Archive for the ‘vernavola’ Category

Moro e Panighi denunciano, e perdono

26 febbraio 2013

«In nome del popolo italiano, il ricorso è respinto. Il Tribunale condanna gli attori a rifondere ai convenuti 3.900 euro in spese legali». Gli “attori” sono il dirigente comunale del settore Ambiente e Territorio Angelo Moro (ormai ex, poiché interdetto dai pubblici uffici) e quell’altro funzionario, Fabio Panighi; Io, Giovannetti, il “convenuto”. Ero stato denunciato per diffamazione a mezzo stampa. Al solito per averli – a loro giudizio – «ridicolizzati» in alcuni articoli, su Direfarebaciare e sul settimanale “Il Lunedì”, là dove denunciavo la lottizzazione abusiva “Greenway” in pieno Parco della Vernavola, da loro temerariamente avallata prima in commissione Territorio, poi in Consiglio comunale (19 aprile 2010). Le due delibere verranno successivamente cancellate dal Tar; sentenza definitivamente confermata il 13 novembre 2012 dal Consiglio di Stato, in cui fra l’altro viene rilevata «la contraddittorietà dell’operato della stessa Amministrazione che clamorosamente disattende le determinazioni di tutela ambientale che pure ha avuto cura di imporsi, obliando di attivare la procedura di carattere precauzionale e preventivo Vas, comunque senza valutare l’assoggettabilità o meno del piano in questione a tale verifica di compatibilità ambientale».
A Moro e Panighi si erano rivolti consiglieri comunali di destra e di sinistra, timorosi di dover rispondere penalmente del voto favorevole a quella speculazione, e da loro avevano ricevuto conforto e rassicurazioni. Così maturò l’okkei
bipartisan agli interessi più che partisan, diciamo famigliari, dell’ex presidente della Commissione comunale territorio, il compagno Alberto Pio Artuso (Pd) di cui le signore Trabatti e Danelli – proprietarie di quei terreni – sono parenti. 
Fra l’altro, sui vincoli (espropriativi e non conformativi) e sull’obbligatorietà della Vas, la Valutazione ambientale strategica disattesa, Panighi si era spinto a dichiarare il falso.
A seguire, il testo integrale delle “note conclusive” dell’avvocato Franco Maurici, accolte dal Tribunale pavese. L’avvocato al più presto emetterà fattura e sentitamente ringrazia.

Tribunale di Pavia – Causa n. 325/2011 R.G. – Udienza 26.2.2013
Note conclusive di Giovanni Giovannetti + 2 – convenuti – Avv. Francesco Maurici
Contro Angelo Moro + 1 – attori – Avv.ti Pasquale Cerbo e P.R. Sicari

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Criminalità urbanistica

10 novembre 2012

Paolo Ferloni, Franco Maurici, Valter Veltri e Patrizia Zoppetti sugli abusi edilizi a Pavia. E se il Comune è inadempiente…

Altra «criminalità urbanistica» in via Langosco, nel centro storico
di Marco Vigo

Lo hanno denunciato Giovanni Giovannetti e l’avvocato Franco Maurici nel corso di una conferenza stampa tenuta dalla lista civica Insieme per Pavia. Una storica sentenza della Cassazione consentirà l’azione popolare in sostituzione del Comune inerte, ammessa anche nei casi di rilevanza penale.

Secondo il noto avvocato e docente di diritto penale Gian Enrico Paliero, nell’ipotesi di fatti di rilevanza penale non sarebbe ammessa l’azione popolare in sostituzione del Comune “inerte”. Di parere opposto il collega Franco Maurici. A fare chiarezza è intervenuta ora una “storica” disposizione della Suprema Corte di Cassazione che – annullando la sentenza di archiviazione sulle responsabilità penali del sindaco Piera Capitelli per l’abusivo abbattimento di un edificio-monumento dell’ex Snia sotto tutela – ha altresì chiarito che l’azione dei cittadini elettori «in via di surroga» si estende anche all’ambito penale. (more…)

il compagno calce e martello

30 ottobre 2012

Affaire Greenway. Chiesto il rinvio a giudizio per Alberto Pio Artuso
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Si diceva che fosse stato sentito in Procura e che, anzi, entrato a Palazzo di Giustizia per riferire, gli fu riferito di ripresentarsi col suo avvocato, non più quale persona informata sui fatti ma in qualità di indagato. Lui, candidato alla cadrèga nel Cda di Asm tradizionalmente riservata all’opposizione consiliare (in quel posto lo ha voluto Albergati, ovvero Bosone, mettendolo così a noi in quel posto), da credente tutto d’un prezzo negò l’evidenza, ottenendo così la nomina.
Artuso non è persona qualsiasi: più volte consigliere comunale, dal 2000 al 2009 (amministrazioni Albergati e Capitelli, centrosinistra) ha retto la presidenza della Commissione Ambiente e territorio, e dal suo scranno ha governato gli affari di famiglia che ora lo vedono a giudizio. Quali? Andiamo con ordine.

Destra e sinistra unti nella lotta

Giugno 2011. Gli ambientalisti pavesi possono finalmente cantare vittoria. Il Tribunale amministrativo regionale ha cancellato le due delibere comunali (la n. 23 del 19 ottobre 2009 e la n. 12 del 19 aprile 2010, votate congiuntamente da Partito democratico, Lega e Pdl) volte a favorire una enorme speculazione immobiliare in estese zone del parco della Vernavola. Un business calcolabile in 20 milioni di euro, là dove per la prima volta si pretendeva di costruire in piena valle invece di eroderne i confini. Voto lì per lì condito dal più che ambiguo silenzio di benemerite associazioni come Legambiente, silenzio a malapena interrotto dalla dichiarazione di voto favorevole allo scempio da parte di Massimo Depaoli, il suo rappresentante nel Consiglio comunale pavese.

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Sbugiardati

18 settembre 2011
Il Tar cancella la speculazione. Il Parco della Vernavola è salvo
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Il Tribunale amministrativo regionale ha cancellato le due delibere comunali (la n. 23 del 19 ottobre 2009 e la n. 12 del 19 aprile 2010, votate congiuntamente da Partito democratico, Lega e Pdl) volte a favorire una enorme speculazione immobiliare in estese zone del parco della Vernavola. Un business calcolabile in 20 milioni di euro, là dove per la prima volta si pretendeva di costruire in piena valle invece di eroderne i confini. L'ottima sentenza riconosce l'alto valore ambientale della zona, accogliendo in pieno le ragioni di chi alla speculazione si era opposto con due ricorsi al Tar e uno alla Procura: Italia Nostra, Insieme per Pavia, comitato Città e legalità, Federazione della sinistra, oltre a 3.000 cittadini che hanno sottoscritto la nostra petizione in difesa del Parco.

La sentenza sbugiarda clamorosamente il Consiglio comunale pavese e quel voto bipartisan favorevole alla speculazione condiviso da maggioranza e opposizione (unici contrari Paolo Ferloni di Insieme per Pavia e Vincenzo Vigna di Idv).
La sentenza chiarisce inoltre che la perequazione (ovvero l'acquisizione di aree strategiche in cambio del diritto di edificarne il 10 per cento o di autorizzare altrove le stesse volumetrie) non può essere applicata alle aree verdi o agricole come quelle che troviamo nel Parco della Vernavola, così come stabilisce l'art. 22 del Prg, tuttora in vigore, che lorsignori si riproponevano di aggirare.
La sentenza sbugiarda infine Fabio Panighi (funzionario comunale del settore urbanistica) e Angelo Moro (dirigente dello stesso assessorato) accorsi a riferire che la zona era disciplinata dell'art. 24 del Prg (aree per servizi), mentre in realtà era soggetta all'art. 22 (Parco della Vernavola) e dunque inedificabile.
«Un affare da 100 milioni». Il “padre” del Piano regolatore generale Lorenzo Rampa anni fa commentò così la delibera che, il 29 novembre 2004, aveva illecitamente esteso la perequazione al Parco della Vernavola: «Le modifiche introdotte dalla Giunta e dal Consiglio non sono quelle chieste dalla Regione […]. Qui è stata applicata la perequazione ovunque, mentre noi applicammo il vincolo secco su quelle aree già sottoposte a vincoli preordinati. […] Inutile perequare se il fine è quello di evitare l’edificabilità», così come sarebbe stato inutile per il Comune acquisire aree già sottoposte a vincolo (vincoli che oltretutto non costano nulla alla collettività), in cambio dei diritti edificatori.
Interesse pubblico? No, grazie! Secondo Rampa, avrebbe vinto il gruppo di pressione dei palazzinari, e lo documenta: «Con la modifica delle Norme tecniche di attuazione ci sono circa 965.000 metri quadrati in più di superficie territoriale perequata. Ossia terreni su cui viene applicato un indice edificatorio dello 0,1. E sono i terreni del Parco della Vernavola che, come ho detto, potevano non essere compresi dalla perequazione perché già protetti da altri vincoli ambientali e paesistici». E invece lo hanno fatto: un business immenso, un regalo per gli speculatori, pari a 17.500 metri quadrati di superficie lorda di pavimento, equivalente a circa 150 appartamenti, «il 30 per cento in più della capacità edificativa del Piano regolatore approvato dalla Regione», riferisce Rampa.
I terreni del Parco li hanno «compresi», sì, ma illegalmente. Nelle tavole 6.1 e 4.1 del Piano regolatore generale il Parco è segnato da differenti confini: nella prima (Patrimonio storico e ambientale) il tratteggio corre lungo la sua periferia, segnata a verde; nella seconda (Azzonamento delle aree normative), lo stesso confine vira a stringere sul corso d’acqua, escludendo così proprio le aree su cui i parenti di Alberto Pio Artuso (all’epoca presidente della Commissione comunale territorio della Giunta centrosinistra di Albergati) progettano l’edificazione di 20 villette e palazzine.
Un partito bipartisan cementato nell’affare. Sì, affare: avuti i permessi la “proprietà” avrebbe infine rivenduto a terzi il progetto e l’area rivalutata, progetto a firma di Roberto Alessio, già dirigente comunale all’Urbanistica negli anni del tormentato iter della tentata speculazione. Una bella trama degna di una qualche indagine, che vedrebbe l’Immobiliare Raced di Francesco Rampazi nella parte dell’utilizzatore finale. È la stessa immobiliare che di recente ha acquistato la vecchia sede Asm a Pavia per 5 milioni e 375mila euro, trattativa condotta con Artuso, componente del Cda Asm, in quota Pd.
È lo stesso Artuso a cui nella primavera 2010 si era rivolto per una «consulenza» l’incarcerato per mafia Carlo Antonio Chiriaco. Quale consulenza? Una Chiesa evangelica rivelatasi abusiva – l’ultimo dei 1.269 e più abusi edilizi che si registrano in città – e Artuso è notoriamente un “esperto” nel suggerire il rispetto apparente delle norme.
Come proposta di “compromesso”, mesi fa l'assessore Fracassi suggerì di mantenere là dov'erano le quattro villette e le due palazzine previste a ovest del corso d'acqua, e di spostare ai margini del parco, lungo la strada che collega Città giardino a Mirabello, le altre 14 villette. Compromesso o premio agli speculatori? Quali interessi intendeva tutelare l'imbonitore Fracassi? Quello collettivo o, al solito, favorire il duo Artuso-Rampazi?
Qualcuno (l'ex vicesindaco Ettore Filippi) ha sostenuto che la sentenza del tribunale amministrativo impedirà il passaggio della “Greenway”, la strada ciclo-pedonale tra Milano e la Liguria, previsto per il parco. Filippi dimentica il “Preliminare per cessione volontaria di immobili” – tuttora valido – stipulato tra il Comune e i proprietari (i primi contatti sono del novembre 2000); dimentica la delibera di Giunta n. 1/2003, che dispone l'esborso di 12.759,07 euro per l'acquisizione del passo (calcolato in 2.745 mq); dimentica infine il diritto di usucapione ormai acquisito, già che da oltre vent'anni si passa di lì. Che il Comune onori allora i suoi impegni.

