono attenere rigorosamente a queste disposizioni anche se è contro la loro etica professionale, umana e lo stesso giuramento di Ippocrate. Ci sono state delle manifestazioni contro questa minaccia agitata dai senatori leghisti che già, a detta dei medici e degli infermieri, ha prodotto l’effetto della diminuzione del trenta per cento delle persone che si presentano per essere visitate e curate. In sostanza, si corre il rischia di lasciare tante persone in preda alle loro malattie e questo non è un bene neppure per l’ambiente umano in cui vivono dal momento che potrebbero trasmettere malattie che potrebbero avere spiacevoli conseguenze. Pensate agli ammalati di TBC ed ai tanti focolai di infezione che si potrebbero creare. È stato recentemente scoperto che centinaia di lavoratori rumeni della navalmeccanica genovese erano affetti da tbc, malattia tipica dei popoli poveri che non hanno cibo per nutrirsi a sufficienza per cui diventano preda del terribile bacillo. Tra parentesi, i rumeni erano in nero e venivano pagati meno di tre euro all’ora… La cattiveria di cui parla Maroni è naturalmente non solo un modo duro e disumano di usare la legge ma anche un modo di evaderla, di non tenerne conto. Quando si vuole creare a Lampedusa un centro di immediata espulsione degli immigrati clandestini si fuoriesce dalla legge che non è solo quella che produce il nostro Parlamento controllato dalla destra ma è l’insieme delle normative nazionali, europee ed internazionali. Persone che si presentano perchè scappano da guerre, da carestie, da gravi conflitti etnici hanno titolo ad essere dichiarati “rifugiati”.
«Il rifugiato è una persona in pericolo, costretta a fuggire dal proprio Paese per un fondato timore di persecuzione a causa della sua razza, religione, nazionalità, per il gruppo sociale al quale appartiene, per le sue opinioni politiche», secondo la definizione contenuta nella Convenzione di Ginevra del 1951(145 Stati aderenti alla Convenzione di Ginevra del 1951 o al Protocollo del 1967 o ad entrambe).
Il rifugiato non sceglie di spostarsi alla ricerca di migliori opportunità di vita, ma è costretto ad abbandonare la sua casa e a trovare protezione fuori dal proprio Paese. Non mi era mai capitato di sentire un Ministro della repubblica esprimersi piuttosto che in termini giuridici con malanimo dando indicazioni che possono portare a conseguenze spiacevoli. Quando il Ministro che controlla la polizia dice che bisogna essere cattivi può anche succedere che nelle caserme e nei commissariati la gente venga picchiata a sangue come è accaduto con i rom di Verona e con gli stupratori rumeni o con la nigeriana e il ragazzo africano di Parma. Significa che il trattamento che viene riservato nei centri di identificazione ed espulsione può essere durissimo. Significa dare una indicazione politica di incitamento alla discriminazione, al razzismo di diventare persecutori e seviziatori di persone che hanno la sfortuna di essere sprovvisti di documenti.
Intanto è possibile che, dietro tutte le polemiche, gli allarmismi, i proclami, qualcuno faccia buoni affari e che ci sia il classico magna magna italico: mi domando chi gestisce i servizi di ristorazione dei centri in cui sono reclusi gli immigrati, quando spende lo Stato per il vitto di ogni “ospite” e che cosa viene effettivamente dato. Esistono controlli al riguardo o la cattiveria giunge fino al punto di lasciare quasi al digiuno e dare cibo di scarsa scarsissima qualità per il quale però si riscuotono dai capitolati d’appalto fior di quattrini? Sono proprio curioso di sapere come stanno le cose dal momento che, per motivi facilmente comprensibili, la popolazione che affolla i lager è priva di parola. C’è un grande silenzio che nasconde tutto e ci impedisce di sapere la verità.

