Archive for the ‘primo maggio’ Category

Mutazione antropologica avvenuta

5 Maggio 2014

Da Pidiesse a Ps

3 Maggio 2014

Torino, Primo Maggio 2014

Meste bandiere

1 Maggio 2014

Torino, la festa del Primo Maggio e quanto resta del Pci
di Giovanni Giovannetti

Se nelle cronache sulla manifestazione torinese del Primo maggio, vi trovaste a leggere che un gruppetto di «anarcoinsurrezionalisti» ha preso d’assalto il nutrito spezzone del Pd in corteo, non credetelo, sono tutte balle, poiché il “gruppetto” da cui sono piovuti insulti erano migliaia di persone (no tav, studenti, centri sociali, sinistra critica, cittadini incazzati con Renzi e c.) mentre di là, sotto meste bandiere Pd, solo poche centinaia, depressi e militarizzati ovvero protetti da un doppio servizio d’ordine: quello interno e quello di Stato: poliziotti in tenuta antisommossa a menar le mani per “proteggere” dall’incazzatura collettiva ciò che resta del vecchio Pci, il primo maggio, nella città della Fiat. Il drappello postcomunista ha pensato allora di risalire il corteo, a passo di marcetta, blandamente sbeffeggiato oppure ignorato dai presenti.
Una cosa simile la si era già vista il 25 aprile scorso a Milano, ben rendicontata da Luca Fazzo il giorno dopo sul “Manifesto”: «Senza infierire, questo 25 aprile ci regala un’altra notizia, non proprio fresca. Ma ufficiale: la piazza più importante della sinistra italiana non è più contro il Pd, è addirittura oltre: lo ignora, lo evita lungo il corteo, e un pochino lo fischia con la delicatezza di chi non vuole sparare sulla croce rossa […] Si sapeva già, ma ieri, in punta di piedi, sono davvero usciti dalla sinistra […] con i poliziotti a fare di brutto per proteggere lo spezzone del Pd (l’ex Pci scortato dalla Digos a Milano il 25 aprile)».

Primo maggio. E la Cgil?

1 Maggio 2013

di Pietro Ancona*

Per circa un secolo la Cgil è stata, nonostante le sue contraddizioni ed i periodi oscuri, il sindacato dei lavoratori italiani, lo strumento del loro progredire fino a diventare parte del ceto medio. Il progresso è stato segnato dalla contrattazione che ha regolato la prestazione e dalla lotta per un welfare sempre migliore fatto di servizi sociali efficienti ed accessibili. Il welfare ha sempre avuto una funzione importante nel rendere meno dura la vita delle lavoratrici e dei lavoratori ed anche nel tenere basso il costo del lavoro. Se l’operaio o l’operaia non deve spendere molto per l’asilo nido o per la mensa scolastico del figliolo o per le medicine della vecchia madre malata non è indotta a ricavarne le risorse chiedendo aumenti salariali. Una società con un welfare efficiente è il migliore contesto di una azienda e ne mantiene bassi i costi del lavoro. (more…)

Primo Maggio 2012

30 aprile 2012

Il primo canto è di lavoro
ma non di quello che nobilita
lavoro che sporca e fa puzzare
e tinge le maglie sotto le ascelle
e sbrindella le tute già rattoppate
come la carcassa di Arlecchino;
lavoro con le maniche rimboccate
che sputa sui calli prima di cominciare
lavoro di uomini tutti insieme
sotto il sole di luglio a mezzogiorno
che tirano in cadenza e gridano – oh issa!

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Viva l’Italia

1 Maggio 2011

Primo Maggio 2011. Festa dei Lavoratori

La festa del lavoro? Lavorando all’Iper

30 aprile 2010

di Pietro Ancona

Ultimo sgarbo ai lavoratori il giorno del 1° maggio: molte città italiane, in gran parte con sindaci Pd, hanno concesso ai commercianti di aprire i negozi, in nome dell’interesse della categoria ma anche dei consumatori, una entità che viene evocata per contrapporla ai lavoratori. Una scelta che non corrisponde neppure alla volontà della popolazione. Un sondaggio di “Repubblica” dà l’81 per cento di contrari! Lo sgarbo viene fatto ai dipendenti dei negozi, in stragrande maggioranza donne, notoriamente sfruttate con bassissimi salari e condizioni quasi proibitive di lavoro. I sindacati hanno indetto scioperi di protesta ma la forza dei dipendenti è minima, quasi inesistente specialmente nelle piccolissime aziende. L’apertura dei negozi avvia un percorso che potrebbe portare alla soppressione della festività. I nostri liberisti hanno come faro ideologico gli USA: qui dove è nato nel lontanissimo 1886 la Festa del lavoro per rivendicare il diritto alle otto ore ed anche per ricordare i martiri di Chicago, il 1° maggio è normale giorno lavorativo. Anche nella Cina del totalitarismo postcomunista e liberista la festività è stata di fatto abolita. In entrambi i casi la scelta è ideologica: sopprimendo il 1° maggio si disconosce oltre un secolo di storia del movimento operaio stroncato in USA dalle fucilate degli sceriffi e della Pinkerton (madre della Blackwater oggi impegnata con centinaia di migliaia di killers nelle imprese coloniali) e dalle impiccagioni ed in Cina dall’avvento di un regime ipercapitalistico che distrugge diritti e dignità. Molti lavoratori cinesi sono talmente vessati da dover scegliere la rivolta o il suicidio per sfuggire all’inferno della loro condizione. Le più importanti manifestazioni del 1° maggio in Italia sono unitarie. Epifani, Bonanni ed Angeletti parleranno dallo stesso palco a Rosarno. (more…)