Bisogna saper vincere

13 marzo 2011
Abbiamo salvato dal cemento un'area nel Parco della Vernavola
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Le battaglie a volte si vincono. E ora avanti: diamo filo da torcere all'invasiva e dannosa autostrada Broni-Mortara; impediamo il Centro commerciale di Borgarello, l'invasiva area logistica di Vidigulfo, la centrale a biomassa di Confienza, il raddoppio dell'inceneritore Ecodeco di Corteolona, la discarica dell'amianto e altri rifiuti pericolosi tra Cava e San Martino Siccomario (il 60 per cento dei rifiuti vengono da fuori provincia e senza particolari controlli), ecc. Insomma, rispediamo al mittente l'ipoteca dello sviluppo insostenibile basato su logistiche, autostrade, centri commerciali e consumo del territorio. Su Borgarello e Vernavola resta in sospeso una domanda: è lecito vendere le lottizzazioni?

A volte Davide la vince ancora su Golia. Lo si è visto a Montemaino, parco della Vernavola, comune di Pavia, luogo dove Natalina Trabatti e Alessandra Danelli (parenti dell'ex presidente della commissione comunale Territorio Alberto Pio Artuso, Partito democratico) nel marzo 2010 hanno ottenuto – dal sindaco Alessandro Cattaneo (Popolo delle libertà), dall'assessore all'urbanistica Fabrizio Fracassi (Lega Nord) e dai compari di Artuso seduti sui banchi dell'opposizione – il via libera per costruire 18 villette e 2 palazzine in pieno parco, a pochi metri dal corso d'acqua della Vernavola: 37 sì, un astenuto e 2 soli no (Paolo Ferloni di Insieme per Pavia e Vincenzo Vigna di Idv). Quasi un plebiscito, un partito bipartisan cementato nell'affare. Sì, affare: avuti i permessi la “proprietà” avrebbe infine rivenduto a terzi il progetto e l'area rivalutata, progetto a firma di Roberto Alessio (già dirigente comunale all'Urbanistica negli anni del suo tormentato iter). Una bella trama degna di qualche indagine, che vedrebbe l'Immobiliare Raced di Francesco Rampazi nella parte dell'utilizzatore finale. È la stessa immobiliare che di recente ha acquistato la vecchia sede Asm in Corso Carlo Alberto a Pavia per 5 milioni e 375mila euro, trattativa condotta con tale Artuso Pio Alberto, oggi membro del Cda Asm, sempre in quota Pd, sempre in alta quota Bosone e Albergati. Rampazi è anche assessore comunale al Bilancio al comune di Carbonara Ticino; accanto a lui in quella Giunta siede l'assessore all'Ambiente-Protezione civile-Sviluppo sostenibile Gianluigi Vecchi, leader storico di Legambiente, benemerita associazione che, sull'affaire Vernavola ha mantenuto un più che ambiguo silenzio, a malapena interrotto dalla dichiarazione di voto favorevole allo scempio da parte di tale Massimo Depaoli, il suo rappresentante nel Consiglio comunale pavese.
La lottizzazione – è noto – prevedeva una bella (secondo loro bella) colata di cemento nel Parco a non più di 40 metri dal corso d'acqua della Vernavola, nonostante la legge Galasso – che ne impone quantomeno 150 – ignorando legge e regolamenti. Ma tant'è.
Una domanda: per quale motivo un anno dopo l'okkei comunale non è stata ancora sottoscritta la convenzione tra Comune e proprietarie? Semplice rispondere: perché subito dopo andrebbero versati nelle casse comunali gli oneri di urbanizzazione, soldi che le due signore dovrebbero scucire in vece dell'utilizzatore finale che, dopo il nostro esposto in Procura seguito da un ricorso al Tar (e dopo la raccolta delle migliaia di firme di semplici cittadini contrari allo scempio) avrebbe congelato ogni passaggio di mano dei diritti edificatori, in attesa di migliori nuove.
Ma è lecito vendere le lottizzazioni? Secondo il diritto urbanistico, la manovra è illegale. Tuttavia, nella sua declinazione pavese sembra ormai lucrosa consuetudine: lo si è visto al parco della Vernavola; lo si vede a Borgarello, paese in cui una società dall'esiguo capitale sociale, ottenuto il via libera regionale e municipale al mega Centro commerciale, ora cerca un capace acquirente del pacchetto, tutto incluso.
Restano senza risposta altre domande fondamentali: interesse pubblico o interessi? Chi gestisce davvero il Piano generale del territorio? Tutto regolare? Assistiamo alla concertazione tra poli solo apparentemente opposti in tema di affari: di qua i vecchi padroni dell'urbanistica, faccendieri e rappresentanti di faccendieri con la tessera del Partito democratico; di là, a destra, il nuovo che avanza: costruttori, affaristi, immobiliaristi in grado di muovere elettori, decretare fortune politiche, disarticolare vecchi centri di potere, promuoverne di nuovi secondo convenienza. È il cosiddetto voto a rendere, destinato a tradursi in urbanistica creativa alla Vernavola, o sulla Vigentina dalle parti del Marcione, o in Borgo Ticino poco oltre il Gravellone. Altre voci informate annunciano il passaggio di mano dei terreni agricoli dell'ospedale San Matteo, limitrofi al Carrefour, di cui l'assessore all'Urbanistica Fracassi ha recentemente annunciato la trasformazione a commerciale. Passeranno in mano a chi? Questo nome lo scriviamo sopra un foglio, da conservare in busta chiusa, a disposizione della Procura pavese.

Perequazione

23 Maggio 2010
Il Tar del Lazio: senza il supporto di una legge
la perequazione è illegittima
di Franco Maurici

«Sono a rischio le alternative all'esproprio per acquisire aree vincolate». L'allarme, dell'architetto Federico Oliva, punta l'indice su due sentenze del Tar del Lazio ( n. 1254/2010 e n. 2383/2010) che stanno turbando i sonni di molti amministratori comunali. In sostanza, il Tribinale amministrativo laziale ha stabilito che, senza un preventivo intervento legislativo, la perequazione è illegittima, non essendo possibile rinvenire «alcuna fonte legislativa che autorizzi una riserva di proprietà fondiaria alla mano pubblica in assenza di specifica normativa primaria e delle garanzie previste dalla Costituzione».
Nell'attuale ordinamento troviamo «il potere conformativo [che consente di modellare le costruzioni mediante indici, limitazioni, ecc.] e il potere espropriativo, ma non esiste in via generale l'ibrido costituito dal meccanismo in esame», cioè dalla perequazione.
Per la verità, la maggior parte dei Comuni che finora se ne sono valsi perseguivano esclusivamente l'interesse publico: procurarsi aree per scuole, teatri, ospedali, asili, parchi, giardini, dando modo al proprietario dell'area di edificare su una parte di essa o altrove. I Comuni spesso hanno localizzato gli interventi in aree di completamento o di espansione prive di valenze ambientali.
Differente è il caso di Pavia, città dove la perquazione è intesa prevalentemente a favore della rendita fondiaria privata, come ha in sostanza rilevato l'architetto Alessio.
Nel Parco della Vernavola o nel Parco Visconteo non vi è alcuna necessità di ricorrere alla perequazione, data la presenza di vincoli paesistici che, se applicati correttamente, eviterebbero qualsiasi edificazione. Si tratta di terreni agricoli di enorme estensione che, se acquisiti dall'ente pubblico, comporterebbero oneri di manutenzione insostenibili, oppure un rapido degrado del suolo.
Per questo motivo il legislatore, democraticamente eletto per perseguire gli interessi generali di tutti i cittadini lombardi, ha escluso tassativamente la perquazione nelle aree agricole e in quelle non soggette a trasformazione, come i parchi naturali, agricoli e il verde attrezzato, le zone di rispetto, ecc.
A Pavia si è preteso di anticipare la legge urbanistica in materia di perequazione e di continuare ad osservarla dopo l'entrata in vigore di una legge regionale che ne esclude l'applicabilità anche nel verde attrezzato e – soprattutto – nelle aree soggette a vincolo paesistico. Anzi, la si è consentita persino nelle fasce fluviali soggette a esondazione, nelle aree di rispetto stradale o ferroviario o cimiteriale, nel Parco del Ticino e della Vernavola, mediante traslazione dei volumi.
Nel verde attrezzato e in tutti gli altri parchi – compreso il Visconteo – si è ammessa la perequazione con edificazione in loco. Si sono persino distinte, nell'ambito dell'area valliva, una zona a verde attrezzato perequabile ed edificabile e una zona a parco inedificabile!
Nell'area valliva della Vernavola si contano già 12 recenti lottizzazioni. Quante se ne aggiungeranno nel Parco Visconteo? Quali saranno i danni arrecati all'agricoltura? A cosa servono nuove case in una città in evidente decremento demografico? Chi può ancora credere che la rendita fondiaria sia il motore dell'economia dopo il disastro arrecato dalle bolle immobiliari americane e spagnole? Ma questo è un'altro discorso.