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I buchi veri

31 gennaio 2009

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di Pietro Ancona

 


C’è una specie di gabinetto di guerra per la gestione della crisi al quale vengono chiamati anche i sindacati per decidere le misure da prendere. Le idee del  “sistema” al potere  sono chiare: la maggiore quantità possibile di risorse a favore delle imprese. Sacrifici, sacrifici ed ancora sacrifici ai lavoratori. Intanto le aziende drammatizzano il quadro chiedendo la cassa integrazione  per un numero di lavoratori che cresce di giorno in giorno. Questa linea riceve il suo imput principale dagli Usa che, improvvisamente, scoprono la funzione interventista dello Stato in economia, fino a ieri aborrita ed al massimo limitata alla mera osservazione e a qualche piccola regolazione del mercato. Colpisce il silenzio assoluto sulle cause della crisi che si possono riassumere da un lato nella pirateria impunita e forse anche incoraggiata  delle istituzioni finanziarie e dall’altro nel basso livello delle retribuzioni che non consentono alle famiglie di rinnovare auto, elettrodomestici, vestiario, scarpe, insomma tutto! Naturalmente tutto il socialismo improvvisamente scoperto dal Congresso Usa è soltanto per aiutare imprenditori e finanzieri e quindi possiamo dire che non di socialismo si tratta ma di una torsione degli scopi e del ruolo dello Stato a vantaggio della classe dei potenti. Qualche anno fa un paese quasi attaccato a Palermo, Villabate, divenne improvvisamente una sorta di luogo dei miracoli. La gente portava soldi ad un certo Sucato e questi garantiva interessi mensili o addirittura settimanali iperbolici del dieci per cento e forse di più. Tutta la Sicilia portava milioni e milioni di risparmi a Villabate e molti erano davvero felici e soddisfatti di avere scoperto il modo di arricchire rapidamente. Naturalmente si trattava di una truffa di questo Sucato che aveva creato una sorta di catena di Santantonio che, come era prevedibile, ad un certo punto si interruppe e bloccò non solo i pagamenti degli interessi ma la stessa restituzione del denaro investito. Moltissime persone persero tutto.
Pensavo si trattasse di un fatto di cronaca della creduloneria di paese fino a quando non ho letto che i massimi esponenti di Wally Street  si sono comportati più o meno come Sucato (che forse non era neppure ragioniere) e hanno lasciato buchi così grandi che ancora non sì è in grado di stimarli. Tremonti parlava in TV di pezzi di carta spacciati per titoli per un valore pari a 12 volte e mezzo il PIL mondiale.
Ma è mai possibile che il capitalismo, dopo secoli di esistenza, sia  approdato alla dottrina Sucato? La scuola di pensiero monetarista teorica della libertà assoluta del mercato e della sua divina capacità di produrre ricchezza e benessere è clamorosamente fallita, ma non c’è uno solo, tra i tanti pennivendoli che ne hanno lodato le virtù ed i miracoli, che l’abbia ammesso!
La Fiat bussa a quattrini. Sessanta mila lavoratori fuori se lo Stato non interviene con aiuti consistenti. Nello stesso tempo si chiedono ai lavoratori sacrifici oramai insopportabili dato l’infimo livello delle loro retribuzioni. La formula è: più lavoro e meno salario!! Una formula micidiale che aggraverà ancora di più la crisi.
Naturalmente non si parla degli stipendi dei managers che, crisi o non crisi, si ritagliano una fetta consistente del PIL nazionale. I managers delle aziende private si fissano stipendi e benefict  e li scaricano nei bilanci. Gli azionisti non sono in grado di intervenire per frenarli. Pagano e magari poi si trovano con carta straccia al posto di azioni come quelli dell’Alitalia. I managers pubblici hanno un problema opposto a quello che viene ingiunto ai lavoratori: non vogliono tetti, cioè limiti ai loro guadagni. Mastella a suo tempo fece un casino per evitare che si stabilissero tetti!! Naturalmente qui non sono gli azionisti a pagare ma gli utenti dei servizi acqua, trasporti, netturbe.
Insomma ventidue milioni di lavoratori con stipendi e salari diminuiti di circa il trenta per cento nel corso degli ultimi venti anni non sono più consumatori che dell’essenziale per la loro sopravvivenza. Se invece di dare soldi alle imprese e finanziare ammortizzatori sociali che si riducono ad elemosine si facesse una coraggiosa politica di aumento degli stipendi e dei salari e delle pensioni le cose andrebbero meglio. Insomma, l’obiettivo dovrebbe essere il livellamento dei salari, delle retribuzioni e delle pensioni italiane alla media europea. Questo sarebbe il più efficace provvedimento anticrisi dal momento che trattasi di una crisi di sovrapproduzione per mercato debole.
La regolarizzazione dei cinque milioni di precari pagati a meno di mille euro al mese, la trasformazione dei loro contratti a tempo indeterminato sarebbe un raggio di sole in un mondo di infelici che non possono progettare ed organizzare il loro futuro soggetti a al ricatto dei contratti a termine.
Il danno apportato all’economia ed alla prosperità degli italiani dalla legge Biagi è immenso: si è oscurato il futuro, abolita la speranza e depresso il mercato.
Aumento dei salari e abolizione del precariato sono le misure sociali che risulterebbero le più efficaci per dare adrenalina al sistema produttivo italiano.. Invece tutti pensano a dare soldi ai pescecani compresi i sindacati che si limitano ad invocare i cosiddetti ammortizzatori sociali come se fossimo in un periodo di ordinaria amministrazione.

