Archive for the ‘tomaso kemeny’ Category

Agli uomini liberi

30 gennaio 2010

di Tomaso Kemeny

(per Giovanni e Antonio)

Per l’uomo libero la vita
è permanente spossessamento di sé
per potersi unire ai diversi
nel rispetto delle differenze.

L’uomo libero in un mondo inasprito
nella devozione e culto del Demonio Denaro
si coalizza con i ribelli
all’interesse immediato,
con coloro che stentano a patire
più a lungo la schiavitù
ai condizionamenti del post-umano.

L’uomo libero vuole annunciare
subito a tutti gli uomini e le donne
di buona volontà che il colore
della libertà s’offusca, il fiore
della spontanea empatìa umana
avvizzisce se con i nostri del tutto simili
(se non per la lingua madre
e le leggende dell’appartenenza
diffuse per i campi dorati
dell’eterna infanzia)
non condividiamo il pane quotidiano,
un rifugio dalle intemperie
e quella cultura umanamente
sublime e senza sudditanza
germogliante un giorno lontano
da libertà, fraternità e uguaglianza.

La Bellezza incoronata

27 gennaio 2010
27 gennaio 2010, Giornata della Memoria
di Tomaso Kemeny

I sogni dei morti
ad Auschwitz-Birkenau
Buchenwald e Treblinka
sono bianchi come il latte che scorre
dal grembo della Terra Promessa;
e una lacrima di miele
non basta per sfumare
il capolinea dei lavori forzati
per milioni di corpi
resi alla cenere e alla calce viva;
e non basta suonare
le campane di bronzo
di contrizione e di pentimento;
né basta scalare le nuvole
delle buone intenzioni
per riscattare le anime
di ebrei, rom e omosessuali
calpestati dall’acciaio degli stivali.

È giunto il giorno
per svecchiare le vene corrotte del mondo
con la fratellanza vera, alfine.

È giunto il tempo
promesso a Dachau
da un giovane allievo rabbino
per tracciare sentieri
che portino a incoronare
la Bellezza a Regina Universale
all’altezza dei sogni bianchi
dei morti ad Auschwitz-Birkenau
Buchenwald e Treblinka,
sogni bianchi come solo il latte
che scorrerà alfine
nella Terra a tutti promessa
da un giovane allievo rabbino
a Dachau.

poesia

19 luglio 2009

di Tomaso Kemeny

[…]
Sorta dalle nevi
del primo inverno, all’aurora
perennemente volti i seni
di latte celestiale,
Divina Holda
si chiama la punitrice di quelli
che gli ultimi giganti sterminarono
inscheletrendo foreste, prati
del piumaggio di polline
immiserendo. Sarà Lei
a condurre un giorno
tempeste di cavalieri in esilio
da terre
minacciate da incubi di fumo
che scavando la pietra
sbricciolano guglie rocciose e vette,
l’anima limpida dei laghi
montani attanagliando
in paludi in cui perfino la luce
estiva imputridisce.
Tace l’ignota voce
ma le Muse come miraggio
dal mondo svanite, tornano in forma
di crestati corvi. Tace e lo spogliano (more…)