L'architetto

20 Maggio 2010
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Con la Francia o con la Spagna purché se magna: sembra questa la filosofia che muove l'operato di chi si è fatto e continua a farsi beffe del pubblico interesse. E la questione Vernavola ne è un chiaro esempio: pensavamo di aver già dato, sopportando argomentazioni quali «la cementificazione del Parco servirà a salvare il Parco dalla cementificazione» per voce di qualche politicante in conflitto di interessi o di altri in conflitto con se stessi. Ma al peggio non c'è mai fine. E il peggio lo ha esibito l'architetto Roberto Alessio, sceso in campo in difesa dei cementificatori del Parco, annunciando (meglio dire millantando) «la cessione gratuita di grandi aree vallive» in cambio di «modeste volumetrie», precisando – e qui sta la perla – che sarà «davvero l'ultima volta».
Che uno come Alessio si spenda in tutela degli interessi dei cementificatori non deve stupire; che la discussa «scelta» di costruire in zone di alto pregio ambientale sotto tutela sia frutto di un «faticoso processo» costato il «sacrificio di qualche area», se lo dice l'architetto deve stupire ancora meno. Per lui, 20 tra palazzi e villette in pieno Parco rappresentano «modeste volumetrie»; lascio immaginare cosa ne sarebbe del nostro territorio qualora i metricubi di calcestruzzo fossero addirittura maggiori.
Non deve stupire nemmeno il pudore con cui l'architetto nega ai lettori alcune fondamentali notizie sul ruolo da lui stesso avuto nella vicenda, un ruolo per niente marginale: Alessio non dice che era a capo del serizio Urbanistica negli anni in cui la discussa pratica ha compiuto il suo ancora più discusso iter burocratico. Dopo il pensionamento anticipato nell'ottobre 2005 (con una buonuscita di 64.000 euro in pubblico denaro, aggiunta alla liquidazione), guarda il caso, lo ritroviamo progettista ben remunerato della lottizzazzione in oggetto, per conto delle signore Natalina Trabatti e Alessandra Danelli proprietarie dell'area, signore imparentate con l'allora presidente della Commissione comunale Territorio Alberto Pio Artuso. La lottizzazione – è noto – prevede una bella (secondo loro è bella) colata di cemento nel Parco a non più di 40 metri dal corso d'acqua della Vernavola, nonostante la legge Galasso – che ne impone quantomeno 150 – ignorando la legge e i regolamenti.
Alessio, Artuso e gli amici costruttori alzano i calici inneggiando alla perequazione, ovvero alla facoltà di cedere al Comune il 75 per cento di un terreno agricolo in cambio dell'iper-rivalutazione del rimanente 25 per cento. Come loro la intendono, la perequazione può rendere edificabili anche i terreni del Parco, oltre a quelli ad esso limitrofi: un business colossale solo per taluni, spacciato per pubblico interesse; un business di cui le case lungo la Vernavola sono solo un primo passo. Lo ha ammesso persino il capogruppo consiliare Pdl Sandro Bruni: creato il precedente «altri ne seguiranno». E infatti, e non a caso, al Comune è subito arrivata la richiesta di perequazione dai noti proprietari di un'area limitrofa alla centrale Enel lungo la Vigentina, non a caso a due passi dalla Vernavola. Altro cemento nel Parco.
Di fronte a un pubblico numeroso, mercoledì scorso in Santa Maria Gualtieri, Luisa Erba ha dottamente tracciato il profilo storico del Parco Visconteo, luogo di caccia e ricreazione che si estende in forma trapezoidale dal Castello di Pavia al Monumento della Certosa; una «grande sistemazione paesistico-ambientale» voluta da Gian Galeazzo Visconti nella seconda metà del Trecento: un fantastico parco di oltre 22 chilometri quadrati e cintato da un muro alto oltre due metri, al centro del quale corre la Vernavola. Insomma: un luogo meravigliso, narrato dai maggiori novellieri del tempo, e tuttavia devastato il 24 febbraio 1525 nel corso di una Battaglia tra le truppe imperiali di Carlo V e quelle del re di Francia Francesco I, ovvero la Battaglia di Pavia, l'evento che lo ha reso ancor più noto nel mondo. Lo scontro – rapido e drammaticamente sanguinario – ridisegnò gli equilibri geopolitici europei, consegnando l'Italia all'egemonia spagnola. In Santa Maria Gualtieri ne ha parlato Marco Galandra, ingegnere appassionato di storia militare nonché assessore comunale al Bilancio. A nome del Comune, Galandra si è anche scusato per lo scarso numero di sedie a disposizione. Ben altre scuse avremmo voluto da lui: scuse ai cittadini dopo il voto bipartisan che apre il parco alle betoniere; scuse per l'annunciato raddoppio della Tangenziale est, già invasiva e mal congegnata; scuse per l'imminente raddoppio dell'area commerciale intorno al Carrefour, al centro del Parco Visconteo, sopra terreni attualmente a coltivi. Il raddoppio viene ora annunciato dall'assessore all'urbanistica Fabrizio Fracassi, l'esponente della Lega Nord che, quando era all'opposizione, tuonava contro l'inutile profanazione del territorio vergine agricolo. Era ieri e sembra un secolo: vero Galandra?
Se a Bananopoli possedessero una così rilevante risorsa paesistico-ambientale nonché storica come l'antico Parco Visconteo (di cui il Parco della Vernavola è parte) alla vigilia di Expo2015 il sindaco Banana Banana ne farebbe un punto fermo – il più virtuoso – delle sue politiche di marketing territoriale.
Ma siamo in riva al Ticino e non a Bananopoli né lungo la Loira: in Francia l'estesa area dei 300 castelli è oggi splendidamente inedificabile, patrimonio dell'umanità e meta di un affollato turismo internazionale, basilare fonte di ricchezza per gli abitanti della regione. A Pavia invece – come sottolinea lo stesso Alessio – «la città ha maturato le sue scelte» e brinda alla perequazione «senza scomodare né Francia né Spagna». Purché se magna.

E’ qui la festa?

14 Maggio 2010

Domenica 16 maggio alla Vernavola si terrà una festa musical-politico-poetica-multietnica-gastronomica in difesa del Parco, per la salvaguardia e per la gestione partecipata dei beni comuni. Dalle 15 alle 21 e oltre; ingresso da via Vigentina, vicino al parcheggio. Un vero e proprio happening multicolore con ospiti a sorpresa, al quale hanno già aderito molti gruppi e associazioni: Insieme per Pavia, Ci siamo anche noi, Città e legalità, Centro sociale Barattolo, Federazione della Sinistra, Sinistra ecologia e libertà, Italia Nostra, Pavia Monumentale. È previsto uno spazio per i bambini nonché un gazebo per la raccolta delle firme contro la cementificazione del Parco e per i tre referendum sull’acqua pubblica. Gruppi musicali si alterneranno a chi vorrà dire la sua o, più semplicemente, vorrà leggere una poesia. Verso sera verrà offerto un pic-nic multietnico: gusti dal mondo, vino, bibite e altri piaceri.

 

Vernavola, "impedite lo scempio"

2 Maggio 2010
di Paolo Ferloni, Giulio Guderzo, MIno Milani, Elio Veltri

Questa lettera è stata inviata all'Unione Europea, al Consiglio Europeo, agli ambasciatori di Francia Spagna Germania e Svizzera, a “Le Monde”, a “El Pais”, al “Corriere della Sera”, a “La Repubblica”, a “Il fatto quotidiano”.

La Vernavola scaturisce da risorgive vicine alla Certosa di Pavia e scorre in una valletta ombreggiata di verde. È un fiume largo mai più di cinque metri che si getta nel Ticino dopo aver serpeggiato da Ovest a Est nell'abitato di Pavia.
Nella valle della Vernavola i longobardi combattevano le ordalìe, i giudizi di Dio. Nel Rinascimento la valle costituiva l'asse centrale del meraviglioso Parco visconteo, che si spiegava a ventaglio, ai lati del fiume, dal Castello visconteo di Pavia fino alla Certosa; monumento funebre dei Visconti e degli Sforza, famiglia che ha lasciato il segno nella storia di Lombardia, d'Italia e d'Europa. Nella Valle della Vernavola il 24 febbraio 1525 fu combattuta la Battaglia di Pavia, che segna l'inizio dell'egemonia spagnola e asburgica sull'Europa. Nella battaglia morirono francesi, spagnoli, tedeschi, italiani e svizzeri. Il tratto della valle a nord del Castello visconteo di Pavia è rimasto pressoché intatto grazie alla pianificazione studiata da famosi urbanisti come Astengo, Campos Venuti e Gregotti, i quali destinarono quel tratto a Parco naturale intangibile. Una legge italiana, che porta il nome di uno storico famoso (Galasso) vieta di stravolgere e cementificare le fasce di 150 metri dalle sponde dei fiumi. In spregio a questa legge, alla memoria storica, al valore ambientale di una valle visitata e descritta nei secoli da illustri scrittori, da Montaigne a Giono, il Consiglio comunale di Pavia ha approvato anche in violazione di altre norme di tutela, un piano di cementificazione che deturperà proprio un'area a 40 metri dal fiume, dove, probabilmente, il 24 febbraio 1525 la cavalleria francese fu massacrata dagli archibugeri spagnoli.
I sottoscritti cittadini europei chiedono che l'Unione europea e i deputati europei spagnoli, francesi, tedeschi e italiani, si adoperino nei modi più efficaci per evitare lo scempio di un territorio che dovrebbe essere consacrato alla storia d'Europa, alla memoria di tanti soldati caduti e alla tutela di un ambito di eccezionale bellezza.