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Collaborazionisti

23 gennaio 2009

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di Pietro Ancona

 


L’accordo firmato l’altro ieri dalle organizzazioni sindacali con quelle padronali e con il governo supera gli storici accordi di concertazione del 1993 che hanno finora presieduto alle relazioni contrattuali e di fatto nel mondo del lavoro ed apre una nuova fase, definita storica da Sacconi, in cui alla conflittualità, cioè al naturale rapporto dialettico capitale-lavoro, si sostituisce la «collaborazione» e si introducono elementi del tutto nuovi, corporativistici legati agli enti bilaterali, marchingegni che finora hanno gestito una parte limitata del salario (massimo 1 per cento) ed hanno dato vita ad una burocrazia espressione dei firmatari dei contratti, e che diventeranno vere e proprie controparti dei lavoratori ai quali erogheranno parti del salario o dei finanziamenti governativi o altro. Non a caso la destra ha esultato alla firma degli accordi e la stessa Marcegaglia arriva addirittura a presentarli come migliorativi e più favorevoli ai lavoratori (sicc!!) e forse per questo suo spirito di amore per i lavoratori li ha firmati mentre i cattivoni della CGIL non hanno apprezzato ed hanno detto di no. Non voglio sottovalutare  l’importanza del no della CGIL  ad una “riforma” che fa quasi carta straccia del diritto sindacale a cominciare dalla triennalizzazione della durata dei contratti e alla destrutturazione a livello regionale della contrattazione e della stessa erogazione dei benefici previsti dalle leggi vigenti. Debbo però osservare che è un no di una Confederazione rimasta al tavolo della trattativa, partecipe di tutte le sue fasi e di tutti i suoi passaggi. Un no che somiglia molto alla astensione in Senato del PD sul federalismo fiscale. Un no di chi non approva ma non rompe e sta dentro il negoziato fino alla fine. Il risultato è che la CISL e UIL hanno i vantaggi del collaborazionismo aperto e dichiarato, vantaggi che certamente fanno valere nelle relazioni con i poteri forti del Padronato e del Governo. Dei lavoratori importa assai poco. La CGIL viene lo stesso duramente attaccata dai falchi della Confindustria e del Governo ma  il quadro politico apprezza il suo senso di “responsabilità” ma  lo stesso non può dirsi dei lavoratori e dei loro sindacati di categoria che tuttavia registrano una nuova involuzione, una sconfitta storica ben più grave di quella del 1993 alla quale l’opposizione che si manifesterà con uno sciopero ad aprile sarà sicuramente inefficace ed un modo per mettersi le carte apposto. Non abbiamo firmato ed abbiamo scioperato. Che volete di più? È davvero strano che una frattura sociale cosi grave si compia in un clima di farplay in cui il tono della voce è sempre educato e basso nelle stanze dei palazzi sempre più lontani dai posti dove la gente lavora e spesso muore per un salario indecente e con sempre minori diritti.
Oramai tutta la contrattazione crea problemi e difficoltà soltanto ai lavoratori, non li tutela e li obbliga ad accettare condizioni sempre più pesanti sempre più umilianti. Non si scandalizzi nessuno se affermo che a fronte di accordi di questo genere forse sarebbe preferibile un regime assolutamente privo di sindacati confederali con poteri cosi estesi e stringenti. Quattro potenti Confederazioni che firmano accordi che diventano subito norme e leggi ed ingabbiano per sempre i lavoratori in una rete dalla quale sarà difficile liberarsi.