Per non morire di lavoro

6 Maggio 2009
da Pavia, Walter Veltri

Nel 2005 in Italia sono morti 1.280 lavoratori sul lavoro, nel 2006 ne sono morti 1.341, e ne sono morti 1.170 nel 2007. In Lombardia i morti sono stati 192 nel 2005, nel 2006 233, e 211 nel 2007. In provincia di Pavia si sono verificati 23 infortuni mortali nel 2005, 19 nel 2006 e ancora 7 nel 2007. Dal 1996 al 2007 sono morti ben 13.341 lavoratori. Una strage.
Queste morti venivano considerate omicidi bianchi, ora più pudicamente vengono definite morti bianche. Secondo il Censis, nel nostro paese muoiono più persone a causa del loro lavoro che per episodi di violenza. E non bisogna dimenticare che oltre a quelli mortali, ogni anno si verificano altre centinaia di migliaia di infortuni, in seguito ai quali migliaia di lavoratori rimangono invalidi.
Dal 2005 il numero degli infortuni – sia a livello nazionale che regionale e provinciale – va costantemente diminuendo. Ciò potrebbe indurre a pensare che il calo sia dovuto ad una crescente predisposizione di quelle misure di sicurezza necessarie per salvaguardare la salute dei lavoratori sui posti di lavoro. Purtroppo non è così.
Il fenomeno infortunistico è molto più preoccupante di quanto dicano i dati ufficiali. Ad essi bisogna aggiungere infatti gli infortuni che subiscono i lavoratori occupati in nero, che ovviamente non vengono denunciati, e che vengono stimati in circa il 30%. Per il timore di subire ritorsioni o per la paura di perdere il posto di lavoro, questi lavoratori quasi mai denunciano gli infortuni di cui sono vittime. E fra chi lavora in nero, il prezzo più alto viene pagato dai lavoratori stranieri, poiché sono questi i lavoratori che vengono occupati nei settori più a rischio di infortuni: edilizia, raccolta delle mele e dei pomodori, pulizia delle stalle.
Sono questi lavoratori che contribuiscono a mantenere il nostro tenore di vita, che ci consentono di abitare in comode case mentre loro, pur costruendole, alloggiano in fatiscenti tuguri; mentre noi mangiamo le mele e i pomodorini freschi che loro ci hanno colto.
Nonostante accrescano la ricchezza del nostro paese, sono questi lavoratori che vengono considerati carne da macello da padroni senza scrupoli, e da una legislazione criminale. Quanti infortuni avvengono tra gli stranieri senza permesso di soggiorno? Quanti infortuni mortali vengono fatti passare per incidenti stradali? Non sono solo i lavoratori stranieri in nero a pagare il prezzo più alto, ma anche quelli occupati regolarmente. Infatti i dati ufficiali confermano la crescita degli infortuni tra gli stranieri, e nel contempo una contrazione di quelli riferiti ai soli italiani. Nel 2007 gli infortuni subiti da lavoratori stranieri sono stati 140.579, di cui 174 mortali. Altri lavoratori particolarmente soggetti a rischio infortuni sono i lavoratori precari. In provincia di Pavia nel 2007 c’è stata una crescita di ben il 58% (111 infortuni nel 2007, rispetto ai 70 del 2006). Una delle cause del verificarsi degli infortuni è l’assenza di un’adeguata formazione professionale.
Naturalmente gli infortuni sul lavoro non sono solo un fenomeno italiano, ma riguarda tutto il mondo. Secondo le statistiche dell’Ufficio Internazione del Lavoro(Agenzia dell’ONU) ogni giorno circa 6.000 lavoratori nel mondo muoiono per incidenti e malattie professionali, un dato in continuo aumento. L’ILO stima in 160 milioni i casi di malattie di origine lavorativa, e in circa 364.000 l’anno i decessi (di cui 12.000 bambini) per incidenti sul lavoro. La conferma della gravità della situazione in Italia, sul versante della sicurezza sui posti di lavoro, arriva anche dai processi che si stanno svolgendo a Torino. Uno per la morte dei sette operai alla Thyssen Krupp. L’altro vede coinvolti vertici della Eternit, accusati di essere i responsabili della morte di migliaia di operai colpiti da mesotelioma pleurico, causato dall’amianto. Purtroppo questi tumori sono destinati ad aumentare, in quanto gli studi epidemiologici prevedono che il picco verrà raggiunto attorno al 2015-2020.
Per contenere il fenomeno infortunistico, nel 2008 è stato emanato il Decreto legislativo 81/2008, che ha raccolto in un unico testo tutta la legislazione relativa alla sicurezza sui posti di lavoro. La normativa prevedeva anche adeguate sanzione per i datori di lavoro che non provvedessero a predisporre le misure di sicurezza per evitare il verificarsi di infortuni. Purtroppo il Governo Berlusconi – sempre più attento agli interessi dei padroni che alla vita dei lavoratori – lo sta demolendo.
Anche le Amministrazioni Comunali possono contribuire al contenimento degli infortuni sul lavoro, adottando i controlli che sono di sua competenza: verificare che le imprese che lavorano per il comune non occupino personale in nero; e controllare il rispetto della legge nell’applicare il sub-appalto. Quando le società immobiliari che partecipano alle gare di appalto senza occupare dipendenti e successivamente – una volta vinto – chiedono l’autorizzazione a subappaltare il 30% (come previsto dalla legge) il Comune può accertare che le società effettuino con proprio personale dipendente e non affidi ad altre imprese il restante 70% dei lavori.
E ancora i Comuni possono fare controlli, al fine di evitare che i lavori appaltati alle ditte non vengano effettivamente svolte da altre aziende (come non è avvenuto all’Ufficio Traffico di Pavia per i lavori di segnaletica stradale); e posso farlo direttamente nei cantieri, sia con i propri tecnici che con l’utilizzo della polizia locale, anche per verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza sui posti di lavoro.
Nella ricorrenza del primo maggio festa del lavoro è stato doveroso ricordare i lavoratori che quotidianamente perdono la vita per guadagnarsi onestamente da vivere. Ed è ora doveroso auspicare una diversa e più attenta considerazione dei diritti dei lavoratori, da parte di tutti quei legislatori e amministratori che, ad ogni livello, veranno eletti nelle prossime tornate elettorali.