Paolo Ferloni, docente universitario
Giulio Guderzo, docente universitario
Mino Milani, scrittore
Elio Veltri, scrittore, ex sindaco di Pavia

Non per soldi ma per denaro

29 aprile 2010
Una lettera di Ettore Filippi sul Parco della Vernavola
e una risposta di Giovanni Giovannetti

Ho letto gli ultimi interventi sulla assunta «cementificazione della Vernavola» qui a Pavia. Ho compreso lo spirito dell’intervento critico dell’amico Mino Milani sul voto «turandosi il naso» e le successive dichiarazioni ed interventi di assessori e consiglieri «colpevoli» ed ho dolorosamente concluso che alla attuale classe politica locale ormai manca il coraggio «politico» di assumersi la responsabilità delle scelte, se contestate con «ammoina» di tipo moralisteggiante.
Scopro così che l’intervento sulla Greenway non ha padri politici e, soprattutto, non avrebbe giustificazioni se non la vicinanza al centrosinistra che governava la città dei proprietari delle aree, prendendo atto che la accurata ed insistita campagna di disinformazione, che ha avuto nei soliti urlatori allo scandalo le sue stelle di prima grandezza, ha prodotto i suoi frutti, riuscendo a convincere anche un opinion leader come Milani, così che, per il rispetto che ho sempre nutrito nei suoi confronti e tenuto conto che ho personalmente votato e fatto votare dai consiglieri comunali che a me facevano e fanno riferimento tutti i provvedimenti relativi, ritengo doveroso chiarire quali siano le condizioni effettive del tanto declamato «Parco pubblico della Vernavola».
In realtà si tratta di un territorio di proprietà privata, i cui titolari potrebbero interdire al pubblico con una semplice serie di paletti collegati da una corda posta sui confini, ad eccezione di una cascina di proprietà del San Matteo i cui fittavoli hanno sottoscritto un accordo che vede il Comune pagare annualmente qualche decina di milioni prima e di migliaia di euro poi con la motivazione pretestuosa del «tenere pulite le sponde della Vernavola», che avrebbero dovuto comunque fare nell’interesse della tenuta. I soloni urleranno che il Comune potrebbe aprire una vertenza per rivendicarne il consolidato uso pubblico, ma è solo suggestiva «ammoina»!
Di fronte alla scelta se espropriare i terreni (che fatta a suo tempo dalla giunta Veltri per i Peep è costata una decina di miliardi di lire di sentenze di condanna, di cui si è parlato sempre troppo poco e solo per le conseguenze derivate agli assegnatari che dopo decenni si sono visti prsentare il conto!) che nel caso in questione (mq. 46.262,73 con un valore di mercato accertato di 40-45 al mq) avrebbe comportato una spesa di 1.850.000, o applicare la perequazione che avrebbe permesso di acquisire gratuitamente tre ettari e mezzo (mq. 34.964), caricando convenzionalmente le spese di manutenzione per un certo numero di anni sugli attuali proprietari, a fronte della concessione di costruire mq. 4.626 di villette sui bordi esterni, separate da una quinta di verde che nel tempo le renderà non visibili, l’Amministrazione, a suo tempo, ha optato (io dico responsabilmente!) per questa soluzione.
D’altronde le risorse a disposizione delle Amministrazioni comunali da anni sono oggetto di provvedimenti legislativi che da una parte le falcidiano e dall’altra tolgono leve fiscali essenziali, mentre la crisi economica (che a parole si dice stia passando!) fa aumentare da parte delle famiglie le richieste e le aspettative di intervento delle Istituzioni, così che sottrarre cifre importanti alle capacità di interventi in loro ausilio, in presenza di una soluzione alternativa che aumenta sensibilmente ed in maniera gratuita il patrimonio pubblico lasciando (se si vuole essere realmente corretti nella analisi!) praticamente immutato la valenza ambientale del bene, potrebbe esporre l’Amministrazione a critiche di segno opposto con eguale fondamento.
Ma la proprietà di parenti di un consigliere comunale importante era occasione troppo ghiotta per chi fa dello scandalismo il contenuto fondante del proprio agire politico, senza rendersi conto che ci sarà una ragione se i loro spazi politici continuano a diminuire a vista d’occhio.
Ed un maggiore coraggio da parte di eletti e nominati di partiti, al tempo liberi dal dovere di amministrare e che avevano svolto l’azione di minoranza con forza, di riconoscere ora, a parti invertite che non si trattò di una scelta sacrilega, ma resa opportuna dall’analisi dei costi-benefici che ho descritto, avrebbe loro evitato almeno di «turarsi il naso»! (Ettore Filippi, Pavia)

Filippi attacca. «Vernavola, il cemento senza padri politici»
“La Provincia Pavese”, 29 aprile 2010


*  *  *

Per Ettore Filippi la coerenza è tutto. Già la sua carriera politica ne rivela i solidi ideali: nasce socialdemocratico, trascorre l'infanzia nel Partito socialista, l'adolescenza nel Partito liberale, la maturità in Forza Italia, l'età di mezzo nella Margherita, la vecchiaia nel Partito democratico e forse – ora che è Pdl – non morirà berlusconiano. Poco più di un anno fa era ancora vicesindaco della Giunta Capitelli (centrosinistra) e subito dopo – fiutata l'aria – lo troviamo al fianco di Cattaneo (centrodestra). Insomma, l'ex poliziotto va dove lo porta il…
Del resto, solo gli stupidi non cambiano mai idea, e Filippi non è stupido. E allora perché, nella sua lettera alla “Provincia Pavese” lui che non si tura il naso orgogliosamente rivendica la responsabilità politica, economica e morale della cementificazione della Vernavola? Perché insinua che la pubblica proprietà del Parco avrebbe «costi insostenibili», facendosi così portavoce di chi (costruttori, immobiliaristi, faccendieri) vede nella cementificazione del Parco della Vernavola la formula per salvare il Parco dalla cementificazione? Come se i parchi fossero fatti di villette e di inutili lottizzazioni; come se Pavia – città dove la popolazione è in calo e più di 3.000 appartamenti risultano sfitti – avesse bisogno di nuove case lussuose. Ma tutto questo Filippi lo elude. Così come forse ignora la presenza in Italia di circa 4 milioni di abitazioni sfitte… per finta: 3 milioni di queste case sono affittate in nero (un business esentasse da 9 miliardi di euro l'anno!) mentre gli investimenti per recuperare l'edificato esistente sono risibili, così come la spesa pubblica nell'edilizia popolare, nonostante 630.000 famiglie in lista d'attesa (più di 700 a Pavia).
E allora, caro Filippi? Oltre che i padri, la cementificazione per abbienti del Parco ha pure le sue madri e qualche altro parente stretto. E infatti fraternamente hai suggerito a quelli di Alberto Pio Artuso titolari dell'area di «interdire al pubblico» le loro proprietà «con una semplice serie di paletti collegati con una corda posta sui confini». Al di là della facile ironia sui consigli contrari all'interesse pubblico da parte un pubblico amministratore, dove sta scritto che la proprietà dei terreni a Parco debba essere comunale per forza? Per quale motivo i terreni agricoli non dovrebbero restare a coltivi? L'agricoltura ha modellato il paesaggio italiano (leggiti il fondamentale Storia del paesaggio agrario italiano di Emilio Sereni) e non c'è compensazione possibile alla distruzione di un ambiente di grande valore storico e paesistico come appunto sono il Parco Visconteo e quello della Vernavola. Bene, dopo aver chiesto e ottenuto l'autorizzazione dalla Soprintendenza ai beni ambientali (è un atto obbligatorio) i parenti dell'ex presidente della Commissione urbanistica potranno cintare l'area con i loro paletti: ma a delimitare l'orto, stando ben attenti a non invadere il contiguo percorso ciclabile della Greenway, virtualmente comunale. Infatti il 9 novembre 2000 i proprietari hanno sottoscritto il preliminare per la vendita al Comune di quel tracciato; a sua volta il Comune ne ha deliberato l'acquisizione bonaria il 12 gennaio 2004 (delibera n. 1, Ettore Filippi figura tra i participanti alla seduta).
Come forse sai, a volte dice più il taciuto del detto: sull'esposto alla Procura da leone ruggente ti fai pecora silente, e da quelle carte ti mantieni prudentemente a distanza. Non è da te. Allora prova coraggiosamente a rivendicare anche quanto segue, rispondendo a 12 domande semplici semplici, senza omissioni o turamenti di naso.
1 – Come mai dopo che i proprietari nonché parenti di Artuso avevano chiesto l'edificabilità dell'area (osservazione n. 363 di Trabatti  e Danelli, respinta dai progettisti del Piano regolatore generale) il 24 gennaio 2002 i capogruppo di maggioranza propongono un emendamento a quell'osservazione  inteso a restringere il perimetro del Parco della Vernavola solo in corrispondenza di quella proprietà?
2 – Come mai il Consiglio comunale di Pavia il 21 luglio 2003 accolse integralmente tutte le modifiche d'ufficio proposte dalla Regione, comprese quelle riguardanti gli emendamenti che la Regione ha definito «surrettizi» (ovvero «sfraudolenti», «falsi», «arbitrari») e peraltro inoperanti, ma revocò espressamente solo 10 emendamenti?
3 – Come mai nella tavola 4.1 predisposta «in seguito all'integrale adeguamento alle proposte di modifica d'ufficio» regionali il perimetro del Parco della Vernavola – in corrispondenza della proprietà Trabatti-Danelli – coincide con la restrizione proposta dall'emendamento proposto dai capigruppo della maggioranza e bocciato dalla Regione, in quanto modifica «surrettizia» al Prg?
4 – Come mai invece nella Tavola 6.1 predisposta «in seguito all'integrale adeguamento alle modifiche d'ufficio» regionali il perimetro del Parco della Vernavola coincide col perimetro del solco vallivo anche in corrispondenza delle proprietà Trabatti-Danelli?
5 – Come mai nella Commissione urbanistica consiliare del 13 aprile 2010 il funzionario dell'Ufficio tecnico ha sostenuto che la tavola 6.1 è anteriore alla 4.1; che la proroga di efficacia del Prg di Pavia disposta in forza dell'art. 25 L. 12/2005 (che in realtà è una limitazione della durata del Prg altrimenti efficace a tempo indeterminato) comporta la proroga anche dei vincoli preordinati all'espropriazione, mentre è notorio che indipendentemente dalla durata del Prg i vincoli decadono improrogabilmente dopo 5 anni dall'approvazione del piano?
6 – Come mai lo stesso tecnico ha sostenuto che l'art. 36bis delle Note tecniche di attuazione del Prg, in materia di perequazione si applica anche in caso di decadenza dei vincoli preordinati all'espropriazione, adducendo che la norma suddetta reca solo un vincolo conformativo, cioè l'indice di edificabilità di 0,1 mc/mq, mentre questo indice si può applicare solo nel caso che il Comune accolga la proposta di perequazione del privato a sua volta ammissibile solo in presenza di vincoli preordinati all'espropriazione, così come rileva una sentenza della Corte Costituzionale?
7 – Come mai l'arch. Alessio – che in qualità di responsabile dell'Ufficio Tecnico comunale aveva proposto di sua iniziativa l'introduzione nella normativa di piano dell'art. 36bis – è stato poi incaricato da Trabatti e Danelli di progettare il piano di lottizzazione, due anni dopo il pensionamento anticipato?
8 – Come mai il Comune non ha avviato la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) in ordine alla lottizzazione Trabatti-Danelli, di indubbio e straordinario impatto ambientale, nonostante che la Giunta comunale di Pavia con deliberazione del 4 luglio 2008 n. 171 avesse recepito la direttiva 2001/42/UE Dlgs n. 152/2006?
9 – Come mai è stato più volte sostenuto che il piano di lottizzazione era necessario per acquisire i terreni indispensabili per realizzare la pista ciclabile Greenway lungo la Vernavola, mentre Trabatti e Danelli il 9 novembre 2000 si erano impegnati a cedere per euro 12.759,07 i terreni suddetti?
10 – Come mai i numerosi solleciti dei funzionari comunali a concludere la cessione non hanno avuto alcuna risposta ed alcun esito?
11 – Perché a Pavia nonostante la diminuzione della popolazione residente (da oltre 88.000 abitanti nel 1971 ai 71.000 attuali) e la presenza di 3.000 appartamenti sfitti (il dato è riferito dal Sunia) si continua a
costruire soprattutto nelle aree di pregio? Questo squilibrio tra offerta e domanda appare giustificato?
12 – Perché, nonostante che la stampa locale e nazionale abbia sottolineato la necessità di tutelare la Valle della Vernavola, che appartiene alla storia non solo di Pavia, ma anche d'Italia e d'Europa, i vari enti che dovrebbero tutelare il patrimonio naturale e artistico non hanno adottato nessuno dei provvedimenti che potrebbero porre fine una volta per tutte a qualsiasi tentativo di scempio?
Che fai, rispondi, o si deve concludere (e non lo si dica) che gli abusi a vantaggio di pochi sin qui documentati erano scelte consapevoli delle amministrazioni di destra e di sinistra alle quali inossidabilmente hai preso e ancora prendi parte? (G. G.)