 

 Stralcio dell’accordo
 
Quanto alle «soluzioni» messe in cantiere dal governo per fare fronte alla crisi dell’occupazione, due di queste sono rappresentate dai contratti di solidrietà e dalla settimana corta, come si legge nel documento che il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha illustrato nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi.

Le proposte messe a punto dall’esecutivo si articolano in sette diversi punti: il primo riguarda la «devoluzione alle Regioni e alle parti sociali del territorio della funzione di valutazione e negoziazione, in un quadro che rifiuta pericolosi automatismi, delle richieste di protezione per lavoratori ritenuti in esubero congiunturale o strutturale». Il secondo capitolo individua una serie di possibili strumenti da utilizzare: «contratti di solidarietà, cassa integrazione a rotazione e/o ad orario ridotto, settimana corta».

Al terzo punto, la necessità di coniugare integrazione del reddito, servizi di accompagnamento al lavoro e attività di apprendimento, mentre al quarto spunta l’estensione potenziale, senza automatismi, a tutti i lavoratori subordinati delle forme di integrazione del reddito. Tutela attiva dei collaboratori a monocommittenza e degli inoccupati con servizi all’impiego e formazione; trattamenti economici progressivamente calanti in modo da stimolare comportamenti attivi e responsabili ed effettività delle sanzioni applicate a coloro che rifiutano un offerta «congrua» di lavoro o di formazione sono gli ultimi tre capitoli.

 

