Posts Tagged ‘affaire via Emilia’

Tra la via Emilia e il Merck

7 agosto 2013

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Notificata la chiusura delle indagini sull’illecito urbanistico di via Emilia, sotto sequestro. Tra gli indagati, al solito i dirigenti comunali Francesco Grecchi e Angelo Moro: abuso d’ufficio. Per lo stesso reato figura indagato anche l’ex dirigente Gregorio Praderio, il predecessore di Grecchi  e Moro.

Ogni mattina gli operai della Merck in lotta per il posto di lavoro passano davanti a uno strano cantiere abbandonato tra Vigentina e via Emilia. Il 23 gennaio 2013 – quattro mesi prima che fosse annunciata la chiusura dell’industria farmaceutica – di quel cantiere il giudice per le indagini preliminari Erminio Rizzi ha disposto il sequestro là dove, sul confine del Parco della Vernavola, al solito era in corso un illecito. Via Emilia: solo dieci metri separano questo atto di criminalità urbanistica dalla fabbrica a rischio chiusura. Dieci metri e una vita: lo spazio che separa l’economia produttiva da quella parassitaria o criminale. Il crepuscolo di una città.
È di queste ore la notizia di un’altra chiusura, quella delle indagini su questo grave illecito urbanistico, a seguito delle denunce di un gruppo di cittadini a Comune e Procura. Il 17 febbraio 2005 si registra una prima sospensione comunale dei lavori. Ma l’8 giugno 2006 ecco un nuovo colpo di scena, con l’abuso abusivamente sanato (sanatoria a firma del dirigente all’Urbanistica Gregorio Praderio), dopo l’entrata in vigore del nuovo Piano regolatore generale – ottobre 2003 – che, indebitamente (prevalgono le leggi dello Stato), consentiva di triplicare i volumi edificabili. Lo stesso Prg imponeva tuttavia un’altezza non superiore a 12 metri, mentre l’edificio di via Emilia ne somma quasi 16 (per la precisione, 15,82: altro che sanatoria; semmai ricorrevano gli estremi per la demolizione). Seguono nuove varianti di ulteriore ampliamento. (more…)

Male comune

31 gennaio 2013

La storia dell’affaire via Emilia abbraccia tre distinte amministrazioni, le prime due (Albergati e Capitelli) a guida del centrosinistra. Si comincia nel 1999 (Giunta Albergati) con Pavia Car srl (all’epoca proprietaria dell’area) a progettare una costruzione a “piano terra” mitigata da una scarpata alberata lungo via Emilia.
Dopo l’acquisto di terreni e okkei comunali da parte della Duomo Case srl (giugno 2001), comincia la messe di varianti al progetto originario: una prima serie arriva a segno il 20 dicembre 2002, insieme alla Denuncia di inizio attività. Ignorando le norme paesaggistiche, i capannoni da uno monopiano diventano due multipiano; e inoltre: ingenti sbancamenti di terreno… abbattimento dell’argine alberato lungo via Emilia… elevazione di un muro di sostegno alto 7 metri… Vengono poi realizzati ben 500 metriquadri di solaio abusivo. E stiamo trattando di un’area sottoposta a vincolo paesaggistico!
La variante (nella sostanza, un vero e proprio nuovo progetto) viene subito approvata dalla Commissione edilizia comunale, di cui era autorevole componente l’arch. Sergio Bruschi, consulente del sindaco Albegati, progettista e direttore dei lavori in via Emilia (Bruschi figura presente al voto; un altro bell’esempio di controllato che è al contempo controllore).
Il 13 gennaio 2003 arriva la benedizione finale con sigillo comunale dell’allora dirigente all’Urbanistica arch. Roberto Alessio, personaggio già visto all’opera in quell’altra lottizzazione abusiva, la Greenway al quartiere Montemaino, lato nord del parco della Vernavola (qui anche in qualità di progettista dell’illecito).
Intanto il 17 giugno e il 24 dicembre 2002 Duomo Case ha venduto i terreni a Pavia Ponteggi e Biella Leasing (ovvero a Mottadelli e Carini snc, a cui sono ceduti in locazione finanziaria da Biella Leasing) ricavandone 696.700 euro.
Partono le prime denunce dei cittadini di via Emilia a Comune e Procura. Il 17 febbraio 2005 si registra una prima sospensione comunale dei lavori.
Ma l’8 giugno 2006 ecco un nuovo colpo di scena, con l’abuso abusivamente sanato senza che il Comune renda noti i motivi (sanatoria a firma del dirigente all’Urbanistica Gregorio Praderio), dopo l’entrata in vigore del nuovo Piano regolatore generale nell’ottobre 2003 che, indebitamente (prevalgono le leggi dello Stato), consentiva di triplicare i volumi edificabili. Lo stesso Prg imponeva tuttavia un’altezza non superiore a 12 metri (art. 16 Nta del Prg) mentre l’edificio di via Emilia ne somma quasi 16 (per la precisione, 15,82: altro che sanatoria; semmai ricorrevano gli estremi per la demolizione). Seguono nuove varianti di ulteriore ampliamento.
Cambiato il suonatore, con la nuova Giunta destrorsa di Cattaneo non è cambiata la musica: bastino ad esempio la “sanatoria” dei plinti abusivi, a firma del dirigente Ambiente e Territorio ing. Francesco Grecchi il 12 giugno 2009 e la successiva autorizzazione al completamento e all’ampliamento del capannone già esistente rilasciato il 9 febbraio 2010 dal momentaneo successore del Grecchi, il sempre più indagato dirigente Angelo Moro.
Dopo accurate indagini, il 25 gennaio 2013 il gip Erminio Rizzi ha disposto il sequestro del cantiere. Per il giudice, «sono tutte opere da considerarsi costruite con un permesso illegittimo e quindi da disapplicare». (G. G.)

