Archive for the ‘poesia’ Category

Mariella Mehr a Parole nel Tempo

24 settembre 2010
Belgioioso, 25 settembre, ore 17

La grande scrittrice e poetessa svizzera di etnia Rom Mariella Mehr sarà a Belgioioso sabato 25 settembre. Insieme allo psichiatra Giovanni Foresti, alla traduttrice e scrittrice Anna Ruchat e a Gabriella Vincenti, alle ore 17 presenterà le poesie di San Colombano e attesa, scritte nei mesi di degenza presso la clinica di San Colombano, a trenta chilometri da Pavia, e tradotte da Anna Ruchat.
Le apparizioni pubbliche di Mariella Mehr sono ormai rarissime. Memorabile la "Serata Mehr" del 19 marzo 2007 al Teatro Fraschini di Pavia, di fronte a un pubblico composto in prevalenza dai Sinti italiani di piazza Europa e via Bramante e dai Rom rumeni della Snia. Altrettanto memorabile la sua partecipazione all'edizione 2008 del mantovano Festivaletteratura.
Nel gennaio e nell'ottobre 2007 Mariella Mehr si trovava a San Colombano, in clinica, per un tentativo di disintossicazione dall'alcol. Dei due soggiorni a San Colombano e del tempo di attesa tra l'uno e l'altro sono rimaste queste poesie. Duri promemoria di sofferenza. Lucide annotazioni strappate all'inaccettabile.

* * *

Troppo in alto sventoli la bandiera
sopra questa mezz'ora di mezza vita.
 
Niente si spezza così,
soltanto le pietre piangono
e i confini del linguaggio rimangono a maggese,
non stimolati,
quanto ci sarebbe da fare ancora.
 
Un incubo tocca il giorno
al quale andavo incontro sognando la speranza.
 
Ride male la donna degli incubi.
Ancora sono selvaggina di un'ipocrisia qualunque
e di una qualunque rabbia.
 
10 novembre 2007
(traduzione dal tedesco di Anna Ruchat)

* * *

Quanto dolore può sopportare un essere umano? C’è una dose per ciascuno? Una quantità per la vita? Oltre quale soglia la persona si spezza? E come mai qualcuno si spezza producendo grande letteratura? Mariella Mehr, nata nel 1947, ha subìto nei primi anni di vita una vasta gamma di soprusi che l’hanno ferita per sempre nel corpo e nella psiche. La persecuzione degli zingari, gli jenische, in Svizzera, che spin- ge avanti l’ombra della shoah fin quasi all’inizio degli anni Ottanta, la investe in pieno: sua madre, lei, suo figlio, ne saranno vittime. Mariella si “salva” grazie all’attività politica e giornalistica e più tardi a quella letteraria. E tuttavia la “salvezza” non è guarigione, le ferite interne vengono continuamente stuzzicate, quelle esterne pesano nella vita di ogni giorno.

Autrice di numerosi romanzi, quattro raccolte di poesia e diverse opere teatrali, Mariella Mehr è nata a Zurigo nel 1947 e vive da molti anni in Toscana. I suoi libri tradotti in italiano sono Silviasilviosilvana (Guaraldi 1995), il romanzo Il marchio (Tufani 2001) e – presso le edizioni Effigie – Labambina (2006), Accusata (2008) e le poesie Notizie dall’esilio (2006) e San Colombano e attesa.

Agli uomini liberi

30 gennaio 2010

di Tomaso Kemeny

(per Giovanni e Antonio)

Per l’uomo libero la vita
è permanente spossessamento di sé
per potersi unire ai diversi
nel rispetto delle differenze.

L’uomo libero in un mondo inasprito
nella devozione e culto del Demonio Denaro
si coalizza con i ribelli
all’interesse immediato,
con coloro che stentano a patire
più a lungo la schiavitù
ai condizionamenti del post-umano.

L’uomo libero vuole annunciare
subito a tutti gli uomini e le donne
di buona volontà che il colore
della libertà s’offusca, il fiore
della spontanea empatìa umana
avvizzisce se con i nostri del tutto simili
(se non per la lingua madre
e le leggende dell’appartenenza
diffuse per i campi dorati
dell’eterna infanzia)
non condividiamo il pane quotidiano,
un rifugio dalle intemperie
e quella cultura umanamente
sublime e senza sudditanza
germogliante un giorno lontano
da libertà, fraternità e uguaglianza.

La Bellezza incoronata

27 gennaio 2010
27 gennaio 2010, Giornata della Memoria
di Tomaso Kemeny

I sogni dei morti
ad Auschwitz-Birkenau
Buchenwald e Treblinka
sono bianchi come il latte che scorre
dal grembo della Terra Promessa;
e una lacrima di miele
non basta per sfumare
il capolinea dei lavori forzati
per milioni di corpi
resi alla cenere e alla calce viva;
e non basta suonare
le campane di bronzo
di contrizione e di pentimento;
né basta scalare le nuvole
delle buone intenzioni
per riscattare le anime
di ebrei, rom e omosessuali
calpestati dall’acciaio degli stivali.