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La patologia del precariato

11 gennaio 2009

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di Pietro Ancona



Non mi ero sbagliato a definire lo sciopero della CGIL del 12 dicembre scorso  una cannonata a salve. In effetti non ha avuto alcun seguito e non poteva averne dal momento che non aveva avanzato alcuna rivendicazione limitandosi in un documento sulla crisi scopiazzato da scelte ministeriali a chiedere il niente, qualche aggiustamento burocratico alle feroci misure del governo ed associandosi come Bertoldo ad una richiesta demagogica ed irrealizzabile di flexisecurity: la concessione della CIG o equipollenti ammortizzatori sociali ai precari, una proposta che nasce dai contorcimenti dialettici derivanti dall’accettazione della realtà giuridica del precariato. Gli ammortizzatori sociali per il precariato, possibili in situazioni fisiologicamente normali, sono assurdi e pazzeschi in un Paese in cui il precariato è una patologia creata dalla destra economica e politica per sostituire gradatamente il contratto di lavoro a tempo indeterminato e per tenere sotto il tallone di ferro del ricatto i nuovi assunti  nelle aziende ed anche nella pubblica amministrazione. I precari «Alla fine del mese di settembre hanno raggiunto quota 2.812.700. Sono il 12 per cento del totale degli occupati in Italia. Dal 2004 al settembre scorso sono aumentati del 16,9 per cento. Ben 5 volte di più dell’incremento registrato dai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato che sono cresciuti, nello stesso periodo, del 3,1 per cento. Il Mezzogiorno è la macro area dove sono più numerosi: ben 940.400 pari al 33,4 per cento del totale nazionale». (fonte Istat). Chiedere per questa massa di circa tre milioni di persone, alle quali vanno aggiunti i finti autonomi, ammortizzatori sociali è una follia. Per questi  lavoratori la soluzione è un rientro nella normalità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato (è anormale un contratto a termine rinnovato sei volte  e oltre) ed il varo di una politica di sostegno dell’economia. Bisogna  chiedere la trasformazione dei contratti a termine ed atipici in contratto a tempo indeterminato, senza farsi frastornare dal terrorismo sulla crisi che  attraversa tutta l’economia capitalistica dopo le ruberie delle finanziarie americane. Mentre il Direttivo della CGIL si limita a dire al Governo di non fare furbizie (è già la seconda volta che parla di furbizie dopo l’annuncio della settimana corta -edizione maligna ed antioperaia delle 35 ore francesi) Sacconi si inventa come rendere ancora più amara e difficile la vita ai lavoratori proponendo Casse Integrazioni differenziate per Regioni ed insistendo sulla riduzione della settimana lavorativa , una sorta di cavallo di Troia per scardinare dall’interno l’art. 18 ed il contratto a tempo indeterminato. Per fortuna molte delle nefandezze che propone il Governo non possono realizzarsi per difficoltà obiettive che nascono sempre quando si vuole fare entrare nella stalla l’asino per la coda. Ma ciò non toglie nulla alla disgraziata inadeguatezza della iniziativa della CGIL (degli altri due sindacati non ne parlo nemmeno essendo acquisiti al padronato ed al governo) incapace di proporre la difesa del salari e delle pensioni attraverso la loro indicizzazione, l’abolizione della legge Sacconi-Maroni (Biagi), poteri statali al delegato alla sicurezza, il salario minimo garantito contro paghe orarie inferiori financo a due euro l’ora, l’abolizione dei ticket sulle medicine, l’abrogazione di  tutte le norme di peggioramento delle pensioni, un tetto invalicabile agli stipendi da mille e una notte dei managers pubblici e privati, la gratuità degli incarichi politici e la commisurazione degli incarichi amministrativi a qualcosa non superiore del dieci per cento delle paghe apicali. Ma la CGIL non avanzerà nuove proposte. Ha il tabù con il quale ha maledetto la normale attività sindacale di richiesta di miglioramenti della  condizione dei propri associati e dei lavoratori. I lavoratori italiani oggi sono i peggio retribuiti d’Europa ma questo non preoccupa nessuno. Quindi si andrà avanti cercando di migliorare di qualche virgola i decreti  e le decisioni che spoglieranno del tutto i lavoratori italiani dei loro diritti, chiuderanno  per sempre la speranza già abbandonata quando qualcuno decise che le classi non c’erano più ed io ho sempre le traveggole quando leggo le statistiche Istat che da più o meno 20 anni danno sempre attorno a ventiquattro milioni di persone la classe operaia che non c’è più. Qualcuno l’ha cancellata con un trattino di penna… mentre aumentava di numero.

Nel ventre del drago

5 gennaio 2009

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di Pietro Ancona

 

 