L'affaire Vernavola è in Procura

24 aprile 2010

Ora almeno il quadro è chiaro. A Pavia sappiamo da chi è composto il trasversale partito dei cementificatori e dei faccendieri (il Partito democratico, la Lega, il Popolo delle Libertà) a cui nel Consiglio comunale si oppongono Insieme per Pavia e Italia dei Valori. I primi sono maggioranza tra le mura del Mezzabarba; i secondi lo sono tra la gente, tra chi vuole che il Parco della Vernavola resti così com'è.

Interesse pubblico o interessi? Chi gestisce davvero il Piano generale del territorio? Tutto regolare? Oltre al quadro, sembra chiara anche la cornice, ovvero la concertazione tra poli solo apparentemente opposti in tema di affari: di qua i vecchi padroni dell'urbanistica, faccendieri e rappresentanti di faccendieri con la tessera del Partito democratico; di là il nuovo che avanza. In realtà sono avanzi del vecchio: costruttori, affaristi, immobiliaristi in grado di muovere elettori, decretare fortune politiche, disarticolare vecchi centri di potere, promuoverne di nuovi secondo convenienza. È il cosiddetto voto a rendere, destinato a tradursi in urbanistica creativa alla Vernavola, o sulla Vigentina dalle parti del Marcione, o in Borgo Ticino poco oltre il Gravellone. Altre voci informate annunciano il passaggio di mano dei terreni agricoli dell'ospedale San Matteo, limitrofi al Carrefour, di cui l'assessore all'Urbanistica Fabrizio Fracassi (Lega Nord) ha recentemente annunciato la trasformazione a commerciale.Passeranno in mano a chi? Questo nome lo scriviamo sopra un foglio, da conservare in busta chiusa, a disposizione della Procura pavese.
Allora leggiamo – qui di seguito – la parte finale del documentato esposto presentato in Procura sabato 24 aprile da Irene Campari del Comitato Città&Legalità e da Walter Veltri di Insieme per Pavia. È un po' tecnico, ma ne vale la pena. (Giovanni Giovannetti)

[…] Il Consiglio comunale di Pavia il 19.04.2010 ha autorizzato una lottizzazione abusiva di terreni a scopo edificatorio in violazione di prescrizioni stabilite dalle seguenti leggi statali e regionali: Art. 11 comma 2 Legge regionale 12/2005, che subordina la perequazione all'approvazione del Piano di Governo del Territorio e ad ogni modo lo vieta nelle aree destinate all'agricoltura e in quelle non soggette a trasformazione urbanistica, come le fasce di 150 metri dalle sponde dei fiumi, che sono destinate alla tutela del paesaggio fluviale e alla salvaguardia delle acque dalla contaminazione provocata da un'urbanizzazione ravvicinata. Art. 2 L. 1187/1968, che prescrive la decadenza dei vincoli preordinati all'espropriazione in mancanza dei quali non è possibile la perequazione, modalità acquisitiva di terreni da parte dell'ente pubblico alternativa all'espropriazione. Art. 9 comma 1 lettera b) DPR 06.06.2001 n. 380 (già art. 4 comma 8 lett. a) L 10/1977), che in caso di decadenza dei vincoli preordinati all'espropriazione o dei vincoli di inedificabilità fino all'approvazione del piano attuativo consente – nelle aree esterne al perimetro del centro abitato – l'edificazione di 0,03 metri cubi per metroquadrato. Art. 4, disp. sulla legge in generale secondo cui le norme regolamentari come gli artt. 36 e 36bis delle N.T.A. Del PRG non possono contenere prescrizioni contrarie a disposizioni di legge. Dunque, l'art. 36 N.T.A. Del PRG non poteva anticipare disposizioni di legge necessarie in materia di perequazione; gli artt. 36 e 36bis non possono regolare la perequazione in contrasto con l'art. 11 Legge regionale 12/2005. Art. 30 comma 1 DPR n. 380/2001, che vieta la trasformazione di terreni a scopo edilizio abusiva, cioè in violazione delle prescrizioni stabilite dalle leggi statali e regionali. Art. 44 lettera c) DPR 06.06.2001 n. 380, che sanziona penalmente il divieto suddetto, con la conseguenza che deve essere disposto il sequestro preventivo del cantiere in caso di inizio della trasformazione abusiva.
Peraltro è forse necessaria un'indagine più approfondita in merito ai seguenti punti, la quale potrebbe comportare l'accertamento di altri fatti penalmente rilevanti:
– Come mai il 24.01.2002 i capogruppo di maggioranza propongono un emendamento all'osservazione n. 363, respinta dai progettisti del piano, inteso a restringere il perimetro del Parco della Vernavola solo in corrispondenza alla proprietà Trabatti-Danelli, mentre in tutto il tratto settentrionale della Valle il perimetro del Parco della Vernavola coincide con il perimetro del solco vallivo o lo supera?
– Come mai il Consiglio comunale di Pavia il 21.07.2003 accolse integralmente tutte le modifiche d'ufficio proposte dalla Regione, comprese quelle riguardanti gli emendamenti surrettizi peraltro inoperanti, ma revocò espressamente solo 10 emendamenti?
– Come mai nella tavola 4.1 predisposta «in seguito all'integrale adeguamento alle proposte di modifica d'ufficio» regionali il perimetro del Parco della Vernavola – in corrispondenza della proprietà Trabatti-Danelli – coincide con la restrizione proposta dall'emendamento Adavastro, nonostante che la Regione avesse dichiarato inoperanti tutti gli emendamenti dei Consiglieri comunali?
– Come mai invece nella Tavola 6.1 predisposta del pari «in seguito all'integrale adeguamento alle modifiche d'ufficio» regionali il perimetro del Parco della Vernavola coincide col perimetro del solco vallivo anche in corrispondenza delle proprietà Trabatti-Danelli?
– Come mai nella Commissione urbanistica consiliare del 13 aprile 2010 il funzionario dell'Ufficio tecnico ha sostenuto che la tavola 6.1 è anteriore alla 4.1; che la proroga di efficacia del PRG di Pavia disposta in forza dell'art. 25 L. 12/2005 (che in realà è una limitazione della durata del PRG altrimenti efficace a tempo indeterminato) comporta la proroga anche dei vincoli preordinati all'espropriazione, mentre è notorio che indipendentemente dalla durata del PRG i vincoli decadono improrogabilmente dopo 5 anni dall'applicazione del piano?
– Come mai lo stesso tecnico ha sostenuto che l'art. 36bis N.T.A. Del PRG in materia di perequazione si applica anche in caso di decadenza dei vincoli preordinati all'espropriazione, adducendo che la norma suddetta reca solo un vincolo conformativo, cioè l'indice di edificabilità di 0,1 mc/mq, mentre questo si può applicare solo nel caso che il Comune accolga la proposta di perequazione del privato a sua volta ammissibile solo in presenza di vincoli preordinati all'espropriazione, come rileva la Corte Costituzionale nella sentenza citata a pagina 3?
– Come mai l'arch. Alessio, che in qualità di responsabile dell'Ufficio Tecnico comunale aveva proposto di sua iniziativa l'introduzione nella normativa di piano dell'art. 36Bis, è stato incaricato da Trabatti e Danelli di progettare il piano di lottizzazione due anni dopo il pensionamento anticipato?
– Come mai il Comune non ha avviato la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) Trabatti-Danelli, di indubbio e straordinario impatto ambientale, nonostante che la Giunta comunale di Pavia con deliberazione 04.07.2008 n. 171 avesse recepito la direttiva 2001/42/UE Dlgs n. 152/2006?
9 – Come mai è stato più volte sostenuto che il piano di lottizzazione era necessario per acquisire i terreni indispensabili per realizzare la pista ciclabile lungo la Vernavola, nentre Trabatti e Danelli il 09.11.2000 si erano impegati a cedere per euro 12.759,07 i terreni suddetti?
– Come mai i solleciti dei funzionari comunali a concludere la cessione non hanno avuto alcuna risposta ed alcun esito?
Il presente esposto viene inviato per conoscenza anche ai Procuratori Gen
erali della Corte d'Appello e della Cassazione non certo per sfiducia nel Procuratore della Repubblica di Pavia, la cui sensibilità per i valori costituzionali abbiamo più volte riscontrata e apprezzata, ma per via di interrogativi che richiedono – a nostro parere – indagini a livelli superiori a quello locale.
– Perché a Pavia nonostante la diminuzione della popolazione residente (da oltre 88.000 abitanti nel 1971 ai 71.000 attuali) e la presenza di 3.000 appartamenti sfitti (il dato è riferito dal SUNIA) si continua a costruire soprattutto nelle aree di pregio? Questo squilibrio tra offerta e domanda appare giustificato?
– Perché, nonostante che la stampa locale e nazionale abbia sottolineato la necessità di tutelare la Valle della Vernavola, che appartiene alla storia non solo di Pavia, ma anche d'Italia e d'Europa, i vari enti che dovrebbero tutelare il patrimonio naturale e artistico non hanno adottato nessuno dei provvedimenti che potrebbero porre fine una volta per tutte a qualsiasi tentativo di scempio?
I sottoscritti Irene Campari e Walter Veltri dichiarano di agire in sostituzione del Comune di Pavia ai sensi dell'art. 9 Dlgs 267/2000 in quanto cittadini elettori del Comune di Pavia, intendendo costituirsi parte civile in sostituzione del Comune di Pavia, il quale è parte offesa, per il risarcimento dei danni arrecati al Comune dall'eventuale esecuzione della lottizzazione abusiva o da altri reati che il Procuratore della Repubblica avesse a ravvisare nei fatti esposti o nelle indagini conseguenti. Dichiarano che segnaleranno immediatamente al Procuratore della Repubblica l'inizio dei lavori abusivi al fine di consentire immediato sequestro preventivo dell'area.