È giunto il giorno
per svecchiare le vene corrotte del mondo
con la fratellanza vera, alfine.

È giunto il tempo
promesso a Dachau
da un giovane allievo rabbino
per tracciare sentieri
che portino a incoronare
la Bellezza a Regina Universale
all’altezza dei sogni bianchi
dei morti ad Auschwitz-Birkenau
Buchenwald e Treblinka,
sogni bianchi come solo il latte
che scorrerà alfine
nella Terra a tutti promessa
da un giovane allievo rabbino
a Dachau.

Viaggio nel Paese delle Meraviglie

30 agosto 2009

Sogni e incubi di un clandestino
di Hamid Barole Abdu

Venite, venite giovani dalle Radici del Mondo
Venite nel Paese dei Balocchi
Qui, potete trovare ogni Bengodi

Venite, venite giovani dalle Radici del Mondo
Venite dai Continenti lontani e dai Paesi vicini
Venite dall'Africa, dall'America Latina,
Dall'Asia e dall'Oriente
Venite albanesi, slavi, polacchi e rumeni

Venite, venite giovani dalle Radici del Mondo
Nascondetevi nella prima nave da carico
Adagiatevi tra i container
Riposatevi
Nelle stive buie e nei sotterranei maleodoranti

Venite, venite giovani dalle Radici del Mondo
Fatevi una zattera,
Legate insieme delle pedane
Galleggiate e pregate che la strada è tanta
Anche se il mezzo è marcio
Sbarcate con i vostri abiti
Senza stagione
Non importa se siete
Privi di documenti e di identità
Non avrete nulla da
Dichiarare in dogana (more…)

Marcinelle-Vajont-Cernobyl

11 agosto 2009

di Leonardo Zanier

iniziando da vicino e da lontano
per parlare di energia di modi di vivere
e di mestieri quasi persi
per esempio dalle vacche e dal loro letame
cultura che inizia ai confini della storia:
erba e fieno pascolare governare  e mungere
dunque energia: latte formaggio ricotta e letame
energia per tutti: per pagani e cristiani
per prati e per campi

in Svizzera: si sa banche chimica
turismo cioccolata armi orologi
e sempre meno paura dell’Europa
ma anche contadini montanari
e tante vacche
se ne vedono ancora in autunno: lunghe colonne
a piena strada sane e bene in carne
che scendono pasciute dai pascoli alpini:
sulle corna rametti freschi di abete
fissati da nastri e fiocchi variopinti
con intrecciati fiori di erica e rododendri
sbatacchiando armoniosi campanacci
e incessanti lungo la fila cani che la tengono unita (more…)

poesia

26 luglio 2009

di Alberto Bellocchio

XI. Operaio!
Sta assumendo una forma il destino di Aldo.
Non come un’opera d’arte lentamente sbozzata
di cui puoi seguire i progressi nel laboratorio dello scultore,
ah sì, anche la sua è un’opera d’arte… ma non si vede
all’esterno. Sta chiusa dentro i suoi occhi: si vanno cerchiando
anzitempo, sono ora profondi e hanno un lampo gagliardo,
avanza diritto senza rimorsi né tentennamenti.
Impara a portare il trattore, impara in un battere d’occhio,
qualcosa di più per capire il motore, la cinghia, agganciare
l’aratro, svoltare quando è in cima al solco. È da aiutante
che inizia – è Miglio che lo introduce – a dare il cambio
quando la macchina è prenotata per sedici ore di fila, che dopo
l’aspettano su un altro campo. Poi inizia a condurre
e vede i primi guadagni; non li dà tutti in casa, qualcosa
trattiene, e poi non è suo il trattore… ma domani chissà…
mette qualcosa da parte.
 
Ma come è bello il danaro! Passare davanti
ai negozi è ora tutt’altra cosa, fumare è da grandi,
bestemmiare bestemmiava anche prima ma ora lo fa
con ostentazione ed orgoglio. Meglio il denaro che non mungere
il latte, meglio il denaro che non seminare e poi mietere
trebbiare e il resto… Sarà menscevico e borghese? (more…)

poesia

22 luglio 2009

di Rosaria Lo Russo

Ancora speculo

canzone brechtiana

Dove volendo nessuno mi vede
mi nascondo ben bene anche da me,
non incoraggio l’orfana a richiedere
di più del necessario e sufficiente.
Un onesto comizio mi persuade a me.
Chi s’impuntò a qualunque mi vide
e infranse il congegno del dolo e della chicca,
non vellutò a dovere la felpata ottusa
tocca nel necessario e sufficiente.
Sembrava non me ne importasse niente.
Quando implicando fingi di vedere
è dura da morire l’ultima speranza,
non valutando il piombo della schermaglia
stocchi nel necessario e sufficiente.
(Laura di Zoo di vetro sarebbe figlia mia?)
Chi disvolendo si facesse pretesto
dell’isola deserta in cui tornare in me,
non adotterebbe il sistema degli insiemi
nemmeno il necessario e sufficiente.
(Farei la gatta di Masino in quel contesto?)
Si condensi il silenzio delle parole.
Il dito dell’iniziato metta in croce la bocca.
Non voli nemmeno uno zitt’e mosca:
accarezzo la sua molle meraviglia,
baratterei la tua scienza per un battito di ciglia.