Quando gli americani sbarcarono ad Agrigento, mia città natale, la notte del 10 luglio 1943, dopo giorni di intenso bombardamento navale ed una accanita resistenza delle batterie fasciste dislocate lungo la costa, furono accolti da una folla osannante, grata, piena di riconoscenza per i liberatori. I soldati entrano a Gaza dopo otto giorni di terribili bombardamenti fatti da centinaia e centinaia di missioni aeree notte e giorno, aerei che mitragliavano anche scendendo radenti sui tetti, spaccando per sempre le orecchie dei poveri palestinesi. Non sappiamo ancora che tipo di bombe abbiano usato ma sappiamo che la tecnologia che usano è la più micidiale esistente al mondo, in grado non solo di uccidere una persona ma di ridurla ad una sorta di arbusto carbonizzato. Entrano e portano con loro mostruosi carri armati grandi quanto palazzi e cannoni di portata enorme. Ma non vengono accolti da folle di persone osannanti finalmente liberate dai «fondamentalisti», dai «terroristi». La popolazione si stringe attorno ad Hamas. Hamas è il popolo palestinese! Non è una escrescenza di fanatici religiosi! Certamente sarà la battaglia di Davide contro Golia. Quasi le nude mani contro soldati la cui dotazione è di circa cinquanta chili di strumenti sofisticatissimi ed armi di eccezionale potenza. Comunque andranno le cose Israele perderà la battaglia di Gaza. Se vince sarà ridicolo dimostrare il valore della vittoria dal momento che si tratta di un superesercito contro una popolazione civile. Sarà una vittoria che sarà la prova schiacciante della volontà di Israele di non consentire la creazione di nessun Stato palestinese. Anche se farà una sorta di Repubblica di Salò della Gisgiordania (peraltro intensamente popolata da coloni nazisti che hanno un rapporto bestiale con la popolazione) avrà sempre perduto. Tirannie come quelle di Mubarak in Egitto e come quella davvero dei fondamentalisti dell’Arabia Saudita sono destinate ad essere travolte dalla collera popolare. Attorno ad Israele c’è solo l’odio profondo creato dalle sue violenze e dalle sue prepotenze. Come faranno i libanesi a dimenticare che la loro patria è stata distrutta per ben tre volte in meno di venti anni?

Tutto il mondo arabo, sebbene oggi diviso, prima o poi ricononsidererà tutta la questione medioorientale e la proposta non sarà la pace ma l’eliminazione di Israele come Stato. L’invasione di Gaza sta dando ragione al Presidente Mahmud Ahmadinejad.

Sentivo ieri ( e l’altroieri) a Prima Pagina di radio tre il direttore della “Gazzetta di Mantova” sostenere che gli israeliani, prima di bombardare la casa di un capo di Hamas, gli hanno telefonato (!!!) per avvertirlo. Conclusione: se con il disgraziato dirigente di Hamas è stata uccisa tutta la sua famiglia e in questa di dodici figli piccoletti la colpa è sua! Avrebbe potuto metterli in salvo? Le menzogne che la stampa occidentale propina ogni giorno anche attraverso "autorevoli" opinionisti pennivendoli non hanno davvero limite!

Ho letto che il neopresidente americano Obama «astutamente» sta zitto, aspetta come e dove va a parare. Assistere muti ad una mattanza umana non è certamente segno di intelligenza e di umanità.

Sharon si vantava di tenere gli Usa in pugno. È vero. Repubblicani e democratici sono la stessa cosa,lo stesso blocco di potere, espressione della stessa finanza che ha truffato l’intero pianeta e che tiene in pugno, con il controllo dei massmedia, l’opinione pubblica occidentale.

Obama avrebbe potuto almeno chiedere un corridoio umanitario per fare allontanare da Gaza i bambini e quanti avrebbero voluto mettersi in salvo.Non ha fatto neppure questo.


(Il pane e le rose / Circolo Pasolini)