Calce, martello e quel tocco verdelega

26 gennaio 2013

dalla via Emilia a Punta Est

Il sacco di Pavia sembra non avere avuto limiti né confini, né distinzioni tra presunti “credo” politici. È quanto sta emergendo sempre più chiaramente dalle numerose indagini che la Procura va conducendo sulla criminalità urbanistica cittadina. Nessun freno inibitorio è mai bastato a contenere gli esponenti comunali, di destra e di sinistra, intenti a legittimare gli affari di lorsignori (in cambio di cosa?); nessuna riserva morale nel dare luogo ad un così criminoso assalto al bene comune. Dopo Snia, Carrefour, Greenway, Punta Est, Green Campus ne è ora un fulgido esempio l’affaire via Emilia, con l’assessore Fabrizio Fracassi che, dal quotidiano locale, al solito scarica ogni responsabilità sulle passate amministrazioni «calce e martello» ignorando – o meglio, fingendo di ignorare – quelle leggi nazionali e regolamenti locali che lui stesso (e non solo i predecessori) è solito violare, in ossequio alla continuità affaristica che localmente ha reso indistinguibile questa “destra” da questa “sinistra”.
Cambiato il suonatore, dicevamo, nel 2009 non è cambiata la musica: bastino, ad esempio, la “sanatoria” dei plinti abusivi di via Emilia, a firma del dirigente Ambiente e Territorio ing. Francesco Grecchi il 12 giugno 2009 – amministrazione Cattaneo; o la successiva autorizzazione al completamento e all’ampliamento del capannone esistente rilasciato il 9 febbraio 2010 dal momentaneo successore del Grecchi, il sempre più indagato dirigente Angelo Moro, sopra un’area che a tutti gli effetti appartiene al Parco della Vernavola e dunque è soggetta al vincolo paesaggistico. Lo hanno segnalato alcuni cittadini residenti lì di fronte con un esposto del 24 settembre 2009 al sindaco Cattaneo. Ovviamente ignorati. Il comitato spontaneo nel luglio 2010 si è allora rivolto alla Procura, che, dopo accurate indagini – in questi giorni ha disposto il sequestro del cantiere. Per il giudice Rizzi, «sono tutte opere da considerarsi costruite con un permesso illegittimo e quindi da disapplicare»; per l’assessore Fracassi «tutto era a norma». Fracassi, era tutto «a norma»?

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