Il buco nel Petrolio

3 marzo 2022 by

di Giovanni Giovannetti

Stamane ho potuto finalmente leggere quanto di nuovo offre la bella edizione del Petrolio pasoliniano curata da Maria Careri e da Walter Siti, che aggiunge alcune pagine deliberatamente e inopinatamente cassate nelle edizioni precedenti, tante note esplicative e le ghiotte postfazioni dei curatori.
Petrolio è ora un volume di oltre ottocento pagine comprensive – data la mole non poteva essere altrimenti – di qualche insignificante e quindi accettabile manchevolezza (ad es., alla nota 23 di p. 751, Luigi Castoldi – e non Castaldi –, classe 1929, non era un partigiano di Cefis; e alla nota 56, Roscio e Negro sono soprattutto i soprannomi di Franco Giuseppucci e Giovanni Girlando, due componenti apicali della costituenda banda della Magliana). Ma stiamo parlando di un libro che offre davvero molto. Fra l’altro, torna al suo posto una fondamentale pagina dal titolo Per la carriera di “Carlo”, scritta a Chia nell’agosto 1974, inopinatamente espunta dalle edizioni precedenti, là dove Pasolini scrive chiaro e tondo che Carlo I (lo scisso ingegnere petrolchimico Carlo Valletti, protagonista dell’incompiuto romanzo) «Aiuta Cefis nell’assassinio di Mattei». Più avanti in questa pagina Pasolini fa un accenno ai due discorsi di Cefis al momento in suo possesso, precisando che «I due pilastri entro cui si dispone la bizzarra materia sono il discorso agli Allievi dell’Accademia di Modena e il discorso al Centro Alti Studi Militari di Cefis». Quindi, conclude Siti, i discorsi che Pasolini prevede di pubblicare tra la prima e la seconda parte di Petrolio sono due e non tre, e puntualmente li troviamo tra i “Documenti” in fondo al libro. Tutto chiaro, o almeno così parrebbe, se non per il fatto… Leggi il seguito di questo post »

Petrolio

1 marzo 2022 by

di Giovanni Giovannetti

pasolini  

Il 3 marzo 2022 arriva finalmente in libreria per Garzanti una nuova versione del pasoliniano Petrolio, a cura di Maria Careri e di Walter Siti. Questa edizione propone alcune significative novità; in particolare, torna al suo posto una pagina deliberatamente eliminata dall’edizione Einaudi del 1992, eppure fondamentale «non solo per l’affermazione netta sulla responsabilità di Cefis nell’omicidio di Mattei», come scrive Siti il 26 febbraio 2022 su “Tuttolibri”, «ma anche perché vi si chiarisce quali discorsi di Cefis (due e non tre) Pasolini volesse inserire nel testo».
Espunta la pagina su Cefis, dall’edizione 1992 di Petrolio spariscono anche i discorsi ad essa collegati: che restassero a prender polvere tra le carte di Pasolini al fiorentino Gabinetto Vieusseux, anche se lo scrittore avrebbe voluto inserirli tra la prima e la seconda parte di questa sua magmatica opera incompiuta.
Cosa alimenta questi postumi timori? Nel 1992, l’anno in cui viene pubblicato Petrolio, Pasolini era morto da diciassette anni e Cefis è “esule” a Zurigo. E quando nel 2005 esce l’edizione negli Oscar Mondadori, Cefis era ormai passato a miglior vita; ma da queste parti il fantasma dell’omone di Cividale incute ancora paura, e la paura è un sentimento durevole e pervasivo. Vietato quindi anche solo accennare, anche semplicemente in nota al libro, all’indagine di Vincenzo Calia, da poco conclusa, sulla tragica fine di Mattei (un divieto, si mormora, imposto dagli eredi di Pasolini). E dire che questo magistrato-filologo era stato il primo a segnalare, nel 2003, i ricalchi da Questo è Cefis (il “misterioso” libro di un fantomatico Giorgio Steimetz) rintracciabili nell’incompiuto Petrolio.
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Siamo tutti europei