Da Lo dittatore Amore. Melologhi [·] Effigie 2004

poesia

19 luglio 2009

di Tomaso Kemeny

[…]
Sorta dalle nevi
del primo inverno, all’aurora
perennemente volti i seni
di latte celestiale,
Divina Holda
si chiama la punitrice di quelli
che gli ultimi giganti sterminarono
inscheletrendo foreste, prati
del piumaggio di polline
immiserendo. Sarà Lei
a condurre un giorno
tempeste di cavalieri in esilio
da terre
minacciate da incubi di fumo
che scavando la pietra
sbricciolano guglie rocciose e vette,
l’anima limpida dei laghi
montani attanagliando
in paludi in cui perfino la luce
estiva imputridisce.
Tace l’ignota voce
ma le Muse come miraggio
dal mondo svanite, tornano in forma
di crestati corvi. Tace e lo spogliano (more…)

poesia

12 luglio 2009

di Mariella Mehr

A quest’ora
non vola solo il papavero
a quest’ora scorre polvere di stelle
fuori da tutte le caverne.
In questi giorni si apre una parola
dopo l’altra e sboccia
e muore
ed è a se stessa tomba.

Se venisse uno
a depurarmi
il cielo infangato.
Noi condividiamo, gli griderei,
pane di lupo e gemme d’anemoni, sbrìgati,
prima che il sogno arido ci sradichi. (more…)

poesia

9 luglio 2009

di Gianni D’Elia

LE SPECTRE DE MACHIAVEL

A Bernard Simeone, in memoria,
e per Roberto Saviano

I

Deve ancora imperare il re dei cloni,
perché l’Italia si specchi caina
con questa teppa di grandi cialtroni,
monopolisti e razzisti in leghina.

Sotto minaccia diffusa, la prosa
affilata, attiva, repubblicana,
l’Italia è all’avanguardia di qualcosa
che si esita a nominare, e la sbrana.

Lo spettro assente sempre più presente,
smarrimento e fermento, a denunciare
l’indecenza ufficiale della gente,
l’osmosi tra potente e criminale. (more…)

poesia

6 luglio 2009

di Alberto Bellocchio

[…]
Nei campi attorno alla casa riconosce Aldo
le orme degli animali selvatici, il piede che lascia
il leprotto, della volpe il segno leggero. Attenzione,
ci sono anche passi di uomini! Aldo li segue,
li vede, loro lo attendono. Sono due… sbandati
affamati e infreddoliti. Aldo li porta alla casa.
La madre li liquida in fretta con due grandi fette di pane,
poi Aldo fa un pezzo di strada con loro,
li instrada per Squera, la mulattiera che sale la zona
più alta… poi li istruisce: Alla fine c’è un tratto di strada
scoperto, camminate veloci, entrate dentro il sentiero
quando vedete l’edicola di Sant’Antonio… alla Casarsa
andate oltre il cimitero, poi vedrete come delle scalette
scavate dentro la roccia… non potete sbagliare,
però aspettate le ombre. È tanto il pericolo,
se ce la fanno sono ben fortunati. Avranno fortuna.
A casa il padre lo chiude in un angolo, si sfila la cinta
lo frusta… Lo frusta? Ma no, fa solo la mossa.
Poi se lo mette di fronte, lo inchioda con gli occhi, gli spiega
pacatamente ciò che si rischia, che non s’ha da fare.
Carlo vuol bene al figliolo. È il suo modo;
vale quanto l’abbraccio materno.
[…]

Da Il romanzo di Aldo [·] Effigie 2007

poesia

28 giugno 2009

di Ivano Ferrari

Adiaccio randagio del caos
minzione d’arte per apparire,
poesia quando la procedura
è esatta overdose equipaggiata
d’armonia tra clandestini,
generazione chiavi in mano
per l’agorà di qualche morte.

Da Rosso epistassi [·] Effigie 2008

poesia

26 giugno 2009

di Giorgio Piovano

Il terzo canto si lamenta
col gemito dell’infortunato
divorato dalla febbre
che non può dormire e contempla
sbigottito la danza macabra
dei fantasmi che il lume
in fondo alla corsia
evoca sulle pareti
della camerata;
e racconta una storia confusa
di dita prese negli ingranaggi
di mani incollate ai cavi dell’alta tensione,
di armature che vacillano e si sfasciano
di cinghie di trasmissione che si spezzano
e frustano l’aria come schioppettate. (more…)

Primo Maggio

30 aprile 2009

L’internazionale
di Franco Fortini

Noi siamo gli ultimi del mondo.
Ma questo mondo non ci avrà.
Noi lo distruggeremo a fondo.
Spezzeremo la società.
Nelle fabbriche il capitale
come macchine ci usò.
Nelle scuole la morale
di chi comanda ci insegnò.

Questo pugno che sale
questo canto che va
è l’Internazionale
un’altra umanità.
Questa lotta che uguale
l’uomo all’uomo farà,
è l’Internazionale.
Fu vinta e vincerà.

(more…)