L’affaire Vernavola è in Procura

23 aprile 2010

Ora almeno il quadro è chiaro. A Pavia sappiamo da chi è composto il trasversale partito dei cementificatori e dei faccendieri (il Partito democratico, la Lega, il Popolo delle Libertà) a cui nel Consiglio comunale si oppongono Insieme per Pavia e Italia dei Valori. I primi sono maggioranza tra le mura del Mezzabarba; i secondi lo sono tra la gente, tra chi vuole che il Parco della Vernavola resti così com’è.
Interesse pubblico o interessi? Chi gestisce davvero il Piano generale del territorio? Tutto regolare? Oltre al quadro, sembra chiara anche la cornice, ovvero la concertazione tra poli solo apparentemente opposti in tema di affari: di qua i vecchi padroni dell’urbanistica, faccendieri e rappresentanti di faccendieri con la tessera del Partito democratico; di là il nuovo che avanza. In realtà sono avanzi del vecchio: costruttori, affaristi, immobiliaristi in grado di muovere elettori, decretare fortune politiche, disarticolare vecchi centri di potere, promuoverne di nuovi secondo convenienza. È il cosiddetto voto a rendere, destinato a tradursi in urbanistica creativa alla Vernavola, o sulla Vigentina dalle parti del Marcione, o in Borgo Ticino poco oltre il Gravellone. Altre voci informate annunciano il passaggio di mano dei terreni agricoli dell’ospedale San Matteo, limitrofi al Carrefour, di cui l’assessore all’Urbanistica Fabrizio Fracassi (Lega Nord) ha recentemente annunciato la trasformazione a commerciale.Passeranno in mano a chi? Questo nome lo scriviamo sopra un foglio, da conservare in busta chiusa, a disposizione della Procura pavese.

Allora leggiamo – qui di seguito – la parte finale del documentato esposto presentato in Procura sabato 24 aprile da Irene Campari del Comitato Città&Legalità e da Walter Veltri di Insieme per Pavia. È un po’ tecnico, ma ne vale la pena. (Giovanni Giovannetti)–br–

[…] Il Consiglio comunale di Pavia il 19.04.2010 ha autorizzato una lottizzazione abusiva di terreni a scopo edificatorio in violazione di prescrizioni stabilite dalle seguenti leggi statali e regionali: Art. 11 comma 2 Legge regionale 12/2005, che subordina la perequazione all’approvazione del Piano di Governo del Territorio e ad ogni modo lo vieta nelle aree destinate all’agricoltura e in quelle non soggette a trasformazione urbanistica, come le fasce di 150 metri dalle sponde dei fiumi, che sono destinate alla tutela del paesaggio fluviale e alla salvaguardia delle acque dalla contaminazione provocata da un’urbanizzazione ravvicinata. Art. 2 L. 1187/1968, che prescrive la decadenza dei vincoli preordinati all’espropriazione in mancanza dei quali non è possibile la perequazione, modalità acquisitiva di terreni da parte dell’ente pubblico alternativa all’espropriazione. Art. 9 comma 1 lettera b) DPR 06.06.2001 n. 380 (già art. 4 comma 8 lett. a) L 10/1977), che in caso di decadenza dei vincoli preordinati all’espropriazione o dei vincoli di inedificabilità fino all’approvazione del piano attuativo consente – nelle aree esterne al perimetro del centro abitato – l’edificazione di 0,03 metri cubi per metroquadrato. Art. 4, disp. sulla legge in generale secondo cui le norme regolamentari come gli artt. 36 e 36bis delle N.T.A. Del PRG non possono contenere prescrizioni contrarie a disposizioni di legge. Dunque, l’art. 36 N.T.A. Del PRG non poteva anticipare disposizioni di legge necessarie in materia di perequazione; gli artt. 36 e 36bis non possono regolare la perequazione in contrasto con l’art. 11 Legge regionale 12/2005. Art. 30 comma 1 DPR n. 380/2001, che vieta la trasformazione di terreni a scopo edilizio abusiva, cioè in violazione delle prescrizioni stabilite dalle leggi statali e regionali. Art. 44 lettera c) DPR 06.06.2001 n. 380, che sanziona penalmente il divieto suddetto, con la conseguenza che deve essere disposto il sequestro preventivo del cantiere in caso di inizio della trasformazione abusiva.

Peraltro è forse necessaria un’indagine più approfondita in merito ai seguenti punti, la quale potrebbe comportare l’accertamento di altri fatti penalmente rilevanti:

– Come mai il 24.01.2002 i capogruppo di maggioranza propongono un emendamento all’osservazione n. 363, respinta dai progettisti del piano, inteso a restringere il perimetro del Parco della Vernavola solo in corrispondenza alla proprietà Trabatti-Danelli, mentre in tutto il tratto settentrionale della Valle il perimetro del Parco della Vernavola coincide con il perimetro del solco vallivo o lo supera?

– Come mai il Consiglio comunale di Pavia il 21.07.2003 accolse integralmente tutte le modifiche d’ufficio proposte dalla Regione, comprese quelle riguardanti gli emendamenti surrettizi peraltro inoperanti, ma revocò espressamente solo 10 emendamenti?

– Come mai nella tavola 4.1 predisposta «in seguito all’integrale adeguamento alle proposte di modifica d’ufficio» regionali il perimetro del Parco della Vernavola – in corrispondenza della proprietà Trabatti-Danelli – coincide con la restrizione proposta dall’emendamento Adavastro, nonostante che la Regione avesse dichiarato inoperanti tutti gli emendamenti dei Consiglieri comunali?

– Come mai invece nella Tavola 6.1 predisposta del pari «in seguito all’integrale adeguamento alle modifiche d’ufficio» regionali il perimetro del Parco della Vernavola coincide col perimetro del solco vallivo anche in corrispondenza delle proprietà Trabatti-Danelli?

– Come mai nella Commissione urbanistica consiliare del 13 aprile 2010 il funzionario dell’Ufficio tecnico ha sostenuto che la tavola 6.1 è anteriore alla 4.1; che la proroga di efficacia del PRG di Pavia disposta in forza dell’art. 25 L. 12/2005 (che in realà è una limitazione della durata del PRG altrimenti efficace a tempo indeterminato) comporta la proroga anche dei vincoli preordinati all’espropriazione, mentre è notorio che indipendentemente dalla durata del PRG i vincoli decadono improrogabilmente dopo 5 anni dall’applicazione del piano?

– Come mai lo stesso tecnico ha sostenuto che l’art. 36bis N.T.A. Del PRG in materia di perequazione si applica anche in caso di decadenza dei vincoli preordinati all’espropriazione, adducendo che la norma suddetta reca solo un vincolo conformativo, cioè l’indice di edificabilità di 0,1 mc/mq, mentre questo si può applicare solo nel caso che il Comune accolga la proposta di perequazione del privato a sua volta ammissibile solo in presenza di vincoli preordinati all’espropriazione, come rileva la Corte Costituzionale nella sentenza citata a pagina 3?

– Come mai l’arch. Alessio, che in qualità di responsabile dell’Ufficio Tecnico comunale aveva proposto di sua iniziativa l’introduzione nella normativa di piano dell’art. 36Bis, è stato incaricato da Trabatti e Danelli di progettare il piano di lottizzazione due anni dopo il pensionamento anticipato?

– Come mai il Comune non ha avviato la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) Trabatti-Danelli, di indubbio e straordinario impatto ambientale, nonostante che la Giunta comunale di Pavia con deliberazione 04.07.2008 n. 171 avesse recepito la direttiva 2001/42/UE Dlgs n. 152/2006?

9 – Come mai è stato più volte sostenuto che il piano di lottizzazione era necessario per acquisire i terreni indispensabili per realizzare la pista ciclabile lungo la Vernavola, nentre Trabatti e Danelli il 09.11.2000 si erano impegati a cedere per euro 12.759,07 i terreni suddetti?

– Come mai i solleciti dei funzionari comunali a concludere la cessione non hanno avuto alcuna risposta ed alcun esito?

Il presente esposto viene inviato per conoscenza anche ai Procuratori Generali della Corte d’Appello e della Cassazione non certo per sfiducia nel Procuratore della Repubblica di Pavia, la cui sensibilità per i valori costituzionali abbiamo più volte riscontrata e apprezzata, ma per via di interrogativi che richiedono – a nostro parere – indagini a livelli superiori a quello locale.

– Perché a Pavia nonostante la diminuzione della popolazione residente (da oltre 88.000 abitanti nel 1971 ai 71.000 attuali) e la presenza di 3.000 appartamenti sfitti (il dato è riferito dal SUNIA) si continua a costruire soprattutto nelle aree di pregio? Questo squilibrio tra offerta e domanda appare giustificato?

– Perché, nonostante che la stampa locale e nazionale abbia sottolineato la necessità di tutelare la Valle della Vernavola, che appartiene alla storia non solo di Pavia, ma anche d’Italia e d’Europa, i vari enti che dovrebbero tutelare il patrimonio naturale e artistico non hanno adottato nessuno dei provvedimenti che potrebbero porre fine una volta per tutte a qualsiasi tentativo di scempio?