1 marzo 2022 by

Fossi in Russia sarei con quelli che a San Pietroburgo sono scesi in piazza contro la guerra. Contro tutte le guerre, anche quelle che vengono ignorate dai media, e per ricordare quelle da poco concluse (in Iraq, in Libia, in Somalia, in Afghanistan, in Siria, nei Balcani…), vedi caso fomentate dagli stessi “esportatori di democrazia” che, eludendo accordi e buon senso, negli ultimi trent’anni hanno irresponsabilmente tirato la corda, avvicinando alla Russia le loro basi missilistiche, entro pericolosi e superati modelli da “guerra fredda”. Sono gli stessi che ora manifestano la loro indignazione (solo quella) a fronte della reazione, terroristica e criminale quanto si vuole, ma prevedibile, di Putin. Non si tira la corda né si provoca chi dispone di un arsenale con oltre diecimila testate nucleari. E se le parole hanno un senso, è dal 2007 che Mosca avverte l’Occidente che non avrebbe più tollerato l’espansionismo della Nato nell’Est europeo. E poiché ormai si fa un uso strategico dell’informazione – come se l’Occidente e solo l’Occidente fosse nel giusto – provo allora a riproporre questa lucida analisi di Barbara Spinelli, uscita sul “Fatto quotidiano” il 26 febbraio scorso. Altiero Spinelli, il padre di Barbara, è stato uno degli autori del Manifesto di Ventotene: lui avrebbe voluto un’Europa dei popoli (non questa, impotente e anemica, dei banchieri e delle aristocrazie finanziarie) e una difesa comune europea, non più delegata agli americani. Rileggiamolo. (G. G.)

mappa nato

Una guerra nata dalle troppe bugie di Barbara Spinelli

Paragonando l’invasione russa dell’Ucraina all’assalto dell’11 settembre a New York, Enrico Letta ha confermato ieri in Parlamento che le parole gridate con rabbia non denotano per forza giudizio equilibrato sulle motivazioni e la genealogia dei conflitti nel mondo. Leggi il seguito di questo post »

Il cerchio magico

21 febbraio 2022 by

di Giovanni Giovannetti

Questa è la strana storia di un gruppo di potere semi-clandestino, aristocratico, “atlantico”, sconosciuto in Italia e fautore di una “strategia della tensione” in orbita europea.

Andreotti

Lo chiamavano gruppo Cercle, e per meglio chiarire affrontiamolo a partire dal suo motto: «Cercle si prende cura di tutto ciò che, direttamente o indirettamente, può rafforzare il carattere conservatore dell’Europa in divenire: difesa dell’Africa australe, antisovietismo permanente, apertura alla Spagna franchista…». Il gruppo associa politici, diplomatici e uomini di intelligence di alto profilo accomunati da un radicale atlantismo. Si tratta di uno dei più influenti, esclusivi e riservati club politici d’Occidente.
Formatosi negli anni Cinquanta, il Cercle era nato per cementare le relazioni franco-tedesche durante la “guerra fredda”. Ma nel corso degli anni diventò molto di più, sostenendo cause di destra in tutto il mondo e rivelandosi un punto di riferimento riservato per circa settanta politici, uomini d’affari, polemisti e personale dei servizi diplomatici e di sicurezza. Al Cercle si aderiva per invito e a tutti era chiesto di mantenere il segreto. Leggi il seguito di questo post »

«Parlami di te…»

18 febbraio 2022 by

Un ricordo di Mino Milani

di Giovanni Giovannetti

Mino Milani

«Non ti offendi se non ti accompagno…» Me lo dice salutandomi, in quel nostro ultimo incontro di qualche settimana fa. Complice la pandemia ci si vedeva ormai di rado ma ci si vedeva, per due chiacchiere su come va il mondo o per le bozze dei libri da mandare in stampa o per quelli solo da immaginare. A mezzogiorno la conversazione proseguiva davanti a un piatto fumante e poi in soggiorno, se d’inverno intorno al camino acceso, sorseggiando una grappa.

Quel nostro primo incontro

Sarà stato il 1975 e a quell’epoca collaboravo in veste di fotogiornalista alle testate del gruppo “Corriere della Sera”. Leggi il seguito di questo post »

