Due pesi, due misure

Firme false certificate come vere alle Amministrative 2014
Ma il giudice Beretta alle Provinciali 2011…


da Pavia, Giovanni Giovannetti

In Procura a Pavia pare si siano accorti che alle elezioni Amministrative 2014 pubblici ufficiali come il consigliere comunale postfascista Francesco Irianni hanno certificato per vere anche firme di elettori da tempo defunti e tornati tra i vivi per sostenere “Ricostruire Pavia”, lista prossima a Forza Nuova (Irianni ha ieri avanzato la richiesta di patteggiamento). Non bastassero gli zombies, tra i firmatari viventi pro-neonazi figurava persino Marcello Simonetta, Rifondazione comunista, candidato di Sinistra per Pavia alle stesse “comunali”; da lui era partita la denuncia.
Francesco Irianni sostiene d’aver certificato il falso «in buona fede»: “falso elettorale”, come dire, “a sua insaputa”. Quasi un ossimoro (buone solo cinque firme su quarantasette) e ora per lui butta male: se ne può fare un’idea leggendo le Motivazioni della recente sentenza del giudice Monica Amicone sulle 723 firme false in sostegno della Lista Formigoni alle elezioni regionali 2010, che ha visto la condanna a 2 anni e 9 mesi dell’ex presidente della provincia di Milano Guido Podestà e dei quattro consiglieri provinciali finto-certificatori. Secondo il giudice, «le condotte realizzate hanno posto in essere artifici idonei ad inficiare la regolarità delle operazioni di voto, che avrebbero potuto essere annullate per questo motivo … la vicenda che è emersa dall’ampia istruttoria dibattimentale dà conto della spregiudicatezza con la quale pubblici ufficiali, dotati di poteri certificativi in quanto consiglieri provinciali, hanno posto in essere condotte contrarie ai loro doveri d’ufficio, attestando come vere sottoscrizioni non apposte in loro presenza, e falsamente attestando di aver provveduto alla identificazione dei sottoscrittori». Per la Amicone si tratta di una vicenda di «peculiare gravità» poiché il bene tutelato dal reato di falso elettorale è di «rango particolarmente elevato, intimamente connesso al principio democratico della rappresentatività popolare, in quanto si ripercuote sul regolare svolgimento delle operazioni elettorali e sul libero ed efficace esercizio del diritto di voto». Le firme false «hanno impedito il libero diritto di scelta, da parte dei sostenitori delle candidature, rispetto alle quali ciascun sottoscrittore, sia pur simpatizzante, può decidere liberamente di apporre o no la propria firma».
Insomma, per Irianni tira una brutta brutta aria. Ma come dimenticare il precedente delle elezioni Provinciali 2011: nel consegnare in Comune le firme in sostegno di Insieme per Pavia, Stefania Vilardo (tra i coordinatori del movimento civico ambientalista) scopre che proprio lei figura tra i firmatari di altre due liste: un improbabile “Movimento liberale popolare europeo” e l’altrettanto fantomatica lista “Per un’Italia futura”. Firme false, presentate a sua insaputa. Oltre a lei che vive e lotta, anche allora tra i fantomatici sostenitori si incontravano persone decedute da molto tempo eppure, dall’aldilà, sostenitori delle suddette liste e di altre ancora. La stessa Vilardo all’epoca dei misfatti presentò tempestiva denuncia al Tribunale pavese: rigettato dal giudice Cesare Beretta. Nessun falso ideologico, niente falso elettorale, nessuna conseguenza, poiché tutto era a norma (madama la Marchesa).

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