I sottoscritti Irene Campari e Walter Veltri dichiarano di agire in sostituzione del Comune di Pavia ai sensi dell’art. 9 Dlgs 267/2000 in quanto cittadini elettori del Comune di Pavia, intendendo costituirsi parte civile in sostituzione del Comune di Pavia, il quale è parte offesa, per il risarcimento dei danni arrecati al Comune dall’eventuale esecuzione della lottizzazione abusiva o da altri reati che il Procuratore della Repubblica avesse a ravvisare nei fatti esposti o nelle indagini conseguenti. Dichiarano che segnaleranno immediatamente al Procuratore della Repubblica l’inizio dei lavori abusivi al fine di consentire immediato sequestro preventivo dell’area.

Palazzinari

21 aprile 2010
da Pavia, Walter Veltri *

Lunedì 19 aprile il Consiglio Comunale ha definitivamente approvato, con voto bipartisan Pd-Partito delle Libertà-Lega, il piano di lottizzazione denominato sulla “GreenWay”che prevede la costruzione di condomini e villette, in pieno Parco della Vernavola, sui terreni di proprietà dei familiari di Alberto Pio Artuso ex Consigliere comunale e presidente della Commissione territorio, attuale consigliere di amministrazione dell'Asm. A cosa serve costruire ancora immobili di edilizia privata e distruggere altro verde mentre in città quando, secondo il sindacato degli inquilini Sunia, ci sono tremila case invendute ed oltre settecento famiglie sono in attesa di ricevere un'abitazione a canone sociale?
Ai precedenti cementificatori della Giunta Capitelli si sono aggiunti gli attuali di Cattaneo, riuniti appassionatamente nel “Partito del cemento”. Almeno i quelli di prima si assumevano la responsabilità delle loro scelte urbanistiche scellerate, mentre gli attuali si trincerano dietro i consigli dei tecnici, a volte interessati, e i pareri illegali per giustificare l'approvazione del piano di lottizzazione che darà un colpo mortale all'unico polmone verde cittadino. Il giovane Sindaco (politicamente è vecchio decrepito) da presidente della Commissione territorio del Quartiere Pavia Ovest tuonava contro la cementificazione del suo quartiere.
Il capogruppo Bruni, l'attuale presidente della Commissione territorio Labate e l'Assessore Fracassi accusavano la Giunta Capitelli di favorire la speculazione nella Vernavola. Forse protestavano perché desideravano farla loro.
Quanto avvenuto non è che l'inizio della fine. Ora i palazzinari, complici la maggioranza e l'opposizione, potranno mettere le mani su queste aree pregiate e soddisfare i propri insani appetiti. Nulla potrà fermare la distruzione di questa oasi di verde. Inoltre di quel che resta del Parco Visconteo, dopo la costruzione del centro commerciale, dove nel 1525 si è combattuta la Battaglia di Pavia, non rimarrà che un pallido ricordo anche perché come ha anticipato l'Assessore “ambientalista” Fracassi le aree agricole attorno al Carrefour fino al carcere di Tor del Gallo cambieranno destinazione d'uso per consentire altri insediamenti commerciali. Ora si comprende la feroce opposizione dell’Assessore, in un incontro presso il Quartiere di Pavia Nord, alla creazione del Parco Visconteo chiesto dai cittadini presenti. Anche Sandro Bruni, durante un recente dibattito, ha comunicato che all'attuale lottizzazione ne seguiranno altre. L'opera di distruzione iniziata dalla precedente amministrazione di centro-sinistra verrà completata dall'attuale di centro-destra. Se non li fermeremo Pavia cambierà volto. L'avevano risparmiata i barbari, la distruggeranno i moderni barbari (assessore Galandra, cultore della Battaglia di Pavia e del Castello di Mirabello se ci sei batti un colpo).
Al termine di questa pervicace volontà distruttrice , ci ritroveremo una città coperta da una desolante distesa di cemento e disseminata da centri commerciali,terreno fertile per la criminalità organizzata.

* Lista civica Insieme per Pavia

La Vernavola e il suo bel Parco verde calcina

17 aprile 2010
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Ma la Lega Nord non è quella lega verde e dura, quella che tanto onesta pare? A Pavia pare invece che il verde Lumbàrd, ciapà la cadréga, si sia mescolato con il grigio del cemento. Questa è la strana storia dell'assessore all'Urbanistica Fabrizio Fracassi – un tempo pompiere, adesso piromane – e delle tante manine verdi sporche di calcina alzate a favore della cementificazione del Parco della Vernavola.
Poco importa della coerenza: roba da prima della prima Repubblica. Ma attenzione: qui va a finire che l'assessore verdelega Fracassi, che si tura il naso di fronte alle porcate «altrui», presto il naso dovrà sturarselo altrove. In settimana sarà consegnato alla Procura un esposto sulla cementificazione bipartisan di una parte pregevole del Parco della Vernavola (approvata da Pd, Pdl e Lega, con l'unico voto contrario del consigliere Ferloni di Insieme per Pavia), un polmone verde come il sangue dei padani. Caro Bossi e caro Maroni, scendete a sud del vostro impero, fermate dieci pavesi scelti a caso e chiedete loro se sono favorevoli o contrari al cemento che qui la Lega vorrebbe nel Parco. La “gente” si rivelerà coralmente contraria, anche perché non sono sondaggi sui campi Rom ma su ben altri campi. I verdi campi della padanissima verde valle della Vernavola ora a rischio di scempio, ignorando che fu luogo sacro ai Longobardi, seducenti colonizzatori (qui si combattevano le ordalìe, ovvero i giudizi di Dio) nonché ai francesi e agli spagnoli invasori (qui il 24 febbraio 1525 si decise la Battaglia di Pavia). Un luogo di forte connotazione naturalistica ricco di fontanili, risorgive, fauna e flora, attraversato da un corso d'acqua che scorre tra scarpate di erosione fluviale e coltivi e che segna – oggi come ieri – l'asse centrale del Parco Visconteo tra la città e la sua Certosa. Un luogo che i nostri amministratori (con la Lega a capofila) vogliono dare in pasto alle ruspe e alle betoniere, facendo un sol boccone di leggi e regolamenti, oltre che del buonsenso.
È solo un modo per introdurre l'argomento assai tedioso della lottizzazione “Sulla Greenway” andata in discussione martedì 13 aprile tra i membri della Commissione comunale Territorio (già, dimenticavo: Cari legaioli dei miei stivali, la Greenway l'è la s'trà 'renta la Vernàvula pra'ndà a pé o bici da Milàn fin'a … – comecazzo si scrive Varzi in dialetto? Vars? Varz? Vars! fin'a Vars), ovvero la illegale cementificazione del Parco (18 villette e 2 palazzine a pochi metri dal corso d'acqua) introdotta il 19 ottobre scorso da un voto ancora più illegittimo del Consiglio comunale. Tutto questo in ossequio inciuciato e scodinzolante ad Alberto Pio Artuso, influente ex consigliere comunale di centrosinistra nonché ex presidente della Commissione Territorio, i cui parenti sono proprietari di quell'area.
L'attuale presidente è Dante Labate (Pdl), a parole strenuo avversario dei palazzinari. Mentre l'assessore Fracassi (Lega Nord) lo ricordavamo – austero fustigatore dei balùba «calce e martello» – brandire dal Carroccio il suo spadùn contro la decadenza dei costumi e soprattutto degli scostumati: i palazzinari “rossi”, i profanatori del territorio vergine. Nominato assessore, il Fracassi dismette il saio del savonarola e passa a reggere il secchio del magüt.
In commissione Territorio l'hanno accompagnato Fabio Panighi e Angelo Moro, due “tecnici” più che temerari, al suo fianco come i carabinieri a Pinocchio, braccio destro e sinistro, le sue protesi, protesi come le due parti della stessa dentiera con in mezzo la lingua, la lingua che batte dove il dente duole. Infatti Fracassi ha taciuto quando lo avremmo voluto loquace, mentre Panighi e Moro hanno parlato, e li avremmo preferiti silenti. Ecco quello che hanno affermato. Secondo Panighi, d'accordo con Moro «i vincoli preordinati all'espropriazione decadono solo su richiesta del privato» (la perequazione è uno strumento alternativo all'espropriazione e va regolamentata per legge: no legge, no perequazione); secondo Moro, dopo la proroga del Piano regolatore generale da parte della Regione, il Piano «è tuttora vigente ed efficace fino al 30 marzo 2011». Di cosa stiamo parlando? E i vincoli? La Regione ha prorogato solo il Prg, non i vincoli, che decadono automaticamente dopo 5 anni. Moro e Panighi si rileggano l'articolo 2 della legge 1187: i vincoli «perdono ogni efficacia qualora entro 5 anni dalla data di approvazione del Prg non siano stati approvati i relativi piani particolareggiati ed autorizzati i piani di lottizzazione convenzionata». Di questi piani i cementificatori tuttora lamentano l'assenza. E a quando risale l'«approvazione del Prg»? Al 19 novembre 2003, data della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione. Secondo la Corte Costituzionale gli unici vincoli che non decadono sono i vincoli paesistico-ambientali come quelli indicati dalla Legge Galasso. Dunque (anche fingendo che l'area non appartenesse al Parco della Vernavola e nonostante la proroga regionale al Prg) i vincoli preordinati all'espropriazione – anche quelli ottenuti forzando o aggirando leggi e regolamenti (o manipolando carte: la Regione aveva definito «surrettizi» gli emendamenti al Prg pavese, ovvero «fraudolenti» «falsi» «arbitrari», rispedendoli poi al mittente) – tutti i vincoli espropriativi e di inedificabilità temporanea risultano decaduti nel 2008. Insomma, a Montemaino i cementificatori potranno far valere non più dell'indice di 0,03 metricubi per metroquadro, pari a 478,09 mq in superficie lorda di pavimento: un solo decimo di quanto preteso e indebitamente approvato dal Consiglio comunale nell'ottobre scorso. Detto altrimenti: la costruzione delle villette e delle palazzine si rivela in un'operazione sempre più scopertamente illegale, «e altre ne seguiranno», come hanno recentemente affermato il capogruppo Pdl Sandro Bruni e lo stesso Fracassi. Se ne riparlerà nel Consiglio comunale di lunedì 19 aprile. Se ne riparlerà, subito dopo, anche in Procura.