Ciao, Mino

10 febbraio 2022 by

di Giovanni Giovannetti

La notizia è di quelle tristi. Poco fa è mancato Mino Milani. Con Salgari è stato il più grande scrittore d’avventura del Novecento italiano.
Novantaquattro anni e una vita vissuta pienamente. Nato a Pavia il 3 febbraio 1928, qualche giorno fa Mino Milani aveva sobriamente festeggiato il compleanno nella sua abitazione di piazza San Pietro in Ciel d’Oro, pranzando con la cognata Anna e i nipoti Marcella e Carlo. Fisicamente non era messo bene, ma lo sorreggeva una invidiabile lucidità.
Le sue giornate si fa presto a raccontarle: sveglia alle sette, colazione, uno sguardo ai giornali, quattro chiacchiere in famiglia, la visita di qualche amico e per Mino si è già fatto mezzogiorno, l’ora per un pranzo leggero e poi un liquore digestivo davanti al camino, la “pennica”, la fisioterapia e la lettura di qualche classico o di un libro di storia. Scrivere ormai gli costava fatica e, dati i tempi, le uscite pomeridiane o serali erano da evitare; così Mino ne approfittava per fare ordine tra le sue carte o per godersi il calore del camino acceso o un film tra amici.

1928, l’altro ieri

L’altro ieri il termometro ha lambito i venti gradi. In quel 3 febbraio di novantaquattro anni fa invece nevicava fitto fitto. Leggi il seguito di questo post »

13 dicembre 1981. L’ordine regna a Varsavia

17 dicembre 2021 by

Cade in questi giorni il quarantesimo anniversario del colpo di Stato militare in Polonia.
di Giovanni Giovannetti

La notte tra sabato 12 e domenica 13 dicembre 1981 in Polonia scatta la repressione. Verso mezzanotte, i reparti speciali della milicja irrompono nella sede di Solidarność. in tutto il Paese sono arrestati gli oppositori del regime. A Gdańsk vengono incarcerati tutti i sindacalisti. Si vedono i carri armati percorrere le strade. Verso le 2 di notte, è tutto finito. alle 6 di mattina, per circa 20 minuti, il generale Jaruzelski parla alla radio: annuncia la costituzione di un consiglio militare di sicurezza nazionale e proclama la legge marziale. Il discorso del primo ministro viene ripetuto più volte durante la domenica: «cittadini e cittadine della Repubblica popolare polacca», scandisce con sguardo algido il generale plenipotenziario, «mi rivolgo a voi come soldato e come capo del governo polacco. Mi rivolgo a voi per motivi di gravissima importanza. la nostra patria è sull’orlo dell’abisso. Il patrimonio di generazioni, l’edificio polacco, risorto dalle ceneri della guerra, viene nuovamente distrutto. Le strutture dello Stato hanno cessato di funzionare. All’economia agonizzante vengono inferti nuovi colpi. Leggi il seguito di questo post »

«Il peso del sacrificio che il partito ti chiede»

9 dicembre 2021 by

Una lettera inedita di Aldo Moro a Enrico Mattei pochi giorni prima della tragedia di Bascapè
di Giovanni Giovannetti

lettera Moro

La morte violenta del presidente dell’Eni Enrico Mattei resiste tra i misteri insoluti della più recente storia italiana. Il 27 ottobre 1962 il bireattore che lo porta da Catania a Milano esplode nel cielo di Bascapè, poco distante dall’aeroporto di Linate, per una bomba innescata dall’apertura del carrello d’atterraggio: «Il cielo era rosso, bruciava come un grande falò, e le fiammelle scendevano tutt’attorno», riferiranno alcuni contadini del posto.
Erano in molti a volerlo eliminare: la Cia, le principali compagnie petrolifere private, l’Oas francese, i Servizi inglesi, settori di Confindustria e ambienti politici italiani. Leggi il seguito di questo post »

L’agente francese

4 dicembre 2021 by

di Giovanni Giovannetti

La strana storia che accomuna due libri usciti nel 1968 e nel 1970 (un saggio e un quasi romanzo) a ciò che sulla morte di Enrico Mattei un magistrato benemerito ha potuto accertare solo trent’anni dopo.