una bandiera rossa

2 Maggio 2009
ufficio oggetti smarriti – catalogo n.01
di Roberta Salardi

Cerco una bandiera rossa rossa, rossa in ogni suo punto, senza segni sovrapposti, senza simboli di partito. All’ultima manifestazione del 25 aprile ce n’era una esattamente così, e alcune simili in un gruppo dei centri sociali. Queste ultime però erano screziate su un angolo dal disegno della falce e del martello, simbolo in cui molti lavoratori salariati non possono più riconoscersi poiché sono cambiati gli strumenti di lavoro. Con la crisi, con le crisi che si succedono, si parla inoltre di progressiva proletarizzazione del ceto medio. I precari, i disoccupati o i molti tecnici di computer, che lavorano con un pc anziché con un martello, sarebbero esclusi dalla bandiera? Per non far torto a nessuno, mi piacerebbe che sventolasse soltanto il colore rosso, in cui tutti coloro che volessero cambiare il mondo potessero riconoscersi.
Ho domandato all’unico possessore di bandiera interamente rossa come se la fosse procurata o se se la fosse fatta da sé, magari ritagliandola da un’altra bandiera, escludendone un simbolo caduto in disuso.

Aveva, questo scampolo di tessuto, un’origine avventurosa. Era caduta in battaglia. Durante gli scontri di Genova del 2001 era caduta a qualcuno durante una fuga per le strade sottoposte alle cariche della polizia. Era stata sollevata e portata in salvo da qualcun’altro, che a sua volta ne era stato salvato! Questo salvatore di bandiere era infatti stato raggiunto da altre incursioni punitive (raccontava forse mitizzando, preso dal racconto di quella giornata straordinaria) era scivolato, istintivamente si era avvolto nel suo drappo e presto l’avevano lasciato stare, come per miracolo.
Non si sa se questo colore nudo e crudo torni presto a comparire da qualche parte, se stia cercando senza dare troppo nell’occhio nuovo spazio, se voglia prendere nuove strade o se sia davvero sparito dalla faccia della terra, tranne che in quel frammento del 25 aprile. Quest’ultima ipotesi, la sparizione, è la più improbabile. Che ne sarebbe del principio speranza, delle utopie che non si può smettere di sognare, del motore della storia? In che cosa dovrebbero credere gli uomini? Forse che la resurrezione dei corpi è più plausibile di una società senza ingiustizie? E poi perché dovrebbe essere così intollerabile il pensiero di un mondo senza classi in cui a tutti venisse dato in base alle proprie necessità?
Hanno provato a dirci, oltre un ventennio fa (e prima ancora) che la storia era finita, che tutto ormai era fermo… io cerco ancora una bandiera rossa da risollevare.

Primo Maggio

30 aprile 2009

L’internazionale
di Franco Fortini

Noi siamo gli ultimi del mondo.
Ma questo mondo non ci avrà.
Noi lo distruggeremo a fondo.
Spezzeremo la società.
Nelle fabbriche il capitale
come macchine ci usò.
Nelle scuole la morale
di chi comanda ci insegnò.

Questo pugno che sale
questo canto che va
è l’Internazionale
un’altra umanità.
Questa lotta che uguale
l’uomo all’uomo farà,
è l’Internazionale.
Fu vinta e vincerà.

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