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Memorandum di Paolo Ferloni (Insieme per Pavia) al Consiglio comunale di Pavia per la seduta del 19 aprile 2010

1. L'art. 2 Legge 19.11.1968 n. 1187, recita: «Le indicazioni di PRG, nella parte in cui incidono su beni determinati e assoggettano i beni stessi a vincoli preordinati all'espropriazione o a vincoli che comportino l'inedificabilità, perdono ogni efficacia qualora entro 5 anni dalla data di approvazione del PRG non siano stati approvati i relativi piani particolareggiati ed autorizzati i piani di lottizzazione convenzionata».
La perdita di efficacia è immediata e non avviene a istanza del privato o dell'ente pubblico, non essendo consentito aggiungere alla legge norme di proprio gradimento. L'art. 2 citato prevede la decadenza:
a) – dei vincoli preordinati all'espropriazione;
b)- dei vincoli che subordinano l'edificabilità all'approvazione di piani particolareggiati di iniziativa pubblica o di piani di lottizzazione di esclusiva iniziativa privata.
Sui terreni di proprietà Trabatti-Danelli gravavano fino al 19.11.2008 sia i vincoli preordinati all'espropriazione, sia i vincoli che subordinavano l'edificazione a un piano di lottizzazione privata.

2. È da osservare preliminarmente che nel Prg di Pavia (approvato con modifiche d'ufficio dalla Regione Lombardia il 09.05.2003 n. VII/12961) è conforme alla deliberazione regionale e quindi efficace e operante solo la tavola 6.1, nella quale – in corrispondenza delle proprietà Trabatti-Danelli – il perimetro del Parco della Vernavola (cioè dell'area disciplinata dall'art. 22 N.T.A. del PRG) coincide col perimetro del solco vallivo e anzi a ovest del fiume supera quest'ultimo per un breve tratto.
È poi da rilevare che altre tavole in contrasto con la 6.1 approvate dopo la delibera regionale sono prive di qualsiasi efficacia in quanto non ripubblicate.
È vero che, nelle more di approvazione del PRG, il 24.01.2002 i capigruppo della maggioranza Adavastro, Meloni, Solerte e Agnes proposero un emendamento all'osservazione n. 363 dei Trabatti e Danelli quantunque non riproposta dopo la ripubblicazione della variante 05.07.2001, con la quale chiesero:
– «di modificare il perimetro del Parco della Vernavola» restringendolo a una fascia di circa 3 metri dall'una e dall'altra sponda del fiume, come indicato nella planimetria allegata all'emendamento;
– «di modificare l'azzonamento definendo quindi […] a verde attrezzato i sedìmi indicati in planimetria» cioè quelli contrassegnati da strisce oblique continue (allegato n. 5) che erano stati destinati in precedenza a Parco della Vernavola, disciplinato dall'art. 22 N.T.A., inperequabile e inedificabile, mentre come si è visto nel verde attrezzato era ammissibile l'edificazione con contestuale cessione al Comune di gran parte dell'area.
La restrizione del perimetro del Parco della Vernavola solo in corrispondenza delle proprietà Trabatti-Danelli non può che destare perplessità e richiedere chiarimenti in altre sedi.
Peraltro, la singolare procedura degli “emendamenti” destò lo stupore della Giunta regionale che, nella deliberazione 09.05.2003 n. VII/12961, rilevò senza mezzi termini: «si ricorda a codesta Amministrazione che eventuali modifiche apportate al PRG non discendenti direttamente dall'accoglimento dei pareri espressi da Enti sovraordinati o dall'accoglimento di osservazioni presentate ai sensi di legge, ma derivati da emendamenti o osservazioni presentate direttamente da membri dell'Amministrazione comunale o dell'Ufficio Tecnico comunale, costituiscono una modifica surrettizia (ovvero «fraudolenta» «falsa» «arbitraria») al progetto di Piano che comporta la ripubblicazione dello stesso. In assenza di tale ripubblicazione non operano le modifiche apportate al PRG in quanto da considerarsi illegittime».
È indubbio che la delibera regionale si riferisce a tutti gli emendamenti approvati, nessuno escluso. Le deliberazioni che approvano gli emendamenti non sono state ripubblicate, e pertanto questi sono tutti inoperanti.

3. Con deliberazione 21.07.2003 n. 51 il Consiglio comunale di Pavia deliberò «di accogliere integralmente la proposta di modifica d'ufficio del PRG del Comune di Pavia formulata dalla Giunta regionale con deliberazione n. VII/12961 del 09.05.2003» revocando espressamente solo dieci emendamenti. È evidente la contraddizione tra l'accoglimento integrale delle modifiche d'ufficio tra cui quella relativa all'emendamento “Adavastro” n. 73 e la limitazione della revoca, anche questa surrettizia, solo a 10 emendamenti.
Peraltro la volontà manifestata dal Consiglio comunale di accogliere integralmente le modifiche d'ufficio regionali e la mancata ripubblicazione di tutte le varianti apportate con gli emendamenti comportano la inoperatività di tutte queste varianti.

4. La zona disciplinata dall'art. 22 del PRG denominata Parco della Vernavola era inedificabile ai sensi dell'art. 36 comma 1Bis delle N.T.A. originarie riconfermate dall'art. 36bis comma 4 lett. c della variante normativa 13.06.2006.
Era inoltre preordinata all'espropriazione in forza dell'art. 22 N.T.A. comma 3: «Tali aree sono preordinate all'acquisizione diretta o all'assoggettamento all'uso pubblico da parte dell'Amministrazione secondo le modalità previste dalle presenti leggi».
La zona, disciplinata come area a parchi e verde attrezzato per servizi, era preordinata all'espropriazione in forza dell'art. 24 comma 2 N.T.A., che stabilisce: «sono computabili come aree a standard le superfici per le quali è prevista l'acquisizione da parte della Pubblica amministrazione o degli Enti istituzionalmente competenti alla realizzazione delle opere e quelle private per le quali è previsto l'assoggettamento all'uso pubblico nella quantità stabilita dai piani attuativi e concessioni convenzionate».
Il successivo comma 3 esclude che siano preordinate all'espropriazione le aree per servizi (istruzione, sanità, assistenza, centri civici religiosi, musei, biblioteche, parchi gioco, sport, parcheggi) soltanto «se gestite da Enti istituzionalmente competenti o da soggetti no-profit». Esse «costituiscono aree a standard, ma non sono soggette all'acquisizione da parte del Comune, né all'assoggettamento all'uso pubblico». Dunque, le aree di Trabatti-Danelli, che non sono enti istituzionalmente competenti o soggetti no-profit, erano preordinate all'espropriazione o alla perequazione, modalità acquisitiva alternativa, praticabile solo su aree preordinate all'espropriazione.
Non si devono confondere le c.d. previsioni urbanistiche conformative che riguardano «i limiti non ablatori […] quali i limiti di altezza, di cubatura o di superficie coperta, le distanze tra edifici, le zone di rispetto […] i diversi indici di edificabilità ovvero i limiti e rapporti previsti per zone territoriali omogenee e simili» (Corte Costituzionale, 20.05.1999 n.179) con il meccanismo di perequazione previsto dall'art. 36Bis del PRG che è alternativo all'espropriazione, è possibile solo in quanto i terreni siano gravati da vincoli preordinati all'espropriazione, avendo funzione indennitaria, e attribuisce al Comune il potere di consentire la edificazione o nella zona destinata a parco attrezzato o in altra zona esterna, mediante il trasferimento volumetrico.
L'articolo 36bis comma 7 stabilisce poi che l'intervento perequativo «deve essere realizzato nelle aree di superficie complessiva superiore a mq. 5
.000 mediante piano attuativo convenzionato». La disposizione conferma l'art. 6 del PRG, il quale recita: «per gli ambiti per i quali il PRG non fornisca schede normative, la trasformazione avviene attraverso piano attuativo esteso all'intero ambito».
Dunque, nel verde attrezzato l'edificazione negli ambiti di superficie superiore a 5.000 mq, come quello di Trabatti-Danelli, è subordinata a piano di lottizzazione convenzionata. Dunque anche il vincolo di inedificabilità è decaduto dal 19.11.2008, in forza dell'art. 2 Legge 1187/1968.

5. Con deliberazione 19.10.2009 n. 23 il Consiglio comunale di Pavia ha adottato un piano attuativo di iniziativa privata in applicazione del meccanismo della perequazione ai sensi dell'art. 36bis comma 1 N.T.A. del PRG che prevede la costruzione di 2 palazzine e 4 villette a circa 40 metri dalla sponda ovest della Vernavola e di 14 villette alla stessa distanza dalla sponda est del fiume, in aree classificate dalla tavola 6.1 come Parco della Vernavola (art. 22 e 36bis comma 4 lett. c N.T.A.) e nella tavola 4.1 come verde attrezzato (art. 24 e 36bis comma 1 N.T.A.)
Peraltro, l'azzonamento delle aree suddette nel PRG ormai è irrilevante dato che i vincoli preordinati all'espropriazione connessi a entrambe le due zone suddette sono decaduti – ai sensi dell'art. 2 comma 1 Legge 1187/1968 – dal 19.11.2008, cioè dal compimento di 5 anni dalla pubblicazione sul BURL del nuovo PRG di Pavia.
Nelle aree gravate da vincoli preordinati all'espropriazione o all'inedificabilità decaduti, si applica – ai sensi dell'art. 4 Legge 10/1977 – l'indice di 0,03 mc/mq. Sarebbe ammissibile dunque soltanto la costruzione di 1434,26 mc pari a 478,09 mq di superficie lorda di pavimento, e verosimilmente per uso agricolo. Ne deriva l'illegittimità radicale dell'adozione del piano attuativo – che consente una superficie di pavimento dieci volte superiore – in quanto intervenuta 11 mesi dopo la decadenza dei vincoli preordinati all'espropriazione o, in alternativa, alla perequazione, ovvero dei vincoli di inedificabilità temporanea.
Per di più l'adozione è divenuta inefficace in forza dell'art. 14 comma 4 L.R. 12/2005, modificato dall'art. 1 lett. d n.1 Legge regionale 14.07.2006 n. 12, essendo trascorsi oltre 60 giorni dalla scadenza del termine (28.01.2010) per la presentazione delle osservazioni. Non si applica il comma 8bis dell'art. 25 Legge regionale 12 perché riguarda solo i piani conformi al PRG vigente. In conclusione, l'approvazione del Piano Trabatti-Danelli è preclusa e i consiglieri che votassero a favore si assumerebbero gravi responsabilità.

Paolo Ferloni, consigliere comunale