La morte del presidente dell’Eni Enrico Mattei il 27 ottobre 1962 (il bireattore sul quale viaggiava tra Catania e Milano esplode in volo sopra Bascapè) resiste tra i misteri insoluti della recente storia italiana. Erano in molti a volerlo morto: la Cia, le principali compagnie petrolifere private, l’Oas francese, i Servizi inglesi, settori di Confindustria e ambienti politici italiani. Ma va sempre più profilandosi un’altra verità, quella storia a cui fa cenno Paolo Morando nel denso capitolo finale del suo libro su Eugenio Cefis (Laterza, 2021) e di nuovo oggi, in un ampio articolo che trovate sul settimanale “l’Essenziale”.
Veniamo ai fatti. Secondo l’assai informato Philippe Thiraud de Vosjoli (è stato l’uomo di collegamento tra i Servizi francesi e la Cia, colui che avverte gli americani dei missili sovietici a Cuba e i francesi delle infiltrazioni sovietiche ai più alti livelli della Repubblica), a sabotare l’aereo di Mattei all’aeroporto di Catania sarebbe stato «Laurent», un appartenente al “Comitato”, un segmento “coperto” dello Sdece (il controspionaggio francese) vocato all’eliminazione fisica degli avversari. Questo defilato segmento è retto da una commissione al cui vertice, scrive lo spione francese in Le Comitè – un libro del 1975, mai uscito in Italia – sederebbe nientemeno che il primo ministro francese (e futuro presidente della Repubblica) Georges Pompidou.

Nome di battaglia “Laurent”

La mattina del 27 ottobre, “Laurent” sarebbe salito sull’aereo di Mattei senza essere notato, riuscendo a manipolare l’altimetro oppure collegando la bomba all’anemometro (quest’ultima è una tecnica di sabotaggio molto diffusa; la si trova anche nei manuali Oss dell’ultima guerra). Leggi il seguito di questo post »

Alluvioni

22 novembre 2021 by

Aree inondabili in Italia: uno studio per prevenire le alluvioni
di Paolo Ferloni

È stato presentato dal Ministero per la Transizione Ecologica il 17 Novembre scorso a Roma alla stampa e agli operatori ambientali il Rapporto sulle condizioni di pericolosità da alluvione in Italia e indicatori di rischio associati predisposto dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A). Ricco di tabelle e grafici, il testo mira a dare un quadro generale delle conoscenze sulle condizioni di pericolosità e di rischio di alluvioni nel Paese, nel contesto più ampio del dissesto idrogeologico, entro il quale i fenomeni più appariscenti sono proprio le alluvioni.
Esse non soltanto hanno impatti particolarmente gravi sul territorio, ma minacciano di diventare sempre più frequenti a seguito dei cambiamenti climatici e degli eventi catastrofici che questi inducono sul pianeta. I climatologi ormai avvertono che se si studia l’ andamento delle piogge si assiste, anche in varie regioni italiane, a mesi, se non stagioni intere, di siccità, a cui fanno seguito improvvisi temporali massici che lasciano cadere in poche ore, o giorni, quantità di acqua pari a quelle che in passato scendevano in un anno intero, come è accaduto da ultimo anche in Sicilia.
Partendo dalla normativa di riferimento, e in particolare da come il dissesto idrogeologico venne già definito nel Decreto Legislativo n. 152 del 2006, il Rapporto sottolinea la necessità di applicare in Italia a tutti i livelli, sia nazionale sia regionale sia locale, la Direttiva Alluvioni 2007/60/CE in un dettagliato quadro conoscitivo che da un lato sia unitario e aggiornato, e d’altra parte tenga conto delle tormentate vicende storiche delle alluvioni in molte regioni del Paese.
Come suggerisce l’introduzione, ‟L’approccio che la Direttiva europea 2007/60/CE indica per la mitigazione del rischio di alluvioni per la salute umana, l’ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche è quello di una gestione coordinata, articolata e integrata basata sulla conoscenza”. Dal punto di vista di metodo appare chiaro quindi che un Comune, una Provincia e una Regione, se vorranno attuare le linee suggerite dalla Direttiva, non potranno più procedere approvando Piani regolatori o grandi progetti di nuovi impianti o logistiche in modo non coordinato, senza ‟valutare le condizioni di pericolosità e di rischio del territorio, sulla base di quanto accaduto nel passato a causa di eventi alluvionali e di quanto potrebbe accadere negli scenari futuri, anche in prospettiva delle mutate condizioni imposte dai cambiamenti climatici”.
Appare ovvio che l’attuazione pratica della Direttiva richieda il coordinamento delle attività di tutti i soggetti coinvolti a livello locale, distrettuale, regionale e nazionale.
Nella provincia e nella città di Pavia, come è noto, la relazione, o meglio la convivenza, tra la popolazione ed i corsi d’acqua è storicamente sempre stata segnata dal rilevante valore economico, militare, paesaggistico di fiumi e canali, ma insieme gravata e funestata da allagamenti, inondazioni, alluvioni.
Dunque sarebbe molto interessante approfondire qui, tra il Pavese, la Lomellina e l’ Oltrepò, gli aspetti locali toccati nel Rapporto e nella Direttiva citata, per prospettarsi e configurare prevenzioni e sviluppi in cui non ci si trovi impreparati davanti alle conseguenze, in parte imprevedibili, dei cambiamenti climatici sui quali giustamente il Rapporto non manca di attirare l’attenzione di amministratori, operatori e cittadini.