Siamo tutti palestinesi

28 dicembre 2008
di Pietro Ancona

L’incipit dell’articolo del celebrato scrittore israeliano Amos Oz su “Repubblica” di sabato 27 dicembre vuole preparare i lettori, in massima parte liberal e fautori di una pace in Medio Oriente nonostante il conclamato orientamento filoisraeliano del giornale, alla strage di oggi ed a quelle che verranno nei prossimi giorni. Scrive Amos Oz: «I bombardamenti che mirano a colpire sistematicamente le comunità civili israeliane sono un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità, Lo Stato di Israele deve proteggere i propri cittadini». Questo periodo è una pura falsificazione dei fatti nel senso che fa risalire la causa della «necessaria» reazione israeliana a crimini ingiustificati ed ingiustificabili. Ignora naturalmente lo stato di prigionia in cui sono tenute le popolazioni della striscia di Gaza, l’impossibilità di rifornirle per il divieto israeliano, ignora le continue incursioni in territorio occupato per demolire edifici e sradicare oliveti e vigneti, non tiene conto che oltre dodicimila palestinesi sono detenuti illegalmente nelle prigioni israeliane ed in condizioni spaventose e tra questi, donne e bambini. Il governo legittimo di Hamas e di tutta la Palestina occupata ha il diritto di manifestare la propria ostilità a chi lo tiene sotto il tallone. Peraltro, i poveri e modesti razzi usati dai soldati palestinesi è noto a tutti sono più una testimonianza di esistenza in vita di una volontà di riscatto che vere e proprie aggressioni atte a provocare danni significativi alle persone ed alle cose. È un falso scrivere come fa Amos Oz che Israele ha il diritto di proteggere i propri cittadini. Questi sono protetti da uno degli eserciti più potenti del mondo coadiuvato anche da milizie private con alta specializzazione antisabotaggio ed alla guerriglia. Non sono e non sarebbero mai in pericolo i cittadini israeliani da aggressioni palestinesi come vorrebbe far credere.

Se Israele manifestasse una vera volontà di pace dovrebbe cominciare dall’allentamento del paranoico controllo dei territori, dalla fine degli omicidi mirati alla distruzione dei quadri dirigenti del futuro Stato Palestinese. Un muro immenso che costituisce una ferita indelebile alla civiltà dei rapporti umani e che si insinua profondamente nel territorio dei palestinesi non è certo il migliore strumento per la costruzione di una pace duratura.
Il cinismo del celebrato scrittore è davvero sconcertante. Nello «sconsigliare» (ma è un artificio retorico) l’invasione che ieri è stata fatta con massiccio bombardamento contemporaneo di sessanta pesanti aerei da guerra ne indica i motivi non tanto per la salvaguardia di vite umane, per il rispetto della popolazione, ma soltanto per gli effetti massmediatici negativi che la ripresa che le televisioni arabe potrebbero fare dei massacri susciterebbero nell’opinione pubblica dei paesi arabi. Naturalmente sa già che le televisioni del mondo occidentale eviteranno di mostrare la verità dei crimini commessi e si limiteranno a fare il cosiddetto “panino” consistente nel mettere tra due accuse ad Hamas ed ai terroristi la reazione «legittima anche se eccessiva» degli israeliani.
Amos Oz è sionista, di famiglia sionista di destra proveniente dall’Europa Orientale. Ha un passato militare di lotta contro gli arabi. È considerato, a torto, in Occidente un liberal, una colomba piuttosto che un falco ed i suoi libri sostenuti dall’industria editoriale hanno contribuito alla creazione del mito della fondazione e poi della vita in Israele, una vita inquietata dall’incertezza, insidiata dal nemico. La sua presenza nella stampa italiana mira a dare una “versione” a quella parte di democratici e di persone di sinistra che non accettano che si continui a versare sangue innocente una terra contesa. In lui, come nelle comunità ebraiche italiane, mai una parola di critica per i comportamenti dello Stato di Israele. Silenzio assoluto sul Libano distrutto per ben tre volte, creazione massmediatica del mostro terrorista Hamas, legittimo vincitore di elezioni democratiche; non una parola sulla scissione provocata nei palestinesi tra “laici” e “fondamentalisti”, una scelta determinata dalla volontà di non cedere mai neppure un millimetro dei territori occupati concedendo al massimo ad un Abu Mazen Quisling un governatorato senza veri poteri statali e privo di autonomia.
Ci sono in Israele intellettuali che non hanno la fama in Occidente di Amoz Oz ma che lottano e pagano di persona per un Israele umano e umanizzato e per una vera pace. Queste persone vengono discriminate. La loro vita è assai difficile nelle Università e dappertutto. Ne voglio citare qualcuno per fare onore a chi davvero vuole la pace e non una terra israeliana inzuppata dal sangue del popolo palestinese. Aaron Shabtai, Yitzhak Laor, Ilan Pappè, Michel Warschawski, Tanya Reinhart (purtroppo non c’è più), Jeff Halper, Uri Avnery e tanti altri che nonostante le minacce e le intimidazioni costituiscono la coscienza antifascista ed antinazista di Israele, denunziano con coraggio gli slittamenti a destra ed i crimini del governo razzista non solo verso i palestinesi ma anche verso tanta parte della popolazione ebraica che non ha il pedigree dei primi della classe angloamericani.

http://www.pane-rose.it/www.circolopasolini.splinder.com

Lavorare meno lavorare tutti?