 

Pasolini e Mattei

10 novembre 2021 by

di Giovanni Giovannetti

Alla biasimevole eliminazione da Petrolio dei tre discorsi di Eugenio Cefis (che Pasolini stesso scrive di voler inserire tra la prima e la seconda parte del libro), dall’edizione 1992 dell’incompiuto romanzo i curatori avevano deliberatamente aggiunto e cioè sottratto, eliminato, anche un’altra pagina: quella in cui il protagonista – l’ingegnere petrolchimico Carlo Valletti – affianca Cefis nell’uccisione di Enrico Mattei. Lo rivela Walter Siti, a pochi mesi dall’uscita di una nuova edizione, aggiornata, del tormentato lavoro di Pasolini.

In Petrolio Pasolini vede in Eugenio Cefis un “eroe” diabolico, «come gli eroi di Balzac e Dostoevskij: conoscono cioè la grandezza sia dell’integrazione che del delitto». In esso si fanno anche ampi cenni all’uccisione di Mattei, e Pasolini ne indica il possibile mandante in Troya, ovvero Cefis. Ma è finzione romanzesca.
In quegli anni, quando la narrazione ufficiale sulla caduta dell’aereo di Mattei parla ancora di un incidente provocato dal pilota, Pasolini afferma che il presidente dell’Eni era stato ucciso per far posto «fisicamente» a Cefis e a Fanfani (referente politico di Cefis), come scrive sopra a un diagramma riprodotto alla pagina 117 di Petrolio. Dunque un intrigo per buona parte interno all’Italia e ai suoi blocchi di potere, le cui fila erano forse tenute in mano da Cefis.
Anzi, stando a quanto Pasolini “scrive” in Petrolio, l’ingegner Carlo Valletti aiuta Cefis a uccidere Mattei , ma si tratta di una pagina inopinatamente eliminata dall’edizione Einaudi 1992. E qui Pasolini sembra sovrapporre Carlo Valletti Tetis (la sua scissione diabolica) al veneto Graziano Verzotto, ovvero all’alto funzionario Eni e segretario regionale della Democrazia cristiana che, nell’ottobre 1962, aveva indotto Mattei a tornare in Sicilia (e questa non è finzione romanzesca).
In quegli anni Pasolini ha un buen retiro proprio a Catania, in via Firenze, un defilato rifugio semi-segreto, senza il telefono, lontano dai clamori romani. Al calar della sera per lui inizia una seconda vita tra i marchettari di destra, al più appartenenti alle squadre del servizio d’ordine del Msi. Da questi ambienti può aver saputo qualcosa «di enorme valore pubblico» come, ad esempio, la verità sulla morte di Mattei. Non pare quindi azzardato riconoscere proprio Verzotto nella filigrana delle pagine siracusane dell’incompiuto romanzo, là dove Carlo Valletti donna, e cioè Tetis, è latrice di importanti segreti per una persona. Va dunque a trovarla, ma questa persona, una scrittrice, «non è in casa; però – scrive Pasolini – non è neanche in città; è fuori: in una regione lontana: a Siracusa». Lo dice a Tetis una donna dal forte accento veneto. Tetis parte allora per la Sicilia, raggiungendo Siracusa all’alba, ma alla fine non potrà dire le cose importanti a colei che aveva scelto per confidente e «cioè come depositaria di un segreto che non poteva che essere di enorme valore pubblico, una volta rivelato»: un segreto pericoloso, «che potremmo ben dire storico», scrive Pasolini. per l’appunto la morte di Mattei.
A queste pagine fa seguito l’Appunto 3e Seconda parte della prefazione posticipata: le spade vendute: un altro capitolo mai scritto, poiché in Petrolio appare solo il titolo seguìto da una pagina bianca.

La guerra “santa” del partigiano Mattei

29 ottobre 2021 by

di Giovanni Giovannetti

sfilata liberazione

Il partigiano Enrico Mattei (nome di battaglia Monti oppure Este o Marconi, come la nonna Ester Marconi) era un industriale di un certo nome. Subito dopo l’8 settembre 1943 (è la data in cui viene reso noto l’armistizio con gli anglo-americani; ne consegue l’occupazione tedesca dell’Italia), Mattei sale in montagna a Roti Valdiola presso Matelica nelle Marche; si dice per evitare di intrattenere rapporti commerciali con i tedeschi. Poi eccolo sui monti dell’Oltrepo pavese, dalle parti di Sant’Eusebio, poco distante dalla via Emilia, in una vecchia riserva di caccia. Milano è a due passi, e questo cattolico malizioso e dinamico, dotato di sorprendenti capacità organizzative e senso pratico, su indicazione di Enrico Falk, di Mario Ferrari Aggradi e del vicesegretario della neonata Democrazia cristiana Orio Giacchi, nel maggio 1944 viene messo a capo dei partigiani Dc – non più di duemila ex ufficiali monarchici, chi fedele al Re e chi alla istituzione monarchica – in seno al Comando generale del Corpo volontari della libertà (Cvl), accanto a figure militarmente e politicamente preparate come il comunista Luigi Longo, l’azionista Ferruccio Parri o il badogliano generale Raffaele Cadorna. Leggi il seguito di questo post »

La morte di Mattei e la pista francese

25 ottobre 2021 by

di Giovanni Giovannetti

mattei aereo eni

Il 27 ottobre 1962, all’aeroporto Fontanarossa di Catania, un qualcuno rimasto ignoto colloca circa un etto di esplosivo Compound B (come nelle “bombe appiccicose” del film Salvate il soldato Ryan di Spielberg) sotto il Morane-Saulnier 760/B del presidente dell’Eni Enrico Mattei, che esplode nel cielo sopra Bascapè, campagna lombarda, alla fuoriuscita del carrello d’atterraggio.
Il sabotaggio all’aereo di Mattei è oggi un fatto acclarato. Lo certificano le perizie disposte dal magistrato pavese Vincenzo Calia, che tra il 1994 e il 2003 ha condotto l’ultima indagine su questa tragedia senza però riuscire a dare un nome ai mandanti e agli esecutori materiali. A conclusione della sua lunga indagine, pur non escludendo altre possibili trame, Calia sembra propendere per un complotto interno all’Eni. Ma nei quarant’anni che la precedono, prevale la vulgata dell’incidente, ascrivibile al maltempo o a una incauta manovra del pilota.

La pista francese

Erano in molti ad avere Mattei in antipatia, sia in Europa che negli Stati uniti: dalle compagnie appartenenti al cartello delle “sette sorelle” a chi, anche in Italia, mal tollerava quel suo intrepido panarabismo. Leggi il seguito di questo post »

Il beato Popiełuszko, testimone della speranza

15 ottobre 2021 by

di Giovanni Giovannetti

Cade in questi giorni l’anniversario della triste morte del sacerdote e attivista polacco Jerzy Popiełuszko, il gracile e cardiopatico cappellano dell’acciaieria Huta Warszawa. Il sacerdote viene rapito il 19 ottobre 1984 a Toruń da tre ufficiali del quarto dipartimento della polizia segreta (il capitano Grzegorz Piotrowski e i tenenti Leszek Pękala e Waldemar Chmielewski) che lo pestano, lo “incaprettano” e lo gettano forse ancora vivo nelle acque della Vistola. Il 30 ottobre il suo cadavere viene ritrovato presso Włocławek: ha la mandibola fratturata e il cranio sfondato. Una morte orribile, che a noi ricorda quella di Pier Paolo Pasolini: come Pasolini, Popiełuszko attacca il potere; come Pasolini, prima lo avvertono e poi l’ammazzano.


Le porte della coscienza

Convinto anticomunista (nella Polonia sotto assedio del generale Jaruzelski è difficile non esserlo), nelle sue omelie Popiełuszko incita apertamente i fedeli a contestare il regime: «Poiché ci è stata tolta la libertà di parola, ascoltiamo la voce del nostro cuore e della nostra coscienza a vivere nella verità dei figli di Dio, non nella menzogna imposta dal regime». Leggi il seguito di questo post »