25 dicembre 2008

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di Pietro Ancona *

 


Contrariamente a quanto ritiene Cremaschi la proposta della settimana corta fatta dal Ministro Sacconi e subito accolta con visibile sorridente apertura da Epifani non è «chiacchiericcio mediatico» ma un nuovo attacco a quanto resta dei diritti dei lavoratori dopo gli accordi del luglio 2007 e la legge 133. Semmai c’è da dire che tutta la destra non è d’accordo. Brunetta l’ha apertamente bocciata dichiarando che non si applicherà al pubblico impiego, e ci sono altri silenzi significativi. Letta del Pd – con qualche se e qualche ma (come dei resto ha fatto Epifani) – si è dichiarato favorevole. Altri nella destra stanno valutando fino a che punto debbono tirare la corda in un Paese che ha i lavoratori più affamati d’Europa. A mio parere la proposta, nel disegno dei suoi sostenitori (mi riferisco al gruppo che lavora in profondità al Ministero, alla Confindustria, in Parlamento, nella Cisl e anche negli altri sindacati e nel Pd per «semplificare sino alla somma zero» i diritti dei lavoratori), vorrebbe essere una sorta di grimaldello per la precarizzazione del lavoro a tempo indeterminato. Che bisogno c’era di proporre la settimana corta alla tedesca quando abbiamo la cassa integrazione? Non c’è alcun bisogno. La messa in cassa integrazione di gruppi di lavoratori non modifica il loro stato contrattuale. Finita la cassa integrazione tornano al lavoro. Ma la proposta di Sacconi parla di una cosa diversa, di una trattativa tra le parti per cui, riconosciuto uno stato di necessità ( ricordatevi sempre che l’Italia riconosce la necessità di oltre un milione di progetti lavorativi!) si stabilisce un regime di turnazione, di alternanza che potrebbe essere usato per tutto il tempo che l’azienda riterrà necessario.
L’ossessione del tempo indeterminato che non fa dormire la notte Ichino, i solerti studiosi della Voce, tanti valorosi accademici e collaboratori di Sacconi e della Confindustria  in qualche modo viene esorcizzata. Avremo milioni di lavoratori a settimana corta che si alterneranno nel sottosuolo di salari sempre più inconsistenti e per giunta in parte corrisposti dallo Stato?
L’altro grimaldello è quello inventato da Ichino (con Boeri?) Trattasi del contratto unico a tempo indeterminato per tutti. Che bello, che bello, che bello!!! Finalmente si sono resi conto di quanta infelicità hanno creato la legge Biagi e le successive!!! Ma pensate che hanno davvero il cuore così tenero anche se siamo in clima natalizio? Non è cosi, purtroppo dal momento che il contratto a tempo indeterminato per tutti (comune in Italia fino al pacchetto Treu) è come lo scorpione che nasconde un artiglio velenoso: abolizione dell’art.18!
Insomma bisogna ammettere che gli economisti engagè, gli accademici, i grandi azzeratori del giuslavorismo sono davvero creativi. Caspita che fantasia, che inventiva! E pensare che Epifani, dopo dieci giorni dal famoso sciopero generale, ha in mano un mucchietto di mosche  e la polpetta avvelenata che gli ha mandato Sacconi ( e non è detto che i suoi amici del Pd non sono pronti a mandarne anche loro….)

* già dell’esecutivo Cgil, già membro del Cnel (circolopasolini.splinder.com)